LEAL ANIMALISMO: LA SEZIONE DI PIACENZA IN AIUTO DI VINCENZO CHE PER NON ABBANDONARE IL PROPRIO CANE VIVE IN ROULOTTE

Sono sempre numerose le persone in difficoltà che non vanno lasciate sole, casi ancora più penalizzati se hanno adottato degli animali. Di uno di questi numerosi casi si sta occupando Giustina De Rosa, responsabile di LEAL sezione Piacenza che ha conosciuto Vincenzo, un 52enne che da un anno e mezzo vive in una roulotte per non abbandonare il suo cane in quanto le associazioni umanitarie non possono occuparsi di animali.

Giustina provvede a donare cibo per il cane, abbigliamento, scarpe e generi di prima necessità a Vincenzo. Ad oggi si profila all’orizzonte anche un’offerta di lavoro ma un alloggio è fondamentale. Giustina si è messa in contatto con l’assessore al welfare per cercargli un alloggio tramite il Comune e si attende un riscontro.

Speriamo che la vita riservi qualcosa di buono anche per Vincenzo che si è sacrificato per non abbandonare il suo migliore amico a quattro zampe.

Grazie a LEAL Sezione di Piacenza e alle volontarie sempre sensibili ad ogni richiesta di aiuto.

LEAL sezione Piacenza
Giustina De Rosa
, tel. 339 8456178
lealpiacenza2019@gmail.com

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ANCHE LEAL DICE ADDIO A STELLA: UN MAIALE FEMMINA SALVATA DA UN LABORATORIO DI VIVISEZIONE

Vitadacani aveva salvato Stella circa un anno fa, amata ospite al rifugio Porcikomodi di Magnago. Tutto ciò che Stella aveva conosciuto fino ad allora erano aria condizionata, luce artificiale, pareti asettiche, pavimenti scivolosi. Le era stato anche impiantato un elettrodo nell’encefalo per una ricerca scientifica in vivo. L’impianto le era rimasto anche da libera perché rimuoverlo sarebbe stato troppo rischioso per lei. Non aveva mai mai preso sole o annusato l’erba o la terra e non aveva mai grufolato nel fango come amano fare i sui simili e aveva assaporato la vita per la prima volta al rifugio.

Stella dopo un periodo di sofferenza causato dalle gravi complicazioni causate dall’impianto se ne è andata all’improvviso… silenziosamente come quando era arriva al rifugio di Magnagno lasciando il cuore infranto a chi l’ha accudita amata e liberata. Stella è passata dall’inferno al paradiso prima di diventare una vera stella in cielo, la povera Stella è vittima di una scienza priva di etica proprio come MILIONI DI ANIMALI che ogni anno in tutto il mondo vengono imprigionati, torturati e uccisi nei laboratori di vivisezione.

A → questo link il saluto commosso che i suoi amici umani di Vitadacani le hanno dedicato.

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LEAL ANIMALISMO: ANCHE PER L’ORSO M49 FINE PENA MAI?

M49 a oggi è ancora imprigionato al Casteller, il Centro di recupero della fauna trentina gestito niente meno che dalla Associazione Cacciatori Trentini. Dopo le sue fughe dalla cattura e la sua elusione del 15 luglio 2019 e dopo la cattura dello scorso 28 aprile, l’orso M49 è ancora nello spazio che gli hanno destinato: un recinto che rimane piccolissimo rispetto al territorio immenso che aveva a disposizione (Google Earth consente la visione del recinto e la sua posizione: → a questo link).

In questi giorni molta stampa locale che riceve e pubblica direttamente le informazioni che del PAT assicurano che M49 sta bene, che viene alimentato soprattutto con mais e frutta riconoscendo inoltre che il plantigrado non ha mai attaccato l’uomo. Ci chiediamo quindi visto che come è noto gli orsi si cibano principalmente di frutta, verdura, radici, bacche e insetti e molto raramente di carne, posto che non aggredisce l’uomo per quale motivo ci si è accaniti nei suoi confronti? Una questione politica e di consensi? Un divertimento vista la vocazione alla caccia degli abitanti della zona? Sicuramente il risultato di una pessima gestione della fauna selvatica sul territorio.

LEAL sottoscrive la dichiarazione che il documentarista e ambientalista Andrea Frapporti, ha fatto al giornale Trentino (*): “Si può chiudere in un recinto un animale capace di farsi 90 chilometri in pochi giorni, guadando l’Adige e salendo per le montagne? Dal punto di vista morale, è quasi peggio di assumersi la responsabilità di sparargli”. Ad Andrea Frapporti la cattura di M49, soprannominato “Papillon” per la sua capacità di “evadere” da Casteller e di sfuggire per un anno alla trappole dei forestali, sembra l’ennesimo errore. “Non è un animale che può sopportare la prigionia. Tenterà ancora di scappare, a costo di ferirsi o ammazzarsi. Non è accettabile l’idea di condannarlo a una sorta di ergastolo solo per avere fatto l’orso. Tra l’altro, provocando sicuramente dei danni, ovviamente risarciti, ma senza mai essersi dimostrato pericoloso per l’uomo. Ma al di là dell’aspetto morale, la cattura, che ha richiesto un anno di lavoro, è un errore semplicemente perché non risolve affatto il problema della convivenza con l’orso. Ce ne sono una ottantina, e anche se più o meno confidenti con l’uomo, sono tutti orsi. Vogliamo portarli tutti in quel recinto? Le soluzioni vanno trovate in montagna, da parte dei gestori di quelle attività, spesso sostenute dai fondi pubblici, che con gli orsi ed i lupi devono convivere. Gli animali vanno vigilati, non abbandonati in montagna. È provato che i cani da guardia sono assolutamente efficaci nello scoraggiare attacchi. Allo stesso modo i recinti elettrificati si sono dimostrati efficaci per difendere gli apiari. Insomma, i modi per far convivere allevamento e animali selvatici ci sono, come ci sono sempre stati. Catturare M49 è insistere con una visione sbagliata, se non altro perché del tutto inefficace nel affrontare complessivamente il problema”.

Firmate e condividete la petizione online promossa da LEAL con Lac, Orsi della Luna e AVI per chiedere l’immediata liberazione del prigioniero M49 → a questo link.

(*)
→ Giornale Trentino.


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LEAL ANIMALISMO: IDENTIFICATO L’ASSASSINO DEL CANE DI PRIOLO GARGALLO LA NOSTRA DENUNCIA

L’atroce scena del crimine si è consumata a Priolo Gargallo (Siracusa) in Sicilia ieri 7 maggio. Un testimone ha visto e filmato un cane legato e trascinato da una Dacia Duster bianca, di proprietà di A.R.: commerciante della zona che era alla guida. A.R. nonostante i guaiti strazianti procedeva nella sua corsa mentre il ragazzo riprendeva la scena e ha tentato di fermarlo inutilmente e lo strazio è proseguito per km.

Quando l’assassino finalmente si è fermato ha minacciato il giovane e dopo avere staccato il cane dalla catena lo ha gettato oltre la carreggiata, dandosi alla fuga. Il cane ormai inerme è stato portato dal veterinario in condizioni strazianti: mandibola rotta, le quattro zampe fratturate, scarnificato e con le ossa abrase. Il povero cane dopo due ore dall’inizio della sua tortura si è spenta fra indescrivibili dolori.

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, dichiara: “Ci troviamo di fronte ad un delitto compiuto da un uomo che con crudeltà ed efferatezza ha sottoposto il povero cane a tortura protratta. Non si trovano le parole per esprimere la nostra indignazione e dolore e procediamo immediatamente a sporgere denuncia tramite il nostro legale avvocato Aurora Loprete nei confronti del colpevole che i video inchiodano alla sua responsabilità e a tempo debito ci costituiremo parte civile per avere giustizia. Come tutti ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e chiediamo una condanna e una pena che, come è giusto, siano commisurate alla gravità di questo crimine commesso con predeterminazione”.

LEAL esprime sostegno e stima nei confronti dei testimoni che hanno avuto la prontezza di documentare i fatti, la forza di tentare di fermare l’assassino e il coraggio di denunciare il reato.

Gli animali non sono oggetti ma esseri senzienti e i crimini perpetrati nei loro confronti sono infiniti come abbiamo voluto anche documentare nel nostro Dossier → Rapporto sul maltrattamento animale in Italia

Come associazione continueremo a fare informazione e sensibilizzare per richiedere le modifiche del Codice Civile che riconoscano agli animali la dignità di esseri viventi e senzienti.


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LEAL BOICOTTA L’AZALEA DELLA VIVISEZIONE IN VENDITA SU AMAZON

Festa della mamma: ogni ricorrenza e occasione sono buone per iniziare la martellante raccolta di fondi per la ricerca medica che finanzia la vivisezione. Quest’anno a causa delle misure di contenimento imposte dall’emergenza Covid-19 la vendita non sarà come di consueto sulle pubbliche piazze ma su Amazon.

Ricordiamo che Airc come Telethon e altre fondazioni raccolgono fondi per finanziare una sperimentazione che tortura e uccide migliaia di animali nei laboratori di ricerca attraverso un metodi mai validati scientificamente.

La ricerca human based dovrebbe rappresentare il presente e il futuro della medicina ma di fatto viene boicottata da Big Pharma e dai ricercatori più interessati a sovvenzioni, ai contributi, a pubblicazioni e alle cattedre per trovare il tempo di cambiare paradigma.

Da più di 40 anni LEAL finanzia la ricerca senza animali, promuove l’obiezione di coscienza e diffonde l’importanza di una ricerca etica che tuteli ogni forma di vita.
 
 LEAL PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE! 

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LEAL VIVISEZIONE: SÌ ALLA RICERCA SENZA COINVOLGERE GLI ANIMALI

[da La Repubblica 1 maggio 2020]

PhD. Prof. Mirta Baiamonte
Biomedico, Biotecnologo, Embriologo Clinico
Consulente Scientifico LEAL LEGA ANTIVIVISEZIONISTA

La cronaca di questi tempi ha evidenziato su diversi fronti l’applicazione continuativa e stonata della sperimentazione animale per “studiare” patologie di turno sotto i riflettori della carta stampata ed online, da parte di differenti colleghi, impegnati nella ricerca sia in italia che in alcune nazioni estere.
Il confronto con la sezione del mondo della ricerca, che fonda il proprio credo esclusivamente sulla ricerca human based, quale unico e solo metodo per lo studio di differenti patologie della specie umana (in quanto unica fonte certa di informazioni e linee guida per comprendere i meccanismi alla base di patologie umane), trova sempre il mondo dei pro sperimentazione animale non incline ad un confronto “costruttivo sinergico”, dimenticando che lo scopo unico e solo della ricerca deve essere ridurre negli anni il numero di “malati”, affetti dalle differenti patologie che oggi sono sulle pagine della medicina clinica.

La notizia che “esalta” noi ricercatori human based è che la UE premia il Prof. Bonini dell’Ateneo di Parma per un progetto di studio denominato Future-Nhp, il cui obiettivo consiste nel realizzare e validare un innovativo dispositivo mediante stampa 3D che permetta di effettuare registrazioni di singoli neuroni, su scimmie libere di muoversi, saltare, arrampicarsi e comunicare, grazie a tecniche telematiche e registrazioni video multi-camera (citazione dell’articolo sulla Gazzetta di Parma del 28 aprile 2020).
Da mesi ormai le testate giornalistiche, le tv nazionali, riportano dichiarazioni di virologi che affermano che la sperimentazione animale è imprescindibile anche nell’attuale situazione del virus SARS-CoV2, causa del COVID-19, e che il vaccino è l’unica soluzione alla gestione risolutiva della pandemia in atto.
Precisiamo a chiare lettere e a voce alta che l’azione del virus è in assoluto calo in termini di numero di contagi per la reale ed esclusiva spiegazione di carattere scientifico che il virus sta mutando e quindi modificando il proprio profilo genetico, subendo una modifica della sua virulenza, divenendo più debole nell’attaccare la specie umana.

Riguardo ai premi per la ricerca da parte dell’UE, siamo ben contenti quando questi arrivano a supporto economico su protocolli di ricerca, lì dove l’evidenza scientifica sia in relazione a protocolli di ricerca su patologie specie specifiche. Significa: malattia dell’uomo = studio sull’uomo, malattia dell’animale = studio sull’animale.
È giusto ricordare e condividere con gli addetti ai lavori, ma anche con le Istituzioni di Governo nazionali ed europee, che oggi la ricerca scientifica impone con forza il diversificare lo studio sulle differenti specie animali (intendendo specie animale bipede, definito uomo, e specie animale quadrupede, definito essere senziente) visto che il linguaggio, il metabolismo, le abitudini di vita, l’alimentazione, il microbioma, le implicazioni del SNC sulle attività neuroendocrine delle due macro specie (uomo e animale) sono intrise di variabili talmente importanti e determinanti da far comprendere che, ad esempio, se si deve studiare l’Alzheimer va studiato sull’uomo, se si deve studiare il carcinoma del colon retto va studiato sull’uomo, e se si deve studiare una patologia specifica degli animali va studiata sull’animale.

Purtroppo la miopia scientifica, ancora oggi diffusa, va totalmente in contrasto con la vera scienza, facendo sì che tutto, indipendentemente da cosa sia, venga studiato sull’animale, con aspettative risolutive che non reggono il confronto con la lente di ingrandimento puntata sulla specificità specie specifica delle patologie umane.
Personalmente, in qualità di Biomedico, con un Dottorato di Ricerca in Neuroscienze e Disturbi del Comportamento, ho espressamente svolto ricerca solo sulla specie umana, e quando ho studiato le implicazioni del SNC sull’attività del tessuto ovarico umano, non avrei mai potuto studiare il tessuto ovarico di un modello murino o di scimmia, perché il loro SNC, come è ben noto a tutto il mondo scientifico, le loro fonti di stress, fonti di ansia di stato o di tratto, sarebbero state anni luce differenti per variabili legate alla differenza di specie.
Tengo a precisare e a ricordare che nella specie animale uomo, la diversità è alla base della individualità genetica del singolo individuo, causata a sua volta anche dalle diverse “esperienze” del genotipo del singolo nel rapportarsi con il fenotipo. Ovvero significa che un individuo può modificare le proprie sembianze fisiche e le proprie capacità neuro psichiche in base all’ambiente in cui cresce e si forma. Ne è un esempio preciso la naturale clonazione umana (i gemelli omozigoti, ovvero i gemelli provenienti dallo stesso ovocita fecondato dal singolo spermatozoo). Due individui fisicamente perfettamente identici, ma candidati a differenziarsi nella crescita per diversi fattori esterni che incideranno sulle modifiche dell’espressione del loro genoma in relazione alle loro scelte di vita, dall’alimentazione, all’ambiente in cui vivranno e lavoreranno, addirittura in base alla città in cui svolgeranno la propria vita.

Ciò dimostra e conferma quanto sia lontano lo studio sull’animale di patologie che riguardano esclusivamente la specie umana, commettendo l’ulteriore errore di studiare sull’animale patologie indotte artificialmente, falsando del tutto, già a monte, le cause di una forma patologica che trova fonti naturali diverse da quelle “in vitro”. Nell’ambito delle stampanti 3D, invito piuttosto a menzionarle e premiarle come metodo di ricerca se applicate alla ricerca sulla specie umana, nel riprodurre organi sintetici umani per comprenderne bene le attività istologico-funzionali basali (visto che nell’articolo menzionato, si parla di ricerca di base) per prevenire le loro alterazioni nelle funzioni,cause di patologie, e trovarne le adeguate cure risolutive, e non cure che portino il malato a non morire, ma a restare in una condizione cronico-degenerativa nel tempo.
Oggi si utilizza l’intelligenza artificiale per ripristinare un normale comportamento cognitivo nel paziente affetto da autismo, in particolare in fase pediatrica. Nel robot utilizzato a tale scopo, vengono riprodotti movimenti e dialoghi frutto di riproduzione mimica e verbale della specie umana; e malgrado lo sviluppo anche ecologico scientifico certificato, si continua a perseverare ad impiegare lo studio sulle scimmie per comprendere le funzioni del cervello umano. Inaudito e fallimentare.
I farmaci SNA, farmaci a DNA, sono l’innovazione delle biotecnologie per le terapie mediche. Creare un farmaco ad hoc sul singolo paziente, tagliato su misura sul suo genoma è la vera ricerca scientifica. Il coraggio del cambiamento metodologico è la vera ricerca oggi.

Il COVID-19 non può trovare soluzione sul solito vaccino. Il vaccino per essere prodotto in modo corretto prevede un tempo durante il quale il virus SARS-CoV2 sarà già ampiamente mutato. Quindi si inoculerà un vaccino per essere immuni contro qualcosa che non sarà più presente. Per non parlare del vaccino testato su animali. Il fallimento assoluto, perché il farmaco va ottenuto dallo studio su pazienti guariti da corona virus, e non da animali di cui si ha certezza scientifica che non siano in grado di contrarre il virus per vie naturali.
Ritengo altresì che la volontà e lo sforzo scientifico debbano basare il loro impegno per obiettivi medici applicati alla clinica, rimanendo fuori da percorsi di business che perdono di vista l’etica della professione medica, biomedica e biologica applicate alla fisiopatologia umana per le terapie mediche.


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LEAL ANIMALISMO: PETIZIONE PER L’ORSO M49 LIBERATELO SUBITO!

La petizione promossa da LEAL con Lac, Orsi della Luna e AVI chiede l’immediata liberazione del prigioniero M49 e chiediamo a tutti di firmare e condividere per raccogliere il maggior numero di firme che saranno consegnate al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro Sergio Costa e a Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento.

M49 è stato imprigionato la sera del 28 aprile in ottemperanza ad una ordinanza di cattura emessa sulla base di una sua presunta pericolosità. L’orso M49 è un orso schivo che non ha mai fatto danni importanti o tentato aggressioni all’uomo eppure è entrato nel mirino di chi a tutti i costi voleva vederlo confinato prendendo a pretesto incursioni in cerca di cibo. Eppure ricordiamo che dei plantigradi non è mai stata provata scientificamente la pericolosità.

→ FIRMA LA PETIZIONE


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A CHE PUNTO È LA RICERCA SU COVID-19? RADIOVEG.IT NE PARLA CON MIRTA BAIAMONTE

Su RadioVeg.it la professoressa Mirta Baiamonte, referente scientifica di LEAL, nella prima parte del suo interessante intervento, spiega come il virus attacca l’uomo e come avviene la trasmissione da uomo a uomo e come serva concentrarsi sulla sperimentazione sull’uomo. Infatti le cure prestate purtroppo non sono servite in moltissimi casi…

Il futuro è nella ricerca human based.

ASCOLTA LA PRIMA PUNTATA → A QUESTO LINK.

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M49 IN PRIGIONE AL CASTELLER. LEAL RICORRE ALLE VIE LEGALI

M49 è stato imprigionato la sera del 28 aprile in ottemperanza ad una ordinanza di cattura emessa sulla base di una sua presunta pericolosità. Il plantigrado da poco risvegliato dal letargo e non ancora nel pieno delle sue forze si era spostato dal Trentino orientale nelle sue aree di origine e al momento della cattura si trovava sui monti sopra Tione nelle Giudicarie dove gli uomini del Corpo Forestale che erano sulle sue tracce sono riusciti a braccarlo.

La notizia ha suscitato un doloroso sconcerto in tutti coloro che seguono dalla scorsa estate la sua storia e le sue rocambolesche fughe. L’orso M49 è un orso schivo che non ha mai fatto danni importanti o tentato aggressioni all’uomo eppure è entrato nel mirino di chi a tutti i costi voleva vederlo confinato prendendo a pretesto incursioni in cerca di cibo. Eppure ricordiamo che dei plantigradi non è mai stata provata scientificamente la pericolosità.

LEAL ha sempre seguito le sfortunate sorti degli orsi che in Trentino sono spesso vittime dell’uomo e della incapacità umana di convivere con questi splendidi animali ed ora M49 non sarà lasciato solo nella sua prigione.

Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL dichiara: “Ci saremmo aspettati che Maurizio Fugatti e la PAT fossero concentrati sul contenimento della diffusione del virus e che avessero almeno momentaneamente allentato la caccia all’orso la cui cattura non è che la prova di una gestione impreparata e fallimentare nel rapporto di convivenza pacifica con la fauna locale”.

L’avvocato Aurora Loprete referente legale di LEAL informa: “Ho immediatamente mandato diffida invitando le parti a fornire le prove che attualmente rendono valida la cattura. Ricordo che è noto l’accesso agli agricoltori e/o allevatori a forme di ristoro per eventuali danni imputabili a M49, inoltre ho scritto a nome di LEAL allo stesso Ministero e al PAT affinché ci sia fornita la documentazione che attualmente ha giustificato la cattura dell’orso. Da oggi unici responsabili e custodi dell’orso sono proprio i suoi carcerieri e sono loro che ci dovranno dimostrare se la struttura sia luogo idoneo per la detenzione del plantigrado e per tale motivo siamo anche pronti ad agire per le vie legali per il reato di maltrattamento ai sensi dell’art. 544 ter cp”.


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