Nasce la Veganzetta, periodico per conoscere il mondo vegan
6 maggio 2009
Tema: Stampa e Informazione
La “VEGANZETTA” nasce come pubblicazione amatoriale rivolta al vasto pubblico dei non vegetariani o vegani, con notizie ed informazioni, ma anche a chi è già vegano ed intende approfondire determinati argomenti. Proprio il veganismo ed il pensiero antispecista, intesi come basi etiche necessarie per affrontare e tentare di risolvere il problema dello sfruttamento degli
animali e del pianeta da parte della specie umana, saranno le tematiche che la rivista si prefigge di divulgare, analizzare ed approfondire, alla ricerca di un confronto con i lettori che vorranno contribuire alla crescita dell’iniziativa. Il formato è quello del quotidiano, ispirato alle pubblicazioni degli anni ‘20 del ‘900.
VEGANISMO: indica una filosofia ed un modo di vivere che cerca di escludere – nei limiti del possibile – tutte le forme di sfruttamento e crudeltà verso gli Animali. Dal punto di vista della alimentazione denota una dieta del tutto priva di prodotti derivati in tutto o in parte da Animali – Vegan Society
ANTISPECISMO: L’antispecismo è il movimento politico e culturale che si oppone allo specismo. Come l’antirazzismo rifiuta ogni discriminazione basata sulla diversità razziale umana, l’antispecismo respinge quella di specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro degli altri esseri senzienti. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera
PER CONTATTI, INTERVISTE, APPROFONDIMENTI: Redazione Veganzetta – fax 0422
301497 – e mail: info@veganzetta.org
La VEGANZETTA è un foglio informativo in formato A3 stampato su carta riciclata e distribuito gratuitamente, la pubblicazione è divisa in due sezioni, la prima pagina è divulgativa e rivolta ad un pubblico eterogeneo: si parla di animalismo, veganismo, antispecismo e problemi correlati a tali argomenti. La seconda pagina è di approfondimento e destinata ad un pubblico già introdotto nell’argomento veganismo/antispecismo. Il linguaggio che intendiamo usare è innovativo e sarà gradualmente inserito nei testi per guidare il lettore verso una nuova ottica antispecista.
La VEGANZETTA intende diventare un piccolo punto di riferimento per i vegani, un mezzo per diffondere le nostre tematiche e dove confrontarsi. Attendiamo quindi spunti e contributi.
La VEGANZETTA ha una versione digitale online, è possibile infatti scaricare il numero 0 della VEGANZETTA direttamente online all’indirizzo:
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IL sito della VEGANZETTA è in continua crescita e funge da approfondimento del giornale cartaceo, in tale luogo virtuale si potranno ampliare gli argomenti affrontati sul giornale, direttamente dal sito ci sono le indicazioni per ricevere via posta la copia cartacea della VEGANZETTA: E’ possibile iscriversi al sito per rimanere aggiornati su tutte le nostre attività e sugli articoli pubblicati, nonché per poter intervenire nel dibattito: http://www.veganzetta.org/ml-subscribe.php
La Redazione www.veganzetta.org
Il problema dei cani randagi e la psicosi collettiva
2 maggio 2009
Tema: Stampa e Informazione
Un branco di cani ha ucciso un bambino e ferito altre due persone a Scicli in provincia di Ragusa, al fatto hanno dato ampiamente risalto i media nazionali, hanno mostrato il dolore dei parenti, la rabbia e la paura delle persone, questo ha scatenato e indirizzato l’opinione pubblica in una caccia alle streghe nei confronti dei cattivi di turno: i cani.
Hanno intervistato sindaci, assessori ecc., nessuno però ha chiesto loro come sia potuta accadere una cosa del genere, come mai in Sicilia come nel resto del centro/sud Italia la situazione del randagismo sia da paese del terzo mondo, (non che al nord i cani rinchiusi nei canili privati stiano tanto meglio) come mai nonostante le leggi nazionali e regionali ed i fondi stanziati dallo Stato per
la prevenzione del randagismo non sia stato fatto nulla. In particolare perché nessuno ha domandato al Sindaco di Scicli che in base al D. L. del 31.3.79 è il responsabile del benessere animale sul suo territorio, viste le immagini sul degrado e incuria in cui erano tenuti i cani, se non si sentisse responsabile di quanto avvenuto.
A questo punto vogliamo chiarire una volta per tutte di chi è la colpa.
Chi sono i veri responsabili della morte di Giuseppe Brafa e del ferimento di altre due persone ?
E’ vero che sono stati i cani randagi a uccidere e a ferire, ma:
1- i cani diventano randagi in seguito all’abbandono e chi li abbandona se non l’uomo?
Diciamo allora che i primi colpevoli sono coloro che abbandonano i cani, che poi si riuniscono in branchi, che si riproducono perché nessuno li ha sterilizzati e i loro cuccioli cresceranno selvatici.
2- Sono colpevoli tutti coloro che non sterilizzano i propri animali, che fanno fare loro dei cuccioli,che vengono poi dati per inesperienza a chi li prende facilmente e altrettanto facilmente quando crescono li butta per strada.
3- Sono colpevoli le Amministrazioni comunali inadempienti nei confronti delle leggi nazionali e Regionali.
4- Sono colpevoli le Asl per il mancato controllo del territorio e delle strutture private di ricovero degli animali, spesso dei veri lager che continuano ad operare con il loro beneplacito.
5- Sono colpevoli quei veterinari privati che non informano i loro clienti sull’obbligo dell’iscrizione all’anagrafe canina e consigliano ancora oggi prima di sterilizzare una femmina di farle fare almeno una cucciolata.
Dal 1991 la legge 281 prevede l’obbligo dell’iscrizione all’Anagrafe canina, sono passati 18 anni ed ancora oggi la maggior parte dei cani accalappiati non ha né tatuaggio né microchip, se solo questa legge fosse stata seriamente applicata, insieme ad una seria campagna di sterilizzazioni oggi il problema del randagismo sarebbe quasi inesistente.
In Italia si fanno le leggi, ma nessuno controlla e sanziona chi non le applica.
Il randagismo è un business al quale troppe categorie non vogliono rinunciare, così invece di affrontare il problema in modo serio e risolverlo, continuiamo a mettere una pezza qua e là.
Riportiamo di seguito un articolo tratto dal sito www.ilgiornale.it .
No alle vendette I veri bastardi sono gli uomini
Mark Twain lo sapeva già: «Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra l’uomo e il cane».
Verranno abbattuti con un’iniezione, mentre guaiscono a terra, tremando. I cani hanno paura dei veterinari, anche quelli randagi, anche gli assassini. Quando vedono una siringa sbarrano gli occhi. I cani bisogna saperli accarezzare, altrimenti mordono e dimenticano che da millenni amano l’uomo. Il sindaco di Modica abbasserà il pollice e penserà di aver fatto il proprio dovere. Giustizia è fatta. La coscienza è pulita. La morte di un bambino può essere archiviata con un po’ di veleno nelle vene del branco ribelle. L’uomo è un animale meschino, quando trova qualcuno a cui sbattere sul groppone la colpa si sente in grazia con Dio. Basta un agnello sacrificale e tutti i peccati del mondo vengono spazzati via. Il guaio è che i randagi moriranno e non servirà a nulla. Li hanno già catturati. Le agenzie annunciano che hanno preso anche il capo branco, quasi fosse Bin Laden o il brigante Fra Diavolo. L’enfasi è la stessa.
Quello che fa paura è altro. In Sicilia i randagi vagano nelle città e nelle periferie. Si ritrovano in branchi, abbandonati dall’uomo, affamati, cattivi, perché la fame è cattiva, e con la diffidenza negli occhi. La Sicilia è come Budapest, un’altra terra dove l’uomo ha rotto il contratto con il cane. Lo ha ripudiato. E anche lì c’è lo stesso problema. Il branco è pericoloso. Ma all’origine di tutto questo c’è un essere senza morale, l’uomo.
È l’uomo che prende i cani e li abbandona, perché l’amore è fatica. È responsabilità. È impegno. Il cane non è una merce. Non si prende al supermercato. Non lo butti nella spazzatura. E per ucciderlo, comunque, ci vuole stomaco. Il randagismo non è un’invenzione dei cani. È menefreghismo, vigliaccheria, avidità. Tutti difetti umani.
C’è gente che ci campa con i canili. Sapete quanto ricevono dai Comuni i canili in Sicilia? Tre euro al giorno. A Milano 80 centesimi. I canili servono, ma troppo spesso sono solo un affare. È l’uomo che abbandona. È l’uomo che fa diventare il cane selvaggio. È l’uomo che incrocia le razze per moda o brutalità. E crea macchine da guerra. È l’uomo che non fa l’unica cosa saggia da fare di fronte a queste emergenze: sterilizzare i cani randagi. È l’uomo che se ne frega e ora diffonde la paura.
Tutti noi stiamo accarezzando un gioco malsano. Ogni giorno buttiamo fuori chili di paura, li diffondiamo nella società, quasi a voler dare una forma al male che si agita dentro di noi. Stiamo creando eserciti di mostri su cui scaricare ossessioni e sensi di colpa. Oggi tocca ai cani killer, ieri e domani a qualcun altro. La psicosi dei cani assassini farà altro male. Altra gente lascerà per strada il presunto omicida. Paura, paura, paura. Questa è la ricetta per risolvere tutti i nostri problemi. Poi ogni tanto facciamo il nostro sacrificio agli dei. Basta una siringa, un guaito e per qualche giorno siamo liberi dal male”.
Maria Teresa Tabini
Nascono i comitati cittadini “Caccia il cacciatore”
29 gennaio 2009
Tema: Stampa e Informazione
Chi siamo noi?
Siamo cittadini italiani, persone qualsiasi, proprio come te. Siamo soprattutto persone che vivono o lavorano in campagna, ma anche persone che, pur vivendo in città, frequentano quello splendido patrimonio che è la campagna italiana: perché amanti della Natura, appassionati di escursionismo, cercatori di funghi o altro ancora.
E siamo dunque, inevitabilmente, persone che devono fare i conti con coloro che in quelle stesse campagne vi si recano non pacificamente bensì armati, non per viverci, lavorarci o godere della loro quiete e bellezza bensì per farvi uso di armi da fuoco, mettendo a repentaglio la propria e l’altrui incolumità. Il tutto non per necessità ma per il puro soddisfacimento di un sadico capriccio, per spargere morte e sangue intorno a sé.
Chi sono loro?
Sono gli individui armati comunemente denominati “cacciatori”, gli unici in assoluto cui una legge assurda e anacronistica consente l’inaudito diritto di fare libero uso di armi da fuoco sul territorio aperto all’altrettanto libero (e ben più legittimo) transito di chiunque. Gli unici ai quali è consentito praticare una attività, quale è la caccia, i cui standard di sicurezza sono immensamente al di sotto di quelli ritenuti minimi in ogni altro ambito (sicurezza sul lavoro, impiantistica ecc.). Gli unici infine cui è consentito perfino di fare tutto ciò nelle altrui proprietà private infischiandosene del volere del proprietario.
Quanti danni fanno?
Li ha censiti due anni fa l’EURISPES: quasi 10 morti al mese cui si aggiunge un numero ancor più alto di feriti, alcuni dei quali rimarranno invalidi per tutta la vita. E poi spari sulle case, famiglie costrette a vivere in stato d’assedio, agricoltori costretti a lavorare in mezzo a scenari di guerra. E potremmo ancora andare avanti a lungo.
Quanti sono loro?
Appena 750.000 in Italia. Una infima minoranza, nemmeno l’1% della popolazione. Inoltre diminuiscono di anno in anno.
Quanti siamo noi?
Chi può dirlo? Milioni senza dubbio. Una maggioranza schiacciante cui basterebbe far udire la propria voce per porre fine in brevissimo tempo a questo continuo stillicidio di tragedie.
Perché dunque loro spadroneggiano su di noi?
Perché sono riuniti in associazioni ben organizzate e perché ciascuno di loro ha una visione così aberrante della caccia da ritenerla elemento determinante nelle proprie scelte elettorali. Ne consegue che i loro rappresentanti battono cassa continuamente ai politici, offrendo i loro voti. Da ciò, e solo da ciò, l’inaudito cumulo di privilegi di cui godono.
Perché noi, pur essendo più forti, siamo più deboli?
Perché noi siamo stati finora isolati gli uni dagli altri. Ciascuno ha vissuto la propria condizione di schiavitù venatoria nel proprio isolamento, non sapendo bene cosa fare, a chi rivolgersi. Perché siamo stati fino a oggi milioni di singoli cittadini sparsi e non organizzati.
Cosa è cambiato?
Sono nati i Comitati di Cittadini Caccia Il Cacciatore il cui scopo è coagulare tutti noi attorno a una azione molto semplice e chiara.
Cosa significa aderire ai Comitati?
Significa compiere un semplicissimo atto di volontà e renderlo palese ai politici: l’atto di volontà consiste nel mettere la caccia al primo posto nelle nostre future scelte elettorali, enunciando con molta fermezza il principio che un politico il quale ritiene lecito che individui armati siano liberi di aggirarsi sul territorio nel più assoluto disprezzo dell’altrui diritto alla sicurezza e alla tranquillità, non sia degno di rappresentarci.
In altre parole aderire significa: Rifiutarsi di votare per quei politici, sia a livello locale che nazionale, che non abbiano inserito nei primi posti del loro programma elettorale, la totale messa fuori legge della caccia in quanto grave e irriformabile problema di ordine pubblico e attività lesiva dell’incolumità pubblica.
Qual è il nostro obiettivo?
Raggiungere moltissime adesioni prima delle prossime elezioni, divenendo con ciò imponente forza elettorale.
Siamo una associazione?
No. E con tutta probabilità non avremo alcun bisogno di diventarlo. Tutto ciò che ci accomuna è un criterio preciso che guiderà d’ora in poi le nostre scelte elettorali:
La sicurezza nostra e delle nostre famiglie innanzi tutto.
Via i cacciatori dalle nostre campagne!

In carica...
