Olio di palma: fermiamo uno sporco affare!

A metà giugno, la UE ha deciso di eliminare gradualmente l’olio di palma come biocarburante, ma solo nel 2030. A luglio 2018 si è svolta a Bruxelles la quinta sessione di negoziazione del Cepa, a porte chiuse, l’accordo di libero scambio tra Indonesia e la UE che vede l’olio di palma al centro del trattato. L’Indonesia produce oltre la metà dell’olio di palma a livello mondiale e la UE è il principale consumatore dopo l’India.

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Gli attivisti e gli agricoltori indonesiani hanno manifestato a Bruxelles, chiedendo che l’olio di palma non faccia parte dell’accordo. “Solo le aziende beneficiano del libero commercio – ha effermato Yuyun Harmono dalla rete ambientale Walhi -. Il biocarburante derivante dall’olio di palma provoca emissioni di gas serra maggiori rispetto ai combustibili fossili”. La produzione di olio di palma e la produzione di biocarburanti sono un disastro per il clima globale. Unitevi a questa petizione con la vostra firma per fermare il trattato di libero scambio fra UE ed Indonesia.

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→ Petizione: “Basta affari sporchi con l’olio di palma!”

C’è, ora, uno studio che conferma questa valutazione. Un team dell’Ecole Polytechnique Federale di Losanna, guidato da Thomas Guillaume, ha studiato l’impatto ambientale della coltivazione di palma da olio in Indonesia, che insieme alla Malesia rappresenta l’85% della produzione globale, appunto, di olio di palma. E gli esiti sono senza appello: un ettaro di terra convertita equivale all’emissione di 174 tonnellate di carbonio sotto forma di CO2. Per avere un’idea più concreta, corrisponde alla quantità prodotta da 530 persone che volano da Ginevra a New York in classe economica.

La situazione è così critica che uno studio reso pubblico nel 2016, commissionato dall’organo di governo di Bruxelles, ha concluso che la legge europea sulle energie rinnovabili, varata nel 2009, ha aumentato le emissioni di carbonio. L’obiettivo, evidentemente, era di ridurle. […]

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