Vieste: caccia libera agli animali vaganti

pecore vagantiSecondo le nuove linee guida sull’abbattimento degli animali vaganti emesse dalla Prefettura di Foggia le forze dell’ordine sono incaricate di provvedere all’abbattimento degli animali vaganti, limitatamente al territorio del Comune di Vieste, nel caso in cui gli stessi dovessero creare una situazione di pericolo concreto per l’incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione stradale. Lo riporta l’edizione del 5 agosto del Corriere del Mezzogiorno, secondo cui l’adozione del provvedimento è stata richiesta dal Comune di Vieste per i numerosi episodi che hanno visto ovini, bovini ed equini sconfinare dai loro pascoli o vagare per le strade, causando incidenti anche gravi.

“Ci chiediamo come mai ci si schieri contro gli animali e non contro gli allevatori irresponsabili che lasciano incustoditi i capi di bestiame” dichiara il nostro presidente Gian Marco Prampolini “come se dovessero essere le mucche a stare attente a dove mettono gli zoccoli, e non i loro proprietari a doversene preoccupare”.

Il provvedimento risulterebbe inoltre illegittimo, come sottolineato già da altre associazioni, nella parte in cui dispone l’uccisione degli animali in assenza di presupposti idonei, elemento che potrebbe configurare l’ipotesi di reato di uccisione di animali non necessitata, previsto dall’articolo 544 bis del Codice Penale e punibile con la reclusione fino ai 2 anni.

Inoltre ci interroghiamo su quale proporzione possa avere il fenomeno a Vieste per dover costringere il Sindaco a richiedere un intervento di questa portata da parte delle forze dell’ordine. Infine, questa presa di posizione della Prefettura è alquanto preoccupante. E se domani dovessero essere i cani a creare un problema? Apriremmo la strada la principio che la soppressione dell’animale è la soluzione al problema.

“Sarebbe stato più sensato, anche se meno popolare, intervenire sugli allevatori con pesanti multe per ogni capo di bestiame incustodito. Siamo certi che si sarebbero tenuti pecore, capre e mucche molto più strette”, conclude Prampolini.


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