SALVIAMOLI NOI

Per capire cos’è la vivisezione oggi, c’è un documento ufficiale della UE più scioccante e istruttivo di qualsiasi testo canonico in materia. È la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo datata 15 giugno 2010.

Qui, in sette pagine dattiloscritte, uno degli organismi più rappresentativi del nostro continente ricapitola l’iter della Direttiva 86/609/CEE e ne commenta l’esito finale. Lo fa in modo diplomatico e opportunamente criptato ma alla fine è chiaro che il testo finale, quello che verà votato in settembre, piace poco all’estensore. Che al centro della sua analisi mette i 167 emendamenti presentati, votati e adottati dagli eurodeputati nella seduta plenaria del 5 maggio 2009.

Nella Comunicazione si legge che alcuni di questi emendamenti non hanno modificato il principio ispiratore del testo iniziale. Altri invece ne hanno “alterato la natura”. Vediamo quali.

Il primo imputato è l’emendamento 30, che ha ristretto il campo di applicazione della Direttiva, non tenendo conto “delle conoscenze scientifiche oggi disponibili sulla sensibilità di molte altre specie e forme di vita oltre a quelle attualmente protette”. Traduzione: il testo originario della legge “proteggeva” tutte le specie viventi. Ora, dopo che la proposta di legge è passata al vaglio del Parlamento, ne risultano esclusi tutti gli invertebrati, salvo i cefalopodi (i molluschi marini). E questo malgrado la scienza abbia provato che anche gli invertebrati sono capaci, come noi, di provare pena, dolore e paura.

A ruota ecco gli emendamenti 73, 74 e 75 sull’utilizzo dello stesso animale in sperimentazioni successive. La Commissione escludeva che si potessero sottoporre a nuovi test gli animali che avevano già subito una procedura classificata come ‘moderata’. Ma non c’è stato nulla da fare e così, in ossequio ai desideri del Parlamento, il testo ora consente il riutilizzo sistematico di animali già sottoposti a procedure ‘moderate’ in casi in cui anche la procedura successiva sia di gravità ‘moderata’.

E se questo non vi basta, sentite il seguito: “Infine, per arrivare a un compromesso tra le istituzioni, sono state introdotte altre due clausole di salvaguardia, che possono essere invocate solo per motivi eccezionali e giustificabili: esse consentono: a) di oltrepassare il limite di sofferenza a cui l’animale può essere sottoposto e b) di utilizzare i primati non umani in settori che non sono connessi ad affezioni umane invalidanti e potenzialmente letali. Non sono clausole gradite alla Commissione. La quale, tuttavia, “in uno spirito di compromesso globale, può accettarle”.

Scorrendo le sette pagine della Comunicazione s’impara che le cose che si possono o si devono accettare in uno “spirito di compromesso globale tra le istituzioni” sono parecchie. Si può accettare, ad esempio, che venga ridotto l’iter burocratico dei progetti, oppure che per molte delle procedure non sia più necessario chiedere l’autorizzazione e basti una semplice notifica, oppure ancora che il peso dei controlli sull’applicazione della direttiva risulti piacevolmente alleggerito. Infine, l’emendamento 54 che recitava: “Nulla osta a che gli Stati membri applichino o attuino misure nazionali più rigorose intese a migliorare il benessere e la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”. A differenza degli altri, questo era un emendamento migliorativo per la sorte degli animali, almeno di alcuni. Ma per strada si è perso, stavolta per col placet della Commissione. Che scrive. “L’accordo finale consente [ai singoli Paesi membri] di mantenere misure più rigorose, ma non di adottarne di nuove”.

E ora facciamo un passo indietro. Molto prima di elencare i punti più controversi della legge, proprio all’inizio della Comunicazione, la Commissione europea definisce gli obiettivi che si propone la revisione della Direttiva 86/609. Tra questi – dichiara – uno dei più importanti è rafforzare la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. E affinché non restino dubbi, ripete: lo scopo della legge è “garantire che gli animali utilizzati negli esperimenti ricevano cure appropriate e un trattamento umano, in linea con l’articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che riconosce gli animali come esseri senzienti”.

Noi abbiamo aperto il testo della legge e lo abbiamo letto da cima a fondo più volte, compresi gli allegati: se quel che c’è scritto in quelle pagine significa garantire “un trattamento umano a esseri senzienti”, allora dobbiamo dire che il documento va richiuso il più in fretta possibile e allontanato da noi come si allontana il veleno. Se non li salviamo noi, chi li salverà?


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