M49 IN PRIGIONE AL CASTELLER. LEAL RICORRE ALLE VIE LEGALI

M49 è stato imprigionato la sera del 28 aprile in ottemperanza ad una ordinanza di cattura emessa sulla base di una sua presunta pericolosità. Il plantigrado da poco risvegliato dal letargo e non ancora nel pieno delle sue forze si era spostato dal Trentino orientale nelle sue aree di origine e al momento della cattura si trovava sui monti sopra Tione nelle Giudicarie dove gli uomini del Corpo Forestale che erano sulle sue tracce sono riusciti a braccarlo.

La notizia ha suscitato un doloroso sconcerto in tutti coloro che seguono dalla scorsa estate la sua storia e le sue rocambolesche fughe. L’orso M49 è un orso schivo che non ha mai fatto danni importanti o tentato aggressioni all’uomo eppure è entrato nel mirino di chi a tutti i costi voleva vederlo confinato prendendo a pretesto incursioni in cerca di cibo. Eppure ricordiamo che dei plantigradi non è mai stata provata scientificamente la pericolosità.

LEAL ha sempre seguito le sfortunate sorti degli orsi che in Trentino sono spesso vittime dell’uomo e della incapacità umana di convivere con questi splendidi animali ed ora M49 non sarà lasciato solo nella sua prigione.

Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL dichiara: “Ci saremmo aspettati che Maurizio Fugatti e la PAT fossero concentrati sul contenimento della diffusione del virus e che avessero almeno momentaneamente allentato la caccia all’orso la cui cattura non è che la prova di una gestione impreparata e fallimentare nel rapporto di convivenza pacifica con la fauna locale”.

L’avvocato Aurora Loprete referente legale di LEAL informa: “Ho immediatamente mandato diffida invitando le parti a fornire le prove che attualmente rendono valida la cattura. Ricordo che è noto l’accesso agli agricoltori e/o allevatori a forme di ristoro per eventuali danni imputabili a M49, inoltre ho scritto a nome di LEAL allo stesso Ministero e al PAT affinché ci sia fornita la documentazione che attualmente ha giustificato la cattura dell’orso. Da oggi unici responsabili e custodi dell’orso sono proprio i suoi carcerieri e sono loro che ci dovranno dimostrare se la struttura sia luogo idoneo per la detenzione del plantigrado e per tale motivo siamo anche pronti ad agire per le vie legali per il reato di maltrattamento ai sensi dell’art. 544 ter cp”.


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