LEAL RENDE PUBBLICHE LE RAGIONI CHE MOTIVANO L’INATTENDIBILITÀ DELL’ESPERIMENTO LIGHTUP SUI MACACHI

Riteniamo scontate le ragioni etiche che conducono alla richiesta di una totale abolizione della vivisezione e mettiamo a disposizione di tutti gli antivivisezionisti anche le argomentazioni che vanificano l’esperimento ANCHE DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO.

LETTERA DI LINDA GUERRA* AL MINISTRO DELLA SALUTE ROBERTO SPERANZA
*Naturalista ed etologa, divulgatrice scientifica, sostenitrice di LEAL e della causa antivivisezionista, ha partecipato a diversi convegni affiancando relatori di fama internazionale.



Alla cortese attenzione del Ministro della Salute Roberto Speranza

Oggetto: relazione scientifica sulla sperimentazione “LIGHTUP”

Onorevole Ministro Speranza,

mi chiamo Linda Guerra, sono una divulgatrice scientifica libera professionista e precedentemente collaboratrice del “Muse” di Trento, nonché insegnante di Scienze; in virtù dei miei studi di naturalista ed etologa mi interesso da molti anni dei vari aspetti etici e scientifici legati alla sperimentazione animale.
Ho avuto modo di analizzare il protocollo della sperimentazione “LIGHTUP” che prevede l’utilizzo di 6 macachi per un periodo di 5 anni, e con la presente relazione desidero esporre alcune obiezioni alla validità scientifica della suddetta sperimentazione, sperando in tal modo di contribuire a dimostrare l’inutilità di questa pratica anacronistica.

La scelta della specie primate Macaco Mulatta come modello sperimentale viene giustificata sostenendo che “le scimmie del genere Macaca costituiscono il modello d’elezione per lo studio del sistema visivo corticale. I macachi rappresentano il modello ideale per questo progetto per le notevoli omologie anatomo-funzionali con il sistema visivo umano e per la loro spiccata adattabilità alle condizioni di laboratorio”. Il termine “omologia” in ambito biologico si riferisce a strutture anatomiche di specie diverse che hanno la stessa origine filogenetica ma che possono avere funzioni differenti.

Nella fattispecie, non possiamo essere sicuri che gli occhi di un macaco abbiano le stesse identiche peculiarità visive degli occhi di un essere umano. Inoltre:
– le elevate facoltà cognitive di questo primate non umano altamente sociale, lo rendono in realtà meno adattabile alle condizioni artificiali di laboratorio, in rapporto ad altre specie animali di minore complessità evolutiva;
– ne deriva che lo stress psicofisico che questi animali subiscono in uno stabulario in cui le loro esigenze fisiologiche ed etologiche (legate, ad esempio, alla limitazione di movimento e di interazioni con i propri simili) non sono soddisfatte come lo sarebbero in un contesto naturale, possa pertanto contribuire ad alterare i risultati dei test e la loro affidabilità e traslabilità all’uomo;
– i risultati sarebbero limitati ad un’approssimazione, dato che due specie diverse, per quanto simili, non saranno mai intercambiabili, e la complessità del funzionamento di un organismo tiene conto di molti processi che coinvolgono anche il genoma e il proteoma nella risposta a qualsiasi tipo di sperimentazione;
– è opportuno rilevare che i macachi, esprimendosi attraverso un linguaggio non verbale come tutte le specie animali ad esclusione di quella umana, non possono essere collaborativi nel comunicare l’elaborazione di un’immagine in assenza di consapevolezza visiva, presupposto intrinseco della sperimentazione per arrivare allo studio dei meccanismi cellulari sottesi alla riabilitazione visiva;
– nel protocollo viene dichiarato che “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave”. Di fatto il dolore si compone di una parte percettiva (nocicezione) e di una esperienziale (assolutamente individuale), che in un animale costretto all’immobilità (e quindi impossibilitato alla fuga o alla manifestazione di reazioni aggressive) si esplica in anomalie comportamentali, che spesso si traducono in comportamenti stereotipati (ovvero senza nessuna finalità);
– spesso il dolore nell’animale non è riconosciuto nella sua intensità, in quanto il soggetto manifesta dei comportamenti che non vengono interpretati come una reazione alla sofferenza (ad esempio il freezing, una sorta di immobilità che è sintomatica di dolore fisico e di paura). La classificazione della gravità delle procedure descrive il livello di sofferenza grave in questi termini: “le procedure sugli animali che causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia intensi, ovvero dolore, sofferenza o angoscia moderati e di lunga durata, nonché le procedure che provocano probabilmente un deterioramento grave del benessere o delle condizioni generali degli animali sono classificate come “gravi”. La ripetizione di una procedura può aumentare la gravità della sofferenza;
– oltre al dolore fisico derivante dalle procedure sperimentali, è importante considerare la prostrazione psicologica a cui sono sottoposti gli animali stabulati non potendo mettere in atto dei comportamenti naturali, a causa tra l’altro delle limitazioni delle norme in materia di alloggiamento, allevamento e cura;
– anche se i macachi saranno sottoposti all’anestesia, è ragionevole prevedere che conseguentemente alla menomazione a cui saranno sottoposti (ablazione chirurgica di una porzione di corteccia cerebrale), rischieranno di subire un grave e prolungato livello di sofferenza, e le loro elevate capacità cognitive aggraveranno la percezione del dolore;
– non è specificato nel protocollo quali siano le giustificazioni scientifiche per la scelta dell’eutanasia. E non è precisato se ci sia un bioeticista a presiedere all’esperimento, per verificare che le condizioni di benessere vengano tutelate seguendo tutte le norme previste in questo senso.

È stato altresì precisato che parallelamente una sperimentazione analoga verrà svolta su volontari umani colpiti dalla patologia denominata “blind sight”, attraverso tecniche non invasive di rilevazione (come i magneti transcranici), quindi non si spiega la necessità di ricorrere anche all’uso di modelli animali, che non saranno mai altrettanto affidabili quanto dei soggetti umani.
In ultima analisi, occorre precisare che nella massima parte dei casi, lo scotoma (ovvero il difetto lacunare del campo visivo causato da una lesione delle vie ottiche) oggetto di studio, si manifesta fin dalla nascita o a seguito di altre patologie, e molto raramente come conseguenza di un trauma come quello posto in essere dalla sperimentazione prevista.

È importante tenere presente che già nel 1974 è stata condotta una sperimentazione analoga che non ha riportato risultati utili applicabili all’uomo, descritta → in questo link.

E lo stesso ricercatore Prof. Marco Tamietto ha già pubblicato uno studio analogo effettuato nel 2012, il cui abstract è disponibile → a questo link.

Il Prof. Tamietto ha un curriculum da psicologo, pertanto le sue competenze relative alla psiche umana non sono sovrapponibili a quelle di un etologo che ha studiato i meccanismi del comportamento e della comunicazione negli animali non umani, pertanto le informazioni che potrebbero essere estrapolate da questa sperimentazione sarebbero inutili e fuorvianti.

Adducendo tutte le motivazioni scientifiche fin qui elencate, auspico che il Ministro Roberto Speranza voglia sospendere l’autorizzazione a procedere per la suddetta sperimentazione.

Grazie per l’attenzione, distinti saluti.
Dr.ssa Linda Guerra


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