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LEAL ANIMALISMO: Il cane e l’aguzzino

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

Priolo Gargallo, provincia di Siracusa, è la località dove si è consumato l’ennesimo episodio di ordinaria ferocia: un sessantenne ha legato con una catena al parafango posteriore della sua autovettura un cane e lo ha trascinato per kilometri, per poi fermarsi e gettare quel che restava di lui in un campo, a mo’ di spazzatura, mentre era ancora in vita: Matteo (questo il nome con cui ci si riferisce alla povera bestia) è morto poco dopo, ridotto a carne smembrata, sul tavolo del veterinario da cui era stato portato dai soccorritori.

La reazione di rabbia impotente davanti a tale scempio è acuita dalla certezza che, se due coraggiosi ragazzi non fossero stati testimoni della scena e non avessero avuto la prontezza di scattare foto che riprendevano anche il numero di targa dell’auto, il ritrovamento dei resti sarebbe stato giudicato immeritevole di ulteriore indagine, perché fatto di consueta malvagità, come dimostrano i resti di tanti animali ritrovati in discariche con segni di torture, ai quali solo nel migliore dei casi fa seguito un trafiletto su qualche notiziario locale.

Alcuni particolari devono ancora essere accertati, ma quello che è già stato documentato basta a generare, oltre all’orrore, alcune riflessioni. Poco importa se Matteo fosse il cane di nessuno, randagio come tanti; o invece, come raccontano, “appartenesse” al suo aguzzino che lo teneva legato in campagna, portandogli da mangiare e da bere quando capitava. Quale che sia la realtà, non cambia l’oscenità di un uomo che infierisce contro un essere incatenato e indifeso, indifferente alla sofferenza che urla sotto i suoi stessi occhi. Se anche non esiste motivazione al mondo che possa giustificare tanta protervia, l’assenza di qualsiasi “ragione” appare particolarmente drammatica: siamo di fronte al male allo stato puro: ingiustificabile, estremo, opera compiaciuta di una mente lucida; non uno di quei delitti d’impeto, generati da emozioni che, esondando, obnubilano i pensieri, ma massacro programmato e preciso.

Sarebbe interessante se il processo, che ci si augura venga celebrato, e presto, andasse a scrutare nel profondo la personalità di un tale uomo, alla ricerca del bandolo dell’oscura matassa della sua psiche; ma non succederà di certo, perché l’uccisione di un cane non è ritenuta degna di un impiego di mezzi tanto onerosi: consulenti, perizie, psichiatri non sono mai al servizio della giustizia dovuta a un animale. Con buona pace di tutti gli studi che mettono in luce il link comprovato tra la crudeltà agita sugli animali umani e quelli non umani. Il che significa che, anche in presenza di un colpevole disinteresse per le sofferenze di un cane, almeno la preoccupazione per gli umani dovrebbe spingere a ben diverse reazioni.

Sono comunque i fatti ad offrire una chiave di lettura, pur prescindendo dal meticoloso scandaglio dell’inconscio del colpevole: e i fatti parlano di una personalità in cui la violenza è evidentemente la modalità di relazione, il modo conosciuto per alimentare un ego bisognoso di autorassicurazioni sul proprio valore a fronte della sua stessa pochezza: valore che viene misurato sulla possibilità di ferire, tormentare, uccidere, perché questo è il modo miserando di affermare la propria superiorità. Una pochezza vile, dal momento che la vittima non è forte e pericolosa, ma debole e indifesa e il luogo quanto più isolato possibile, per vedersi garantita l’impunità. Se ogni persona è quella che è diventata coniugando il proprio patrimonio genetico con le vicende di tutta una vita, anche il sig. Antonio R. avrà pure una sua biografia su cui sono andati sistemandosi i tasselli della sua sadica viltà; conoscerli sarebbe utile per sapere cosa è necessario per sollecitare le parti peggiori di noi. Parti che, considerando la diligente precisione con cui ha portato a termine l’impresa, è lecito supporre che avranno già avuto modo di esprimersi nella vita del suddetto Antonio, perché le nostre mani così come la nostra mente non improvvisano ciò che non sanno e ciò che non sono: lo imparano, su altri corpi, su altre vittime.

Ma c’è dell’altro: perché gli atti privati sono sempre inseriti in un contesto e possiedono anche una portata sociale, come testimoniano tante situazioni, su cui forse non si riflette abbastanza: è da mezzo secolo che lo psicologo Philippe Zimbardo approfondisce gli studi che provengono da un famosissimo esperimento (“L’effetto Lucifero”; Stanford University, anni ’70), che dimostrò con evidenza come il contesto (in quel caso costruito ad hoc in una prigione) sia in grado di trasformare in brevissimo tempo le persone rendendole capaci di un male che non avrebbero mai previsto di poter compiere. E Primo Levi, reduce dallo sconvolgimento del lager, concentrato delle mostruosità che la mente umana può ideare, ha affidato alla pubblicazione de “I sommersi e i salvati” la scrittura di pagine preziose sulla considerazione che anche i peggiori criminali sono esseri umani tristemente ordinari, trasformati dalle circostanze: non mostri, vale a dire non quegli extraterrestri, su cui ci piace tanto gettare la responsabilità di quello che di noi stessi riteniamo inaccettabile, e che invece dimora come Ombra disconosciuta proprio nel fondo della nostra psiche, parte di noi che può restare silente o esplodere, a seconda delle situazioni. Ce ne vergogniamo e accusiamo qualcuno con cui non abbiamo niente da condividere, neppure l’appartenenza alla specie umana.

E altre ricerche che ci dicono che anche delitti che riteniamo individuali, totalmente attribuibili alla responsabilità di un singolo individuo, come la violenza sessuale, in realtà risentono di altre variabili che, sommandosi l’una all’altra, vanno a costituirne il brodo di cultura: variabili tra cui è davvero interessante scoprire che possono trovarsi, per esempio, attività lecite quali la caccia, insieme alla diffusione di media violenti e al numero di esecuzioni capitali (la ricerca è svolta negli Stati Uniti, dove , come è risaputo, è contemplata la pena di morte). In fondo la lezione un po’ siamo stati capaci di impararla: è da qualche anno che ogni episodio di violenza sulle donne non provoca solo la richiesta di una punizione adeguata del colpevole, ma risolleva ogni volta dibattiti e discussioni sulla necessità di contrastare la convinzione ancora diffusa, per quanto negata o misconosciuta, che vede nelle donne esseri su cui esercitare diritti autoconferiti.

Si comincia in altri termini a capire che il contrasto ai femminicidi non può prescindere dalla necessità di ridefinire la cultura dominante che resta ancora intrisa dei residui delle convinzioni esplicitamente espresse fino a pochi decenni fa, che, con il riconoscimento di cittadinanza al delitto d’onore, sancivano anche dal punto di vista giuridico la convinzione che non i diritti delle donne, ma la tutela dell’onore ferito maschile dovesse essere la vera preoccupazione. Pensiero che sopravvive sotto pelle e si riaffaccia, sotto mentite spoglie, nella motivazione di tanti comportamenti maschili.

Riflessioni di questo genere sono tuttaltro che estranee alla vicenda dell’aguzzino del cane Matteo: anzi, in questo caso il link è molto più diretto e comprensibile e coinvolge altri cani e altri aguzzini. A partire dal fatto che il piccolo paese in cui è stata portata a termine la tortura solo poche settimane prima era stato teatro, ad opera di responsabili rimasti ignoti, di sevizie a danno di un altro cagnolino inerme, prima torturato e poi impiccato. Pura coincidenza? Se si allarga lo sguardo, la visuale ingloba un territorio più vasto, che vede la Sicilia spesso in una posizione tuttaltro che lusinghiera in tema di tutela animale: nelle sue strade ospiterebbe (il condizionale è d’obbligo in assenza di censimenti) la bellezza di 100.000 randagi, triste primato europeo; mancano per loro adeguate strutture di accoglienza; le periferie delle città si trasformano spesso in discariche di cucciolate indesiderate e i canili fungono da depositi di cani dismessi. A parte la squalifica morale, questa situazione comporta uno stato di cose drammatico: gli animali a causa del loro stesso numero strabordante sono spesso considerati e trattati come pericolosi, quindi scacciati, presi a sassate o bastonate. Spaventati e in cerca di cibo, può succedere a qualcuno di loro di rendersi responsabile di un’aggressione a danno di una persona: e allora la reazione che era lì pronta ad esplodere trova una giustificazione ad hoc per scatenarsi, perché, se la vittima è pericolosa, allora del mio infierire non mi devo vergognare, ma posso anzi inorgoglirmi spacciandomi per difensore della collettività.

È all’interno di queste dinamiche che periodicamente si registrano avvelenamenti di massa, qualcuno incapace per la prepotenza dei numeri di sottrarsi ai riflettori dei media, come fu il caso delle decine di cani uccisi a Sciacca nel febbraio del 2018. Ma ci sono cronache ancora più spaventevoli che parlano di animali inermi che neppure tentano di sottrarsi all’infierire su di loro di umani furiosi, fino alla morte: la pur coraggiosissima abnegazione di tanti volontari non ce la fa a contrastare tutto questo. È necessario riflettere su come questo genere di situazioni rappresenti il brodo di cultura di comportamenti desensibilizzati: se la quotidianità è marcata dall’indifferenza verso animali in evidente difficoltà e stato di bisogno, se la cultura intorno, a partire dalle istituzioni, lungi dallo stigmatizzare, autorizza abbandoni, maltrattamenti, ingiurie, tutto si ammanta di normalità: sono di fatto rapporti di forza, prepotenza, violenza che, essendo tanto diffusi e non perseguiti, vengono interiorizzati e sdoganati come accettabili.

È ovviamente una dinamica che coinvolge solo parte della popolazione, a fronte dei molti che condannano, e ai cittadini (e soprattutto cittadine!) sensibili, di grandissima determinazione che lottano strenuamente contro questo stato di cose, pagando prezzi elevatissimi in termini di sofferenza psichica, e non solo. Ma, in una società civile, la strada non può essere quella di contare solo sull’eventuale appello all’empatia personale per contrastare un assetto che, nei fatti anche se non nella teorizzazione, sopporta e giustifica il male fatto a molti. E il male fatto agli animali è un problema enorme: la Sicilia, oggi sotto accusa per i fatti di Priolo, non ne detiene certo l’esclusiva, che anzi, a macchia di leopardo, investe tutte le parti d’Italia, ognuna con la propria specificità e con altre regioni (in primis Calabria, Sardegna, Puglia, Campania e non solo), dove il problema è enorme; ma è innegabile che la vastità del fenomeno la mette spesso sul banco degli imputati.

È in questa ottica che urge approvare leggi che sanzionino in modo adeguato i maltrattamenti a danno degli animali: finché le pene resteranno blande, torturare un animale sarà interiorizzato se non come lecito, comunque tollerabile, da derubricare nel nostro codice morale a crimine bagatellaro, perché di fatto tale è considerato nelle leggi: leggi indispensabili per stabilire delle norme che diventino col tempo anche morali. Contestualmente alla punizione, è basilare occuparsi della prevenzione, che ha inizio dalla sensibilizzazione della popolazione, a partire dalle fasce più giovani, al rispetto per le altre forme senzienti, dalla costruzione progressiva di una cultura in cui qualunque tipo di efferatezza nei confronti di un essere debole venga ripudiata, in cui la diffusa assenza di sentimenti di empatia verso la sofferenza corrisponda ad un allarme sociale, in cui la sensibilizzazione verso tutte le vite senzienti sia prioritaria in ogni progetto educativo.

Discorso non facile, certo, soprattutto in una terra in cui i diritti umani sono spesso calpestati dalle organizzazioni criminali; ma non si può cedere alla tentazione del benaltrismo, che, nell’affermazione che c’è ben altro di cui occuparsi e preoccuparsi, finisce per trovare giustificazione all’immobilismo: se le violenze, le ingiustizie, le crudeltà, contro chiunque espresse, sono considerate inevitabili o normali, il risultato non può che essere l’assuefazione, matrice di passività e indifferenza; la reazione è doverosa e non può limitarsi a rabbia, stigmatizzazione, furore reattivo.

Il cane Matteo giustizia non l’avrà mai: non esiste giustizia per lui, morto di una morte atroce senza nemmeno capire il perché, come succede ad ogni diseredato sulla faccia della terra, che strappa ogni giorno di vita con le unghie e coi denti perché la vita è l’unica cosa che possiede, per quanto umiliata e offesa. Il monumento in Park Lane, a Londra, dedicato ai milioni di animali coinvolti nella follia tutta umana della prima guerra mondiale, i monumenti a Roma e nei pressi di Catanzaro al cane Angelo randagio di Calabria torturato fino a morire da quattro ragazzotti sfaccendati, sono omaggi tutt’oggi rarissimi alle vittime animali della nostra violenza: non restituiscono loro neppure un alito di vita: sono però un monito a guardare dentro di noi per prendere atto dell’abisso di crudeltà di cui siamo capaci, e che nei confronti dei più miserabili, che sono più di tutti gli altri i nonumani, esprime il peggio di sé. Il recente sfregio alla statua di Angelo, a Roma, ci avverte che non è proprio il caso di peccare di ottimismo.

Manzoni_ritratto_firma

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LEAL ANIMALISMO: LA SCELTA VEGANA SALVERÀ IL MONDO

In una foto il gelo siderale, una luce cupa e tutta la disperazione rassegnata di un cucciolo di maiale che dalla sua prigionia mostra segni di sofferenza nello sguardo smarrito e nel corpo. Alla vista della fotografa si ferma e poi avvicina cauto all’abbeveratorio dell’allevamento in cui è nato e dove trascorrerà il breve periodo che lo separa dal suo viaggio al mattatoio.

Foto Jo-Anne McArthur

Gli animali allevati per diventare carne vivono una condizione di infelicità e di malessere che sentono ma non possono identificare non avendo mai conosciuto una realtà diversa: un campo di erbe profumate, l’aria fresca, il sole e la possibilità di vivere una vita compatibile con le proprie esigenze etologiche.

Nel mondo ci sono sempre più persone che non solo scelgono un’alimentazione a base vegetale, ma anche rifiutano ogni prodotto di derivazione animale e anche LEAL contribuisce a diffondere questa scelta morale che mai come oggi è diventata irrimandabile. Sempre più scienziati che hanno ricordato l’importanza di ridurre il consumo di carne, così da fare calare la domanda e disincentivare il proliferare degli allevamenti intensivi, che sarebbero responsabili di oltre il 35% delle emissioni annuali di anidride carbonica nell’atmosfera, dagli anni Sessanta a oggi la produzione di carne sia più che quadruplicata con le mucche che consumano ognuna circa 15-20 chilogrammi di foraggio al giorno e le immaginabili conseguenze al suolo, per liberare terreni dove coltivare tutto il cibo che serve per nutrirle.

Se questi ritmi di crescita dovessero rimanere costanti, combinati con l’aumento della popolazione mondiale porterebbero a una perdita stimata di circa 10 miliardi di alberi ogni anno. Danni che si aggiungono alla morte di un numero immane di animali, nati per essere cibo e destinati a terminare la loro esistenza prematuramente in modo violento.

LEAL SCEGLIE VEGAN PER GLI ANIMALI, PER L’AMBIENTE E PER LA VITA


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ANIMALISMO: LEAL DENUNCIA IL RISULTATO DI UNA VERGOGNOSA VOTAZIONE IN REGIONE LOMBARDIA

ARRIVA LE LEGGE AMMAZZA LA VIGILANZA E SALVA I BRACCONIERI E PERMETTE LA CACCIA AL CINGHIALE TUTTO L’ANNO, NOTTE COMPRESA.

Oggi 26 maggio 2020, mentre le Associazioni ambientaliste e animaliste manifestavano a Milano di fronte al Pirellone, la maggioranza di centrodestra, nonostante l’appello ad un ripensamento da parte delle forze di opposizione, ha votato le norme di modifica alla Legge Regionale 26/93, tra cui la vergognosa modifica che regala impunità ai bracconieri. Tra pochi giorni infatti, con la pubblicazione della Legge di semplificazione, le Guardie Venatorie Volontarie dovranno indossare giubbino e cappello ad alta visibilità nell’esercizio delle loro funzioni e come se non bastasse verrà consentita la caccia al cinghiale a tutti i mesi dell’anno anche di notte.

Il Consigliere della Lega Nord Floriano Massardi, che ha proposto la norma, si è visto bene dal dire che in Lombardia c’è stato un solo incidente nel 2011, che ha coinvolto tra l’altro un Agente del Corpo forestale dello Stato, dimenticando di parlare delle 1358 persone vittime di armi da caccia (con 356 morti e 1002 feriti) negli ultimi tredici anni in ambito venatorio ed extra venatorio (dato parziale frutto della ricerca dell’Associazione Vittime della caccia). Solo lo scorso anno 10 morti e 41 feriti durante l’attività di caccia. Se il giubbino ad alta visibilità è necessario lo è per i cacciatori tutti, non certo per i guardiacaccia.

Approvato anche l’uso del visore notturno (mezzo vietato di caccia anche per la Suprema Corte di Cassazione) nella caccia al cinghiale, che sarà consentita anche di notte, 365 giorni all’anno.

Secondo lo studio redatto da Birdlife International l’Italia ha il triste record dei paesi che affacciano sul Mediterraneo con fino a 8 milioni di uccelli uccisi illegalmente: solo l’Egitto fa peggio di noi. La Lombardia si guadagna ogni anno la maglia nera del bracconaggio, con il 31% dei reati venatori commessi in Italia, tanto da essere indicata come un’area black-spot per il bracconaggio.

Durissima la presa di posizione delle Associazioni ambientaliste e animaliste che si riservano di ricorrere congiuntamente e legalmente contro questa folle decisione.

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL commenta: “Siamo purtroppo abituati a vedere i regali alle doppiette.ma oggi si è superato un limite inaccettabile e siamo determinati a unire le nostre forze per contrastare l’obbligo di divise ad alta visibilità per le guardie venatorie e la caccia anche notturna ai cinghiali che ne farà scempio di questi animali”.

 

→ Firma la petizione STOP BRACCONAGGIO

CABS, CAI LOMBARDIA, ENPA, GAIA, GOL, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE, LIPU, PRO NATURA, WWF Italia.


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LEAL VIVISEZIONE: L’ARTICOLO DELLA PROF. BAIAMONTE PER LEAL RIPRESO DAL DIPARTIMENTO DELLA SALUTE DEL VENEZUELA!

L’articolo scritto dalla referente scientifica di LEAL professoressa Mirta Baiamonte sulla ricerca human based e metodi sostitutivi alla vivisezione è stato ripreso dal Dipartimento della Salute del Venezuela. Ci onora questa attenzione da parte del Ministero venezuelano e siamo lieti di rendervi noto quanto sia sempre più diffuso nel mondo scientifico il concetto che la ricerca medica con animali sia fuorviante e dannosa e pertanto da abolire! Grazie a Mirta Baiamonte per il suo impegno e per i suoi contributi.

Departamento de Salud de Venezuela
CARACAS

Los coronavirus son una familia de virus de ARN o retrovirus. Esto significa
que su información genética no está contenida en el ADN sino en el ARN
(ácido ribonucleico monocatenario). Su herencia genética es el mayor de
todos los virus conocidos. Como todos los virus, necesitan una célula huésped
para replicar su genoma y multiplicarse. Son virus encapsulados, es decir,
tienen una membrana externa que los cubre y los protege. En esta membrana
hay crecimientos que hacen que estos virus se vean como una corona. Estos
crecimientos se denominan peplómeros y se utilizan para el movimiento. Los
coronavirus son responsables de muchas enfermedades del sistema
respiratorio. En la mayoría de los casos, atacan las vías respiratorias
superiores, como la nariz y la garganta. En algunos casos también dañan el
tracto respiratorio profundo, como los pulmones. Se estima que alrededor del
10-30% de los resfriados comunes son causados precisamente por este tipo de
virus. En general, las enfermedades que causan no son particularmente
peligrosas, excepto en casos especiales como la epidemia de SARS. En
términos de manejo de las enfermedades que pueden ser causadas por los
retrovirus, la prevención es, obviamente, la primera en llamar la atención de
los ciudadanos como siempre, trabajando con promedios considerables, a veces
incluso durante todo el año, para elevar las defensas. sistemas inmunes
constantemente, a fin de reducir significativamente el porcentaje de posibilidad
de contraer la enfermedad causada por ellos. Es necesario tener en cuenta
que la tasa de incidencia de cualquier patología causada por retrovirus varía
según la diferencia de sexo, ya que el hombre está más sujeto a patologías
cardio-respiratorias, mientras que la mujer está más protegida debido a la
configuración diferente. hormonal, debido al alto nivel de estrógeno.
También en el contexto del Virus Corona (COVID-19), como en el caso de
retrovirus de influenza anteriores, resultado de diferentes mutaciones, surge la
pregunta de si concentrar los esfuerzos de investigación en la vacuna o en el
medicamento antiviral. Las vacunas antivirales pueden consistir en virus
muertos (inactivados), atenuados (han mantenido la capacidad de replicarse
pero perdieron gran parte del potencial patogénico) o subunidades virales (las
vacunas de nueva generación se forman, por ejemplo, de proteínas de
pericapsida viral, capaz de estimular la inmunidad pasiva). Los medicamentos
antivirales tienen una función absolutamente diferente: los virus no son
bacterias, por lo que los antibióticos son ineficaces contra las infecciones
virales. Existen medicamentos antivirales que generalmente son citotóxicos y,
como tales, son dañinos tanto para el virus como para la célula. Por lo tanto,
la búsqueda de un ingrediente antiviral activo debe basarse en la interacción
del medicamento con etapas específicas de replicación viral; por ejemplo,
puede actuar en la penetración celular del virus, en la replicación de su
genoma, en la síntesis de proteínas o en la liberación de nuevos virus de la
célula huésped. Los antivirales más comunes actúan sobre la replicación del
genoma viral, por lo tanto, sobre los sistemas enzimáticos, como las
polimerasas, involucradas en esta fase; Las células del cuerpo humano se
defienden contra los virus mediante la liberación de iiinterferones (α, β y γ)
producidos por linfocitos, macrófagos, monocitos y células asesinas naturales.
Cuando viene una celda infectado con un virus, reacciona produciendo
interferón, una sustancia que no tiene acción antiviral directa pero induce en
las células, sanas e infectadas, un estado antiviral que las prepara para la
infección. El interferón, que interactúa con receptores específicos, induce la
síntesis de proteínas particulares gracias a la activación de genes silenciosos;
Una vez activadas, estas proteínas favorecen en parte la degradación de los
ARN mensajeros del virus y en parte inhiben la síntesis de proteínas virales.
Por lo tanto, el uso de antivirales podría ser una alternativa válida a la
vacuna. Ciertamente, es apropiado evaluar ambos enfoques, pero
considerando solo la experimentación humana, y ciertamente no considerando
la inoculación del virus en especies animales que no sean humanos, como ya
estamos comenzando a hacer (ver también en Australia sobre ratones), los
retrovirus son absolutamente específicos de especie en tejidos y órganos. De
hecho, dentro de la cepa de coronavirus, el coronavirus gato, perro … u otras
especies, son completamente diferentes del coronavirus humano y, por lo
tanto, difieren radicalmente del COVID-19 actual. Por ejemplo, el virus
Corona del gato es muy común, a menudo asintomático y se transmite entre el
gato y el gato a través de la ruta fecal, por nombrar un ejemplo en el contexto
de diferentes especies. Por lo tanto, enfatizamos seriamente la necesidad de
estudiar el COVID – 19 actual exclusivamente en humanos, tanto en la
dirección de cualquier vacuna como en la dirección de un antiviral dirigido.
En los EE. UU., Seattle se proyecta en las nuevas fronteras de investigación que
hemos estado apoyando durante años: desde el Instituto Kaiser Permanente de
Washington en Seattle, las primeras indicaciones de la vacuna que detendrá el
Coronavirus podrían llegar pronto. Associated Press ha revelado que los
expertos que trabajan en el Instituto están listos para comenzar una fase
experimental que involucra directamente al ser humano. La experimentación
en humanos para la búsqueda de una vacuna contra el coronavirus está en
marcha. Sucede en Seattle, donde NIH y Moderna Inc. han preparado algunas
dosis de una vacuna experimental que no contiene Covid-19. No hay riesgo
de infección, por lo tanto, que los pacientes que se someten al experimento:
esta es una prueba que tendrá que evaluar la aparición de efectos secundarios
preocupantes. Una vez que se haya completado esta primera fase de estudio,
se llevará a cabo un segundo estudio más profundo. En el campo del
medicamento antiviral, dado el tipo de acción del medicamento sobre el virus,
sería igualmente apropiado crear el ingrediente activo mediante el estudio en
humanos. Actualmente se habla de la aplicación clínica del medicamento
utilizado en el pasado para el virus Ébola, Remdesivir. Basado en el éxito
contra otras infecciones por Coronavirus, Gilead proporcionó Remdesivir a los
médicos que trataron a un paciente estadounidense en el condado de
Snohomish (Washington), infectado con SARS-CoV-2 y están suministrando el
compuesto a China, para llevar a cabo un par de estudios en individuos
infectados con y sin síntomas severos.

→ Leggi il testo Departamento de Salud de Venezuela

 

LEAL VIVISEZIONE: SÌ ALLA RICERCA SENZA COINVOLGERE GLI ANIMALI


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LEAL ANIMALISMO: UCCIDE CON EFFERATEZZA IL CANE E LEAL FA UNA DENUNCIA

Un altro grave e crudele fatto ai danni di un povero animale. A Rivoli, Torino, un uomo ha ucciso a coltellate il cane della compagna e poi gli ha dato fuoco. L’animale lo aveva morso ieri mattina intorno in via Vecco a Rivoli. L’uomo, 43 anni, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione Rivoli con l’accusa di resistenza, porto abusivo di armi e uccisione di animale. Quando sono arrivati i militari, infatti, ha aggredito anche loro insultandoli.

L’ufficio legale di LEAL rappresentato dall’avvocato Aurora Loprete ha inviato una Pec ai Carabinieri di Rivoli chiedendo i verbali di sopralluogo, il nome del cane e le generalità dell’autore del reato per poter sporgere immediatamente denuncia querela.

Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL sottolinea: “Il continuo aumento di violenze, uccisioni e maltrattamenti nei confronti degli animali va fermato. Non smettiamo di fare campagne informative e di sensibilizzare le persone ma contestualmente le denunce non solo sono un atto dovuto per cercare di rendere giustizia alle vittime. Anche la nostra ultima campagna per chiedere a tutti di denunciare i reati di abuso e maltrattamento nei confronti degli animali andava in questo senso”.

CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE LEAL “MALTRATTARE UN ANIMALE È UN REATO: DENUNCIA LA VIOLENZA!”

Fonte: → ANSA


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LEAL VIVISEZIONE COLPO DI SCENA PER IL VACCINO COVID: IL MACACO SI AMMALA

Breve l’immunità delle scimmie alle quali è stato iniettato il farmaco. Negli Usa invece positivi i trial clinici di Moderna.

La cieca ostinazione del pensiero unico scientifico che vuole vedere nella vivisezione la via d’uscita ai mali del mondo è ancora una volta smentita dai fatti!

Fonte: → Il Fatto Quotidiano

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LEAL ANIMALISMO: LA LOMBARDIA AIUTA I BRACCONIERI!

LEAL sul piede di guerra con le associazioni animaliste e ambientaliste contro le modifiche alla legge 26/93: per tutelare i cacciatori/bracconieri. Abbiamo seguito in diretta streaming il consiglio di Regione Lombardia del 20 maggio svendita del patrimonio faunistico tutelato da norme statali ed internazionali.

La Regione s’inventa la norma ammazza vigilanza che prevede il visore notturno che pur vietato anche per la Suprema Corte di Cassazione potrà essere usato nella caccia al cinghiale mentre noi sappiamo bene che non è la strage la soluzione alle problematicità create dall’aumento della popolazione di questi ungulati; in aggiunta si prevede che le Guardie venatorie volontarie dovranno indossare giubbino e copricapo ad alta visibilità che li renderanno estremamente visibili ai cacciatori.

Sottolineiamo l’importanza delle Guardie venatorie volontarie che sono alla base del 36% delle notizie di reato e che con indumenti ad alta visibilità potranno operare con grande difficoltà grazie a questa norma che viene ipocritamente e falsamente attribuita a esigenze di sicurezza mentre nella realtà è destinata solo a favorire il bracconaggio.

La Lombardia si guadagna ogni anno la maglia nera del bracconaggio, con il 31% dei reati venatori commessi in Italia e mentre i dipendenti degli Enti locali sono ridotti al minimo o sono scarsamente impegnati per la repressione del bracconaggio la vigilanza venatoria volontaria rimane in gran parte della Regione l’unica attività presente sul territorio.

Le Associazioni animaliste e ambientaliste lombarde intraprenderanno tutte le iniziative di carattere legale come la richiesta di impugnativa al Governo e la comunicazione alla Commissione Europea.


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LEAL VIVISEZIONE: A CHE PUNTO È LA RICERCA SU COVID-19? RADIOVEG.IT NE PARLA CON MIRTA BAIAMONTE (parte seconda)

Su RadioVeg.it la professoressa Mirta Baiamonte, referente scientifica di LEAL, nella prima parte del suo interessante intervento, spiega come il virus attacca l’uomo e come avviene la trasmissione da uomo a uomo e come serva concentrarsi sulla sperimentazione sull’uomo. Infatti le cure prestate purtroppo non sono servite in moltissimi casi…

Il futuro è nella ricerca human based.

ASCOLTA LA PRIMA PUNTATA → A QUESTO LINK.

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LEAL ANIMALISMO: VOLONTARIATO IN EMERGENZA COVID-19 MISURE RELATIVE AL BENESSERE ANIMALE

Mentre siamo ancora in contingenza Covid in tanti ci siamo chiesti alla luce del DPCM del 26 aprile 2020 quali sono le attività consentite alle volontarie durante l’accudimento degli animali sotto la loro tutela (spostamento degli animali in cliniche veterinarie fuori città o regione per cure e ricoveri e staffette per adozione). A seguito delle numerose richieste di chiarimento sollecitate anche da LEAL con lettera dell’avvocato Aurora Loprete il Ministero della Salute ha emesso in data 15 maggio una nota esplicativa che elenca le attività consentite che rientrano sotto sotto il CODICE ATECO.

Dal documento emerge che al fine di garantire il benessere degli animali è opportuno che siano non solo consentite ma favorite le adozioni degli animali ospitati in canili/rifugi e negli allevamenti amatoriali. In tale ottica gli ingressi nelle strutture da parte degli adottanti devono essere disciplinati nel rispetto delle norme comuni, volte a garantire il distanziamento sociale ed evitando assembramenti. Nel caso in cui l’animale sia destinato ad una adozione in altra Regione o Stato membro, devono essere utilizzati trasportatori autorizzati e per quanto riguarda le adozioni dai canili verso cittadini residenti all’interno dell’Unione Europea, le modalità devono rispettare quanto indicato nella procedura operativa per le adozioni internazionali emanata con nota prot. n. 1462 del 23 gennaio u.s.

Le adozioni possono avvenire solo se gli animali sono regolarmente identificati e registrati.

Per la movimentazione degli animali la ASL competente rilascia il Modello A delle Linee Guida relative alla movimentazione e registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione, ai sensi dell’Accordo Stato – Regioni 24 gennaio 2013, adattandolo allo spostamento degli animali per motivi di benessere animale sono trasportati con mezzi idonei o tramite corrieri, nel pieno rispetto delle norme sul benessere durante il trasporto. La targa del mezzo utilizzato per trasportare gli animali deve essere riportata sul modello A.

→ NOTA ESPLICATIVA DEL MINISTERO (pdf 4 pagine).


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