Secondo le leggi Usa, se il finanziamento è pubblico, anche i test devono esserlo


E così due associazioni animaliste - Negotiation is Over! e Peta - sono riuscite a farsi consegnare le foto e i documenti che testimoniano di atroci esperimenti sui primati (Università della Florida) e su gatti randagi (Università del Wisconsin). Ecco i dettagli di questi studi, utili solo a "mantenere un buon ritmo di pubblicazioni e finanziamenti costanti".

-1 – I primati dell’Università della Florida. Immobilizzati, tatuati, amputati
-2 – La tragedia dell’innocente Double Trouble
-3 – Il commento di Lawrence Hansen, docente di neuroscienze all’Università della California: “Tre milioni di dollari di sofferenze inutili”

1 – I primati dell’Università della Florida

Immobilizzati, tatuati, amputati. Le immagini che vedete, insieme con molte altre, sono state rese pubbliche dall’associazione americana NIO (Negotiation is over!), che le ha ottenute appellandosi alle leggi vigenti in Florida Documenti e fotografie si riferiscono a interventi sui primati eseguiti negli ultimi anni dai veterinari dell’Università della Florida. Secondo Nio, le immagini più agghiaccianti degli esperimenti restano da pubblicare.

Ecco come sono andati i fatti, secondo la ricostruzione di Nio
- ottobre 2010: l’Università della Florida rifiuta di ottemperare alle leggi dello Stato della Florida e rendere pubblici i documenti dei test sui primati;
- dicembre 2011: attivisti di Nio vincono un ricorso contro l’Università della Florida presso l’Alachua Circuit Court. Il giudice Martha Ann Lott stabilisce che i documenti siano resi pubblici, ma l’Università della Florida ottiene di poter tenere segreto il luogo in cui sono rinchiusi i primati;
- maggio 2012: le leggi della Florida sullo stalking vengono emendate per impedire che l’associazione pubblichi notizie sugli sperimentatori dell’Università;
- giugno 2012: l’Università della Florida presenta un esposto in base al quale viene perquisita l’abitazione di Camille Marino, fondatrice di Nio, che viene rinchiusa in carcere per alcune settimane.

Insieme con Nio anche noi ci chiediamo: se è vero che dentro l’Università della Florida (come nelle Università di tutto il mondo) gli esperimenti sui primati e sugli altri animali vengono realizzati nella più stretta osservanza delle leggi esistenti, allora perché rifiutano di rendere pubblico e di documentare ciò che fanno?

OPEN RECORDS REQUEST

La home page di Nio


2 – I gatti dell’Università del Wisconsin

Massacrati per niente, come Double Trouble, per incomprensibili studi sull’udito umano, il cui vero scopo era “mantenere un buon ritmo di pubblicazioni per assicurare finanziamenti costanti” agli sperimentatori

la piccola Double Trouble

la piccola Double Trouble

Quando la Peta, che è la più grande associazione animalista del mondo, ha saputo che i ricercatori dell’Università Wisconsin-Madison avevano fotografato diverse fasi dei propri esperimenti sui gatti randagi ha chiesto di entrare in possesso di quei documenti. Ha potuto farlo grazie a una legge comune a tutti gli Stati americani che dice che gli esperimenti finanziati ed eseguiti con soldi pubblici sono per l’appunto “pubblici”, e vanno ceduti a chi tra i tax payers ne fa legalmente richiesta.

Ci sono voluti più di tre anni per averla vinta, ma alla fine Peta ha avuto ragione dell’Università. Le foto di Double Trouble, la disperata creatura dal manto rosso tigrato che vedete nelle immagini, hanno fatto il giro del mondo, suscitando un più che giustificato orrore.È un orrore che raddoppia quando si viene a sapere che sono decenni che con i soldi pubblici vengono finanziati esperimenti come questi, negli Usa, ma non solo: in tutto il mondo industriale avanzato!

Double Trouble

Gli ultimi dati della Commissione Europea segnalano infatti che in Europa, nel 2008, sono stati utilizzati negli esperimenti da laboratorio 4.088 gatti. Double Trouble è stata sottoposta a operazioni agli occhi, alle orecchi e al cervello. Non una ma molte operazioni successive e contemporanee: una cosa “normale” negli stabulari di tutto il mondo. È uso corrente, e la Direttiva europea 2010/63/UE lo conferma, riutilizzare più e più volte lo stesso animale, per esperimenti diversi, anche se questi gli causano grave dolore, angoscia e sofferenza (articolo 16: “Riutilizzo”).

Double Trouble

In uno degli esperimenti fotografati, gli sperimentatori scientifici dell’Università di Madison hanno immobilizzato la testa della gattina con gli strumenti di acciaio che vedete nelle foto. Quindi le hanno praticato dei buchi nel cervello per inserirvi degli elettrodi. Quindi le hanno versato delle sostanze tossiche nelle orecchie per renderla sorda… Quindi l’hanno deprivata di cibo per diversi giorni per obbligarla a “cooperare”, quindi ne hanno rinchiuso il corpo in una borsa di plastica per impedirle di muoversi… In capo a poco tempo, Double Trouble ha dato segni di disordini neurologici… quindi è rimasta semi-paralizzata… quindi, tre mesi dopo l’inizio dell’ultimo esperimento, la sua ferita alla testa si presentava “aperta, purulenta, moderatamente gonfia”… quindi è subentrata un’infezione batterica resistente agli antibiotici… quindi agli occhi degli sperimentatori Double Trouble appariva… depressa, e tuttavia l’hanno costretta a “sopravvivere” a se stessa per altri due mesi. Poi, finalmente, (è la sola cosa che riusciamo a dire con tutto il cuore: finalmente), Double Trouble è stata uccisa e decapitata affinché gli sperimentatori potessero studiarne il cervello e scriverne in modo dettagliato sulle relazioni ufficiali … (Come se non bastasse i documenti e le foto segnalano anche che gli effetti dell’anestesia sono svaniti molto prima che l’operazione documentata dalle foto su Double Trouble venisse conclusa).

Double Trouble

Gli sperimentatori hanno giustificato l’utilizzo di gatti per esperimenti come quello appena descritto senza neppure citare presunti benefici per il genere umano, limitandosi a segnalare che essi avevano bisogno di “mantenere un buon ritmo di pubblicazioni al fine di assicurarsi costanti finanziamenti”. Il progetto pluriennale di cui fa parte l’esperimento di cui sopra ha già ingoiato oltre 3 milioni di dollari dei contribuenti tramite i fondi del NIH (National Institutes of Health). Peta ha chiesto che vengano effettuate ulteriori indagini su esperimenti e sperimentatori.

3 – Tre milioni di dollari di sofferenze inutili

di Lawrence Hansen

Lawrence HansenLa requisitoria di uno dei massimi esperti di ricerca sul cervello a proposito di Double Trouble e degli altri randagi massacrati dai ricercatori dell’Università del Wisconsin è durissima. Ma si conclude con una nota di speranza: quando il pubblico saprà la verità, per questi studi sarà la fine.

“L’anno scorso, l’Università Wisconsin-Madison mi ha invitato a partecipare a una serie di conferenze sull’etica della sperimentazione animale. Ho fatto presente che gli esperimenti sugli animali si svolgono lontano dagli occhi del pubblico, il quale, in larga maggioranza, considererebbe che quello che viene fatto ai cani, ai gatti e alle scimmie nei laboratori equivale alla tortura. Ho spiegato che molti degli esperimenti cui vengono sottoposti agli animali non hanno se non un tenue legame con il miglioramento della salute umana. Ho pure segnalato che il sistema di controllo e revisione della sperimentazione sugli animali è gravemente scadente e difettoso. Una serie di osservazioni, le mie, purtroppo profetiche. Come dimostra anche il recentissimo caso degli orrendi esperimenti sul cervello dei gatti eseguiti proprio all’Università Wisconsin- Madison.

Per anni il National Institutes of Health americano (la massima autorità in fatto di medicina e ricerca negli Usa ndr) ha finanziato – e l’Università Wisconsin Madison ha approvato – una serie di esperimenti incredibilmente crudeli sulla base dell’assunto che sezionare il cervello di dozzine di gatti, trapanarne il cranio, inserire perni metallici nei loro occhi, assordarli e affamarli avrebbe aiutato gli sperimentatori, come si legge nella documentazione universitaria, a “mantenere un buon livello quantitativo di pubblicazioni tali da assicurarci un flusso costante di finanziamenti”. Neppure i membri della facoltà hanno mai rivendicato utilità di quei disumani esperimenti per la salute umana, cosa confermata anche dal fatto che nessuno ha mai citato quegli studi per quanto riguarda l’udito umano.

Come medico e come esperto nel settore della ricerca sul cervello umano – il Journal of Alzheimer Disease mi ha collocato tra i primi cento ricercatori al mondo in questo campo – sostengo che qualsiasi ricerca sul funzionamento dell’udito umano può essere condotta eticamente con volontari umani e l’uso delle più sofisticate tecniche di scansione di cui ormai disponiamo. In effetti, questo avviene già in molti laboratori universitari consapevoli di quanto ho appena detto. Finanziare gli esperimenti straordinariamente violenti e invasivi dell’Università Wisconsin-Madison significa sottrarre 3 milioni di dollari a ricerche che possono davvero migliorare la salute e il benessere degli esseri umani.

Le sconvolgenti fotografie degli esperimenti eseguiti all’Università Wisconsin-Madison – fotografie che l’Università ha combattuto allo stremo per tenere segrete – dovrebbero indurre il pubblico a mettere in discussione l’integrità degli scienziati e il supporto accordato a questi crudelissimi esperimenti nel corso dei quali vengono tormentati e uccisi animali che la maggior parte della gente considera come membri della propria famiglia.

Le immagini di una triste gattina tigrata con la testa squarciata e grotteschi arnesi impiantati ovunque bastano a trasformare chiunque in un convinto animalista. Questo tipo di esperimenti possono perpetuarsi solo perché la maggior parte della gente non ne sa nulla e, di conseguenza, gli sperimentatori su animali rendono conto di ciò che fanno solo ai propri colleghi! Ora che comincia a farsi strada la verità su questo tipo di abusi, è solo una questione di tempo.

Presto l’opinione pubblica comincerà a chiedere ragione di che cosa avviene nei laboratori e a chiedere la fine di quegli studi mortiferi e superflui”.

Lawrence Hansen è docente del Dipartimento di neuroscienze e patologia presso la University of California-San Diego School of Medicine di La Jolla, California. Il testo che pubblichiamo è uscito sul Wisconsin State Journal