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Ci battiamo contro caccia e pesca, circhi, zoo, pellicce ed allevamenti, promuovendo anche uno stile di vita vegano. Siamo inoltre impegnati con i nostri legali in numerosi processi contro i maltrattamenti e promuoviamo dossier e campagne informative.

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I cinque articoli più letti di aprile 2018

foto LEAL Laika con LOGO

LEAL DA 40 ANNI SI BATTE PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE E DAL 1981 FINANZIA LA RICERCA SENZA ANIMALI. Grazie al sostegno di medici e ricercatori antivivisezionisti si può contare su una ricerca etica e scientificamente attendibile che salvaguardi la vita di uomini e animali. MA SERVONO FONDI PER FINANZIARE I METODI SOSTITITUTI CHE NON USUFRUISCONO DI SOVVENZIONI PUBBLICHE. AIUTA LEAL A SOSTENERE LA RICERCA SENZA ANIMALI! 

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La filariosi cardiopolmonare canina

Il ritorno della primavera impone necessariamente una doverosa riflessione sulla filariosi cardiopolmonare, una grave malattia parassitaria che può colpire i nostri beniamini con la coda e che deve pertanto essere opportunamente prevenuta con interventi mirati. L’innalzamento della temperatura ambientale, tipico della bella stagione, favorisce il risveglio delle zanzare, che tornano dunque a essere attive con le loro fastidiose punture. Questi piccoli insetti non molestano solo noi, ma anche i nostri amici cani: il pericolo principale per loro, però, non è rappresentato dal prurito generato dai morsi dei parassiti o dalla sottrazione di sangue, ma dall’eventuale inoculazione di un verme tondo, la Dirofilaria immitis, che si localizza da adulto nel ventricolo destro e nell’arteria polmonare degli animali ospiti, raggiungendo la lunghezza di 12-30 centimetri e causando loro, come non è difficile immaginare, problemi di una certa entità.

GIORNALE LEAL VETERINARIO hires

Il nematode in questione può colpire anche altre specie animali, quali per esempio il gatto, il furetto, la volpe, il lupo e il coyote. La trasmissione, come accennato precedentemente, avviene per mezzo di insetti vettori, più precisamente i ditteri ematofagi (zanzare) dei generi Culex, Aedes, Anopheles e così via, nell’organismo dei quali sono ospitate le forme immature allo stadio larvale. Il ciclo biologico della Dirofilaria immitis Nel momento in cui la zanzara portatrice compie il pasto di sangue sul cane, gli inocula automaticamente le larve infestanti di terza età (le cosiddette L3). Queste, inizialmente localizzate nel tessuto sottocutaneo (in cui rimangono per circa una ventina di giorni), vengono attraverso il torrente circolatorio trasportate fino al cuore, dove si stabiliscono definitivamente e si trasformano gradualmente in filarie adulte. Tale processo, dal momento dell’inoculazione da parte della zanzara fino alla presenza dei parassiti adulti in sede cardiopolmonare, ha una durata di circa 5-6 mesi. A questo punto i parassiti adulti di sesso maschile e femminile (la cui vita media è di 4-5 anni) si riproducono, riversando in circolo le larve figlie di prima età (microfilarie o L1), che successivamente si trasformano in L2, permanendo nel sangue anche per alcuni anni. Se, a questo punto, la zanzara si nutre del sangue di un cane infestato, può ingerire anche le microfilarie L2, le quali si tramutano nel suo corpo in larve infestanti di terza età (L3) nel giro di 10-20 giorni, pronte a essere inoculate in un nuovo ospite e a ricominciare pertanto il ciclo biologico dal principio.

Come accorgersi e come intervenire

Le filarie adulte si annidano nel cuore del nostro amico a quattro zampe, provocando gravi lesioni e impedendo il corretto funzionamento dell’organo. I sintomi saranno più o meno evidenti in funzione del grado di gravità della patologia: nelle situazioni meno serie le manifestazioni cliniche possono essere del tutto assenti, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a un vero e proprio scompenso cardiaco, caratterizzato da tosse, affaticamento respiratorio, svenimenti improvvisi, deperimento progressivo, decadimento delle condizioni generali e morte. Un aspetto sintomatologico importante della filariosi cardiopolmonare canina è la cosiddetta sindrome della vena cava: si tratta di una complicazione che, legata alla presenza dei parassiti nell’atrio destro e nelle vene cave, è caratterizzata da emolisi intravascolare seguita da gravi difficoltà respiratorie, anemia, emoglobinuria e shock cardiocircolatorio; la prognosi è quasi sempre infausta; il trattamento (da effettuare con la massima urgenza) è rigorosamente chirurgico e prevede la rimozione delle filarie adulte dall’atrio destro e dalle vene cave.

La diagnosi della filariosi è naturalmente di competenza del medico veterinario, che eseguirà allo scopo uno specifico esame del sangue: la disponibilità di test ambulatoriali, rapidi e affidabili, consente di ottenere un risultato, positivo o negativo che sia, nel giro di alcuni minuti. Il trattamento terapeutico consiste nella messa in atto di specifici protocolli farmacologici, i quali devono però essere attentamente vagliati sulla base della classificazione del grado di gravità della patologia. A tale scopo è fondamentale l’esecuzione di tutta una serie di analisi (ematologiche, radiografiche, ecografiche) a supporto dei riscontri clinici già ottenuti nel corso della visita.

Prevenire è meglio che curare

La profilassi della filariosi cardiopolmonare canina deve essere intrapresa nelle regioni italiane in cui la malattia è endemica: attualmente il rischio è presente in tutta l’Italia settentrionale, ma anche in numerose aree del centro e in Sardegna. Sarà in ogni caso il medico veterinario a consigliare a riguardo chi ha scelto un cane per amico e compagno di vita, in funzione della zona di residenza e dei luoghi di frequentazione lungo il corso dell’anno. La prima scelta consiste nell’esecuzione di un’iniezione contenente un principio attivo a lento rilascio (non si tratta, come molti credono, di una vaccinazione: non va quindi a interferire con il sistema immunitario), che consente una prevenzione della durata di un anno: si tratta di una procedura assolutamente pratica e al tempo stesso professionale, in quanto effettuata direttamente dal medico veterinario in ambulatorio.

Questa scelta, efficace e priva di effetti collaterali, è praticabile senza problemi anche nei cuccioli e nelle cagne in gravidanza. L’alternativa, per chi vuole evitare l’iniezione, è costituita dalla somministrazione mensile di farmaci in grado di uccidere le forme larvali inoculate all’animale dalle zanzare portatrici. L’esempio classico è rappresentato dalla milbemicina, una molecola attiva per quattro/sei settimane, capace altresì di eliminare dall’intestino i vermi tondi frequentemente ospitati dai nostri beniamini con la coda. L’importante è ricordarsi di dare il medicinale con regolarità e costanza per tutto il periodo dell’anno in cui le zanzare sono attive. Da sottolineare, a questo proposito, che tutti i principi attivi a dispensazione mensile agiscono retro-attivamente sulle settimane precedenti rispetto alla loro somministrazione: non devono, pertanto, essere interrotti troppo presto.

Tra gli animali familiari, anche gatti e furetti possono essere infestati dalla Dirofilaria immitis. In queste due specie, a differenza del cane, la filariosi cardiopolmonare non può essere curata, in quanto il farmaco specifico (che è un derivato dell’arsenico) comporta inevitabilmente rischi quasi sempre mortali. Per tutelare la loro buona salute è bene mettere in atto, nelle stagioni e nelle aree geografiche esposte al rischio, la chemioprofilassi. In tal caso la scelta del medicinale più adatto dipenderà dalle valutazioni del medico veterinario di fiducia.

testo di Pietro M. Bianchi, veterinario
Clinica Sempione Milano 02 33605150
Dr. Bianchi e Dr. Dominione

Estratto dall’ultimo numero della nostra rivista, da leggere e sfogliare online → “La Voce dei Senza Voce” n. 109

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Rinuncia a olio di palma e biodiesel, salva gli oranghi!

In ogni litro di carburante ci sono olio di palma, colza, grano o barbabietola: la UE impone queste miscele. La coltivazione di olio di palma causa gravi danni ambientali. Nel Borneo, la popolazione di oranghi si è ridotta di 100.000 unità. La UE sta discutendo la sua futura politica in materia di bioenergia.

orango_borneo

Le foreste tropicali del mondo vengono distrutte e sostituite da monocolture destinate alla produzione di biocarburanti. L’abbattimento delle foreste rilascia grandi quantità di carbonio nell’atmosfera. Anche gli studi commissionati dalla UE arrivano a questa conclusione. Il biodiesel dell’olio di palma rilascia tre volte più emissioni nocive per il clima rispetto al diesel fossile.

La superficie dedicata alla produzione di biocarburanti per la UE copre 8,8 milioni di ettari (dimensione dell’Austria!). Due terzi di questi sono al di fuori della UE. Nel sud-est asiatico, le piantagioni di palma per il biodiesel europeo si estendono per 2,1 milioni di ettari, secondo il rapporto UE. Oranghi, tigri, rinoceronti ed elefanti perdono il loro habitat.

Nel 2016, le auto dei 28 Stati membri hanno bruciato 22 miliardi di litri di biocarburante. Secondo i piani della Commissione Europea, le auto continueranno a trasportare nei loro serbatoi cibo convertito in biodiesel ed etanolo. Quasi la metà dell’olio di palma che importa ogni anno (2,4 milioni di tonnellate nella UE) è destinato alla produzione di biodiesel.

Nel 2017, il Parlamento Europeo ha votato a maggioranza assoluta contro le importazioni di olio di palma per la produzione di biocarburanti da oli vegetali prodotti in seguito all’abbattimento delle foreste tropicali. In questo modo chiede alla Commissione Europea di proibire per legge entro il 2020 l’uso dell’olio di palma nei biocarburanti.

Ora abbiamo l’opportunità di cambiare la nefasta politica dell’Unione Europea sulle mete dei biocarburanti: la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dei Ministri discutono della politica energetica fino all’anno 2030.

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Patrocinio di LEAL alle lezioni di bioetica nei licei della Campania per un sentire etico e un pensiero antispecista e antivivisezionista

Sabato 5 maggio dalle 11.00 alle 13.00, Liceo “P. Calamandrei” di Napoli:
BIOETICA E DIRITTI DEI VIVENTI NON UMANI TRA FILOSOFIA, STORIA E SCIENZE NATURALI: DAL “COGITO ERGO SUM” ALLE CRITICITÀ DEL TEMPO PRESENTE.

logo_Istituto_Italiano_BioeticaLEAL patrocina anche per quest’anno il progetto dell’Istituto Italiano di Bioetica finalizzato a portare nelle scuole un sentire etico e un pensiero antispecista e antivivisezionista che mette in discussione la validità, la necessità e la legittimità della sperimentazione animale, auspicando che la bioetica venga inserita nei programmi scolastici di scienze e di filosofia.

Intervengono:
Raffaele Prodomo, Presidente del Consiglio Direttivo dell’Istituto Italiano di Bioetica, per introdurre la bioetica medica;
Pasquale Giustiniani, responsabile produzione editoriale dell’Istituto Italiano di Bioetica, per introdurre la Bioetica Ambientale;
Maria Antonietta la Torre, Segretaria Generale e Webmaster dell’Istituto Italiano di Bioetica, per la presentazione dell’Istituto e delle sue attività;
dott. Giancarlo Dinacci (Dirigente Medico Primo Livello ASL NA/3 SUD – Responsabile distrettuale malattie rare e trapianti e Responsabile autorizzazioni a terapie con farmaci off-label – socio Enpa) per presentare il progetto al liceo “P. Calamandrei”;
dott. Fabio Borrino (laureato in biotecnologie della salute/curriculum farmaceutico, socio LEAL) per presentare il progetto al liceo “I.Kant” di Melito di Napoli;
Massimo Moffa dell’Enpa, per spiegare la partecipazione dell’associazione al progetto.

Dal Positivismo, modello scientifico ormai inattuale, agli sviluppi delle scienze e delle teorie della conoscenza, dalla chimica alla biologia, con le loro derivazioni (biochimica, biomateriali, biotecnologie) e le evidenti implicazioni bioetiche sollevate dagli sviluppi dell’ingegneria genetica e dalle sue applicazioni, nasce l’esigenza di modificare il punto di vista antropocentrico con cui ancora vengono analizzate le cose.

Soltanto l’umanità può sollevare questioni morali e interrogativi e soltanto essa può operare delle scelte in merito alla propria condotta, da ciò deriva per essa una responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni.
Questa problematizzazione non è scevra da riflessioni sull’uso degli animali nella sperimentazione, dal momento che, si porta ancora avanti un modello scientifico-sperimentale i cui risultati, a distanza di tanto tempo, sono ancora fortemente dibattuti. Il problema, infatti, non è la condivisione ideologica che eticamente obbliga ogni essere umano a prendere le distanze dalla sperimentazione in vivo, perché è inevitabile la sofferenza inflitta agli animali, ma iniziare a riflettere su cosa non abbia funzionato e perché, nonostante tanti sacrifici, non si riesca a garantire agli umani una vita longeva e in salute, visto che si parla sempre di trattamenti ma non ancora di guarigione. Si tratta dunque di discutere dell’efficacia di un modello scientifico sperimentale prendendo in considerazione la vita e il rispetto di una specie diversa, oltre quella umana.

→ istitutobioetica.org

→ Abstract del convegno

LEAL DA 40 ANNI SI BATTE PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE E DAL 1981 FINANZIA LA RICERCA SENZA ANIMALI. Grazie al sostegno di medici e ricercatori antivivisezionisti si può contare su una ricerca etica e scientificamente attendibile che salvaguardi la vita di uomini e animali. MA SERVONO FONDI PER FINANZIARE I METODI SOSTITITUTI CHE NON USUFRUISCONO DI SOVVENZIONI PUBBLICHE. AIUTA LEAL A SOSTENERE LA RICERCA SENZA ANIMALI! 

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LEAL in azione in diverse città per la Giornata mondiale degli Animali da Laboratorio

Il 24 aprile, Giornata mondiale degli Animali da Laboratorio, ha visto LEAL Lega Antivivisezionista in prima fila per ricordare la strage silenziosa di animali che, in tutto il mondo, vengono torturati e uccisi nel nome di una scienza che si rivela crudele, inutile e fallimentare.

FERRARA STABULARI UNIFE 24 APRILEPer queste vittime a Milano, Pavia, Modena, Torino, Ferrara, LEAL ha organizzato azioni con presidi, flash mob, volantinaggio ed esposizione di cartelli di denuncia. Le città scenario degli eventi LEAL hanno laboratori di ricerca anche in vivo e sono state oggetto di contestazione e proteste da parte del mondo antivivisezionista, che vede al suo interno anche ricercatori, medici, chirurghi, veterinari, biologi. Gli attivisti con cartelli espliciti hanno documentato la sofferenza animale e con la distribuzione di volantini hanno informato sulla possibilità dei metodi sostitutivi e sulla ricerca human based. La sezione LEAL Ferrara ha lasciato cartelli commemorativi della giornata sui cancelli dei laboratori di ricerca di Unife, oggetto di contestazione di LEAL per i crudeli esperimenti condotti sui macachi e su altri animali detenuti.

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL ricorda: “I dati pubblicati recentemente dal Ministero della Salute indicano che il numero degli animali utilizzati e sacrificati nei laboratori italiani nel 2016 sono in aumento anziché in riduzione rispetto agli anni precedenti. Una strage quotidiana che avviene in ogni Paese del mondo e che viene giustificata come scienza. Ma non ha niente di scientifico, visto che la sperimentazione animale è metodo che non è mai stato validato. Si tratta quindi di un metodo inaccettabile eticamente ma anche fuorviante e dannoso: ad esempio nel 90% dei casi i farmaci testati sugli animali non superano le prove cliniche sull’uomo a causa del patrimonio genetico e del sistema immunitario che non solo è differente tra animali e uomo, ma varia da specie a specie”.

LEAL dal 1981 finanzia borse di studio per lo sviluppo di tecniche sostitutive al modello animale che utilizzano l’unico modello veramente attendibile: l’uomo. E in quest’ottica di ricerca human-based è lo sviluppo di banche di conservazione di cellule, tessuti e organi umani. Inoltre promuove campagne sull’obiezione di coscienza alla quale possono ricorrere studenti, medici, infermieri e operatori grazie alla legge n.413/93.

LEAL DA 40 ANNI SI BATTE PER L’ABOLIZIONE DELLA VIVISEZIONE E DAL 1981 FINANZIA LA RICERCA SENZA ANIMALI. Grazie al sostegno di medici e ricercatori antivivisezionisti si può contare su una ricerca etica e scientificamente attendibile che salvaguardi la vita di uomini e animali. MA SERVONO FONDI PER FINANZIARE I METODI SOSTITITUTI CHE NON USUFRUISCONO DI SOVVENZIONI PUBBLICHE. AIUTA LEAL A SOSTENERE LA RICERCA SENZA ANIMALI! 

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Durante una trasmissione di Espansione TV il Professore Bruno Fedi, invitato come consulente scientifico LEAL, si è visto chiudere il collegamento telefonico mentre stava parlando

L’argomento era scottante e forse si è preferito chiudere prima che l’uso del modello animale subisse danni derivanti da un pensiero scientifico mirato al suo superamento. Al dibattito sulla vivisezione era stato invitato, ed era presente in studio anche il dott. Grignaschi del Mario Negri. Il prof. Fedi partecipava in collegamento telefonico, in quanto invitato espressamente come consulente scientifico di LEAL.

EspansioneTV_Nessun_DormaDopo un minuto il collegamento telefonico con Bruno Fedi è stato chiuso IMPEDENDO DI FATTO CHE FOSSE DATA VOCE AL PENSIERO SCIENTIFICO ANTIVIVISEZIONISTA.

Come tante altre volte si è voluta chiudere la bocca a chi poteva dare un contributo disinteressato su un argomento scottante e poteva controbattere le affermazioni dei presenti.

ESPANSIONE TV HA DIFFUSO UNA NOTA IN MERITO

A proposito della puntata di ieri sera di Nessun Dorma dal titolo “Animali: vittime o alleati?”, ringraziamo i numerosi attestati di stima ricevuti sia da esponenti del mondo animalista, sia da chi sostiene la necessità della sperimentazione sugli animali per la ricerca scientifica. Lo apprezziamo e lo consideriamo un riconoscimento di equilibrio.
Desideriamo altresì rispondere – una volta per tutte e per tutti – allo sparuto gruppo di persone che polemizza o chiede lumi sul mancato intervento del prof. Bruno Fedi.
I fatti: noi avevamo invitato il prof. Fedi della Leal in diretta telefonica, poiché interessati a dare spazio alle sue opinioni e posizioni. In apertura dell’intervento telefonico, il prof. Fedi – piuttosto che esprimere le sue posizioni e dialogare con gli ospiti della trasmissione – ha preferito polemizzare sulla composizione dello studio, dicendo in sostanza che non era corretto mettere a confronto due attivisti con un ricercatore. Abbiamo chiesto per ben due volte al prof. Fedi di passare oltre questa polemica e di rispondere alle questioni sollevate in trasmissione. Il professore invece ha ignorato per due volte il nostro invito, quindi siamo andati oltre.
Questi i fatti. Sarebbe sufficiente rivedere la puntata – disponibile sia su Facebook sia sul nostro sito – per evitare sterili polemiche. Evidentemente, chi insiste – alcuni con toni legittimi e civili, altri con toni oltre il lecito – non ha nemmeno avuto la pazienza di farlo.
A quello sparuto gruppo di persone che urla a sproposito la parola “censura”, diciamo:
1 – Non abbiamo applicato alcuna censura. Al contrario, siamo stati noi stessi a cercare il prof. Fedi e a chiedergli di intervenire per dare spazio alle sue posizioni. Piuttosto, è stato lui – invitato per ben due volte a esprimere le sue posizioni – a insistere sulla polemica del “chi dovevamo o non dovevamo invitare”, decidendo di fatto di autocensurarsi.
2 – Gli autori di un talk show non devono certo rendere conto a terzi degli ospiti che decidono di invitare: semmai sono gli ospiti ad accettare o declinare gli inviti, e gli ospiti di ieri sera, che ringraziamo, avevano tutti accettato di buon grado. Detto questo, teniamo a precisare che l’equilibrio in studio era perfettamente rispettato: due attivisti animalisti, di due sigle diverse, preparati e “sul pezzo”, un ricercatore scientifico dell’istituto Mario Negri e il rappresentante degli allevatori lombardi. Chi vede uno squilibrio è in malafede, o più banalmente ideologizzato.
3 – Ribadiamo che eravamo interessati alle idee del professore (e proprio per quelle idee lo avevamo invitato): con il massimo rispetto, non eravamo in alcun modo interessati alla sua polemica sulla composizione della trasmissione.
4 – Capiamo che l’argomento possa dividere e accendere gli animi. Accettiamo ogni critica, argomentata, costruttiva ed espressa in toni civili. Quello che non accettiamo, senza se e senza ma, è la critica infondata e l’insulto gratuito. Ciò detto, con queste considerazioni consideriamo chiusa ogni polemica sul tema.

Mario Rapisarda, Direttore Informazione Etv
Andrea Bambace, conduttore Nessun Dorma


 LA NOSTRA RISPOSTA AD ESPANSIONE TV 

Per CENSURA si intende “il controllo e la limitazione della comunicazione e di varie forme di libertà di espressione, di pensiero, di parola da parte di una autorità. Controllo delle opere da diffondere…, divieto messo in atto”. E altro ancora.

Chiudendo il collegamento telefonico è stata di fatto CENSURATO l’intervento del prof. Fedi. Avete messo in atto un’opera di controllo preventivo nei confronti delle sue opinioni, oltre che agire in modo veramente deplorevole dal lato dell’educazione, e avete impedito che il pensiero antivivisezionista scientifico avesse una voce.

È ovvio che l’ospite in collegamento telefonico è svantaggiato rispetto a chi è in studio, se poi dopo la prima frase non si concede ulteriore spazio allora chiaramente non c’è possibilità di andare avanti ed evitare malintesi.

Voi dite che GLI AUTORI NON DEVONO RENDERE CONTO DEGLI OSPITI INVITATI, ma sicuramente DEVONO ACCETTARE LE OPINIONI DISCORDANTI conseguenti. Una trasmissione nel momento in cui va in onda rivolgendosi al pubblico accetta di andare incontro a giudizi che possono essere positivi o negativi. Ma questo lo sapete bene, fa parte del gioco.

E veniamo alla FRASE REA di aver provocato la chiusura del collegamento. Voi chiudendo il collegamento AVETE FATTO SÌ CHE IL PROFESSOR FEDI NON POTESSE CHIARIRE MEGLIO QUELLO CHE AVEVA DETTO lasciando così il campo aperto ad interpetazioni aleatorie e sbagliate. In verità la frase di Fedi aveva un significato ben preciso che non dovrebbe suonare nuovo per nessuno.

In un confronto condotto ad armi pari AD OSPITI IN POSSESSO DI COMPETENZE SPECIFICHE SCHIERATI DA UNA PARTE DEVONO CORRISPONDERE ALTRI OSPITI SCHIERATI DALL’ALTRA PARTE MA IN POSSESSO DI COMPETENZE ALTRETTANTO SPECIFICHE.

Non sono affatto in discussione gli ospiti che hanno partecipato, bontà loro, per dare voce ad un’idea., è in discussione un altro argomento. Gli animalisti possono parlare dal lato etico, che per noi è il lato più importante, ma davanti ad argomenti medici bisogna rispondere con argomenti medici. Gli animalisti possono riportare dati ed esporre fatti ma un dibattito estemporaneo su argomenti di medicina può essere svolto solo da chi è in possesso di competenze specifiche.

E infatti nelle conferenze e nei convegni vengono invitati SCIENZIATI e MEDICI ANTIVIVISEZIONISTI CHE PORTANO IL LORO CONTRIBUTO che NON POTREBBE ESSERE DATO SOLTANTO DA ANIMALISTI.

La frase di Fedi si rivolgeva ai favorevoli all’uso del modello animale presenti in studio e voleva significare che sapevano di aver vita facile poichè in quel poco tempo sarebbe stato difficile controbattere le loro affermazioni di tipo medico. A dimostrazione di quanto detto sopra una signora (che lavora come ha dichiarato nell’ambito della ricerca e favorevole all’uso del modello animale) intervenuta telefonicamente alla vostra trasmissione ha dichiarato che: “DI RICERCA DEVE PARLARNE CHI FA RICERCA E NON GLI ALTRI!” Questa è la solita frase che viene detta agli animalisti da chi sostiene che sia lecito usare gli animali. Con un confronto ad armi pari questo viene evitato.

Quindi evidentemente la CRITICA verso la trasmissione è FONDATA. Non ci sono offese ma c’è una critica che deve essere costruttiva.

Troviamo invece DENIGRATORIO l’appellativo di “SPARUTO” regalato con nonchalance ai sostenitori dell’uso dei metodi sostitutivi.

I metodi sostitutivi rappresentano un progresso della scienza, sono messi a punto da scienziati e rappresentano il passo ulteriore da compiere per avere un ricerca etica e sicura. Gli sforzi nelle azioni da portare avanti devono andare in questa direzione.

DEVE ESSERE SUPERATO l’uso del modello animale che pur sacrificando creature innocenti non dà risultati sicuri per l’essere umano.

UNA RETE TELEVISIVA DOVREBBE AVERE ANCHE IL DOVERE DI SENSIBILIZZARE IN MODO DA FAVORIRE IL PROGRESSO E NON ATTESTARSI SULLE POSIZIONI PRESTABILITE.

CONSIGLIO DIRETTIVO LEAL LEGA ANTIVIVISEZIONISTA

Bruna Monami
Vicepresidente LEAL
Sezione di Arezzo
tel. 3381611880 – 3476192617


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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE LEAL “MALTRATTARE UN ANIMALE È UN REATO: DENUNCIA LA VIOLENZA!”

Presentata ai media e ai sostenitori la campagna social di LEAL pensata per sensibilizzare le persone a riconoscere e denunciare il maltrattamento nei confronti degli animali. Sarà lanciata sui social in modo che possa diventare virale grazie al potere di coinvolgimento della rete. Il messaggio sarà veicolato grazie a una serie di sette immagini di animali di diversa specie con lo stesso slogan che caratterizza la campagna: “Maltrattare un animale è un reato. Non essere complice, denuncia la violenza! Tu li puoi difendere”.

Le foto selezionate pur non essendo troppo esplicite mostrano animali dei quali la posizione e le ferite oppure lo sguardo di paura, resa o sottomissione, colpiscono emozionalmente chi guarda. Lo scopo della campagna non è solo quello di creare consapevolezza, ma anche di convincere ad agire facendo leva sul senso di responsabilità di ogni cittadino che si trova di fronte a un abuso che crea sofferenza o morte di un animale e che è chiamato a intervenire e denunciare.

Questa campagna di sensibilizzazione di denuncia di reato nei confronti di un animale si integra in un progetto più vasto che parte dalla pubblicazione del “Rapporto sul Maltrattamento Animale in Italia 2017” patrocinato da LEAL e curato da Silvia Premoli e Giovanna Rossi.

Leggi e scarica gratuitamente il → “Rapporto sul Maltrattamento Animale in Italia 2017”

Il Rapporto, alla sua seconda edizione, è stato voluto per dimostrare con dati inconfutabili e sconvolgenti i reati emersi e riportati da media e social nei confronti degli animali e per supportare le proposte di modifiche di legge che il gruppo di lavoro di LEAL sta mettendo a punto con la collaborazione di legali e parlamentari per modificare nel nostro ordinamento lo stato degli animali: da “res” cose a esseri viventi e senzienti, come già avviene in altri Stati quali Svizzera e Francia. Questo adeguamento legislativo è un atto dovuto e consentirebbe di comminare pene certe e più severe per chi commette reati nei confronti degli animali.

La proposta di legge sarà poi sostenuta da una raccolta firme online e cartacea promossa da LEAL e lanciata con una successiva campagna stampa e social.

Sempre in tema di maltrattamento LEAL aderisce al progetto “Alla Radice della Violenza di Specie” ideato e promosso dal Centro Studi per la Legalità, la Sicurezza e la Giustizia presieduto dal dottor Marco Strano (Criminologo e Direttore Tecnico Capo – Psicologo della Polizia di Stato). L’importante iniziativa prevede anche la realizzazione di un manuale operativo per le Forze dell’Ordine, la Magistratura, gli operatori delle associazioni di tutela degli animali. Il manuale è presentato durante un cicli di incontri formativi nelle principali città italiane.

CAMPAGNA LEAL DENUNCIA IL MALTRATTAMENTO 4

CAMPAGNA LEAL DENUNCIA IL MALTRATTAMENTO 2

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Il nostro pianeta è la discarica della plastica che invade l’aria, l’acqua potabile e il nostro cibo

Nella civile Europa solo il 30% dei rifiuti in plastica viene riciclato: imballaggi in pet, frutta e verdura confezionate, vestiti riempiono di plastica le nostre vite e le nostre case. L’Unione Europea vuole risolvere il problema senza ridurre l’uso della plastica ma con questa petizione che LEAL firma e diffonde se ne chiede l’abolizione.

FIRMA LA PETIZIONE → Noi affoghiamo nella plastica: la UE deve attivarsi

LEAL AMBIENTE SOMMERSI PLASTICA E PETIZIONE

Gli esseri umani producono 322 milioni di tonnellate di plastica ogni anno: in 20 anni questa cifra raddoppierà secondo le stime dell’Unione Europea. Le materie plastiche sono economiche, molto versatili e difficilmente biodegradabili. E proprio quest’ultima caratteristica è la causa di enormi problemi ecologici. Vengono generati enormi quantità di rifiuti di plastica che devono essere riutilizzati o smaltiti. Sebbene vi siano raccolte selettive, zone adibite al riciclaggio e contenitori appositi, il 70% dei rifiuti di plastica finisce negli inceneritori e nelle discariche o in natura. Circa 25 milioni di tonnellate di plastica ogni anno inquinano fiumi, mari e spiagge in tutto il mondo. Il Danubio trascina ogni anno 1.533 tonnellate di plastica nel Mar Nero. È l’equivalente di 150 camion della spazzatura, sebbene il rapporto includa solo pezzi di plastica di medie dimensioni. Nel frattempo, le particelle di plastica invadono l’aria, l’acqua potabile e il nostro cibo.

Questa la conclusione alla quale è giunta la Commissione Europea, che vuole risolvere il problema attraverso la sua strategia di contrasto presentata il 16 gennaio 2018. Per quanto sia possibile, è discutibile: non contiene misure concrete per evitare o ridurre l’uso della plastica. Infatti, fino al 2030, tutti i contenitori di plastica devono poter essere riutilizzati o riciclati. Ma la soglia di riciclaggio dovrebbe arrivare almeno al 55%. Non si riutilizzano o riciclano contenitori in pet che potrebbero essere adatti a questo. Alcuni vengono bruciati o usati per produrre fibre tessili e plastiche inferiori.


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Cena benefit a Milano per festeggiare insieme i 40 anni di LEAL

17 aprile 1978 – 17 aprile 2018: 40 anni che hanno fatto la storia dell’antivivisezionismo e dell’animalismo: li vogliamo celebrare con voi! Vieni a festeggiare: una cena completa squisita in uno dei locali di riferimento della cucina vegana a Milano. Una occasione per stare insieme, rivederci o conoscerci e condividere la gioia di avere tanti amici che sostengono il nostro impegno per i diritti degli animali!

Sabato 5 maggio dalle ore 20.00 alle ore 23.00
Radicetonda, piazza Buozzi 5

→ Pagina fb evento

PER PRENOTAZIONI E INFO CONTATTARE:
Alessandra 346 5369730
lealsegreteria@libero.it

 Vi aspettiamo! 


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