I nostri soldi, le loro ricerche “scientifiche” sugli animali
17 dicembre 2011
Tema: Proteste e Incontri
Come vengono usati i milioni raccolti dalle associazioni no profit che si appellano al pubblico? Un’inchiesta precisa e sconvolgente, firmata da due medici, passa in rassegna le ricerche per il cancro, le patologie cardiocircolatorie, il Parkinson e l’Alzheimer finanziate da quattro grandi “Charities” inglesi.
Cancer Research Uk, British Heart Foundation, Parkinson Uk e Alzheimer Society sono tra i maggiori sponsor della ricerca medica europea che fa esperimenti sugli animali con i soldi raccolti tramite maratone televisive e altre giornate “della bontà”.
Ma quali test vengono finanziati in questo modo?
A che cosa servono? Ovvero, servono a qualcosa, o sono un tradimento: sia degli animali sia degli esseri umani nel nome dei quali gli animali vengono torturati e uccisi?
Realizzato da Adrian Stallwood e André Ménache per conto di Animal Aid, il dossier VITTIME DELLA SOLIDARIETA’, che LEAL porta in Italia, fotografa per il grande pubblico una realtà finora poco o per nulla conosciuta. All’interno del dossier, quattro pagine per raccontare le mancate interviste di LEAL con Telethon Italia e con Airc, e i dati più recenti sulla diffusione del cancro, delle malattie cardiocircolatorie, del Parkinson e dell’Alzheimer nel nostro Paese.
Clicca qui per leggere tutto il dossier in formato pdf
Malati di specismo, a Firenze si guarisce
2 dicembre 2011
Tema: Proteste e Incontri
Non si nasce specisti ma lo si diventa quasi subito. Quasi subito, infatti, diventa “naturale” pensare che gli esseri umani hanno diritti (alla vita, alla felicità, alla libertà, all’autonomia) che le altre specie viventi invece non hanno.
E’ specista il linguaggio, sono speciste le leggi, sono specisti il pensiero dominante e quello non-dominante, il pensiero di destra e quello di sinistra, quello agnostico e quello religioso (salvo il giainismo, salvo alcune componenti del buddhismo).
E allora, come si diventa anti-specisti? Il 10 dicembre, a Palazzo Vecchio, a Firenze, si comincerà a parlare di questa battaglia aperta su tutti i fronti: sul fronte dell’etica, del diritto, della ricerca, dell’alimentazione, della politica…
Organizza: la LIDA di Firenze. Partecipano: Progetto vivere vegan, Movimento antispecista, Laverabestia.org, Oltre la specie, LEAL. Tra i relatori ci sono Luigi Vallauri,Francesca Rescigno, Valerio Pocar, Gustavo Zagrebelsky, Costanza Rovida, Thomas Hartung, Margherita Hack, Sonia Alfano.
A Parma, un incontro con Stefano Cagno sulla vivisezione
8 giugno 2011
Tema: Proteste e Incontri, Vivisezione

Venerdì 10 Giugno, alle ore 21.00, presso la sala Civica Bizzozzero di Parma (in via Bizzozzero 19), Stefano Cagno incontrerà il pubblico per parlare di vivisezione, una piaga nascosta e purtroppo troppe volte sconosciuta della nostra società. Sarà una valida occasione per approfondire o cominciare a conoscere una pratica tenuta in vita esclusivamente da interessi economici di parte. Per il bene degli animali, che subiscono ogni giorno crudeli e inutili torture e per la nostra salute DIFENDIAMO LA VITA, DICIAMO NO ALLA CATTIVA SCIENZA! La serata è stata organizzata da Leal Parma, Enpa, L’altra marea e I giardini sospesi nell’anima.
Clicca qui per scaricare il volantino
A Londra i primi frutti avvelenati
23 maggio 2011
Tema: Proteste e Incontri
La vergogna europea in discussione in Inghilterra: le associazioni animaliste chiedono al Governo di non tradire gli animali e la pubblica opinione.

Veloce, pratico, conclusivo. E – soprattutto – sottratto a ogni dibattito pubblico e parlamentare. Così minaccia di essere il recepimento inglese della Direttiva sulla vivisezione approvata a Strasburgo nel settembre 2010. Il Governo di Londra ha infatti dichiarato di voler puntare su un iter di tipo amministrativo anziché politico. In altre parole: la trascrizione britannica della più controversa Direttiva degli ultimi anni sarà con ogni probabilità affidata al Home Office, il Ministero degli Interni inglese, che elaborerà il testo senza presentarlo al Parlamento, se non per la votazione finale.
Secondo la più antica società antivivisezionista inglese, la Società reale per la prevenzione della crudeltà sugli animali (RSPCA), la situazione è da “allarme rosso“. Altre importanti associazioni animaliste hanno unito le forze per denunciare questa prospettiva e chiedere al Governo di non abbassare gli standard di protezione degli animali da laboratorio di cui gode il Regno Unito. Ma è proprio quello che succederà se la Direttiva sarà recepita così com’è stata votata dal Parlamento europeo otto mesi fa.
Se le associazioni inglesi non ottengono quel che chiedono, se cede il “bastione” britannico, è molto difficile che gli altri 26 paesi europei non si accodino promulgando testi penosi, difficili da accettare anche per il più possibilista degli osservatori. Per capire qual è la posta in gioco e da quali standard le associazioni inglesi cercano di prendere le distanze basta considerare la portata delle richieste che rivolgono al loro governo
Stando al documento che hanno inviato al loro governo (e che trovate qui sotto tradotto integralmente in italiano) il Regno Unito:
- non deve consentire l’utilizzo delle Grandi Scimmie e neppure l’uso reiterato dello stesso animale in esperimenti che gli causano dolore intenso, sofferenza e angoscia (articolo 55);
- non deve autorizzare alcuna ricerca tramite le “procedure amministrative semplificate” previste dall’articolo 42;
- deve proibire senza eccezioni la sperimentazione sugli animali in via di estinzione, su quelli prelevati nel loro ambiente naturale e su quelli randagi o selvatici;
- non deve permettere che si sperimenti sui primati non umani nella ricerca di base (quella che non è finalizzata alla ricerca di cure e medicine) o per semplici “affezioni umane debilitanti”;
- deve vietare esperimenti dolorosi come le grandi operazioni chirurgiche eseguite senza anestesia per valutare l’efficacia degli analgesici; i test che provocano la morte degli animali per avvelenamento da tossine mescolate al loro cibo; la deliberata esposizione di animali coscienti a condizioni letali di estremo freddo, caldo o pressione barometrica; gli studi sugli effetti di agenti infettivi o tossici, che sono causa di agonia protratta con forte angoscia, o di una morte rapida con intenso dolore.
Insomma, il “Governo dovrebbe perseguire standard di benessere animale superiori a quelli definiti dalla legge europea così da riflettere l’etica e la cultura dell’opinione pubblica britannica”…
E l’Italia? Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini non nasconde di essere favorevole a una svolta nel campo della sperimentazione: “Il recepimento della Direttiva sarà un’occasione per rafforzare le misure di tutela degli animali e dare un impulso alle tecniche alternative”, ha ribadito di recente. Nessuno più della Leal pensa e sa quanto sia importante la carta dei metodi sostitutivi, ma da sola non basta a vincere la partita. Ogni punto di quelli sopra citati rappresenta uno scoglio. La battaglia è appena cominciata.
1) link al documento della RSPCA
http://www.rspca.org.uk/ImageLocator/LocateAsset?asset=document&assetId=1232724976955&mode=prd
2) link al documento originale (in inglese) del documento che presentiamo qui sotto
www.navs.org.uk/downloads/demandsfor201063eu.pdf
3) L’immagine che illustra questo articolo in home page fa parte dell’esercitazione degli studenti IED di Milano intitolata “La bellezza insanguinata”:
www.leal.it/esercitazione-degli-studenti-ied-la-bellezza-insanguinata/
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>> TRADUZIONE INTEGRALE DEL DOCUMENTO INGLESE
Raccomandazioni sul recepimento della Direttiva 2010/63/EU da parte delle Associazioni che sostengono la protezione animale e la sperimentazione non animale nel Regno Unito (Animal Defenders International, NAVS, Lord Dowding Fund, OneKind, Animal Aid, Peta UK, Uncaged)
Introduzione
A sottoscrivere questo documento sono una serie di organizzazioni non-profit il cui scopo è difendere il benessere degli animali e promuovere una ricerca biomedica e una sperimentazione tossicologica affidabili.
Con questo documento sottoponiamo al Governo alcuni suggerimenti che riguardano il recepimento della Direttiva 2010/63/EU. Le proposte che avanziamo hanno l’obiettivo di assicurare un’efficiente applicazione della Direttiva. In particolare, richiamiamo l’attenzione del Governo sull’obiettivo prioritario che sta alla base della nuova Direttiva:
L’obiettivo ultimo dovrebbe essere la sostituzione di tutti gli esperimenti animali. Oltre agli effetti positivi sul benessere degli animali, i metodi alternativi possono dare informazioni attendibilii grazie a tecniche di prova moderne e controllate dal punto di vista della qualità, che potrebbero essere più rapide e meno costose dei metodi tradizionali basati sulla sperimentazione animale (1).
Questo obiettivo riflette la desiderabilità di ridurre, e in ultima analisi eliminare, la sperimentazione animale, ed è in linea con l’impegno più importante del Governo in questo ambito: “lavorare per ridurre l’impiego degli animali nella ricerca scientifica” (2). Il recepimento della direttiva 2010/63/EU offre l’opportunità di rivedere le disposizioni vigenti nel Regno Unito e confermare l’impegno del Governo in questo campo. Riteniamo che il Governo dovrebbe attenersi, nel recepimento della Direttiva, ai seguenti principi chiave:
Rispetto per il contesto culturale del Regno Unito: il Governo dovrebbe perseguire standard di benessere animale superiori a quelli definiti dalla legge europea, così da riflettere le inclinazioni culturali ed etiche dell’opinione pubblica britannica in fatto di protezione degli animali. Il considerando n. 7 della Direttiva riconosce che “l’atteggiamento nei confronti degli animali dipende anche dalla percezione nazionale” e l’articolo 2 della Direttiva consente di mantenere misure nazionali più restrittive.
Un processo democratico e aperto: le leggi e le normative nazionali dovrebbero far riferimento agli orientamenti dell’opinione pubblica elaborando sia un indirizzo politico complessivo sia degli strumenti adeguati alla valutazione dei danni-benefici di ciascuno dei progetti di sperimentazione proposti. Il Governo inglese dovrebbe optare per un recepimento di tipo politico della Direttiva 2010/63/EU che assicuri il massimo di democraticità e trasparenza, e che sia aperto al giudizio e al coinvolgimento degli esperti di tutte le discipline coinvolte. Accelerare il recepimento della Direttiva affidandolo a un iter di tipo puramente amministrativo escluderebbe il pubblico dal dibattito privando il Governo di un prezioso apporto.
Importanza dei considerando: nella legislazione europea, i considerando rivestono un’importanza chiave per quanto riguarda l’interpretazione delle disposizioni degli articoli. Pertanto, nel processo di recepimento della Direttiva, il Governo dovrebbe garantire che essi vengano presi nella debita considerazione per quanto riguarda l’interpretazione delle diverse disposizioni. Secondo l’attuale giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, i considerando “possono espandere il campo di applicazione di una disposizione ambigua” (3) e possono pertanto essere usati per garantire una maggiore protezione agli animali. Questo significa che il Governo può considerare i seguenti punti prioritari nel processo di recepimento della Direttiva:
- Un indicatore del grado di civiltà di una società è il trattamento che questa riserva agli animali
- Bisogna ridurre al minimo la sofferenza degli animali
- Occorre sostenere una scienza di alta qualità
- E’ necessario sostituire gli esperimenti animali
-
Obiettivi del Regno Unito per il recepimento della Direttiva 2010/63/EU nella legislazione nazionale
La nuova Direttiva europea consente di migliorare in modo significativo la protezione degli animali da laboratorio nel Regno Unito. Le seguenti aree, elencate nell’ordine in cui si trovano nella Direttiva, sono quelle che riteniamo debbano avere la priorità nell’azione del Governo.
- Mantenimento delle disposizioni più restrittive esistenti nel Regno Unito in fatto di protezione degli animali (in riferimento all’articolo 2)
- Riduzione dell’uso dei primati nei laboratori britannici (in riferimento all’articolo 8 )
- Eliminazione graduale dell’uso dei primati catturati in natura dai fornitori (in riferimento all’articolo 10)
- Limitazione della sofferenza animale (in riferimento all’articolo 15)
- Aumento della trasparenza (in riferimento all’articolo 43)
- Aumento della condivisione dei dati per evitare esperimenti non necessari (in riferimento all’articolo 46 e al considerando n. 47)
- Creazione di un laboratorio nazionale per la convalida e l’implementazione di metodi alternativi (in riferimento all’articolo 47)
- Identificazione di aree di ricerca per la sostituzione dei test con gli animali tramite sistematiche rassegne tematiche (in riferimento all’articolo 58)
- Utilizzo effettivo dei metodi non-animali
Tutti questi obiettivi sono alla portata del Governo nel corso di questa importante revisione della normativa sulla sperimentazione animale nel Regno Unito, la prima da 25 anni a questa parte.
La Commissione europea giustifica l’avvenuto processo di revisione della Direttiva 86/609 citando la sua incapacità di riflettere il sentire dell’opinione pubblica nei confronti del benessere degli animali (4). Nel Regno Unito, il permesso di condurre esperimenti sugli animali piuttosto che un diritto è una “deroga” concessa in via condizionale dal Governo, che agisce in rappresentanza dei cittadini (5).
Noi concordiamo con il Ministero degli Interni sul fatto che la valutazione etica rafforzi la protezione (6) degli animali e notiamo che questo e altri elementi che rafforzano la credibilità delle istituzioni pubbliche, per esempio la trasparenza, incidono sulla riduzione della sofferenza animale e l’aumento del benessere animale.
Non ci sono prove che una regolamentazione più severa della sperimentazione animale scoraggi gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo biomedico (7). Al contrario, visti i problemi scientifici ed etici associati alla ricerca animale, una regolamentazione di questo tipo non può che stimolare lo sviluppo di nuovi metodi non-animali che offrano vantaggi medici, economici e di legittimazione sociale. Sollecitiamo il Governo a tener conto di ciò, e inoltre a far tesoro delle lezioni ricevute in altri settori, per esempio in quello della regolamentazione bancaria, nel rispondere a chi con argomenti speciosi lo invita a indebolire gli standard britannici esistenti o a resistere all’esplicita richiesta da parte del pubblico di misure che migliorino la protezione degli animali.
Il recepimento della nuova Direttiva dà la possibilità al Governo di essere un arbitro obiettivo e neutrale, garantendo l’adozione di misure che riflettano il sentire dell’opinione pubblica e difendano in modo efficace gli animali.
Mantenimento delle disposizioni più restrittive in fatto di protezione animale esistenti nel Regno Unito
Laddove il Regno Unito ha standard più alti di quelli della Direttiva europea, non deve abbassarli. L’articolo 2 è chiaro sul diritto che hanno gli Stati membri di “mantenere disposizioni (…) intese ad assicurare una protezione più estesa degli animali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente Direttiva”. Per “misura più restrittiva” bisogna intendere una legge esistente oppure norme o regole non scritte come quella cui si attiene il Ministero degli Interni non autorizzando mai procedure che coinvolgano le Grandi Scimmie. In particolare:
- Il Regno Unito non dovrebbe recepire nessuna delle “clausole di salvaguardia” dell’articolo 55 sull’uso delle Grandi Scimmie e sull’autorizzazione a procedure che causano dolore intenso, sofferenza e angoscia agli animali.
- Il Ministero degli Interni dovrebbe mantenere un regime di ispezioni più stretto rispetto a quello previsto dall’articolo 34 della Direttiva.
- Nell’istituzione degli “Organismi preposti al benessere degli animali” richiesta dagli articoli 26 e 27, il Regno Unito dovrebbe mantenere il regime di valutazione danno-beneficio attualmente in vigore negli ERP (ethical review processes) locali al fine di garantire una adeguata valutazione delle singole richieste di sperimentazione.
- La possibilità di istituire un regime di “procedura amministrativa semplificata” per l’autorizzazione di alcuni progetti di sperimentazione, prevista dall’articolo 42 della Direttiva, non dovrebbe essere accolta nella legge nazionale.
- Il Regno Unito non dovrebbe prevedere alcuna deroga ai divieti di sperimentazione sugli animali randagi o selvatici (articolo 11), sugli animali prelevati dal loro ambiente naturale (articolo 9) e sugli animali che appartengono a specie in via di estinzione (articolo 7).
- Il Regno Unito dovrebbe mantenere la protezione attualmente accordata alle forme embrionali di mammiferi, rettili e uccelli a partire dal 50% della gestazione (articolo 1)
Riduzione dell’uso dei primati nei laboratori del Regno Unito
Come utilizzatore numero uno di primati in Europa (8), il Regno Unito ha una particolare responsabilità nel ridurre rapidamente il numero di primati che utilizza annualmente. L’articolo 8 circoscrive l’utilizzo dei primati ad alcuni casi specifici.
- Dovrebbe essere stilato un elenco esaustivo di tutte le condizioni mediche per le quali i primati possono essere usati nella sperimentazione. L’articolo 8 consente la ricerca applicata solo nel caso di “affezioni umane debilitanti o potenzialmente letali”. Questa espressione andrebbe interpretata alla luce del considerando n. 17, che intende per condizione debilitante una condizione che abbia “un sensibile impatto sulla vita quotidiana della persona”(9). Andrebbe dunque compilato un elenco esaustivo di condizioni mediche in consultazione con i diversi protagonisti del settore e con l’opinione pubblica (10). Una volta recepita la Direttiva, questo dovrebbe portare a una sostanziale riduzione del numero di primati usati nel Regno Unito.
- Nella ricerca di base non dovrebbe essere consentito l’uso di primati non umani anche se non sono in pericolo di estinzione. Mentre nella ricerca applicata sono previste alcune limitazioni all’uso dei primati, non ci sono restrizioni di sorta al loro utilizzo quando si tratta di ricerca di base. E’ una situazione abnorme, dal momento che la ricerca di base non si propone di trovare cure a patologie esistenti, e c’è il forte rischio che i test proibiti dal paragrafo 1 dell’articolo 8 della Direttiva vengano permessi alla voce ricerca di base. Il Governo dovrebbe colmare questa lacuna proibendo ogni tipo di ricerca sui primati salvo che nei “settori biomedici fondamentali per gli esseri umani” (considerando 17) .
Eliminazione graduale dell’uso dei primati catturati in natura dai fornitori. Oltre la metà di tutti i primati importati in Inghilterra sono figli di (uno o entrambi) genitori catturati in natura (F1)(11). La cattura dei primati nel loro ambiente naturale è causa di degrado ambientale e di grande sofferenza non solo per i singoli esemplari ma per i gruppi di provenienza, con un significativo impatto negativo sulla conservazione delle diverse specie di primati (12).
L’articolo 10 e l’Allegato II della Direttiva 2010/63 /EU stabilisce un programma per la graduale eliminazione dell’uso di scimmie catturate in natura (F1), e per la loro sostituzione con piccoli di animali nati in cattività (animali F2). Questo programma, tuttavia, è subordinato alla pubblicazione di uno “studio di fattibilità” (fatta eccezione per le scimmie uistitì); si tratta con ogni evidenza di una concessione strappata dai fornitori dell’industria nel tentativo di rimandare l’esclusione dalla sperimentazione dei primati catturati in natura.
Ne consegue che la scadenza per la graduale eliminazione dell’uso dei macachi e altre scimmie F1 si colloca tra i 5 e i 12 anni a partire dall’entrata in vigore della Direttiva (gennaio 2013), “a condizione che lo studio non consigli un periodo più prolungato”. La scadenza per le scimmie uistitì è stata invece fissata al “terzo anno a partire dall’entrata in vigore di questa direttiva”.
In ogni caso, uno studio di fattibilità è già stato completato dalla società di consulenza indipendente Prognos, per conto della Commissione Europea, che ha concluso nella sua valutazione preliminare che “un periodo di transizione di 5 anni dovrebbe permettere alla maggior parte degli stabilimenti di allevamento di incrementare la propria produzione e fornire agli utenti animali un numero sufficiente di animali” e che “i costi aggiuntivi non dovrebbero essere significativamente elevati”. Non c’è nulla che impedisca al Regno Unito di conformarsi all’articolo 10 della Direttiva in anticipo sugli obiettivi di cui all’Allegato II.
Esortiamo pertanto con forza il Governo britannico a porre fine all’uso di primati F1 entro 5 anni dall’entrata in vigore della Direttiva, a prescindere dal nuovo studio di fattibilità.
Limitazione della sofferenza animale
L’articolo 15 stabilisce che ci debba essere un limite alla sofferenza degli animali: “Gli Stati membri assicurano che una procedura non sia effettuata qualora causi dolore, sofferenza o angoscia intensi che potrebbero protrarsi e non possano essere alleviati”. Al fine di recepire questa disposizione in modo efficace, il Ministero degli Interni dovrebbe istituire una nuova sottocategoria di esperimenti che comportano una sofferenza “intensa”, superiore al limite consentito. Noi suggeriamo che questa “categoria” di sofferenza sia denominata “grave e prolungata” e contenga esempi di esperimenti autorizzati in passato che non sono più consentiti.
Tra questi andrebbero inclusi:
- Le grandi operazioni chirurgiche eseguite senza anestesia sui cosiddetti animali di controllo per valutare l’efficacia degli analgesici; i test per misurare l’efficacia degli analgesici che richiedono di provocare un intenso dolore negli animali.
- Gli esperimenti che provocano la morte degli animali per avvelenamento da tossine mescolate alla dieta; le prolungate e massicce restrizioni nell’assunzione di acqua e/o cibo.
- La deliberata esposizione di animali coscienti a condizioni letali di estremo freddo, caldo o pressione barometrica.
- Gli studi sugli effetti di agenti infettivi o tossici, che sono causa di agonia protratta con forte angoscia, o di una morte rapida con intenso dolore.
- L’applicazione di stimoli nocivi reiterati e di estrema violenza ai quali sia impossibile sottrarsi.
- Periodi prolungati di severa costrizione fisica (impossibilità a muoversi).
Laboratori nazionali per lo sviluppo e la convalida di metodi alternativi
In base all’articolo 47 della Direttiva, il Regno Unito ha l’obbligo di “contribuire allo sviluppo e alla convalida dei metodi alternativi”. Al relativo paragrafo 2 si legge che “gli Stati membri assistono la Commissione nell’individuare e designare laboratori specializzati e qualificati idonei alla realizzazione dei suddetti studi di convalida”.
Il Centro nazionale inglese per lo sviluppo delle 3R (NC3Rs) attualmente è troppo focalizzato sulle voci “perfezionamento” e “riduzione”, e troppo poco sulla “sostituzione”, vale a dire il settore che ha registrato negli ultimi anni i progressi scientifici e tecnologici più significativi. Lo sviluppo di sofisticati metodi di sperimentazione non animale è un sicuro vantaggio per la scienza e l’industria britanniche, e previene la sofferenza degli animali.
Le associazioni firmatarie di questo documento ritengono che, in qualità di secondo maggiore utilizzatore di animali da laboratorio in Europa, il Regno Unito dovrebbe dare un contributo sostanziale sia allo sviluppo sia alla convalida di metodi alternativi. Bisognerebbe individuare e riconoscere ufficialmente diversi laboratori incaricati di sviluppare e convalidare nuovi metodi di sperimentazione in coordinamento con ECVAM. Questo porrebbe il Regno Unito all’avanguardia in fatto di innovazione scientifica, velocizzerebbe la sostituzione dei test animali, e, con il tempo consentirebbe anche notevoli risparmi alle aziende.
Maggiore trasparenza, controllo democratico delle istituzioni, allargamento delle possibilità di controllo scientifico
La trasparenza accresce la possibilità di controllo democratico delle istituzioni ed è strettamente collegata alla riduzione della sofferenza degli animali, migliorandone il benessere. Un maggiore controllo da parte della comunità scientifica e dell’opinione pubblica è certamente di beneficio alla scienza.
In base all’articolo 43, devono essere pubblicati degli studi di sintesi che comprendano tutte le componenti di un determinato progetto, cosa che fornirà informazioni più dettagliate e sistematiche di quanto non facciano gli “abstract” attualmente richiesti. In particolare, le “informazioni sugli obiettivi del progetto, ivi compresi i danni e i benefici previsti, nonché il numero e i tipi di animali da utilizzare” e “la dimostrazione della conformità ai requisiti di sostituzione, riduzione e perfezionamento” sono componenti essenziali, attualmente del tutto assenti oppure descritte in modo inadeguato negli abstract. In accordo con gli articoli 38 e 39 andrebbe anche realizzata una valutazione retrospettiva di tutti i progetti, e per consentire un più approfondito apprezzamento delle procedure da parte del pubblico e della comunità scientifica, i risultati di queste valutazioni retrospettive dovrebbero essere pubblicati insieme con gli abstract, come previsto dall’articolo 43.
Il considerando n. 41 della Direttiva stabilisce che “per garantire l’informazione dell’opinione pubblica, è importante pubblicare informazioni obiettive in merito ai progetti che impiegano animali vivi”. Attualmente la sezione 24 dell’ASPA [si tratta dell’UK Animals (Scientific Procedures) Act del 1986, che recepisce la Direttiva europea sulla vivisezione del 1986 ndr] proibisce alle persone che possiedono informazioni obiettive sui test sugli animali di renderle accessibili al pubblico e anzi le minaccia di reclusione. Pertanto, la Sezione 24 andrebbe abrogata.
Identificazione di aree di ricerca per la sostituzione dei test con gli animali tramite sistematiche rassegne tematiche
Noi appoggiamo pienamente la Raccomandazione al Governo dell’Animal Procedures Committee del 2005/6 vale a dire l’idea che andrebbero identificati e perseguiti una serie di obiettivi destinati a por fine alla sperimentazione animale perché la sincera preoccupazione per la sofferenza degli animali richiede “una forte determinazione a lavorare con fantasia e in modo costruttivo per porre fine all’utilizzo defli animali. Abbiamo notato che, sia pure in un ambito chiaramente diverso qua’è quello dell’inquinamento ambientale, l’identificazione di obiettivi impegnativi ha fornito una meta per cui lavorare anche laddove essa richiedeva forti processi d’innovazione, non solo tecnologica (13).
Pertanto il Governo dovrebbe lavorare in collaborazione con tutti i protagonisti del settore per costruire una road map che porti alla sostituzione degli esperimenti animali, grazie anche a sistematiche rassegne tematiche di specifiche categorie di test ed esperimenti sugli animali.
L’articolo 58 della Direttiva richiede che vengano periodicamente effettuati “riesami tematici sulla sostituzione, sulla riduzione e sul perfezionamento dell’uso degli animali nelle procedure”. Dato il ruolo che gli Stati membri dovranno avere in questo processo, chiediamo che il Regno Unito guidi l’agenda della EU realizzando sistematiche analisi tematiche a livello nazionale in consultazione con tutti i protagonisti del settore. Ci sono molti ambiti nei quali l’uso degli animali può essere rapidamente eliminato. Il Ministero degli Interni ha già annunciato l’intenzione del Governo di vietare l’uso di animali nella sperimentazione di prodotti per la cura della casa. Accogliamo con favore questa iniziativa e chiediamo al Governo di rivedere l’uso di animali nei seguenti settori il più rapidamente possibile:
Insegnamento: gli animali utilizzati a scopi didattici sono stati 1860 nel 2009, e potrebbero essere facilmente sostituiti da metodi alternativi basati sul computer.
Studi forensi: nel campo degli studi legali sono stati utilizzati 10 animali nel 2008 e nessuno nel 2009. I gruppi firmatari di questo documento ritengono che l’uso di animali in questo settore sia altamente discutibile, e il modesto numero di animali impiegati rende possibile una rapida sostituzione.
Militare: l’utilizzo di animali per la realizzazione di test bellici è altamente immorale e fortemente avversato dal pubblico britannico. Andrebbe quindi fermato immediatamente. La Germania ha già vietato questo tipo di test e nel Regno Unito il numero di animali utilizzati nei test bellici è diminuito dai 21.118 del 2005 agli 8.168 del 2009. Tuttavia, l’utilizzo dei primati in questo campo risulta in aumento (14).
Conservazione delle specie: questa motivazione per la realizzazione di test con gli animali è contemplata nella nuova Direttiva, ma non nell’attuale normativa inglese. A quanto pare, nel Regno Unito pochi o nessun animale viene utilizzato in esperimenti che abbiano questa motivazione. Chiediamo pertanto che i test di questo tipo siano proibiti in futuro. I gruppi per la conservazione delle specie ritengono che il miglior modo di proteggerle sia proteggerle nel loro habitat naturale.
Condivisione dei dati
Il considerando n. 42 stabilisce che “è necessario introdurre misure specifiche per incrementare l’uso di approcci alternativi ed eliminare inutili ripetizioni della sperimentazione regolatoria. A tal fine, gli Stati membri dovrebbero riconoscere la validità dei dati sperimentali ottenuti con i metodi previsti dalla legislazione dell’Unione”.
Tale requisito (articolo 46) dovrebbe essere accolto nella legislazione britannica secondo l’interpretazione più restrittiva possibile.
Effettivo ricorso ai metodi non-animali
Sia in Inghilterra che altrove, l’argomento più spesso invocato in difesa delle leggi sulla sperimentazione animale è che gli animali saranno utilizzati soltanto dove non esistono alternative. E invece, malgrado queste rassicurazioni, molto spesso accade che si preferisca continuare a sperimentare sugli animali anche quando sono disponibili dei metodi sostitutivi.
Un certo numero di considerando e di articoli della nuova Direttiva (per esempio i considerando n. 10; 11; 12; 42; 46 e 47 e gli articoli 4; 38 e 47), compreso quelli sull’autorizzazione delle procedure, fanno appello all’utilizzo dei metodi non-animali. E’ vitale che il recepimento della nuova Direttiva serva da volano per assicurare che si faccia effettivamente ricorso ai metodi sostitutivi. Dove esistono metodi non-animali è importante che questi non siano considerati degli optional né che vi si ricorra solo quando conviene; il loro uso dev’essere obbligatorio.
NOTE
(1) Relazione introduttiva alla Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici presentata dalla Commissione. [Datata 2008, in seguito scartata ndr]
Testo inglese: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ
Testo italiano: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/
(2) The Coalition: our programme for Government: 18. /Programma della coalizione di Governo (http://www.cabinetoffice.gov.uk/media/409088/pfg_coalition.pdf)
(3) 15 ILSA J. Int’l & Comp. L. 61 (2008-2009); Law of Recitals in European Community Legislation, The; Klimas, Tadas; Vaiciukaite, Jurate.
(4) Vedi nota 2.
(5) 1876 Cruelty to Animals Act.
(6) Consultazione del Home Office sulle Proposte dell’UE per una nuova Direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici, paragrafo 26, pubblicato nel maggio 2009 [Si chiama Home Office il Ministero dell’Interno inglese].
(7) Lettera del 17 luglio 2009 di Lord Roper, presidente del Select Committee on the European Union of the House of Lords, all’ammiraglio Lord West of Spithead, Parliamentary Under-Secretary of State, Home Office.
(8) Vedi la Sesta Relazione statistica: http://ec.europa.eu
(10) Il considerando n. 17 sottolinea che “l’uso di primati non umani è un tema molto sentito dall’opinione pubblica”.
(11) Vedi la risposta scritta di Lynne Featherstone al membro del Parlamento Henry Smith, 4 Novembre 2010: 1257 primati F1 e 1102 primati F2 sono stati importati nel Regno Unito nel in 2009.
(12) http://www.ad-international.org/admin/downloads/stpreporten.pdf
(13) Animal Procedures Committee, Report of the Animal Procedures Committee for 2005: 17 (vedi http://apc.homeoffice.gov.uk/reference/apc_ann_rep_2005.pdf).
(14) www.publications.parliament.uk
Liberare gli animali è solo un sogno? AURORA proiettato a Seregno il 20 maggio
9 maggio 2011
Tema: Proteste e Incontri

Nel mondo descritto dal film di Piercarlo Paderno – il nostro mondo – legge e giustizia non sempre coincidono.
Dopo essersi ritagliato un proprio spazio, sia pur piccolo, tra stampa, televisione e web, il tema della vivisezione, della disumana scienza dei laboratori e della liberazione delle cavie arriva finalmente anche al cinema.
Aurora, il sogno della liberazione è il primo lungometraggio di Piercarlo Paderno, giovane regista bresciano impegnato da anni in diversi progetti di aiuto agli animali, tra i quali la costruzione di un rifugio non lontano da Brescia e la lotta per la chiusura degli allevamenti di cani destinati alla vivisezione.
Sia da queste esperienze sia dalle molte storie lette e sentite, è nata l’idea di girare un film, dove Aurora, la protagonista, casualmente s’imbatte in un gruppo di persone che libera gli animali dai laboratori e ne entra a far parte. Comincia così il suo viaggio all’interno di un mondo dove la giustizia non ha niente a che fare con la legge e dove la lotta per la libertà viene prima di ogni altra cosa.
Né cruento né semplicistico, Aurora sa intrattenere e trasmettere efficacemente il proprio messaggio e ha finora ricevuto commenti entusiasti sia da parte di animalisti convinti sia da chi poco o nulla sapeva dell’argomento.
Presentato all’Ambient Festival di Brescia il 3 aprile scorso, Aurora verrà proiettato venerdì 20 maggio a Seregno (MB) presso il cinema Roma, alle ore 21.30.
L’ingresso sarà a offerta libera e il ricavato della serata verrà devoluto alla LEAL, la Lega AntiVivisezionista di Milano, che ha organizzato l’evento.
Sarà presente il regista, con il quale ci sarà un breve dibattito al termine del film.
Marco Mariani
Clicca qui per guardare il trailer del film
Il palio del ridicolo: protestiamo all’Unesco
11 marzo 2011
Tema: Proteste e Incontri
Grida, soldi, scommesse, rivalità impunite e somma eccitazione per gli umani. Sofferenza, stress, paura e qualche volta anche la morte per i cavalli (almeno cinquanta stando alle cronache).
Questo è il Palio di Siena, che andrebbe abolito subito e invece, sfidando il ridicolo, aspira a diventare “Patrimonio immateriale dell’umanità” insieme con l’arte tessile del Perù, i disegni rituali sulla sabbia di Vuanatu e le antiche musiche armene.
Non è uno scherzo, è andata proprio così: negli stessi giorni in cui sul quotidiano La Nazione si leggeva che otto proprietari di altrettanti cavalli sarebbero stati rinviati a giudizio per maltrattamento di animali, la Giunta comunale di Siena ha approvato una delibera dove si chiede all’Unesco di attribuire al Palio la qualità di bene comune dell’umanità. E non basta, perché a ruota anche la Giostra del Saracino di Arezzo ha fatto lo stesso. E il Palio dei Normanni di Piazza Armerina ha dichiarato che non intende restare indietro. Il braccio armato di questa operazione diplomatica è il Ministero dei Beni culturali di Roma, cui spetta istruire il fascicolo e trasmetterlo agli uffici Unesco di Parigi.
Contro l’immoralità di questa operazione l’agenzia di stampa GeaPress ha creato un dossier informativo e aperto una PETIZIONE ONLINE, dove ogni firma verrà inoltrata automaticamente sia all’Unesco (che dovrà decidere sull’esito del dossier) sia al Ministero dei Beni Culturali italiano.
Il 17 marzo degli animali
11 marzo 2011
Tema: Proteste e Incontri
Anche gli animali in piazza per i 150 anni dell’Unità d’Italia! Contro ogni forma di maltrattamento, contro lo specismo e la vivisezione la LEAL partecipa alla manifestazione del 17 marzo a Napoli, promossa dall’Associazione Familiari delle Vittime di Mafia e Sonia Alfano.
La LEAL-Lega antivivisezionista aderisce con slancio all’iniziativa del 17 marzo a Napoli promossa dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia e Sonia Alfano perché ne condivide pienamente lo spirito e l’aspirazione a una società fondata sulla giustizia.
Rinchiusi nei canili lager con i quali fanno affari camorristi, mafiosi e ladri, moribondi nei vagoni che li portano al macello, ridicolizzati nei circhi e negli zoo, martoriati in stagioni di caccia no-limits, dilaniati senza anestesia nei laboratori della vivisezione, gli animali sono l’ultimo anello nella lotta per il diritto alla vita e alla libertà.
Sono l’ultimo anello, ma sempre meno debole e invisibile. Mai come ora, infatti, il movimento che si batte per i loro diritti si è mostrato convinto, diffuso e in crescita. E come ogni gruppo oppresso ha da offrire agli altri una specifica visione del mondo e nuove prospettive per comprenderne i meccanismi, così il movimento per la liberazione degli animali oggi può dire in presa diretta quali e quanti nodi di ingiustizia e illegalità percorrono il nostro Paese, di quali patologie soffre la società, quali leggi vengono formulate ad hoc per abusarne meglio (vedi la Direttiva europea sulla vivisezione approvata l’anno scorso a Strasburgo) e quali leggi, pur giuste, vengono invece quotidianamente violate o non applicate.
Come è stato per il razzismo e per la discriminazione delle donne, il movimento che difende gli animali sfida i pregiudizi e la legge del più forte. Vede che la liberazione e il diritto degli esseri umani non sono completi senza la liberazione degli animali dallo sfruttamento e da un immeritato strazio quotidiano. L’augurio per il nostro Paese è che questa consapevolezza diventi ogni giorno di più sentire comune e sapere condiviso. Nelle scuole, nelle aule dei tribunali, nei luoghi dove si fa politica e si progetta il futuro. Come diceva Theodor Adorno: “Auschwitz comincia ogni volta che qualcuno guarda un mattatoio e pensa: sono solo animali”.
Altre informazioni sul sito www.17marzo.com
REACH: una corsa contro il tempo per contestare i test sugli animali
24 gennaio 2011
Tema: Proteste e Incontri
Per segnalare le aziende che propongono esperimenti inutili le associazioni di protezione degli animali hanno 45 giorni a disposizione.
Secondo quanto prevede il REACH (il Regolamento europeo in tema di sostanze chimiche), nei prossimi anni sarà necessario condurre accertamenti estesi e aggiornati su decine di migliaia di sostanze chimiche già in circolazione sul mercato dell’UE, con il penoso sacrificio di una moltitudine di animali: fino a 54 milioni in pochi anni.
L’unica speranza di arginare questo eccidio è riposta nei 45 giorni durante i quali l’ECHA (l’Agenzia europea per le sostanze chimiche) di Helsinki pubblicherà sul suo sito il numero e il tipo di esperimenti che le aziende produttrici intendono eseguire. Questo “periodo di osservazione”, ottenuto dietro l’insistente richiesta di alcuni gruppi di protezione degli animali – Doctors Against Animal Experiments Germany, in collaborazione con la British Union for the Abolition of Vivisection (Buav) e la European Coalition to End Animal Experiments (Eceae) – consentirà di valutare se i dati richiesti esistono già (rendendo così inutili gli esperimenti) o se si possano ottenere utilizzando metodi sostitutivi.
Al termine di questo periodo la decisione ultima sulla necessità o meno di effettuare gli esperimenti spetterà comunque all’ECHA.
All’inizio del secolo scorso i gruppi di protezione animale americani avevano seguito una strategia analoga per fronteggiare un programma di valutazione tossicologica delle sostanze prodotte in grandi quantitativi. Ma allora era stato ottenuto un periodo di osservazione di 90 giorni, ciò che permise un’ampia documentazione sulle circa 1400 sostanze chimiche indagate e portò alla riduzione del numero di animali impiegati nei test da 1.034.000 a 150.000.
Difficile dire se ora con il REACH un successo simile si potrà ripetere, ma è certo che ogni commento alle strategie aziendali di sperimentazione può salvare degli animali.
Per saperne di più: leggi l’articolo
Clicca qui per ulteriori informazioni (sito in lingua inglese)
Petizione online contro i test animali per i cosmetici: firma anche tu!
21 gennaio 2011
Tema: Proteste e Incontri
Insieme con altre tredici associazioni italiane e francesi, la LEAL ha lanciato una PETIZIONE ONLINE per chiedere la cessazione di tutti i test animali per i cosmetici. Clicca qui per andare alla petizione.
Ecco il testo della lettera aperta alla Commissione Europea che potete firmare online (nella versione inglese):
Al Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso,al Commissario alla Salute John Dalli
il 7° emendamento alla Direttiva cosmetici (76/768/CEE) del 2003 prevede che a partire dal 2013 vengano banditi in Europa tutti i test su animali per prodotti cosmetici. Adesso, sette anni dopo, la Commissione si dichiara incapace di rispettare l’impegno preso sostenendo che alcuni test sostitutivi non saranno ancora disponibili nel 2013.
Noi ci opponiamo con forza a ogni rinvio e agli argomenti addotti per attuarlo. Infatti:
1. Una società civile non ha bisogno di nuovi cosmetici se produrli significa accecare, ustionare, avvelenare, soffocare e uccidere gli animali: ci bastano i cosmetici cruelty-free già esistenti sul mercato.
2. I test sugli animali che la Commissione europea vuole mantenere in vigore non servono a proteggere la salute dei consumatori. Il principio che la sperimentazione animale non è scientificamente affidabile né predittiva per l’uomo è riconosciuto da un numero sempre crescente di accademici e istituzioni di prestigio internazionale. Con sempre maggiore forza vengono chiesti un radicale cambio di paradigma nel campo della tossicologia e la sostituzione delle prove su animali con i test in vitro, in silico e con le tecnologie “-omics” che si servono di materiale umano.
3. Poiché i test sugli animali non sono predittivi per la specie umana, siamo noi le vere cavie su cui le aziende sperimentano ogni giorno l’eventuale pericolosità di ciò che producono. E’ sui consumatori che vengono testati i 20.000 nuovi prodotti immessi ogni anno sul mercato.
4. Un approccio fondato sul “peso dell’evidenza” (epidemiologia, osservazione clinica, studi in vitro e in silico) deve sostituire l’attuale procedura di convalida dei metodi sostitutivi: così com’è concepita, infatti, essa rappresenta il maggiore ostacolo al riconoscimento normativo dei nuovi test. Inoltre impedisce l’uso delle tecnologie già esistenti che sono di gran lunga più affidabili, rapide ed esaustive per la conoscenza degli effetti nocivi delle sostanze. Anche lo sviluppo dei metodi sostitutivi deve essere favorito con tutti gli strumenti a disposizione: vanno promossi, finanziati, pubblicizzati, resi obbligatori per legge.
5. La legge chiede, a ragione, che i test sostitutivi siano scrupolosamente vagliati e convalidati, ma lo stesso obbligo non esiste e non è mai esistito per i test con gli animali (nessuno di loro, infatti, è mai stato convalidato): due pesi e due misure dettati più dalla ricerca di profitto che dalla ricerca scientifica. Se alla sperimentazione animale fosse applicato lo stesso rigore scientifico e metodologico, essa sarebbe fuori legge da molto tempo!
Per tutti questi motivi chiediamo che la data del 2013 sia tassativamente rispettata
NO ai test sugli animali! No ai cosmetici che nascono dal dolore e dalla morte!
COSMETICI E AFFARI: QUANTO VALE LA NOSTRA VITA
7 gennaio 2011
Tema: Proteste e Incontri
Dal 2013 in Europa saranno vietati i test animali per i cosmetici. Ma ora Bruxelles ci sta ripensando.
Diciamo no a questa ennesima vergogna!

Quanto vale per il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso la vita degli animali che vengono vivisezionati per uno shampoo super-innnovativo o per un filtro solare di ultima generazione? E quanto conta per il Commissario alla Salute John Dalli il parere dei medici e delle istituzioni di prestigio internazionale che sempre più numerosi dichiarano l’inattendibilità scientifica della sperimentazione animale?
Tra poco lo sapremo: nel giro di qualche settimana, al massimo entro l’11 marzo, la Commissione Europea dovrà infatti rendere esplicita la sua posizione sulla messa al bando dei cinque micidiali test che ancora vengono eseguiti su topi, ratti, conigli, maiali (e se mai occorresse anche su cani, gatti e primati) per poter dichiarare “idonei” alla vendita i prodotti che invadono gli scaffali di profumerie, supermercati, farmacie ed erboristerie.
Ogni anno le aziende cosmetiche inventano 400 nuove molecole di sintesi e commercializzano 20.000 nuovi prodotti. Per profumi, rossetti, deodoranti, tinture per capelli, dentifrici, abbronzanti e mascara i consumatori europei spendono 63 miliardi di euro all’anno, 8,3 dei quali in Italia. Gli occupati, compresi quelli dell’indotto, sfiorano i 500 mila, i “pezzi” venduti superano i 5 miliardi. E ogni confezione promette a tutti le stesse cose: seduzione, amore, passione, desiderio, la felicità di un viso eternamente giovane, la felicità perfetta. Ma poi, come nel castello di Barbablu, dietro una porta che non si deve aprire, dietro lo splendore di un viso levigato che ci sorride dalla copertina dei giornali, ci sono il sangue e l’orrore, gli occhi martoriati dei conigli che non vedono più, i maiali ustionati vivi, i cadaveri che nessuno piange, gli inermi avvolti nel dolore e sepolti nel silenzio dei mezzi d’informazione che vivono di pubblicità e dalla pubblicità vengono indotti a non guardare, a non vedere, a non scrivere una sola parola.

Nel 7° emendamento alla Direttiva Cosmetici, approvato nel 2003, c’è scritto che a partire dal 2013 devono scomparire anche i pezzi da novanta della sperimentazione animale per i cosmetici: si tratta di cinque aree di studio che spaziano dalla cancerogenesi alla sensibilizzazione cutanea passando per la tossicità da dosi ripetute alla tossicocinetica alla tossicità nella riproduzione su una o due generazioni. Sono esami pesantissimi e di grande crudeltà nei confronti degli animali. E come se non bastasse sembrano fatti apposta per insinuare il sospetto che tra i cosmetici si annidino gravi insidie per la salute umana. Ecco allora le prime due domande alla Commissione Europea e alle aziende produttrici di cosmetici:
Domanda numero 1: Con quali criteri scientifici vengono progettati e fabbricati i cosmetici di nuova formulazione che vengono immessi sul mercato? Che cosa possono contenere di tanto letale uno shampoo o una tintura per capelli da rendere necessario studiare la loro capacità di provocare tumori e disfunzioni endocrine? Che cosa rende così temibili un filtro solare, una crema per le rughe o un dentifricio da far ritenere indispensabili i test di tossicità e neurotossicità nello sviluppo prenatale o nella riproduzione di una o due generazioni di animali?
Domanda numero 2: Se esiste il dubbio che i nuovi (o vecchi) cosmetici possano provocare il cancro, gravi disfunzioni endocrine e fenomeni di tossicità organica, in base a quali evidenze scientifiche si ritiene che i test sugli animali possano fugare questi dubbi? Come sappiamo, la sperimentazione in vivo non è mai stata convalidata, eminenti tossicologi e istituzioni di prestigio internazionale ne contestano da tempo la significatività per la specie umana, anche il National Research Council (NRC) americano invoca una svolta nella tossicologia del XXI secolo dichiarando obsoleti e inattendibili i test sugli animali. A fronte di queste autorevoli prese di posizione, in base a quali elementi si pensa di poter dimostrare che il fatto che un ratto o un coniglio non sviluppano tumori o disfunzioni endocrine dopo aver assorbito un certo ingrediente chimico-cosmetico sia una garanzia anche per la salute dei consumatori?

Lo stabulario dell'Istituto Pasteur di Parigi, 1913 (fonte: Gallica.bnf.fr)
Per decidere se bandire i test animali nel 2013 oppure mantenerli in vita, la Commissione europea ha chiesto una “radiografia” della situazione a 41 esperti del settore, 6 dei quali appartenenti al Joint Research Center della Commissione stessa, 7 al settore dell’industria, 11 ai centri di sperimentazione, 16 agli istituti universitari e infine un consulente privato. E’ importante sapere che le valutazioni sui test alternativi contenute in questa relazione tecnica (1) serviranno anche a orientare il Parlamento europeo e il Consiglio di Ministri sul “che fare”. Ecco allora le domande numero 3 e numero 4, formulate sulla scorta delle interrogazioni parlamentari presentate dall’eurodeputata Sonia Alfano il 13 dicembre scorso (2) e del “Commento” critico di due tossicologi di prestigio internazionale quali Michael Balls e Richard Clothier (3):
Domanda numero 3: Con quali criteri sono stati scelti i 41 esperti incaricati di stendere la relazione tecnica sui metodi alternativi non-animali? In che modo – a garanzia dell’autorevolezza dello studio – la Commissione ha provveduto alla trasparenza e al bilanciamento dei vari interessi in gioco? Esclude la Commissione l’esistenza di conflitti di interesse tra gli esperti nominati e le parti interpellate per realizzare lo studio? Come valuta la Commissione l’approfondito esame critico che su questa relazione hanno condotto Michael Balls e Richard Clothier e il fatto che essi giudichino alcune delle proposizioni tecnico-scientifiche ivi contenute “incredibili” (amazing), non all’altezza “di un documento che si vuole autorevole” né passibili di rappresentare “una base attendibile” per informare e orientare il Parlamento e il Consiglio?
Domanda numero 4: Per quale motivo, a fronte di cinque capitoli sullo status attuale e futuro dei test sostitutivi in vitro e in silico, la relazione tecnica dei 41 esperti non contiene neppure un capitolo sullo status, l’affidabilità e la necessità di convalida dei metodi in vivo attualmente in vigore? Come mai viene segnalata – e lamentata – l’assenza di metodi sostitutivi senza che venga contestualmente segnalata e lamentata la povertà e la frammentarietà di sostegno legislativo, finanziario ed educativo che il loro sviluppo riceve a livello sia nazionale sia comunitario? Qual è la posizione di Bruxelles a questo proposito? Per quale motivo si valuta l’ipotesi di posticipare la messa al bando della sperimentazione animale sui cosmetici per mancanza di metodi sostitutivi e nello stesso tempo, con l’approvazione della Direttiva sulla vivisezione 2010/63/UE, si indeboliscono tutte le politiche relative allo sviluppo e alla convalida di quegli stessi metodi sostitutivi?

Horst Spielmann, per anni direttore del Centro nazionale tedesco per la documentazione e la valutazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale (ZEBET) e ora docente di Tossicologia alla Freie Universitat di Berlino, giudica la relazione tecnica dei 41 esperti un’“occasione perduta” (4); carente sia dal punto di vista scientifico sia da quello della tutela degli animali; priva di informazioni significative e utili per i ricercatori, ma anche priva di luce, di visione, di respiro strategico, incapace di ragionare sui punti di forza per raccordarli ai punti deboli e indicare la strada del futuro. Ed ecco la quinta domanda:
Domanda numero 5: Se la volontà di superare una volta per tutte la sperimentazione animale non viene coltivata con forza e lungimiranza a Bruxelles, se alle chiacchiere non seguono i fatti, se nei corridoi della Commissione e del Parlamento si dissolvono come neve al sole i proclami fatti a gran voce sotto la luce dei riflettori, quale via, quali strumenti, quali opzioni ci rimangono? A chi dovranno rivolgersi i cittadini europei per vedere tutelata la propria salute? Chi renderà giustizia alle idee di giustizia e compassione?
Per PARTECIPARE ALLA PROTESTA vai su Facebook alla pagina “2013 STOP animal testing for cosmetics” oppure scarica i moduli per le firme cartacee sul sito di GeaPress
NOTE
1 Clicca per leggere il Draft Report on Alternative (Non-animal) Methods for Cosmetic Testing: Current Status and Future Prospects 2010
2 Clicca per visitare la pagine Benessere degli animali di Sonia Alfano
4 Clicca per leggere Horst Spielmann, ATLA EDITORIAL/ A Missed Opportunity









