Animali usati e uccisi per testare il nostro cibo

LEAL Lega Antivivisezionista diffonde a appoggia la denuncia e la petizione di Animal Amnesty per la campagna “LA VIVISEZIONE È NEL TUO PIATTO!” che rivela come 36 maialini siano stati utilizzati per testare delle farine biologiche di farro integrale arricchite da microcapsule di ferro prodotte dalla azienda marchigiana Prometeo, coinvolta l’Università di Bologna e cofinanziati dall’Unione Europea, per il progetto Bake4Fun, che ha lo scopo di mettere a punto questo tipo di farine.

LA VIVISEZIONE NEL TUO PIATTOGli animali sono stati sottoposti a sperimentazione sin dalla nascita, sono stati anemizzati e hanno subito prelievi quotidiani attraverso un catetere permanente inserito nella giugulare. I maialini al termine della sperimentazione sono stati uccisi per prelevare campioni di tessuto dal loro apparato digerente. Questi prodotti non sono ancora in vendita, ma le loro etichette sono già macchiate del sangue di questi 36 cuccioli.

LEAL, che è da statuto per l’abolizione della vivisezione, non può che condannare anche questo tipo di sperimentazione che come tutti i test su animali è contro ogni etica, inutile e fuorviante. Sorprende come il Ministero della Salute possa ritenere attendibile la prova di assimilazione di un alimento destinato all’uomo su dei suini. Tempo fa anche investigazioni di Peta hanno accusato l’azienda Kikkoman di testare su animali la salsa di soia, e Mars di finanziare efferate ricerche sui topi e conigli, letteralmente torturati per testare i flavonoidi e ingredienti contenuti nel cacao.

Leggi l’articolo su Repubblica.it a firma → Margherita d’Amico.

→ Firma anche tu la petizione per chiedere al Ministero della Salute di vietare i test sugli animali per i prodotti alimentari.

Video riferito al test e ai prodotti alimentari testati, con intervista al dottore Mario Berveglieri medico pediatra e nutrizionista.


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1 risposta a Animali usati e uccisi per testare il nostro cibo

  1. Oltre a quanto già precisato da Prometeo, segnalo che nessun farro (nè altro prodotto vegetale) “arricchito” con sali minerali, vitamine o altri nutrienti potrebbe essere proposto al pubblico mantenendo la qualifica di biologico; l’additivazione dei prodotti biologici può avvenire solo quando sia obbligatoria per legge ed è esclusa in tutti gli altri casi. E’ il motivo per cui non si trovano in commercio prodotti biologici “vitaminizzati” o con minerali aggiunti. La ricerca bolognese non era quindi tesa alla progettazione di prodotti che potessero vantare l’origine biologica. Di più: anche se dalla ricerca bolognese fossero emersi benefici nutrizionali, nessuna azienda (biologica no, perchè non potrebbe additivare, ma nemmeno un’azienda convenzionale) avrebbe potuto ricorrevi su claim o comunicazione al pubblico e agli operatori; nella UE si può far ricorso solo ai claim autorizzati dalla Commissione dopo parere favorevole dell’EFSA, non basta certamente uno studio.

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