REACH: una corsa contro il tempo per contestare i test sugli animali

Per segnalare le aziende che propongono esperimenti inutili le associazioni di protezione degli animali hanno 45 giorni a disposizione.

Secondo quanto prevede il REACH (il Regolamento europeo in tema di sostanze chimiche), nei prossimi anni sarà necessario condurre accertamenti estesi e aggiornati su decine di migliaia di sostanze chimiche già in circolazione sul mercato dell’UE, con il penoso sacrificio di una moltitudine di animali: fino a 54 milioni in pochi anni.

L’unica speranza di arginare questo eccidio è riposta nei 45 giorni durante i quali l’ECHA (l’Agenzia europea per le sostanze chimiche) di Helsinki pubblicherà sul suo sito il numero e il tipo di esperimenti che le aziende produttrici intendono eseguire. Questo “periodo di osservazione”, ottenuto dietro l’insistente richiesta di alcuni gruppi di protezione degli animali – Doctors Against Animal Experiments Germany, in collaborazione con la British Union for the Abolition of Vivisection (Buav) e la European Coalition to End Animal Experiments (Eceae) – consentirà di valutare se i dati richiesti esistono già (rendendo così inutili gli esperimenti) o se si possano ottenere utilizzando metodi sostitutivi.

Al termine di questo periodo la decisione ultima sulla necessità o meno di effettuare gli esperimenti spetterà comunque all’ECHA.

All’inizio del secolo scorso i gruppi di protezione animale americani avevano seguito una strategia analoga per fronteggiare un programma di valutazione tossicologica delle sostanze prodotte in grandi quantitativi. Ma allora era stato ottenuto un periodo di osservazione di 90 giorni, ciò che permise un’ampia documentazione sulle circa 1400 sostanze chimiche indagate e portò alla riduzione del numero di animali impiegati nei test da 1.034.000 a 150.000.

Difficile dire se ora con il REACH un successo simile si potrà ripetere, ma è certo che ogni commento alle strategie aziendali di sperimentazione può salvare degli animali.

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