LEAL campagna di affissione CONTRO IL CIRCO CON ANIMALI a Napoli

LEAL, da sempre in prima fila contro l’uso degli animali nei circhi, ha iniziato una campagna di sensibilizzazione diretta ai Comuni italiani. La prima città che ha aderito è Napoli, che in questi giorni è stata tappezzata da manifesti contro lo sfruttamento degli animali negli spettacoli.

Paolo Treglia sta seguendo a Napoli la campagna contro il circo con animali e le affissioni nelle vie più frequentate e centrali della città.

leal affissione circo napoli 2affissione circo napoli leal


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Presidio LEAL a Milano il 31 dicembre

Domenica 31 dicembre a Milano dalle 16 alle 19 in piazza San Babila: “Cenone di Anime e Brindisi di Sangue”, evento pacifico organizzato da LEAL Pavia.

Attivisti con cartelli e volantinaggio denunceranno e scoraggeranno il consumo sfrenato di prodotti di origine animale durante le festività. Un momento di riflessione per capire che non è giusto fare festa sulla pelle di migliaia di animali.

Si può celebrare senza morti in tavola, si può festeggiare senza uccidere. La scelta vegan è una scelta necessaria, sana e appagante.
 Unitevi a noi! Vi aspettiamo! 

→ Pagina FB evento

evento leal del 31 dic


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Campagna LEAL NO TELETHON: #TELETHONRISPONDI anche a noi!

#Telethonrispondi_LEAL Lega Antivivisezionista rilancia l’hashtag #TELETHONRISPONDI e sottoscrive 5 domande che la professoressa Mirta Bajamonte, Biomedico – Embriologo Clinico in P.M.A. e Bio Banche – Biotecnologo, Presidente Penco Bioscience ha ripreso da quelle che l’onorevole Paolo Bernini M5S ha rivolto a Telethon, unendosi alle migliaia di persone che vogliono chiarezza e risposte pertinenti e doverose da questa Onlus.

1. È vero che su 100 candidati farmaci dimostrati sicuri ed efficaci nei “modelli animali” durante le fasi precliniche di sperimentazione ben 95-97 falliscono la traduzione su esseri umani nelle fasi cliniche di sperimentazione a causa di inefficacia o tossicità, ovvero esiti del tutto divergenti tra animali ed umani?

2. È vero che le differenze tra specie, ovvero tra animali non-umani e esseri umani, vengono oggi riconosciute dalla comunità scientifica e dai vari enti competenti in materia di ricerca biomedica e tossicologica come uno dei problemi più rilevanti, se non il principale, alla base dell’elevatissimo (e costosissimo) tasso di fallimento farmacologico rilevato nel processo di sviluppo?

3. È vero che gli studi animali possono comportare “falsi negativi”, ovvero il serio, preoccupante e grave rischio che farmaci utili ad uso umano, potenzialmente anche salva-vita, vengano “cestinati” precocemente durante il processo di sviluppo perché i (fuorvianti) dati animali non giustificavano le successive sperimentazioni su esseri umani?

4. Da decenni Telethon ottiene tramite raccolte fondi decine e decine di milioni di euro che vengono utilizzati anche per finanziare le ricerche sulla distrofia muscolare, qual è stato l’effettivo contributo che le ricerche condotte su animali e finanziate da Telethon hanno garantito al paziente affetto da distrofia?

5. Dei fondi raccolti tramite donazioni, Telethon quanto destina precisamente al finanziamento delle ricerche condotte su animali?

#TELETHONRISPONDI


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LEAL con Animalisti Italiani per la vicenda vergognosa della serial killer dei gatti

Un comunicato stampa congiunto denuncia la situazione ai media: ANIMALISTI ITALIANI ONLUS, ENPA, LAV, LEAL e LNDC: “Dalle istituzioni solo dichiarazioni di circostanza”. Dura presa di posizione delle Associazioni animaliste dopo l’ultima operazione di sgombero dei giorni scorsi nell’appartamento di via Lavinio: “La signora è già rientrata a casa sua ed è di nuovo libera di mettere a repentaglio le vite altrui, non solo degli animali”.

accumulatrice-gattiRoma, 18 dicembre 2017: “Non c’è stato nessuno sgombero e la signora è rientrata già nel suo appartamento. Questa non si chiama vittoria”. È la durissima presa di posizione di ANIMALISTI ITALIANI ONLUS, ENPA, LAV, LEAL e LNDC in merito all’ormai tristemente noto caso della “serial killer dei gatti” di via Lavinio, a Roma. Le Associazioni animaliste prendono di mira il Comune di Roma Capitale e, nella fattispecie, il Municipio VII, rei di aver taciuto per troppo tempo sulla questione. Pochi giorni fa l’intervento della Polizia Locale e delle Guardie Zoofile di Fare Ambiente avevano fatto gridare vittoria a qualcuno, ma così non è. “Dalle istituzioni locali stiamo assistendo soltanto a dichiarazioni di circostanza e a bieche strumentalizzazioni comunicative per cercare di recuperare all’enorme danno di immagine provocato da anni di lassismo e di latitanza – proseguono le Associazioni –. Diversi organi di informazione hanno fatto passare l’operazione dei giorni scorsi come un evento risolutivo del caso, quando invece non si è risolto proprio nulla. La signora è già nel suo appartamento ed è di nuovo libera di accumulare oggetti e animali, senza il benché minimo controllo da parte degli enti preposti”.

gattomorto-v-lavinioLe Associazioni fanno riferimento al conclamato disagio della signora, incapace di intuire la pericolosità del suo reiterato comportamento: “Le Istituzioni, anziché venerarsi reciprocamente, avrebbero dovuto affidare questa persona, già da tempo, alle cure del Dipartimento di Salute Mentale e agli assistenti sociali, così da garantire a lei la giusta assistenza e agli altri condomini e abitanti del quartiere, la meritata igiene e sicurezza personale. Fino ad ora lo stesso Dipartimento ha palesato un’indifferenza quasi paradossale”. Le Associazioni, nonché i volontari animalisti che da anni segnalano questo caso (organizzati nel “Coordinamento gatti Via Lavinio”), puntano l’attenzione anche su altre imprecisioni comparse nel comunicato diffuso dal Comune di Roma: l’operazione di sgombero della casa della signora, avvenuta lo scorso giugno, è stata organizzata esclusivamente dalle Guardie Zoofile di Fare Ambiente, coordinate da Antonio Colonna, e pagata con i soldi di alcuni condomini (€23.000), molti dei quali esasperati, considerato che il Municipio VII dichiarò la totale mancanza di fondi. Questa operazione portò al salvataggio di 3 gatti reclusi nella casa, al ritrovamento di 4 cadaveri di felini morti da tempo nella stessa abitazione (nella foto) e allo sgombero dei rifiuti accantonati nella casa dalla signora nel corso di diversi anni, senza che alcuna autorità ne limitasse l’accumulo compulsivo. In più, diverse segnalazioni, nel corso degli anni, avevano riguardato anche principi di incendio originati dalle candele con cui la donna illuminava la casa, visto che “il Comune si è fatto sentire soltanto per staccare la corrente elettrica in quanto le bollette non venivano saldate”. E ad oggi la situazione non è cambiata. “Non è più possibile aspettare oltre – concludono le Associazioni –. Se le Istituzioni non interverranno una volta per tutte per avviare, definitivamente, il percorso di recupero sociosanitario della signora e per attuare le procedure di salvaguardia animale, daremo il via nelle prossime settimane ad una durissima manifestazione di protesta. Roma, i romani e gli animali innocenti non meritano questo scempio”.


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LEAL deposita in Procura estensione alla denuncia per maltrattamento di animali fatta nei confronti di Unife dal Senatore Lello Ciampolillo M5S

L’avvocato David Zanforlini, legale di LEAL, dichiara: “In data 14 dicembre ho depositato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Ferrara atto di nomina difensiva di LEAL Lega Antivivisezionista al sottoscritto relativa al procedimento nato dalla denuncia del Sen. Ciampolillo depositato presso la Questura di Ferrara il 27 di novembre u.s. nei confronti del Rettore di Unife ed ogni altro concorrete per presunta violazione degli arti. 544 bis e ter Cp. Nell’atto di nomina ci opponiamo alla declaratoria di irrilevanza del fatto così come alla emissione di decreto penale di condanna nei confronti degli eventuali responsabili”.

LEAL_Unife_2017_CiampolilloIn attesa che vengano attivate le indagini, ricordiamo che lunedì 27 novembre, dopo sei mesi di trattative con richieste di incontro, il Rettore di Unife Giorgio Zauli aveva ricevuto presso i suoi uffici il Senatore Lello Ciampolillo accompagnato dal legale rappresentante di LEAL avvocato David Zanforlini e da Stefania Corradini, responsabile LEAL sezione Ferrara.

In quella data, al termine dell’incontro era stato concesso al solo Senatore Ciampolillo, in virtù della sua carica istituzionale, l’ingresso a una stanza adibita a stabulario. A seguito della sua ispezione, guidata dal Professore Gianfranco Franchi, e sulla base di quanto ha potuto vedere e dalle informazioni raccolte, il Senatore Ciampolillo si era recato nella stessa giornata presso gli uffici della Questura di Ferrara per presentare un esposto in Procura per maltrattamento di animali.

LEAL rimane in attesa dell’esito delle indagini che chiariranno la liceità delle attività di Unife.

Video delle dichiarazioni rilasciate in data 27 novembre dal Senatore Lello Ciampolillo e dall’avvocato David Zanforlini per LEAL Lega Antivivisezionista


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CAMPAGNA LEAL NO TELETHON

Da quarant’anni LEAL si batte per una ricerca senza animali e in occasione della consueta e tradizionale questua mediatica di Telethon iniziata proprio in questi giorni ricorda che finanziare Telethon significa dirottare fiumi di denaro verso una ricerca che non può portare da nessuna parte. Abbiamo interpellato la Professoressa Mirta Bajamonte, che ci illustra quali sono le vere chance della ricerca human-based smentendo le affermazioni di tanti ricercatori ancorati per alla paleo ricerca.

TELETHON. RAPPRESENTAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE S.A.
PHD PROF. MIRTA BAJAMONTE

Biomedico – Embriologo Clinico in P.M.A. e Bio Banche – Biotecnologo
Presidente PENCO BIOSCIENCE
Vicepresidente LIMAV ITALIA
Presidente IVF MEDITERRANEAN CENTRE
Socio O.S.A. Oltre la Sperimentazione Animale
Project Manager GIORDANO BIOSCIENCE

Diversi colleghi internazionali mi hanno preceduto negli anni circa le giuste considerazioni riguardanti l’attività di arcaica e inutile ricerca svolta da Telethon. Il Professore Jacques Testard, Direttore di Ricerca presso Istituto Nazionale Francese della Sanità e delle Ricerca Medica, collega in Procreazione Medicalmente Assistita dichiara: “È scandaloso. Telethon raccoglie annualmente tanti euro quanto il bilancio di funzionamento di tutto l’Inserm (Francia). La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace. Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere”. Tale fallimento era ed è prevedibile in quanto la ricerca finanziata da Telethon si basa per oltre il 50% sull’utilizzo di animali o cellule di animali.
IMMAGINE PER ARTICOLO NO TELETHON“I test sugli animali, per la scarsa affidabilità, sono cattiva scienza” ed auspica un radicale cambiamento nella ricerca. A riferirlo è uno dei più noti tossicologi al mondo, il professor Thomas Hartung. Entrando in prima persona nell’ambito di alcune considerazioni scientifiche: nell’era attuale, siamo per etica nei confronti del malato e per onestà intellettuale nel fare il ricercatore, doverosamente motivati dall’unico metodo di ricerca valido per le patologie umane tutte: la ricerca human-based, che prevede lo studio di materiale biologico solo e soltanto umano, enfatizzando la caratteristica specie-specifica delle patologie della specie umana e nell’ambito di una società moderna, i metodi di ricerca hanno la necessità fisiologica di sganciarsi dalla cultura arcaica ed oggi fallimentare che guarda ancora alla sperimentazione animale, favorendo un volano economico incredibile a discapito di morale, etica e deontologia professionale.
Su tali premesse, realizzare, al contrario, un presupposto concreto di reclutamento di organi e tessuti umani da destinare per la ricerca in tutti i campi della biomedicina, delle biotecnologie, della genetica medica, della farmaco-cinetica, della neurologia e di tutte le altre branche della ricerca attinenti direttamente allo studio delle odierne patologie relative alla specie umana , costituisce la condizione fondamentale per essere concreti nell’obiettivo prefisso = guarire il malato o prevenire la comparsa di patologie e NON creare un circuito inesauribile di malati cronico-degenerativi, importanti per i fatturati delle lobbies. Nell’ambito della S.A. l’evidenza dei dati dimostra l’assoluto fallimento delle false ricerche prodotte e pubblicate, avendo tutte le patologie del SNC (Sistema Nervoso Centrale), tutte le forme di carcinoma, moltissime cause di infertilità tutte quante ferme sui tavoli delle Università e dei differenti Istituti di Ricerca o di realtà proponenti la “ricerca” come Telethon, perché inconcludenti i percorsi attuati sino ad oggi. Molti modelli murini proposti nei decenni per tentare di equiparare il comportamento in vitro di embrioni di topo con gli embrioni umani hanno portato 0 risultati. Oggi nell’ambito dell’infertilità le tecniche di embriologia clinica si sono perfezionate, ma i tassi di gravidanza restano spesso deludenti perché non vengono effettuati studi diretti sui tessuti riproduttivi umani: ovarico e testicolare e non vengono ben studiate le interazioni tra embrioni umani allo stadio di blastocisti e l’endometrio, preposto all’avvio dell’impianto. Si studiano percorsi devianti non si fa ricerca sui tessuti umani in modo costante e preciso. I fondi pubblici vengono dirottati sempre verso la Sperimentazione Animale, gli Istituti ne ricevono i fondi, ma non rendono pubblici i protocolli di ricerca, né spontaneamente né su richiesta ufficiale.
Stesso percorso le realtà di “ricerca” private che impegnano la stampa televisiva a contribuire a donare fondi via sms presentando virtualmente realtà scientifiche rosee impegnate a guarire malattie in tutte le direzioni. Il cittadino ignaro dona nei riguardi di iniziative come queste perché mosso dal buon intento di aiutare anche nel proprio piccolo concittadini affetti da patologie gravi senza sapere che ciò che dona segue percorsi inaspettati. Oggi si impone un cambio di rotta netto nella realtà scientifica nazionale ed internazionale concretamente nell’interesse della salute del malato, per tentare la terapia risolutiva a diverse patologie ed anche per prevenirle, quindi svolgendo un lavoro di ricerca delle cause a monte di alcune patologie umane a scopo preventivo.
Mirta FINALE 2PENCO BIOSCIENCE ne è un esempio. È anche il progetto pilota per la realizzazione delle Bio Banche di Organi e Tessuti Umani, donati per la Ricerca, quale completamento del binomio, per creare effettivamente le strutture di ricerca adeguate che possano prima accogliere organi e tessuti donati, e poi svolgere i progetti di ricerca sugli stessi per lo studio di patologie del SNC, di patologie oncologiche, di patologie legate ai sistemi riproduttivi umani (femminile e maschile), di patologie su base genetica, solo per citarne alcune, allo scopo di creare nuovi brevetti che possano realmente guardare al malato per far sì che tale ruolo perda. Il nostro obiettivo, nell’ambito della creazione delle bio banche e degli info-point per la promozione della donazione di organi e tessuti umani (ad esempio in vita post interventi chirurgici), è anche quello di creare nuovi posti di lavoro a tanti giovani laureandi e professionisti che, terminati gli studi universitari, spesso con poca formazione pratica nelle discipline mediche, biomediche e biotecnologiche, hanno serie difficoltà ad integrarsi nel mondo del lavoro, venendo orientati sempre verso false e arcaiche realtà di ricerca come la S.A.
Evidenziamo, inoltre, che muoversi in ambito internazionale può favorire anche l’approccio multietnico allo studio di patologie che, spesso per caratteristiche genetiche di alcune etnie, hanno eziologia differente e fortemente variabile. In conclusione, abbiamo l’obbligo di diffondere i nuovi e giusti principi della ricerca che prevedano esclusivamente la ricerca human-based. Il resto è soltanto danno a carico del malato e dell’opinione pubblica falsamente informata.

Il grafico illustra chiaramente come vengono utilizzati i fondi destinati a Telethon

Il grafico illustra chiaramente come vengono utilizzati
i fondi destinati a Telethon


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LEAL augura a tutti Buone Feste

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL Lega Antivivisezionista, le sezioni e tutto il team augurano ai nostri amici, soci, simpatizzanti, sostenitori e a chi ci segue delle festività e senza crudeltà!
Un pensiero a tutti gli animali che mai come ora hanno bisogno e diritto ad essere liberati dalle violenze umane e da ogni forma di abuso e tutelati dalla legge.

 STATE CON NOI PER LORO! 

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LEAL sceglie vegan e propone una ricetta per un Natale cruelty free

Sempre più persone al mondo scelgono di vivere eticamente uno stile di vita virtuoso senza sfruttare gli animali e durante le feste questa scelta è ancora più sentita. Chiunque può anche solo per un giorno scegliere di non mietere vittime animali e optare per un cenone o un pranzo di Natale cruelty free grazie a tantissime meravigliose ricette anche molto tradizionali: come paste al forno, sformati, ragù sostituendo semplicemente gli ingredienti di origine animale con quelli di origine vegetale che ormai sono reperibili in tutti i supermercati.

Per comporre un menù natalizio personalizzato che vada incontro ai gusti di tutti in famiglia si può cercare in Rete: ci sono molti blog che propongono piatti vegani davvero gustosi, come Veganblog.it, una cliccatissima community di ricette vegan, dove molti veganchef propongono ricette anche di facile esecuzione e con ingredienti di semplice reperibilità. Da questo sito proponiamo una ricetta per un dolce che potrebbe sostituire o affiancare un classico “panettone vegano”.

foto ricetta natale vegan 1foto ricetta natale vegan  2Mille foglie vegan con crema Chantilly proposta dalla veganchef Kristine

Ingredienti
Per la sfoglia occorre:
500 gr di farina
500 gr di margarina
250 ml di acqua fredda
1 cucchiaino di sale

Procedimento
Per prima cosa disponiamo la farina a fontana sul nostro piano di lavoro, sciogliamo il sale nell’acqua e lo versiamo al centro della fontana. A questo punto inglobiamo l’acqua alla farina mescolando lentamente con le mani. Una volta che l’impasto è asciutto possiamo iniziare a impastare.
Raggiunta la giusta consistenza (come quella di un panetto di pane) avvolgiamo il nostro impasto con la pellicola e lo riponiamo in frigorifero per un’ora.
Nel frattempo prendiamo la margarina e la lasciamo ammorbidire a temperatura ambiente avvolta in un panno bagnato. Dopo un’ora recuperiamo il nostro panetto dal frigo. Lo posiamo su piano di lavoro e iniziamo a stenderlo con il mattarello dando all’impasto una forma rettangolare. Prendiamo la margarina e la mettiamo, ben appiattita, al centro del nostro rettangolo di pasta. A questo punto pieghiamo a busta il nostro impasto: prendiamo gli angoli dell’impasto e li uniamo al centro, dandogli la forma di una busta.
Stendiamo nuovamente la nostra pasta col mattarello e ripetiamo l’operazione un paio di volte in modo da assicurarci che la margarina venga assorbita. Una volta fatto riavvolgiamo l’impasto con la pellicola e lo riponiamo in frigorifero per un’altra ora.
Ripetiamo questa procedura per tre volte, in modo da creare più strati possibili per la nostra sfoglia.
Una volta terminato lasciamo riposare l’impasto in frigo per una buona mezz’ora. Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti.

Per la crema
200 ml latte di riso
60 gr farina
100 gr zucchero
scorza di limone
curcuma qb.

Procedimento
Scaldare il latte insieme allo zucchero, aggiungere un po’ alla volta la farina girando sempre con la frusta per non creare dei grumi, aggiungere la scorsa di limone e la curcuma. Far raffreddare la nostra crema, infine aggiungere la panna montata e amalgamare il tutto girando dal basso verso alto per non smontare la panna. Creare degli strati usando 4 strati di pasta sfoglia, ultimo non coprire con la crema, ma con zucchero a velo. Coprire i bordi con granella di nocciola (si possono usare anche altri tipi di granella) decorare poi a piacere.

→ veganblog.it


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Non ci sarà uno zoo a Torino!

Una grande vittoria per tutti coloro che hanno sostenuto la campagna contro la riapertura dello zoo in Parco Michelotti. Torino, 15 dicembre 2017: il Comitato “NO agli ZOO” composto da ENPA, LAC, LAV, LEAL, LEGAMBIENTE Circolo Aquilone, LIDA, OIPA, PRO NATURA Torino e SOS Gaia ha accolto con grande soddisfazione la notizia dell’abbandono definitivo del progetto e ringrazia tutti coloro che hanno sostenuto la battaglia contro la riapertura dello zoo in Parco Michelotti.

corteo no zoo torino 11striscione grande leal noo zoo importanteUna vittoria meritata che tutti noi ci auguravamo. Il Comitato “NO agli ZOO” ha preso in carico la protesta lo scorso gennaio con la Campagna “No Zoo 2017” quando la battaglia era data ormai per persa. Dal gennaio 2017 sono stati organizzati presidi, manifestazioni, incontri e dibattiti, raccolte firme, tavoli e gazebo nel centro di Torino e davanti al Parco Michelotti. Un ruolo determinante lo ha avuto il grande corteo nazionale che si è svolto per le strade della città il 27 maggio e che ha radunato più di 2.000 persone, con autobus da tutta Italia. Altro elemento importante è stata la raccolta firme cartacee con oltre 7.000 adesioni dei cittadini torinesi.

È un grande risultato per tutte le Associazioni animaliste, ambientaliste e i singoli cittadini che hanno sostenuto la battaglia contro la riapertura dello zoo in Parco Michelotti. Ma soprattutto è una vittoria per i diritti degli animali. Torino non vedrà riaprirsi un luogo di detenzione per esseri senzienti senza colpa. Da sottolineare l’impegno del nuovo assessore all’Ambiente Alberto Unia nell’aver condotto in porto una delicata trattativa. La Campagna “No Zoo 2017” chiude l’anno con la vittoria di tutte le Associazioni e le singole persone che si sono battute per gli animali liberi e per la restituzione del Parco Michelotti ai cittadini.

NO_ZOO_Torino_vittoria


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Attenzione a quelle tre

È online l’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 108 inverno 2017 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Bruna Monami, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, dalle sezioni: Milano, Modena, Napoli, Ferrara, Isole Tremiti, Cremona, Reggio Emilia, Como-Lecco. Buona lettura.

Sfoglia online → “La Voce dei Senza Voce” n. 108

 → ABBONATI ALLA NOSTRA RIVISTA “LA VOCE DEI SENZA VOCE” 

cover_VOCE_108L’articolo del dott. Pietro M. Bianchi
medico veterinario
Clinica Sempione Milano, 02 33605150
dott. Bianche e dott. Dominione

Le sigle FeLV, FIV e FIP indicano tre pericolose infezioni che possono mettere a repentaglio la salute dei nostri gatti. Scopriamo in dettaglio di che cosa si tratta e come evitarle.

Se il nostro micio è solito uscire di casa, potrebbe più facilmente venire in contatto con i propri simili. I rapporti con gli animali randagi e con quelli che conducono un’esistenza semi-libera, però, possono favorire la trasmissione di alcune malattie infettive, tra le quali assumono oggi particolare importanza la leucemia felina, la sindrome da immunodeficienza e la peritonite infettiva, tre infezioni che costituiscono un pericolo molto serio per i nostri beniamini a quattro zampe. Recenti studi epidemiologici, infatti, hanno messo in luce come un gatto su tre, tra quelli che sono soliti vivere all’aperto, siano portatori di almeno una delle patologie citate. Come si trasmettono tali affezioni? Quali sono i sintomi che le contraddistinguono? Esistono delle cure? È possibile prevenirle? Cerchiamo di rispondere a queste domande in maniera esauriente.

gattile_RinaLa leucemia felina

Il virus della leucemia felina (FeLV, dall’inglese Feline Leukemia Virus) è in numerosi Paesi una delle più frequenti cause di morte tra i gatti. Una ricerca condotta in Europa una ventina di anni fa ha evidenziato come, su diverse migliaia di animali esaminati, una percentuale compresa tra il 10% e il 20% fosse risultata positiva al test specifico. Il microrganismo si trasmette da gatto a gatto soprattutto mediante la saliva (morsi, condivisione delle ciotole), ma anche tramite tutte le altre secrezioni (urina, lacrime, starnuti, latte, rapporti sessuali e così via) e nel momento in cui penetra nell’organismo felino, si possono verificare tre diverse eventualità: un’infezione lieve e latente, che conduce spesso a una risposta immunitaria in grado di proteggere l’animale per tutta la vita (40% dei casi; l’animale resta, però, sieropositivo e funge da diffusore del virus); la mancata infezione (30% dei casi); lo sviluppo della patologia, che determina il manifestarsi dei sintomi in un tempo variabile compreso tra i tre mesi e i tre anni (30% dei casi).
I segni clinici possono essere diversificati e comprendono forme tumorali o degenerative, senza contare le complicanze patologiche legate all’azione immunosoppressiva del virus. Le malattie tumorali, a loro volta, vanno distinte in linfosarcomi (tumori solidi a carico dei singoli organi) e forme leucemiche diffuse (coinvolgimento delle cellule del sangue). Il gatto malato può presentare episodi febbrili, deperimento, scarsi appetito e vivacità, infezioni secondarie allo stato di immunodepressione. La diagnosi viene effettuata mediante specifici esami del sangue, eventualmente corredati (più che altro per valutare la gravità del problema) da ulteriori analisi collaterali.

La sindrome da immunodeficienza dei gatti

Il virus dell’immunodeficienza felina (FIV, dall’inglese Feline Immunodeficiency Virus) è strettamente imparentato con quello dell’Aids dell’uomo (HIV, dall’inglese Human Immunodeficiency Virus). Possono essere colpiti gatti di qualunque razza, sesso ed età: veicoli di contagio sono, così come per la leucemia felina, le secrezioni corporee. L’animale malato sviluppa nella maggior parte dei casi una serie di sintomi legati all’abbassamento delle difese immunitarie: il segno iniziale è una febbre transitoria, accompagnata ad aumento di volume delle ghiandole linfatiche.
Gli aspetti più gravi della malattia, tuttavia, emergono di solito a distanza di parecchio tempo (mesi o addirittura anni) dal contagio e consistono in episodi febbrili reiterati, dimagramento, progressivo deperimento organico, debolezza, anemia, aumento di volume dei linfonodi e così via.
A questi sintomi possono aggiungersi infezioni croniche recidivanti secondarie (causate da batteri, che approfittano della situazione per colonizzare i vari distretti dell’organismo, o da virus, non ultimi quelli della leucemia e della peritonite), che possono interessare numerosi organi e apparati (specialmente la bocca, le vie respiratorie, la pelle e il sistema nervoso) per poi regredire (apparente guarigione clinica) con trattamenti antibiotici e riemergere nel giro di breve tempo. La diagnosi della malattia viene formulata dal veterinario sulla base dei risultati di specifiche analisi del sangue.

La peritonite infettiva

Il virus della peritonite infettiva felina (FIP, dall’inglese Feline Peritonitis Virus) può colpire, come i precedenti, qualunque gatto e si trasmette allo stesso modo, cioè mediante le secrezioni organiche. La sua diffusione è soprattutto presente nelle comunità feline, ma ciò non significa che i mici di casa ne siano esenti.
Dopo un lungo periodo d’incubazione (mesi o anni), la malattia può manifestarsi in due modi: la forma umida e quella secca. Nel primo caso si hanno versamenti addominali e/o toracici: caratteristica è l’ascite (presenza di liquido, talvolta anche molto abbondante, nella cavità addominale), che conferisce al gatto malato un profilo alterato da un innaturale gonfiore del ventre; altrettanto peculiare è la raccolta di liquido nella cavità toracica, con conseguenti segni di difficoltà respiratoria. Nel secondo caso, invece, si ha interessamento a carico dei più disparati organi e apparati (tra cui soprattutto l’occhio, il sistema nervoso e il rene), che vengono coinvolti dallo sviluppo di lesioni di tipo granulomatoso. L’evoluzione dell’infezione è in genere rapida e fatale. La diagnosi viene messa in atto dopo l’esecuzione di accertamenti di vario genere.

Cura e prevenzione

I tre virus descritti sono patogeni solo per la specie felina: non esistono quindi rischi di alcun genere per la salute umana o per quella di animali di altre specie che convivono con i gatti malati. Nonostante l’interferone felino (una molecola anti-virale di recente introduzione in Italia) si sia talora rivelato utile per attenuare i sintomi, non esistono in realtà protocolli curativi efficaci contro le tre infezioni e l’arma più efficace è dunque quella della prevenzione.
Mentre per la leucemia felina esiste un vaccino (da iniettare un paio di volte nei gattini e da ripetere una volta all’anno per tutta la durata della vita negli adulti), contro la sindrome da immunodeficienza e la peritonite infettiva gli scienziati non sono stati ancora in grado di allestire un preparato immunizzante efficace.
Per questo è raccomandabile, allo scopo di evitare rischi di qualunque genere, vietare ai gatti d’appartamento di uscire di casa, impedendo loro di vagabondare e di venire in contatto con animali di ignota provenienza.


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