Atto d’accusa alla vivisezione

LEAL_Torino_Monica_Fontana_01LEAL_Torino_Monica_Fontana_02Sabato 9 aprile 2016 nel pomeriggio che ha visto Torino protagonista della manifestazione nazionale antivivisezione, Mònica Fontana responsabile LEAL sezione Torino (nelle foto, dall’alto, di Massimo Calleri ed Emanuele Saja) in piazza Castello cuore pulsante della città, davanti ai tantissimi partecipanti al corteo ed alla folla di passanti interessati, curiosi, sensibili alla tematica, in un silenzio colmo di attenzione e commozione, ha letto l'”Atto di accusa LEAL alla vivisezione”, rendendolo bandiera di ogni singolo cittadino, di ogni associazione che si batte contro la vivisezione.


ATTO D’ACCUSA ALLA VIVISEZIONE

  • Nega qualsiasi diritto agli animali, è crudele e spietata.
  • Si presta a qualsiasi abuso e sadismo.
  • È lo sfruttamento dell’indifeso da parte del più forte.
  • È basata sul credo “il fine giustifica i mezzi”, un credo socialmente distruttivo che, una volta accettato, porta a qualsiasi conseguenza.
  • Nega la legge che dovrebbe essere il cardine della civiltà: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fatto a te stesso”.
  • La pietà, universalmente riconosciuta la più alta delle virtù, è negata agli animali da laboratorio che non hanno scampo al loro destino che sarà quello di essere mutilati, vivisezionati, accecati, affamati, bruciati, agghiacciati, decerebrati, ustionati, infettati con malattie, assoggettati a stress, shock, privazioni, e tanto altro ancora di raccapricciante.
  • Rispetto alla crudeltà permette uno standard di moralità al ricercatore e uno diverso per tutti gli altri.
  • Non pone alcun limite etico alla ricerca di sapere.
  • È un comodo paravento per le industrie per inondare legalmente il mercato con prodotti industriali.
  • Non vi è alcun parallelo o rassomiglianza tra malattie che insorgono spontaneamente nell’uomo e malattie indotte artificialmente in animali non malati. Nonostante la professione medica abbia riconosciuto da tempo l’importanza di fattori soggettivi nelle malattie umane quali l’habitat, i fattori ereditari, occupazionali, emozionali, di stress ed altro ancora i ricercatori insistono in esperimenti su animali nei quali, a parte le differenze fisiche, non è possibile riprodurre questi fattori.
  • È impossibile applicare all’uomo con certezza di riuscita i risultati di esperimenti animali.
  • Troppo spesso gli effetti tossici, collaterali e d’accumulo non appaiono durante i test preliminari sugli animali, né nelle prove cliniche umane, ma solo dopo che il trattamento è stato usato in via generale per lungo periodo.
  • La vivisezione è ostruzionista: distoglie l’attenzione dalla vera causa della malattia e dalle logiche e naturali metodologie di prevenzione e di cura.
  • Esistono metodi alternativi/sostitutivi che non solo sono più morali ed etici ma danno maggior affidamento, sono più veloci e sicuri. Queste tecniche non vengono adottate perché non sono sufficientemente propagandate, perché non godono di sussidi governativi, perché la legge, ancorata a sistemi antiquati, prescrive la sperimentazione animale, perché il loro impiego richiede una tecnologia ed una preparazione alle quali la maggior parte dei ricercatori sono impreparati.

Anche uno solo dei suddetti punti sarebbe sufficiente a condannare la vivisezione, assieme fanno un infamante atto d’accusa a questa pratica che è indifendibile moralmente e scientificamente così com’è degradante per chi la pratica e per qualsiasi uomo, Paese e governo che la tollera.

ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE, NON REGOLAMENTAZIONE.
UN DELITTO NON PUÒ ESSERE REGOLAMENTATO.
LEAL NO VIVISEZIONE.

LEAL sezione di Torino
lealtorino@yahoo.it

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1 risposta a Atto d’accusa alla vivisezione

  1. Gianluca scrive:

    Grandi.. 🙂

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