ANIMALI IN TEMPO DI CORONAVIRUS: VITTIME DELLA BUROCRAZIA E DELLA DISINFORMAZIONE

Troppo spesso LEAL, come associazione animalista, si trova a dover affrontare ostacoli burocratici nel cercare di far rispettare le leggi che tutelano gli animali in materia di prevenzione (Legge 281/91).

È importante ricordare che ogni Sindaco è responsabile oltre che dei cittadini anche degli animali. Quindi deve rispondere anche dei canili o gattili del luogo di pertinenza così come dei randagi.

In questi giorni di decreti e di zone rosse troppo spesso ci siamo imbattuti in divieti inesistenti, come quello di poter portare cibo ed acqua ed eventuali cure agli animali bisognosi. Divieti che non hanno ragione di esistere dal momento che i Comuni stessi dovrebbero fare informazione per ribadire che gli animali non sono portatori di questo virus contribuendo in questo modo ad evitare l’abbandono degli animali stessi. L’opera di sensibilizzazione contro l’abbandono andrebbe portata avanti in modo continuativo tenendo conto che l’abbandono oltre ad essere un terribile trauma per l’animale diventa anche un costo per la società. Il denaro pubblico dovrebbe essere usato non per sovvenzionare canili che spesso non rispettano il benessere animale ma utilizzato in campagne di sterilizzazione. La riduzione del randagismo porterebbe ad aver meno bisogno di strutture che equivalgono a prigioni per gli animali e come detto ad una riduzione di costi.

Sarebbe importante inoltre che le associazioni animaliste potessero entrare come organo di controllo nelle strutture che accolgono gli animali. Lo stesso canile dovrebbe diventare un luogo di cultura dove poter portare alunni per spiegare il fenomeno del randagismo ed incrementare le adozioni.

Troppo spesso veniamo a conoscenza di deportazioni di animali che diventano invisibili dopo essere stati spostati verso chissà quali terribili destinazioni: vivisezione, zooerastia, traffici in generale e magari cucine. Sembra impossibile ma ogni anno migliaia di cani spariscono nel nulla per questi traffici illeciti.

Quindi aiutare gli animali in difficoltà significa sempre, e mai come in questo momento, svolgere un servizio alla comunità senza chiedere risorse pubbliche. Lo Stato e di conseguenza anche i Comuni come Istituzione dovrebbero allertarsi per vigilare e sostenere questo percorso non lasciando solo al volontariato, e purtroppo a volte contrastandolo, il compito di portare avanti una battaglia di civiltà.

Gian Marco Prampolini
Presidente LEAL Lega AntiVIVIsezionista


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