L’Europa finanzia la ricerca basata su errori metodologici

Dopo la notizia positiva per la ricerca per la notizia del 3 luglio 2018 che ha ufficializzato l’approvazione della legge che nella Regione Piemonte promuovere i metodi sostitutivi alla sperimentazione animale con l’obiettivo di investire anche nella formazione di nuovi ricercatori, è arrivata, indesiderabile contrappunto, subito dopo in data 5 luglio dall’agenzia Ansa una notizia sconfortante dal punto di vista etico e scientifico. LEAL ha chiesto un commento alla dottoressa Mirta Bajamonte.

(ANSA) Torino 5 luglio. L’Europa finanzierà con cinque milioni il progetto Edirex, che coinvolge 19 partner di 13 Paesi europei ed è coordinato dall’Università di Torino.

Obiettivo, mettere a sistema i dati raccolti con i cosiddetti modelli pdx (sigla per xenotrapianti derivati dal paziente), che prevedono di inoculare il tumore del paziente nel corpo di una cavia, che diventa un modello personalizzato per studiare nell’animale le stesse condizioni patologiche presenti nell’individuo. Il progetto è stato attivato dal Consorzio Europdx (www.europdx.eu), nato 5 anni fa per contrastare l’alto rischio di fallimento nei trattamenti oncologici. Punta a integrare le numerose raccolte di modelli di ricerca pdx per aprire la strada alla definizione di standard sperimentali condivisi. L’attuale frazionamento delle raccolte di tali modelli, create da laboratori accademici in tutta Europa, rappresenta infatti un collo di bottiglia significativo per il loro uso. Il team di ricerca coordinato da Enzo Medico, docente al Dipartimento di Oncologia presso l’Istituto di Candiolo e tra i primi promotori di Europdx, ha creato negli anni scorsi un archivio di oltre 1500 modelli di cancro derivati da paziente, un’enorme biobanca che include la più vasta raccolta al mondo di Pdx di cancro colon rettale. Ulteriori dettagli sono reperibili sul sito di Edirex, attivo a partire da questa settimana: www.europdx.eu/europdx-research-infrastructure.html (ANSA).

ARTICOLO MIRTA HUMAN-BASED COMMENTO FINANZIAMENTO
La professoressa Mirta Bajamonte controbatte alla notizia di questa elargizione di pubblico finanziamento UE a un progetto che punta sulla sperimentazione animale.

“Il numero di donatori di organi, sia cadaveri, sia (per determinati organi) vivi, è molto inferiore al numero di persone in attesa di trapianto. Questo dato di fatto è il principale motivo alla base della ricerca sui trapianti da specie diverse. Tuttavia le difficoltà sono enormi, e il problema maggiore è il rigetto: se già da un donatore umano all’altro il rischio di rigetto è relativamente alto, nel caso che il donatore sia un animale quest’eventualità diventa molto più probabile. Inoltre, per un trapianto da uomo a uomo il rigetto può essere efficacemente contrastato per mezzo di farmaci immunodepressori, mentre se l’origine è animale la reazione del sistema immunitario contro l’organo estraneo è immediata e più aggressiva (si parla in questo caso di rigetto iperacuto): il risultato è di solito la perdita dell’organo e, nei casi peggiori, la morte del paziente. Inoltre, anche ammettendo la riuscita del trapianto, un altro ostacolo è rappresentato dal contagio virale: negli organi degli animali potrebbero esserci virus latenti che sarebbero però forse in grado di attaccare l’uomo.

La storia dello xenotrapianto inizia nel 1963: in quell’anno il medico americano Keith Reemtsma eseguì a New Orleans un trapianto di rene di uno scimpanzé in un uomo di 44 anni. Il tentativo però non ebbe successo, così come gli altri che l’hanno seguito usando vari organi (reni, fegato e anche il cuore) prelevati a babbuini o scimpanzé. Oggi si ritiene che la fonte migliore di organi per l’uomo sia il maiale: anche se i primati hanno una maggiore parentela con la nostra specie, dal punto di vista anatomico e fisiologico gli organi del maiale sono i più indicati. L’impiego di maiali può anche ridurre il rischio della trasmissione di virus: oggi è possibile creare maiali privi di quasi tutti gli agenti potenzialmente pericolosi per l’uomo gli unici virus preoccupanti sono i retrovirus porcini, e la loro eliminazione è uno degli scopi della ricerca. In ogni caso, i ripetuti insuccessi dimostrano che lo xenotrapianto di organi è una tecnica prematura, che infatti non viene utilizzata clinicamente. La rinuncia comunque è solo momentanea: la ricerca continua, e quando il metodo sarà sufficientemente sviluppato si potranno riprendere le sperimentazioni umane.

Per ora invece gli studi si concentrano su altri filoni: da un lato la ricerca di terapie immunosoppressive efficaci, dall’altro la sperimentazione su animali. Le possibilità future di successo sono legate però soprattutto a un’altra direzione di ricerca: la genetica. In particolare, lo scopo è far nascere animali transgenici per ridurre il rischio di rigetto. Il trattamento più promettente riguarda la produzione di una specifica proteina presente nell’uomo, chiamata hDAF, che impedisce il rigetto iperacuto. Recentemente sono stati scoperti i geni responsabili della sua formazione, e gli scienziati li hanno innestati in maiali che così esprimono la stessa proteina. Per verificare la sua efficacia sono stati effettuati numerosi esperimenti sugli animali: in questo caso sulle scimmie, nelle quali la hDAF agisce in maniera analoga all’uomo. Un’alternativa è quella di rimuovere dai maiali particolari geni collegati con il riconoscimento dell’estraneità: in questo modo il sistema immunitario umano dovrebbe accogliere il nuovo organo senza il rigetto iperacuto. Questi sforzi iniziano a dare i primi risultati, e le scimmie a cui vengono trapiantati organi (soprattutto i reni, ma anche il cuore) di maiali transgenici riescono a sopravvivere per diversi mesi in condizioni di salute sempre migliori. Nonostante i progressi incoraggianti, l’applicazione clinica sull’uomo è ancora lontana. Intanto però un’altra direzione di ricerca permette di nutrire speranze fondate. Se il trapianto di organi presenta il grande inconveniente del rigetto, questo è minore nel caso in cui non venga trapiantato l’intero organo, ma solo un suo tessuto. E in alcuni casi il trapianto di una porzione di organo può risultare molto utile: per un paziente diabetico, per esempio, spesso non è necessario un trapianto di pancreas, ma basta trapiantare solo le isole pancreatiche, cioè le cellule che producono l’insulina. I donatori umani però scarseggiano, anche perché servono due o tre pancreas per ogni trapianto: in questo caso il trapianto da maiali geneticamente modificati potrebbe essere una buona soluzione alternativa” (Corriere della Sera).

QUESTI DATI SONO RIPORTATI SULLA STAMPA PER FAR COMPRENDERE ALL’OPINIONE PUBBLICA COSA È UNO XENOTRAPIANTO, PERCHÉ’ OGGI VIENE EFFETTUATO.

È INTERESSANTE RIPORTARE QUANTO VIENE PUBBLICATO PER EVIDENZIARE L’ASSOLUTA MANCANZA DI ORIZZONTI SCIENTIFICI MODERNI, ATTUALIZZATI ALLA SOCIETÀ IN CORSO, E NON ADEGUATI A QUANTO IN REALTÀ LA SCIENZA PUÒ OGGI FARE UTILIZZANDO CON CRITERIO, CON ETICA E CON REALE SCIENTIFICITÀ LE CONOSCENZE NEL CAMPO DELLA GENETICA, DELLA BIOLOGIA BIOMOLECOLARE E DELLE BIOTECNOLOGIE APPLICATE CON LA STRETTA COLLABORAZIONE DELL’INGEGNERIA BIOMEDICA.

Si leggono in letteratura e sulla stampa, riferimenti a biobanche, a studi genetici per comprendere quali siano le basi di diverse patologie come le diverse forme di carcinoma.

Si cerca di comprendere ad esempio la base genetica del cancro al colon retto. Si determinano dei geni che se soppressi fanno si che il tumore regredisca o che si possano ridurre, se non azzerare, i fenomeni di rigetto da trapianti di organo da uomo a uomo naturalmente quanto noi sosteniamo. Tuttavia, dopo che si fa qualche passo avanti nella ricerca human-based, ancora oggi colleghi ricercatori, senza riflettere, fanno inversione di rotta, e quindi, dopo avere fatto passi avanti, illudendo il mondo scientifico di aver compreso che “the results” giungono soltanto dalla ricerca human-based, assistiamo all’errore metodologico di utilizzare trapianti di organi o meglio ancora tessuti da animale a uomo, con ulteriore precisazione da parte loro anche che il modello maggiormente perseguibile ad oggi è il maiale, e transgenico peraltro. Su tali errori metodologici, giungono ancora finanziamenti, nascono carriere e i falsi ricercatori si agitano contenti di aver trovato altre strade che possano colpire l’immaginario dell’uomo comune e/o dell’uomo che sta al governo che ha il potere di destinare milioni di euro a qualcosa che appare fantastica, ma che in realtà è soltanto illusione e giro di parole per trovarsi al punto di partenza. Gli sforzi vanno al contrario orientati alla giusta informazione presso l’opinione pubblica per far comprendere l’importanza della donazione di organi e tessuti umani post interventi chirurgici, per reclutare materiale biologico umano su cui studiare le differenti patologie, avendo la fortuna di potere lavorare su pezzi anatomici che non sono soltanto tali, ma che hanno al contrario una loro identità genetica, familiare, storica tutti fattori preziosi per orientare lo studio delle patologie umane. Ribadiamo il principio assolutamente scientifico e autentico che la ricerca esclusiva sull’essere umano è oggi l’unica chiave di svolta per la risoluzione nel mondo scientifico.

Noi stiamo già lavorando in questa direzione.

Prof. Mirta Baiamonte
Presidente Penco Bioscience
Presidente IVF Mediterranean Centre
Direttore Scientifico Limav Internazionale
Vicepresidente Limav Italia


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