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È online l’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

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L’editoriale di Gian Marco Prampolini
Presidente LEAL

Ebbene, da qualche tempo due casi assurti alla cronaca, che vedono coinvolti l’orso M49 in Trentino ed alcuni macachi, tenuti prigionieri nei laboratori universitari di Parma, hanno sollevato molta indignazione e forte proteste sia da parte delle associazioni animaliste che da gran parte dell’opinione pubblica. L’una riguarda l’accanimento nei confronti dell’orso, su cui pende la condanna di uccisione per “questioni di sicurezza”; i macachi sono invece condannati a essere sacrificati, in nome di una pseudo scienza, che finanzia un progetto sperimentale, dimostratosi fallimentare già in partenza, in quanto precedentemente testato sugli esseri umani, con esiti negativi. Nonostante siano sempre più numerosi i ricercatori che mettono in discussione l’efficacia del modello animale, due milioni di euro di finanziamento (ovvero danaro pubblico), stanziato in fretta e furia, per torturare i macachi, fino a renderli ciechi, con grandi sofferenze, prima di essere poi soppressi, fanno sempre gola, anche alla faccia del “benessere animale” tanto strombazzato dai “buoni” ricercatori.

L’uccisione dell’orso invece è frutto della incapacità e della cattiva gestione, per il controllo del territorio trentino, dove chi dovrebbe garantire la salvaguardia del patrimonio naturale e faunistico (a fronte dei milioni di euro elargiti per il ripopolamento dell’orso), preferisce uccidere i plantigradi, in quanto ritenuti pericolosi. La realtà è che invece sono questi politici ad essere pericolosi, disposti a compiacere gli allevatori, che non sanno tutelare i loro capi e i cacciatori dalla doppietta facile, volendo pure estendere la pena di morte anche ai lupi. Nemmeno sono stati in grado di catturare questo povero orso, tanto pericoloso, che pare sia sfuggito sotto il loro naso, sul quale ricadono pesanti accuse, fra l’altro non supportate da prove reali.

Uccidere, uccidere e ancora uccidere è la solita sbrigativa soluzione quando si tratta di animali, sempre più oggetti della perversione umana. Anche l’indifferenza della gente può uccidere, quando non si mobilita, lasciando libere le piazze delle proteste, perché per migliorare il mondo dovremmo essere tutti animalisti e fermare questi crimini contro gli animali.

Per concludere mi piace richiamare una nota citazione di Mark Twain che recita: “Non mi interessa sapere se la vivisezione produce o no risultati utili per la specie umana, la sofferenza che essa infligge agli animali non consenzienti, è all’origine del mio rifiuto nei suoi confronti e lo giustifica pienamente, senza bisogno di cercare oltre”. Questa considerazione dovrebbe valere anche per tutti i casi di maltrattamenti quali: circhi, allevamenti, pellicce, caccia e zoo.

Vi aspetto tutti in piazza!

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