MA QUESTA DIRETTIVA È MEGLIO O PEGGIO DELLA PRECEDENTE?

Crediamo che ostinarsi a cercare il “meglio” o il “peggio” nella nuova Direttiva rispetto a quella vecchia sia fuorviante. Così facendo e ragionando, si può persino arrivare ad accettare l’inaccettabile solo perché il testo datato 2010 sembra segnare qualche piccolo punto in avanti rispetto a una legge datata 1986.
Coerentemente con questo modo di intendere, la campagna di protesta della Leal si è concentrata sul fatto che la nuova Direttiva non incentiva a sufficienza il ricorso ai metodi alternativi. E’ grazie a loro, infatti, che la barbarica pratica della vivisezione può tramontare.
Noi diciamo che questa Direttiva non solo è crudele con gli inermi ma non è neppure all’altezza di ciò che la scienza e la tecnologia del 21 secolo possono offrire. Come se non bastasse, essa offende il sentire comune dei cittadini più volte pubblicamente espresso.
Dal 1986 ad oggi è cresciuta la sensibilità della società nei confronti della sofferenza animale. Nello stesso tempo si sono moltiplicati gli studi e le affermazioni degli scienziati sulla inutilità della vivisezione ai fini della salute umana ed è stato messo a punto un ventaglio di metodi alternativi. Una legge all’altezza dei tempi dovrebbe dare ascolto ai primi (gli scienziati che argomentano l’obsolescenza e l’inattendibilità degli studi animali) e sostenere i secondi (i metodi alternativi).
La nuova Direttiva, invece, non fa né l’una né l’altra cosa. In particolare essa non obbliga ad usare i metodi sostitutivi neppure laddove esistono e sono “scientificamente soddisfacenti”.
Come se non bastasse, negli ultimi anni gli etologi hanno comprovato senza tema di smentita che tutti gli animali sono capaci di provare dolore, angoscia, paura e sofferenza, compresi gli invertebrati. E, a riprova di ciò, nel trattato dell’Unione Europea ora si trova scritto che gli animali sono “esseri senzienti”.
A fronte di molte cose inconcepibili, ci pare che le poche note “migliorative” di questa Direttiva vertano essenzialmente su questioni burocratiche e procedurali, nel senso delle autorizzazioni e dei controlli (ma, cosa gravissima, non per quanto riguarda le persone che devono interagire con gli animali!). E se questo è il terreno, bisognerà poi vedere all’atto pratico quale ne sarà l’utilità e la portata.
Lo ripetiamo: limitarsi a discutere sul meglio o sul peggio di questi due brutti testi di legge può portare fuori strada, e non vorremmo che così avvenisse: i temi portanti di cui bisogna parlare sono l’inutilità scientifica della vivisezione, gli interessi che la sostengono, come si può efficacemente combatterla, chi e come potrebbe farlo.

Crediamo che ostinarsi a cercare il “meglio” o il “peggio” nella nuova Direttiva rispetto a quella vecchia sia fuorviante. Così facendo e ragionando, si può persino arrivare ad accettare l’inaccettabile solo perché il testo datato 2010 sembra segnare qualche piccolo punto in avanti rispetto a una legge datata 1986.

Coerentemente con questo modo di intendere, la campagna di protesta della Leal si è concentrata sul fatto che la nuova Direttiva non incentiva a sufficienza il ricorso ai metodi alternativi. E’ grazie a loro, infatti, che la barbarica pratica della vivisezione può tramontare.

Noi diciamo che questa Direttiva non solo è crudele con gli inermi ma non è neppure all’altezza di ciò che la scienza e la tecnologia del 21 secolo possono offrire. Come se non bastasse, essa offende il sentire comune dei cittadini più volte pubblicamente espresso.

Dal 1986 ad oggi è cresciuta la sensibilità della società nei confronti della sofferenza animale. Nello stesso tempo si sono moltiplicati gli studi e le affermazioni degli scienziati sulla inutilità della vivisezione ai fini della salute umana ed è stato messo a punto un ventaglio di metodi alternativi. Una legge all’altezza dei tempi dovrebbe dare ascolto ai primi (gli scienziati che argomentano l’obsolescenza e l’inattendibilità degli studi animali) e sostenere i secondi (i metodi alternativi).

La nuova Direttiva, invece, non fa né l’una né l’altra cosa. In particolare essa non obbliga ad usare i metodi sostitutivi neppure laddove esistono e sono “scientificamente soddisfacenti”.

Come se non bastasse, negli ultimi anni gli etologi hanno comprovato senza tema di smentita che tutti gli animali sono capaci di provare dolore, angoscia, paura e sofferenza, compresi gli invertebrati. E, a riprova di ciò, nel trattato dell’Unione Europea ora si trova scritto che gli animali sono “esseri senzienti”.

A fronte di molte cose inconcepibili, ci pare che le poche note “migliorative” di questa Direttiva vertano essenzialmente su questioni burocratiche e procedurali, nel senso delle autorizzazioni e dei controlli (ma, cosa gravissima, non per quanto riguarda le persone che devono interagire con gli animali!). E se questo è il terreno, bisognerà poi vedere all’atto pratico quale ne sarà l’utilità e la portata.

Lo ripetiamo: limitarsi a discutere sul meglio o sul peggio di questi due brutti testi di legge può portare fuori strada, e non vorremmo che così avvenisse: i temi portanti di cui bisogna parlare sono l’inutilità scientifica della vivisezione, gli interessi che la sostengono, come si può efficacemente combatterla, chi e come potrebbe farlo.


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