ANCHE LEAL LEGA ANTIVIVISEZIONISTA SOTTOSCRIVE LA LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE TERESA BELLANOVA

ANCHE LEAL LEGA ANTIVIVISEZIONISTA SOTTOSCRIVE LA LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE TERESA BELLANOVA RIBADENDO LE POSIZIONI ABOLIZIONISTE NEI CONFRONTI DELL’ATTIVITÀ VENATORIA.

Ministro Teresa Bellanova

E p.c. AL MINISTRO DELL’AMBIENTE SERGIO COSTA
E AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE LORENZO FIORAMONTI

Gent. Sig. Ministro,

abbiamo appreso dal sito dei cacciatori BigHunter* che suo padre era cacciatore.

La notizia potrebbe essere di non significativo rilievo, piccola nota autobiografica accanto a tante altre, e, in quanto tale, non degna di particolare attenzione. Certamente lo sarebbe se Lei non avesse ritenuto di farne menzione nel corso di un colloquio riservato con il presidente della Federcaccia Puglia, in un incontro del 15 settembre, vale a dire solo dieci giorni dopo l’assunzione del Suo incarico istituzionale, con un’urgenza che non può non far pensare ad una Sua innegabile privilegiata attenzione al mondo della caccia. Tutto lecito ovviamente, dal momento che la caccia è attività non solo legale, ma addirittura sostenuta da contributi statali perché riveste lo status di sport, nonostante il suo carattere indiscutibilmente violento e cruento. Ma, dal momento che il riferimento alla Sua famiglia non aveva il carattere di confidenza privata, bensì di comunicazione fatta nella Sua veste di Ministro, ne deriva la richiesta di alcuni chiarimenti.

Nello specifico, sarebbe fondamentale che lei rendesse noto quali saranno le ricadute sul Suo lavoro ministeriale della passione di Suo padre; averne usato il richiamo per dare rassicurazioni ai cacciatori (che non a caso ne sono rimasti entusiasti) preoccupa e autorizza ben più di un dubbio sull’imparzialità dei Suoi futuri interventi. Nello specifico, sarebbe doveroso che chiarisse, signor Ministro, se è o meno intenzionata a prendere in considerazione, e con quale rilevanza, almeno elementi oggettivi, già frutto di discussioni, polemiche, interrogazioni, quali

· il numero dei morti e dei feriti che la caccia ogni anno provoca; per esemplificare: 30 morti e 84 feriti nella stagione 2017/2018; 21 morti e 59 feriti nella stagione 2018/2019; bilancio già in progress con i primi morti registrati dall’apertura della nuova stagione (→ vittimedellacaccia.org);

· il diritto dei cacciatori di accedere nei fondi privati a prescindere dalla volontà del proprietario o del conduttore (art. 842 CPC del 1942), salvo procedimenti complessi e costosi;

· la riapertura anticipata della caccia in moltissime regioni italiane;

· il mantenimento della caccia tra le attività sportive, con i conseguenti benefici;

· l’autorizzazione ai cacciatori stessi ad entrare nelle scuole in veste di paladini dell’amore per la natura e gli animali, fonte di inevitabile confusione cognitiva nei bambini a cui viene chiesto di accettare l’equazione amore-uccisione.

Adeguate precisazioni almeno sui temi posti, sarebbero basilari per contrastare la diffusa preoccupazione suscitata dal Suo approccio alla questione, approccio che la “grandissima gioia” con cui ha riferito della passione di Suo padre fa apparire decisamente più emotivo che sorretto da quelle necessarie valutazioni imparziali e razionali, che il Suo ruolo imporrebbe. La soddisfazione dei cacciatori, celebrata sui loro siti, testimonia, se ce ne fosse bisogno, del senso della Sua comunicazione che ben trascende il significato letterale delle parole: l’appartenenza di Suo padre al mondo della caccia diventa rassicurazione, passaggio di testimone, promessa di ancoraggio acritico a valori non più condivisi dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Perché, è persino superfluo ricordare, la cultura muta ed evolve nel tempo e lo fa con sempre maggiore rapidità: nel caso specifico non può prescindere da tutte le istanze presenti nel contesto culturale, in cui gli animali nonumani non possono più essere considerati come asserviti al nostro divertimento, ma invece, anche in base agli enormi contributi delle scienze etologiche, esseri senzienti e consapevoli, da rispettare all’interno di una rifondata alleanza con la natura, di cui l’uomo non è il centro, ma solo una parte, per quanto, ahimè, la più pericolosa.

Ergersi a paladini della reiterazione della violenza contro la natura e i suoi abitanti, come avviene nei contesti venatori, è atteggiamento non solo lontano dall’etica, ma altresì insensibile a quelle istanze di rinnovamento che arrivano da gran parte della società, a fare inizio dai più giovani, che non possono certo trovare nel richiamo alle passate generazioni una giustificazione ad una violenza fine a se stessa.

Le saremo grati quindi, signor Ministro, se vorrà prendere in considerazione le nostre preoccupazioni e farci partecipi delle Sue intenzioni rispetto a tutto quanto detto; in estrema sintesi, se riterrà di agire nel rispetto di 450.000 italiani cacciatori (dato LAC aggiornato ad agosto 2019) o di 60 milioni di italiani non cacciatori.

Augurandole buon lavoro.

Annamaria Manzoni

Apida
Artists United for Animals
Associazione Cattolici Vegetariani
AVI Associazione Vegani Italiani
EssereAnimali
Futuro Vegan
Gabbie Vuote
Gaia Animali & Ambiente
LAC
LAV
LEAL Lega Antivivisezionista
META
Movimento Antispecista
SOS Gaia
Vivere Vegan
Vita Da Cani

(*) Dal sito BigHunter: Domenica 15 settembre, a Lecce, c’è stato un incontro tra il presidente regionale Federcaccia Puglia, Giovanni Ciccarese, e la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Il presidente Ciccarese ha avuto un breve colloquio riservato con la ministra, alla quale ha portato il saluto del presidente nazionale Federcaccia Massimo Buconi, anticipazione di un incontro con lo stesso a Roma. Ciccarese ha poi messo in guardia l’onorevole Bellanova sul suo competitor all’ambiente, il ministro Costa e sulle sue posizioni apertamente e dichiaratamente anticaccia. A questo punto, con grande gioia la ministra ha risposto testualmente “Avvocato, mio padre era cacciatore”.


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LEPTOSPIROSI: UN PERICOLO SEMPRE IN AGGUATO

Articolo di Piero M. Bianchi, medico veterinario, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

Sfoglia online → “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115

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Piero M. Bianchi, medico veterinario
Clinica Sempione Milano, 02 33605150
Dr. Bianchi e Dr. Dominione

LEPTOSPIROSI: UN PERICOLO SEMPRE IN AGGUATO

Tra le malattie infettive che possono colpire i nostri amici a quattro zampe, un ruolo di primaria importanza è rivestito dalla leptospirosi, un’affezione che – oltre il cane – interessa gli Ungulati e i Mustelidi selvatici, gli Equini, i Bovini, gli Ovini, i Caprini, i Suini e l’uomo. Il responsabile dell’infezione è un batterio appartenente al genere Leptospira, così chiamato (dal greco antico leptos che sta per “sottile” e speira il cui significato è “spirale”) per la sua forma allungata e a elica, facilmente riconoscibile al microscopio. A esso, identificato dagli scienziati per la prima volta più di un secolo fa, fanno capo innumerevoli specie presenti un po’ in tutto il pianeta: in questo cospicuo gruppo zoologico ne sono state infatti classificate ben duecento che risultano essere patogene.

Alla loro diffusione ubiquitaria hanno contribuito le modificazione climatiche che hanno interessato da una cinquantina d’anni la terra e i cambiamenti dello stile di vita degli uomini e degli animali selvatici e domestici. Tali microrganismi sono dotati di una scarsa sopravvivenza nell’ambiente esterno e vivono più facilmente soprattutto nelle acque stagnanti, nei terreni umidi e nell’apparato escretore di topi e ratti, che li eliminano con l’urina, favorendo così la contaminazione dell’ambiente circostante. A questo proposito è importante sottolineare che, sulla base delle indagini epidemiologiche condotte, non è escluso che possano essere coinvolti altri Roditori (che fungono così da portatori/eliminatori sani), quali per esempio scoiattoli e nutrie: a tutt’oggi, però, non sono state ancora documentate certezze in tal senso.

Che cosa succede nell’organismo del cane

Il cane, considerato uno degli animali maggiormente sensibili all’azione delle Leptospire, può ammalarsi ingerendo non solo urina e tessuti infetti, ma anche acqua o terreno contaminato. Da non dimenticare, però, anche il contagio attraverso le vie respiratoria e cutanea. Possono essere colpiti soggetti di qualunque razza, sesso o età. Tra i principali fattori di rischio vanno ricordati la stagionalità (le punte maggiori si registrano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno), la frequentazione di aree verdi e zone rurali, l’abitudine a passeggiare e gironzolare nei luoghi infestati da topi e ratti, l’attività venatoria. Dopo la loro penetrazione nell’organismo dei nostri beniamini con la coda, le Leptospire si moltiplicano rapidamente e si diffondono, grazie alla circolazione del sangue, a differenti organi bersaglio, tra i quali i più importanti sono i reni, il fegato, i polmoni, gli occhi, l’apparato digerente, gli organi riproduttori e il sistema nervoso. Qui hanno luogo replicazioni successive, che contribuiscono a peggiorare la situazione generale. I vasi sanguigni, inoltre, diventano più fragili e questa condizione può predisporre all’insorgenza di emorragie in diversi distretti corporei.

Come riconoscerla e curarla

Il primo sintomo a comparire è la febbre: l’animale colpito è svogliato, non mangia, non mostra interesse per ciò che lo circonda e la sua temperatura rettale (di norma compresa tra i 38 e i 39 gradi centigradi) sale in maniera incontrollata, spesso fino a raggiungere e superare il valore di 40. In questa fase i globuli bianchi (misurabili con l’esame emocromocitometrico) aumentano e possono comparire segni clinici quali vomito, diarrea, disidratazione, tosse, difficoltà respiratorie, anemia (contraddistinta da pallore della lingua e delle mucose congiuntivali degli occhi e della bocca), dolori alle zampe (zoppicature e alterazioni locomotorie), disturbi oculari, fino ad arrivare a tremori, forme di paralisi e perfino crisi convulsive. L’urina può diventare molto scura e le analisi del sangue mettono non di rado in luce un coinvolgimento delle funzioni epatiche e renali, caratterizzato da aumento di sete, moltiplicazione degli episodi di vomito e sempre più marcato malessere generalizzato.

Poiché si tratta di un’infezione batterica, la leptospirosi è teoricamente curabile con un’adeguata terapia antibiotica. In realtà, però, la diagnosi è troppo spesso tardiva e i farmaci utilizzati si rivelano raramente efficaci nello sconfiggere la malattia. Oltre agli antibiotici (in linea di principio le Leptospire sono sensibili a molte delle molecole facenti parte di questa categoria), è importante la somministrazione di altri preparati atti a sostenere le funzioni deficitarie dell’organismo canino: l’inoculazione di soluzioni saline serve per reidratare l’animale colpito e ristabilire il corretto equilibrio idrico-salino, gli anti-emetici e i gastroprotettori attenuano la nausea e il vomito, i nefroprotettori e gli epatoprotettori favoriscono l’attività di reni e fegato, i ricostituenti aiutano il cane a riprendersi più rapidamente dal decadimento generale che interessa il suo organismo.

La prevenzione è fondamentale

Per combattere adeguatamente la leptospirosi canina è indispensabile vaccinare in maniera sistematica e regolare i nostri amici a quattro zampe. Fino a qualche anno fa si impiegava un vaccino bivalente (attivo contro la Leptospira canicola e la Leptospira icterohaemorragiae) che, da inoculare ogni sei mesi circa, garantiva a tutti i soggetti trattati una buona protezione immunitaria. Recentemente, però, i ricercatori hanno messo a punto un nuovo preparato tetravalente (efficace anche contro la Leptospira grippotyphosa e la Leptospira australis), i cui vantaggi sono rappresentati non solo dal più ampio spettro d’azione (quattro sierogruppi anziché due), ma anche dalla durata più lunga (dodici mesi contro sei). Questo innovativo vaccino, disponibile anche nel nostro Paese, deve – se somministrato per la prima volta – essere richiamato dopo tre/quattro settimane e successivamente ripetuto una volta all’anno per tutta la durata della vita. Nei cuccioli è preferibile iniziare il ciclo vaccinale intorno ai tre mesi di vita.

In linea di principio è raccomandabile vaccinare tutti i cani, indipendentemente dalle loro abitudini di vita. Per l’esecuzione della vaccinazione occorre rivolgersi al proprio medico veterinario di fiducia che, dopo avere visitato l’animale e riscontrato la sua buona salute, inoculerà il prodotto e ne comproverà l’avvenuta esecuzione apponendo la sua firma e il suo timbro all’interno del libretto delle vaccinazioni.
Il prodotto in questione non ha alcun effetto secondario, in quanto formulato utilizzando i microrganismi infettanti uccisi, dopo averli privati in laboratorio del loro potere patogeno: può essere pertanto utilizzato senza alcun problema in animali giovani, adulti e anziani.

Sfoglia online → archivio rivista “La Voce dei Senza Voce”


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PALERMO CORTEO AUTORIZZATO PER CHIEDERE GIUSTIZIA PER RUTH: IL SINDACO DI PARTINICO ASSENTE INGIUSTIFICATO

Si è svolta sabato 21 settembre a Partinico la manifestazione autorizzata per la cagnolina Ruth. LEAL era presente in forze grazie alla responsabile della sezione di Palermo Giusi Terrazzino e alle volontarie locali.

Ricordiamo che il corteo, pacifico e composto, è stato voluto per chiedere giustizia per la cagnolina Ruth che, come mostra un video in mano alla Procura, è stata bastonata a morte e torturata da un residente che alla fine ha cercato di darle fuoco.

Tante persone sono accorse per piangere Ruth e ricordarne la dolcezza e la mitezza; era davvero un cane amico di tutti che ha trovato un crudele assassino sulla sua strada.

Il corteo è terminato davanti al Municipio a chiedere un impegno istituzionale a stigmatizzare il delitto e a dialogare con gli inquirenti e rassicurare i cittadini.

Ma il Commissario straordinario Rosario Arena era assente. Crediamo che la latitanza del Sindaco non si possa non tradurre che in una grave mancanza di sensibilità e di solidarietà al lutto cittadino. È mancato anche un suo gesto, come una semplice dichiarazione da rendere pubblica, ad un evento ufficiale organizzato per ricordare una vittima, per chiedere giustizia, civiltà e per rigettare ogni forma di abuso sugli animali. Ad ogni delitto ci si schiera dalla parte della vittima. Sempre. Sindaco ci pensi, meglio tardi che mai.

→ urp@comune.partinico.pa.it

→ Video intervista sito Giornale di Sicilia

LEAL sezione Palermo e provincia
Giusi Terrazzino
lealpalermo@libero.it


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LEAL SEZIONE PALERMO PRESENTE ALL’EVENTO GIUSTIZIA PER RUTH

LEAL sezione Palermo, con la responsabile Giusi Terrazzino, sarà presente con le volontarie all’evento organizzato per sabato 21 settembre dalle ore 15.30 alle 20.00 in piazza San Gregorio Magno; dalla piazza si sfilerà in corteo per le strade principali.


Il fatto gravissimo e recente PER IL QUALE LEAL HA SPORTO DENUNCIA è avvenuto a Partinico, Palermo, dove un anziano pare abbia attirato nella sua proprietà la cagnolina Ruth, libera sul territorio, per picchiarla con crudeltà fino ridurla in fin di vita e tentando anche di darle fuoco. Ruth è poi morta dopo tante ore di agonia. Un passante dalla strada ha visto e ha ripreso questa spietata mattanza che si svolgeva in giardino.

Le immagini mostrano il colpevole che tortura spietatamente il povero cane. Associazioni, cittadini e volontarie non vogliono che un fatto così crudele si spenga nel silenzio a cui troppo spesso assistiamo. Le associazioni del territorio siciliano accolgono la richiesta corale di quelli che vogliono gridare giustizia per Ruth, quelli che in silenzio non ci sanno stare.

Al corteo saranno presenti molti volontari e cittadini, ma anche tante sigle:
LEAL
UGDA (Ufficio Garante Diritti Animali)
OIPA (Organizzazione Italiana Protezione Animali)
CAAS (Confederazione Associazioni Animaliste Sicilia)
LIDA (Lega Italiana Diritti Animali)
Zampe siciliane
UADA Palermo (Un Atto D’Amore Onlus)
Animanimalista
Gli amici del Chow Chow
Leon’s Garden
I Canuzzi di Marzia e Maria
Felici nella coda
AMZ (Un’anima mille zampe “Alcamo”)
Animalisti italiani
Lo Scodinzolo

I dettagli dell’evento e i contatti al link
→ Pagina fb evento

LEAL sezione Palermo e provincia
Giusi Terrazzino

lealpalermo@libero.it


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LEAL RENDE PUBBLICHE LE RAGIONI CHE MOTIVANO L’INATTENDIBILITÀ DELL’ESPERIMENTO LIGHTUP SUI MACACHI

Riteniamo scontate le ragioni etiche che conducono alla richiesta di una totale abolizione della vivisezione e mettiamo a disposizione di tutti gli antivivisezionisti anche le argomentazioni che vanificano l’esperimento ANCHE DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO.

LETTERA DI LINDA GUERRA* AL MINISTRO DELLA SALUTE ROBERTO SPERANZA
*Naturalista ed etologa, divulgatrice scientifica, sostenitrice di LEAL e della causa antivivisezionista, ha partecipato a diversi convegni affiancando relatori di fama internazionale.



Alla cortese attenzione del Ministro della Salute Roberto Speranza

Oggetto: relazione scientifica sulla sperimentazione “LIGHTUP”

Onorevole Ministro Speranza,

mi chiamo Linda Guerra, sono una divulgatrice scientifica libera professionista e precedentemente collaboratrice del “Muse” di Trento, nonché insegnante di Scienze; in virtù dei miei studi di naturalista ed etologa mi interesso da molti anni dei vari aspetti etici e scientifici legati alla sperimentazione animale.
Ho avuto modo di analizzare il protocollo della sperimentazione “LIGHTUP” che prevede l’utilizzo di 6 macachi per un periodo di 5 anni, e con la presente relazione desidero esporre alcune obiezioni alla validità scientifica della suddetta sperimentazione, sperando in tal modo di contribuire a dimostrare l’inutilità di questa pratica anacronistica.

La scelta della specie primate Macaco Mulatta come modello sperimentale viene giustificata sostenendo che “le scimmie del genere Macaca costituiscono il modello d’elezione per lo studio del sistema visivo corticale. I macachi rappresentano il modello ideale per questo progetto per le notevoli omologie anatomo-funzionali con il sistema visivo umano e per la loro spiccata adattabilità alle condizioni di laboratorio”. Il termine “omologia” in ambito biologico si riferisce a strutture anatomiche di specie diverse che hanno la stessa origine filogenetica ma che possono avere funzioni differenti.

Nella fattispecie, non possiamo essere sicuri che gli occhi di un macaco abbiano le stesse identiche peculiarità visive degli occhi di un essere umano. Inoltre:
– le elevate facoltà cognitive di questo primate non umano altamente sociale, lo rendono in realtà meno adattabile alle condizioni artificiali di laboratorio, in rapporto ad altre specie animali di minore complessità evolutiva;
– ne deriva che lo stress psicofisico che questi animali subiscono in uno stabulario in cui le loro esigenze fisiologiche ed etologiche (legate, ad esempio, alla limitazione di movimento e di interazioni con i propri simili) non sono soddisfatte come lo sarebbero in un contesto naturale, possa pertanto contribuire ad alterare i risultati dei test e la loro affidabilità e traslabilità all’uomo;
– i risultati sarebbero limitati ad un’approssimazione, dato che due specie diverse, per quanto simili, non saranno mai intercambiabili, e la complessità del funzionamento di un organismo tiene conto di molti processi che coinvolgono anche il genoma e il proteoma nella risposta a qualsiasi tipo di sperimentazione;
– è opportuno rilevare che i macachi, esprimendosi attraverso un linguaggio non verbale come tutte le specie animali ad esclusione di quella umana, non possono essere collaborativi nel comunicare l’elaborazione di un’immagine in assenza di consapevolezza visiva, presupposto intrinseco della sperimentazione per arrivare allo studio dei meccanismi cellulari sottesi alla riabilitazione visiva;
– nel protocollo viene dichiarato che “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave”. Di fatto il dolore si compone di una parte percettiva (nocicezione) e di una esperienziale (assolutamente individuale), che in un animale costretto all’immobilità (e quindi impossibilitato alla fuga o alla manifestazione di reazioni aggressive) si esplica in anomalie comportamentali, che spesso si traducono in comportamenti stereotipati (ovvero senza nessuna finalità);
– spesso il dolore nell’animale non è riconosciuto nella sua intensità, in quanto il soggetto manifesta dei comportamenti che non vengono interpretati come una reazione alla sofferenza (ad esempio il freezing, una sorta di immobilità che è sintomatica di dolore fisico e di paura). La classificazione della gravità delle procedure descrive il livello di sofferenza grave in questi termini: “le procedure sugli animali che causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia intensi, ovvero dolore, sofferenza o angoscia moderati e di lunga durata, nonché le procedure che provocano probabilmente un deterioramento grave del benessere o delle condizioni generali degli animali sono classificate come “gravi”. La ripetizione di una procedura può aumentare la gravità della sofferenza;
– oltre al dolore fisico derivante dalle procedure sperimentali, è importante considerare la prostrazione psicologica a cui sono sottoposti gli animali stabulati non potendo mettere in atto dei comportamenti naturali, a causa tra l’altro delle limitazioni delle norme in materia di alloggiamento, allevamento e cura;
– anche se i macachi saranno sottoposti all’anestesia, è ragionevole prevedere che conseguentemente alla menomazione a cui saranno sottoposti (ablazione chirurgica di una porzione di corteccia cerebrale), rischieranno di subire un grave e prolungato livello di sofferenza, e le loro elevate capacità cognitive aggraveranno la percezione del dolore;
– non è specificato nel protocollo quali siano le giustificazioni scientifiche per la scelta dell’eutanasia. E non è precisato se ci sia un bioeticista a presiedere all’esperimento, per verificare che le condizioni di benessere vengano tutelate seguendo tutte le norme previste in questo senso.

È stato altresì precisato che parallelamente una sperimentazione analoga verrà svolta su volontari umani colpiti dalla patologia denominata “blind sight”, attraverso tecniche non invasive di rilevazione (come i magneti transcranici), quindi non si spiega la necessità di ricorrere anche all’uso di modelli animali, che non saranno mai altrettanto affidabili quanto dei soggetti umani.
In ultima analisi, occorre precisare che nella massima parte dei casi, lo scotoma (ovvero il difetto lacunare del campo visivo causato da una lesione delle vie ottiche) oggetto di studio, si manifesta fin dalla nascita o a seguito di altre patologie, e molto raramente come conseguenza di un trauma come quello posto in essere dalla sperimentazione prevista.

È importante tenere presente che già nel 1974 è stata condotta una sperimentazione analoga che non ha riportato risultati utili applicabili all’uomo, descritta → in questo link.

E lo stesso ricercatore Prof. Marco Tamietto ha già pubblicato uno studio analogo effettuato nel 2012, il cui abstract è disponibile → a questo link.

Il Prof. Tamietto ha un curriculum da psicologo, pertanto le sue competenze relative alla psiche umana non sono sovrapponibili a quelle di un etologo che ha studiato i meccanismi del comportamento e della comunicazione negli animali non umani, pertanto le informazioni che potrebbero essere estrapolate da questa sperimentazione sarebbero inutili e fuorvianti.

Adducendo tutte le motivazioni scientifiche fin qui elencate, auspico che il Ministro Roberto Speranza voglia sospendere l’autorizzazione a procedere per la suddetta sperimentazione.

Grazie per l’attenzione, distinti saluti.
Dr.ssa Linda Guerra


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LEAL IN PRIMA LINEA AL PRESIDIO NAZIONALE CONTRO LA CACCIA

Vi invitiamo numerosi sabato 21 settembre dalle 14.00 alle 17.00 al presidio organizzato da LAC contro la caccia a Milano in piazza Duca d’Aosta Palazzo Pirelli (Stazione Centrale). Una protesta pacifica contro chi preme il grilletto per sfogare una passione sanguinaria e violenta.
Per raggiungere piazza Duca d’Aosta consigliamo la M2 (metro verde o gialla), fermata Centrale, oppure il treno.
Il nostro presidio si svolgerà grazie ad una “massa critica” che si muoverà nella piazza in un grande cerchio, simbolo di tutti coloro che, uniti in difesa degli animali, grideranno il loro NO ALLA CACCIA!


VERGOGNOSA LOMBARDIA: la Regione Lombardia vince quest’anno la “maglia nera” per la deregulation venatoria in Italia. Il calendario venatorio lombardo è stato emanato illegittimamente con una legge e non un atto amministrativo, espediente che impedisce un qualsiasi ricorso diretto al Tar.
Inoltre, questo calendario è stato approvato nel lontano 2004 e sta andando avanti ad libitum. Non esiste neanche un piano faunistico venatorio, strumento obbligatorio per legge, necessario per una gestione faunistica su base regionale.
Come se questo non fosse sufficiente, malgrado la caccia inizi la terza domenica di settembre, anche quest’anno si assiste all’apertura anticipata a Brescia, con grave danno e disturbo per tutti gli animali selvatici e le attività turistiche ancora in atto. Non si è raggiunto il fondo nemmeno con la consueta deroga allo storno, che infatti partirà dal 1 settembre. Un altro regalo ai soliti privilegiati che potranno metter mano al fucile.

Dove però la Regione Lombardia ha dato il peggio di sé quest’anno, la vera aberrazione giuridica e scientifica, è stata la riapertura degli enormi impianti (roccoli) per la cattura di uccelli selvatici, da regalare poi ai cacciatori come richiami vivi.

Negli infiniti tentativi di azzerare le convenzioni europee sulla tutela della fauna e le competenze dello Stato, la Giunta regionale, con una delibera, riapre 24 luoghi dell’orrore a Brescia, Bergamo e Lecco per imprigionare ufficialmente 12.700 tra merli, tordi bottaccio, tordi sassello e cesene.

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LEAL PIACENZA CERCA VOLONTARI PER COLONIA FELINA

Giustina De Rosa, responsabile LEAL sezione Piacenza, sta chiedendo aiuto, anche attraverso i media locali, per sanare una emergenza di gestione di una colonia felina nella zona, a Rottofreno. Ogni aiuto in termini di tempo dedicato sarà prezioso per Giusi ma soprattutto per i gatti!

Informazioni:
LEAL sezione Piacenza
Giustina De Rosa,
tel. 339 8456178
lealpiacenza2019@gmail.com

(clicca sull’immagine per ingrandirla)


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A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI

Articolo di Giovanna Tarquinio, Direttivo LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

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Giovanna Tarquinio
Direttivo LEAL

A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI

Tempo fa sul quotidiano “La Stampa” ho letto un articolo che ha catturato la mia attenzione e che mi ha interessato, in quanto riportava la notizia relativa a due giovani biologi italiani: Cinzia Silvestri e Nikolas Gaio, che hanno creato un “organ-on-chip”, ovvero un organo che batte come un cuore e può espandersi come un polmone, nell’ambito del loro comune interesse di investire nella ricerca medica senza ricorrere a test sugli animali. Vincitori della Accenture Health Award 2018, per la sezione Health, con il loro progetto BI/OND, essi intendono trovare metodi scientifici di ricerca medica più sostenibili ed efficaci per lo sviluppo di nuovi medicinali, per un futuro più etico.

Cinzia Silvestri, secondo la classifica stilata da Inspiring Fifty Italia, è considerata una fra le più influenti ricercatrici tecnologiche del mondo, ce ne sono solo 50, mentre Nikolas Gaio ha vinto l’ultimo Young Researcher Award del Lush Prize, il premio che viene assegnato per la ricerca sostitutiva e lo stesso è stato assegnato ad Alessandro Paolini, dell’Istituto nanotecnologico del CNR, con un dottorato conseguito presso l’Università del Salento e presso il Lawrence Berkeley National Laboratory in California. Cinzia e Nikolas, dopo aver entrambi conseguito il dottorato in microelettronica e microfabbricazione, presso l’Università di Tor Vergata a Roma, e al Politecnico di Milano, hanno proseguito gli studi spostandosi a Delft (Olanda). Qui, in collaborazione con l’Università olandese, hanno realizzato il BI/OND, grazie alla collaborazione del collega William Quiros-Solano.

Questi talentuosi giovani sono la testimonianza che studiare e promuovere lo sviluppo di test senza ricorrere all’uso degli animali non ha soltanto un risvolto etico, ma soprattutto scientifico. I test sugli animali hanno dimostrato le loro limitazioni in quanto sono poco predittivi. Oltre il 90% dei medicinali che vengono testati sugli animali risultano poi fallaci nel momento in cui vengono testati sugli uomini. Su questi dati si è basata l’idea di creare “organ-on-chip”, che in sostanza è un microchip che funge come la migliore cavia, altamente tecnologica, per testare farmaci e studiare modelli patologici e fisiologici, operando su piccoli modelli dinamici di organi che utilizzano cellule umane. Due ospedali olandesi hanno messo a disposizione dei due biologi, al fine di collaborare al loro progetto, una serie di strumenti altamente tecnologici. Ciò ha consentito di poter creare un microchip di soli 1×1 cm, che simula un organo umano, permettendo così di interagire tra diversi tipi di cellule. Come ci spiega la dottoressa Cinzia Silvestri: all’interno di queste piattaforme le cellule che vengono inserite, si sentono più a casa. Questa procedura ha come obiettivo di ottenere risultati scientifici più attendibili evitando l’uso di animali nella ricerca. A questo punto si comprende perché molti giovani ricercatori valenti si trovano a dover cercare fuori dall’Italia la possibilità di realizzarsi e specializzarsi in studi che consentono di realizzare studi innovativi, come dimostra questo esempio in Olanda, dove la possibilità di produrre piattaforme on demand e di collaborare con gruppi di ricerca clinica, presso strutture adeguate, lo sviluppo di ricerche sostitutive sono una realtà.

All’estero lo sviluppo di una ricerca senza uso di animali, opera su culture cellulari e ricorre a tecniche di microfabbricazione per alcuni tipi di patologie, come ad esempio la SLA, dove è conclamato che gli animali non possono dare risultati utili, in quanto il loro sistema motorio non ha alcun riferimento, data la sua complessità, a quello umano. Inoltre la componente genetica di determinate malattie umane non è sempre presente, per cui trovare metodi di sperimentazione sostitutivi all’animal testing diventa una necessità per patologie come appunto la SLA.

La dottoressa Silvestri in una intervista ha rivelato che il suo desiderio sarebbe quello di portare il loro progetto in Italia appunto, e qui in Italia? La leva per poter offrire nuove prospettive di ricerca sui test sostitutivi la sta offrendo L’Istituto di nanotecnologia del CNR con il progetto Polaris a cui lavora Alessandro Paolini, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia della ricerca di base preclinica, senza ricorre agli animali. Usando la tecnologia la creazione di nuovi modelli in vitro ci permetterà di abbattere i costi che comporta la sperimentazione di medicinali e i test animali, per i quali fra l’altro, occorrono ben 13 anni e due miliardi di euro solo per studiare un farmaco, per poi ritrovarsi a scoprire la sua fallacità, una volta passato all’uomo.

Noi di LEAL siamo stati in un certo senso i pionieri in Italia, molto tempo fa, quando nacque l’idea di istituire e finanziare la prima Borsa di studio, per dare la possibilità a giovani ricercatori di trovare nuove procedure e metodi di ricerca scientifica, incentivando l’interesse verso la rinuncia al ricorso di animali nei test, sia da un punto di vista prettamente scientifico per il benessere umano che etico. Incontrammo molta resistenza e ricevemmo critiche, tacciati come visionari ma ci abbiamo creduto e non ci siamo fermati. Ora la strada è stata aperta e sta percorrendo la giusta direzione in cui deve andare speditamente la ricerca scientifica. I governi devono guardare al futuro di essa arrivando a comprendere che la vivisezione è un ostacolo che bisogna abbattere, un retaggio inutile e pericoloso per il benessere di tutti. La prospettiva di utilizzare animali geneticamente modificati, creati in laboratorio, per cui verranno considerati non più come animali ma strumenti di lavoro, non ci esime dal condannare moralmente una procedura che continuerà a portarci lontano dalla via maestra.

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ADOZIONE DEL CUORE PER TEQUILA UN CANE BELLISSIMO CON UN PASSATO DI MALTRATTAMENTI E CHE LEAL STA SEGUENDO

Meticcio taglia medio/piccola, maschio sterilizzato, età 9 anni. Tequila ha avuto un passato molto difficile fatto di maltrattamenti che purtroppo lo hanno segnato nell’aspetto fisico e soprattutto in quello psicologico. Dopo 5 anni di ripetute percosse è stato sequestrato al proprietario ed è finito in canile per altri 3 anni della sua vita. Attualmente è in stallo in una piccola cascina vicino Voghera dove ha imparato a controllare la sua possessività, a relazionarsi con i suoi simili, sia maschi che femmine, e a condividerne gli spazi anche ristretti di una casa.

Diffidente verso gli uomini, si lega molto e più facilmente a figure femminili. Le sue esperienze passate gli hanno insegnato a rispondere con aggressività alle costrizioni e alle minacce, ciononostante adora ancora la compagnia e il contatto dell’essere umano. Molto bravo al guinzaglio, pronto al richiamo e alla collaborazione purché vengano rispettati i suoi tempi ed elargiti premietti in cibo; ama sdraiarsi al sole, viaggiare in auto e rilassarsi in casa in compagnia delle persone di riferimento.
Per lui cerchiamo una famiglia con esperienza e un minimo di competenze in comunicazione del cane e in cui la donna di casa sia per Tequila il punto di riferimento principale (se non addirittura una donna single); l’adottante dovrà essere disponibile ad affrontare un breve percorso pre-adottivo (gratuito) affiancato ad un educatore cinofilo. No bambini piccoli! No vita da solo in giardino! Tequila adora la compagnia degli esseri umani e ha bisogno del calore di una casa. NO COERCIZIONI DI NESSUN GENERE! Compatibilità con altri cani da valutare.

LEAL SEDE
Alessandra Schiavini
tel. 02 29401323
lealsede@leal.it


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LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE

Articolo di Mirta Bajamonte, consulente scientifico LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

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PhD Professoressa Mirta Bajamonte
Consulente Scientifico LEAL

LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE

In merito alla ricerca sui macachi, attualmente posta sotto i riflettori, per gli studi di neurologia da condurre nell’ambito del progetto “LIGHTUP”, connessi all’organo di senso visivo, risulta determinante fare una premessa che evidenzi la relatività e l’accecata “visione” della “necessità imprescindibile” della sperimentazione animale, per determinati studi riguardante il cervello, poiché ad oggi non ci sono metodi sostitutivi all’impiego di animali, che possano garantire risultati importanti, a garanzia della salute umana, come spesso riportato su testi di articoli, disegni di legge o in fase finale nei testi dei decreti di legge nazionali ed europei.

Non riconosco nessuna validità ad Autorità e Commissioni di Bioetica che valutano le tipologie di ricerca basate sulla sperimentazione animale, in quanto nel loro interno non ci sono, ad oggi, Bioetici che sposano esclusivamente la ricerca Human Based. I singoli professionisti che oggi le compongono, sicuramente sono nomi di prestigio e di grande esperienza professionale, ma sicuramente non in grado di valutare, con estrema attenzione la validità o meno della ricerca basata sulla sperimentazione animale. La produttività di essa ad oggi ha soltanto garantito la permanenza e non la cura in termini di risoluzione, di tutte le patologie della specie umana, quali patologie del Sistema Nervoso Centrale, come tutte le forme di carcinoma, il diabete, l’infertilità, per citarne alcune tra le più importanti.

Quando poi si parla di benessere animali negli stabulari, ricordo soltanto un dato: Il benessere animale è il suo vivere nel suo ambiente naturale e nella sua condizione naturale, tutto il resto è falsità. Quando ancora oggi i ricercatori che fanno sperimentazione animale si sentono offesi nell’essere nominati “vivisettori”, li invito ad accettare per coerenza della loro scelta il fatto che facciano vivisezione. Non vi è infatti alcuna differenza sul significato o dato dei due termini, “sperimentazione animale” e “vivisezione”, in quanto è solo una falsa speculazione filosofica. Qualunque riferimento a termini di legge vigenti che vengono rispettate, per cui la sperimentazione animale è legittima, giusta e nel rispetto del benessere animale (tutti dati determinati dalla mente umana che commette l’errore di un approccio antropocentrico, quindi in quanto tale errato fin dalle fondamenta), tutto decade nei termini deontologici professionale e di cura vera del malato affetto da patologie, poiché l’unica soluzione alle patologie di oggi è la ricerca Human Based, ovvero basata sullo studio di organi e tessuti umani, con storia ed identità precise, in termini di provenienza del malato come anamnesi familiare dello stesso.

Tutti gli studi basati sulle patologie del sistema nervoso centrale svolte sui primati non umani, non tengono in considerazione l’assenza di facoltà di parola dell’animale. Tutte le patologie ad oggi studiate sugli animali sono patologie indotte artificialmente nell’animale, quindi in quanto tali, non hanno le stesse caratteristiche della patologia che sorge in modo spontaneo nella specie umana, da cause spesso differenti da uomo a uomo, inoltre molte patologie studiate per l’uomo non appartengono alla specie animale.

Nell’ambito della specie umana, già la variabilità della genetica fa sì che una patologia insorga o meno o muti i sintomi da individuo a individuo, poiché il soma non è collegato dal SNC, la cui attività è a sua volta collegata a moltissimi fattori esterni, che fanno sì che il fenotipo condizioni il genotipo. Figuriamoci poi quando studiamo una patologia, pure indotta artificialmente su una specie di diversa dalla specie animale “uomo” che è il bersaglio specifico di tale patologia. Invito pertanto alla assoluta riflessione e presa di coscienza, circa la futilità delle motivazioni, o presunte tali, che ad oggi vengono riportate come bandiere giustificative di procedure di ricerca assolutamente fallimentari, a partire già dai presupposti cosiddetti scientifici.

Per quanto riguarda il progetto “LIGHTUP” esso è finanziato dall’European Research Council (Ente di ricerca a livello europeo), approvato Comitato Etico dell’Unione Europea, e successivamente dalle Università di Torino e Parma, autorizzato dal Ministero della Salute, e dall’Università di Torino, che si precisa è un’istituzione atta alla trasmissione di cultura in senso ampio, per cui si ritiene che debbano riconoscersi le implicazioni etiche connesse alla sperimentazione animale.

Entrando nello specifico in merito agli esperimenti che intendono condurre sui macachi, ciò avverrà all’interno dell’Ateneo di Parma. Si tratta di 6 macachi, primati non umani, altamente gregari che necessitano di vivere in comunità e in gruppi famigliari, condizione loro negata nei laboratori, in quanto ogni singolo individuo viene segregato isolato in una gabbia di dimensioni ridotte e immobilizzato, per tempi più o meno lunghi, per essere sottoposto all’asportazione chirurgica invasiva di aree della corteccia visiva, al fine di renderlo clinicamente e irreversibilmente cieco o parzialmente cieco.

La “consapevolezza visiva” offre flessibilità e ricchezza esperienziale e la sua perdita ha effetti devastanti. Tuttavia i pazienti umani con cecità dovuta a seguito di danno corticale, possono mantenere le funzioni visive, nonostante manchi la consapevolezza visiva, come si può tradurre su dei macachi, non coscienti, con quella di esseri coscienti, dopo il danneggiamento della corteccia visiva?

Il progetto LIGHTUP vuole sfruttare un paradigma comportamentale che può dissociare le abilità visive non consce dalla consapevolezza scimmie, con lo scopo finale di realizzare un “raffinato modello animale” di consapevolezza visiva, attraverso una serie di stimolazioni cerebrali e allenamento visivo attraverso stimolazioni magnetiche transcraniche. Nel protocollo è interessante sottolineare la dicitura: “un raffinato modello animale” cui segue “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene opportuno stimare un livello di sofferenza atteso come grave”.

Attestato che non è accettabile eticamente un progetto del genere, seppur approvato dal Comitato Etico dell’Unione Europea, esso è anche in evidente contrasto non solo con le norme di cui al decreto legislativo n. 26/2014 ma con le stesse linee generali, dettate dal Ministero della salute che ha pure ritenuto di autorizzare la sperimentazione in deroga.

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