LEAL ANIMALISMO: EDUCARE O ADDESTRARE?

Articolo a firma di Francesca Di Biase estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 117 primavera 2020, con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Mirta Baiamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Tarquinio, Silvia Premoli. Buona lettura.

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Francesca Di Biase
educatore e formatore cinofilo
ABC DOG Team A.S.D. | 3339240420


PAROLE CHE SEMBRANO SIMILI, CONCETTI COMPLETAMENTE DIVERSI.

Molte delle famiglie che condividono la propria vita con un quattro zampe sono accomunate dal desiderio di voler “addestrare il cane”. Ma cosa significa esattamente la parola “addestrare”? Etimologicamente vuol dire “rendere destro e/o abile”. In ambito cinofilo rappresenta l’adattare doti innate del soggetto tramite degli insegnamenti per utilizzarle nello sport, come ad esempio il disc dog nel quale il cane insegue e afferra un frisbee soddisfacendo la motivazione predatoria attraverso il gioco con il proprio partner umano, oppure nell’utilità, come i cani da soccorso dove si servono del proprio fiuto (senso estremamente sviluppato) per trovare persone disperse, soddisfacendo la motivazione di ricerca attraverso una stretta collaborazione con il conduttore.

Si “addestra” quindi un cane, non per imporgli un lavoro, bensì per incanalare doti già presenti nel suo DNA (che non potrebbero altrimenti essere inculcate) in un compito definito che impara a svolgere con le regole che gli vengono insegnate gradualmente attraverso un allenamento costante fondato per lo più sul gioco e sulla gratificazione.

Se un cane avesse una scarsa motivazione predatoria non avrebbe interesse a inseguire oggetti in movimento (es. il frisbee) o a ricercare una traccia in un bosco (es. il disperso), se non provasse grande soddisfazione dal lavoro di fiuto, e l’addestramento risulterebbe inefficace.

Diverso è invece il termine “educare” che etimologicamente significa “tirar fuori” attraverso l’insegnamento mirato ad ampliare la capacità di esprimersi grazie alla conoscenza del mondo, allo sviluppo delle facoltà mentali e all’apprendimento. L’educazione rivolta al cucciolo e/o al cane in età adulta, è dunque quell’insieme di insegnamenti utili a far sì che il soggetto proponga per scelta comportamenti ben accetti nella società umana.

Un cane educato è un cane che può godere appieno della relazione in famiglia poiché gli saranno stati dati tutti gli elementi necessari per vivere serenamente il tempo dentro e fuori casa. L’educazione di un cane passa da molteplici attività pedagogiche, quali:

– intraspecifiche: per imparare a stare bene in mezzo ad altri cani. Questo non significa che si possa insegnare al proprio cane a giocare o ad essere socievole con tutti i cani che incontra, ma vuol dire sapergli dare le giuste opportunità di confronto ed il giusto supporto per poter sostenere la condivisione degli spazi con i propri simili senza dover attaccar briga con tutti, averne timore o soffrire di elevato stress, grazie all’apprendimento di modalità comunicative consone;

– interspecifiche: per imparare ad accettare la presenza di altre persone, oltre ai propri familiari, che possano essere bambini, anziani ecc. Questo grazie ad un buon impegno da parte della famiglia non solo per gestire correttamente l’accesso di ospiti in casa, ma anche una sosta al bar o una cena al ristorante, tenendo sempre conto di scegliere luoghi consoni e delle capacità di adattamento del quattro zampe coinvolto, nel rispetto della sua emotività;

– ambientali: per imparare a reggere il peso del contesto urbano in cui molto spesso i cani di città sono costretti a vivere. Le auto, il traffico, le sirene, i cassonetti, le biciclette, i rumori improvvisi, fanno parte della nostra quotidianità, ma per i cani sono tutti stimoli che devono essere vissuti nel modo corretto e nelle giuste tempistiche fin dalla tenera età, per evitare traumi emotivi importanti;

– comunicative uomo-cane: per imparare a seguire direzioni e ascoltare richieste utili nella normale routine. Dare questo tipo di nozioni a un cane è importante per fornirgli gli strumenti da poter utilizzare ogni volta che si rendano necessari. “Di qua” per superare insieme un ostacolo durante la passeggiata al guinzaglio, come può essere un palo della luce; “Fermo” per sostare in attesa di attraversare la strada; “Andiamo” per procedere nella camminata insieme; “Guardami” quando in lontananza si intravede il cane nemico in quartiere; “Vieni” quando dobbiamo richiamare il nostro cane che abbiamo liberato per una corsa in un prato. La comunicazione verbale è fondamentale e se usata correttamente con toni calmi unitamente a posture chiare e mai invadenti risulterà al cane semplice ed efficace.

Tutte queste attività, proposte con approcci gentili e cognitivi, pongono i familiari nel ruolo di essere fin da subito i suoi educatori, proprio come lo sono i genitori con i propri figli, e permette di diventare guida di cui fidarsi, alla quale affidarsi e con la quale crescere.

Ecco perché esiste la figura dell’educatore cinofilo che pone le sue conoscenze al servizio delle persone decise a condividere la vita di ogni giorno con un cane. L’educazione passa quindi inevitabilmente dalla formazione dei partner umani che dovranno essere “educati ad educarlo”. È importante che negli incontri siano presenti tutti i componenti con cui il cane vive: papà, mamma, nonni, bambini. E se questo non fosse possibile, è necessario che chi presenzia alle sessioni, informi gli assenti delle giuste modalità educative per ciascun argomento affrontato durante il percorso.

Attenzione invece ai metodi educativi basati su coercizione e violenza fisica e/o psicologica. Le “metodologie di una volta” (ormai superate, ma purtroppo ancora presenti) insegnano il timore, la paura e la sottomissione forzata. Sono insegnamenti generalizzati sul cane che non considerano l’individualità del soggetto, l’età, il carattere, l’emotività, ma solo il fine: l’ubbidienza a comando qualunque sia il suo stato d’animo.

La cinofilia ha fatto grandi progressi grazie a studi condotti sulla psicologia del cane, sulle capacità di apprendimento e di provare sentimenti molto simili a quelli umani. Per questo motivo i percorsi educativi devono essere cuciti su misura non solo del cane, ma anche della famiglia e dell’ambiente in cui vive.

Se ce ne fosse la necessità, rivolgiamoci ad educatori cinofili che abbiano ben chiara la differenza tra addestrare ed educare, ma anche tra educare con approcci gentili o con metodologie obsolete, che siano consapevoli delle capacità di pensiero del cane e del fatto che non esista un cane uguale ad un altro, non uno che apprenda negli stessi tempi di un altro o che reagisca agli eventi con la stessa emotività di un altro. Scegliamo con la certezza che gli insegnamenti che ci vengono offerti siano fondati sul rispetto dell’alterità animale, ma anche sulla conoscenza comprovata da studi e anni di esperienza. Pensiamo ad educare il nostro cane con le stesse accortezze con la quale educheremmo un bambino e saremo sulla strada giusta, perché ogni cane è unico e speciale nel suo essere semplicemente cane.

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