Le mille ragioni del NO alla sperimentazione animale

Partiamo dalla confutazione del principio, sostenuto da Big-Pharma, che: “il metodo deve restare quello usato finora”, perché: si è sempre si è fatto così (falso); ogni altro sistema è antiscientifico (assurdo); gli animali sono predittivi di quanto avverrà sull’uomo (falso); gli animali non soffrono (falso); gli animali sono tutti anestetizzati (falso); tutto avviene nel rispetto delle leggi (platealmente falso): esistono sentenze che smentiscono questo punto.

Queste affermazioni sostengono un metodo (la sperimentazione su animali), ma anche alcuni principi obsoleti: la liceità della violenza contro i diversi; la ricerca si fa per tentativi ed errori; il ricercatore deve essere libero (stranamente non si richiede la libertà dalle sovvenzioni economiche da qualunque fonte provengano). In buona sostanza, questi principi finiscono per sostenere una società conservatrice e violenta. Le conseguenze di questi principi sono di enorme portata: si afferma che se un sistema ha avuto risultati apparentemente buoni, è inutile tentare di migliorarlo. Al contrario, occorre essere sempre più consapevoli di altri fatti: la ricerca biologica è oggi attuata con crudeltà; la crudeltà non può essere negata e non può essere etica; i risultati ottenuti su animali non sono trasferibili all’uomo (H. Ruesch e P. Croce lo hanno dimostrato da oltre 40 anni); questo metodo falsa i risultati scientifici: è una falsificazione sistematica dovuta al metodo, che rallenta il progresso; le ragioni primarie dell’impossibilità del trasferimento sono genetiche: gli antispecisti vedono la ricerca su animali in un’ottica evolutiva, non statica e non dogmatica (B. Fedi); la ricerca su animali è fuorviante in chirurgia; la ricerca su animali è fuorviante in farmacologia e in clinica; la ricerca su animali è inutilizzabile in anatomia e in anatomia patologica; la ricerca su animali è assurda in statistica; la ricerca su animali è completamente diversa, per quanto riguarda la patologia; si studiano specie che si ammalano in modo diverso da quello umano, oppure che non si ammalano. Si studiano cioè malattie inesistenti.

La ricerca su animali ha condotto finora a grandi errori e talora a delitti. Soprattutto ha truffato la pubblica opinione e falsificato sistematicamente i risultati. Ha rallentato il progresso ed escluso dalla ricerca e dalla civiltà interi continenti. Tutto evolve: la società, i singoli individui, la mentalità delle persone, i metodi (esistono addirittura aspetti epigenetici oltre quelli genetici e culturali). Il grande merito del movimento antispecista è di aver sottolineato il carattere evolutivo della ricerca e questo ha cambiato il nostro rapporto con la natura e gli altri viventi. La ricerca non procede per “tentativi ed errori”. La ricerca non procede a caso, bensì con intelligenza.

IL PASSATO DELLA RICERCA
L’essere umano è fondamentalmente un animale “intelligente curioso”. Nell’evoluzione, impara quanto serve a sopravvivere, poi a dominare, finalmente studia la natura e si volge a pensieri astratti. Il ricercatore del passato doveva essere così, ma anche spregiudicato e pronto a sfidare i rigori di leggi assurde.
Lentamente, l’uomo ha elaborato le regole del vivere insieme: cioè “l’etica”. Le prime regole etiche erano ovviamente diverse dalle nostre, essendo diversa la società di allora (Erofilo, per esempio, scopre la “torcolare” scalpellando il cranio di schiavi vivi, ma rispettando le regole di allora). In alcuni casi, l’etica limita la ricerca ed induce in errori. Per esempio alcune religioni hanno a lungo proibito le ricerche sui cadaveri. Ciò ha indotto nel medio evo a credere che esistesse la “malattia del fianco”. Agli albori dell’età moderna un grande chirurgo occidentale, chiamato in Cina, si sentì offrire, come oggetti d’esperimento, prigionieri condannati a morte… ma non cadaveri, deceduti per cause naturali. Questo era contrario all’etica locale. Tutto cambiò con Fracastoro, Benivieni, Vircov. Cambiò con la ripresa degli studi direttamente sull’uomo.

gatto_laboratorioSubito dopo le grandi scoperte dell’800, l’industria inizia una produzione di massa e sente il bisogno di effettuare esperimenti. Trova i soggetti adatti negli animali (basso costo; facilmente gestibili; grande resistenza ecc. tutte motivazioni non scientifiche). La ragione di questo è che l’industria non possiede ospedali, ma possiede laboratori. La razionalizzazione etica è che gli animali non sentono; sono oggetti (Descartes) e non hanno anima (religione cattolica). Ruesch e P. Croce dimostrano che dietro le Sperimentazioni Animali esistono ragioni economiche e non scientifiche.
Un certo Fedi si rende conto, negli anni ’70, che tutto dipende dalla genetica. Ciò spiega perché i risultati non siano trasferibili. Piccolissime differenze genetiche possono portare a codificare proteine diversissime (un solo gene nel cromosoma 6, con un solo aminoacido diverso, provoca l’anemia drepanocitica!). Si rende conto che l’uomo ha creduto di sfuggire alla sofferenza e alla morte procurandosi un capro espiatorio. Proprio questo ha reso l’uomo una cavia di esperimenti non controllati. Diventa una cavia inconsapevole e pagante.

Per accertare quantitativamente gli effetti di farmaci, droghe, o di qualunque sostanza, è sempre necessario ripetere la sperimentazione sull’uomo. Esaminiamo come esempio, la chirurgia: ho visto personalmente molti grandi chirurghi “inventare” nuove tecniche chirurgiche, durante le operazioni. L’esperienza su animali è, generalmente, fuorviante. Ma questi concetti, così ovvi, non sono stati accettati dalla comunità scientifica.
L’industria, al contrario, ha sfruttato osservazioni casualmente giuste, per dichiarare corretto l’intero metodo, con sperimentazione su animali. Cioè ha sfruttato una parte per giustificare il tutto. Nel corso degli anni, ha ottenuto l’impunità da esiti sfavorevoli, pudicamente chiamati: “effetti collaterali, o indesiderati”, in qualunque caso. Fino a pochi mesi fa non era mai stato pagato un dollaro di indennizzo. In sostanza ha ottenuto l’impunità, rispettando regole da lei stesse dettate. L’industria ha ottenuto anche leggi fiscali favorevoli, col pretesto di agire per il bene dell’umanità. È arrivata al punto di far eleggere persone a lei favorevoli ed a rovinare o emarginare persone ostili o presunte tali, perpetuando la situazione esistente e rendendo obbligatorio per legge un metodo mai validato. L’industria, dunque, non paga tasse adeguate, non paga danni, non viene indagata, non viene punita in alcun modo, grazie a leggi favorevoli dettate dai suoi lobbisti, e a parlamentari facilmente influenzabili.

Tuttavia il mondo evolve. Nella società si afferma il concetto che progresso economico, e perfino militare, dipendano dal progresso scientifico. Dunque si deve essere scientificamente progrediti. Non si può scegliere un metodo di ricerca, mai dimostrato valido, se si vuole progredire. Anassagora dice: “l’idealista guarda un albero e vede una vita; il materialista guarda un albero e vede della legna”. L’idealista vedendo una vita realizza un progresso etico, ma anche scientifico e socio-economico. Il materialista vedendo legna, cioè vedendo un guadagno economico possibile, distrugge il suo proprio ambiente di vita. Contro gli idealisti, l’industria usa i metodi della pubblicità: per esempio dice il falso (gli antispecisti vogliono l’arresto della ricerca! Gli antispecisti preferiscono i topi ai bambini ecc.): in poche parole, si persuade l’opinione pubblica ed i parlamentari, con calunnie. Metodo molto usato nella politica italiana.

In questa situazione, quale futuro possiamo immaginare? Non si può chiedere a persone divenute ricchissime usando un metodo, di rinunciarvi. Tuttavia, per ottenere il progresso globale della società è necessario: rinunciare al segreto; rinunciare alla disinformazione, al discredito ed all’emarginazione degli avversari o presunti tali; rendere obbligatori i metodi alternativi validati; rendere obbligatori stanziamenti, almeno uguali a quelli tradizionali, per i metodi alternativi; un tavolo di confronto permanente fra specisti e antispecisti; investimenti massicci nei settori della genetica, culture, neuroscienze, bioingegneria; ritorno agli studi sull’uomo, senza più la perdita sistematica dei dati clinici.
In linea teorica dobbiamo persuadere l’opinione pubblica, oppure uno o più partiti, in modo da cambiare il metodo di ricerca e conseguentemente tutta la società. Infatti, cambiando l’etica verso il non-self, cambierà la ricerca, cambieranno le leggi e conseguentemente la società intera. Cambierà il rapporto con la natura e con i viventi. Noi siamo questa rivoluzione senza spargimento di sangue. Vogliamo questo, oppure migliorie marginali come un maggior benessere nella stabulazione o nei trasporti degli animali, che continueranno però ad essere allevati per essere torturati o macellati?

IL FUTURO DELLA RICERCA
Se volete cambiare il mondo, cominciate dalla biologia (Bill Gates). Il ricercatore del presente deve essere non solo intelligente, curioso, ma anche possedere una formazione multidisciplinare e non essere in vendita. Esistono molti interessi economici che possono rallentare, deviare ed anche arrestare la ricerca. Si può avere interesse perché le cose rimangano esattamente come stanno. Attualmente, sembra che le scienze biologiche cambieranno il mondo. Scopriremo come le piante usano l’energia solare per produrre nuova sostanza vivente; scopriremo come riescano a produrre proteine diverse partendo da elementi semplici come H2O, N, C, O2. Scopriremo come riescano a degradare sostanze inquinanti, rendendole innocue, senza doverle seppellire come fa l’uomo, oppure bruciarle inquinando aria acqua e terra. Scopriremo e fabbricheremo batteri che distruggeranno i residui del petrolio e forse del cemento (in parte è già avvenuto). Sequenzieremo il genoma di tutti i viventi e faremo operazioni di ingegneria e chirurgia genetica.

La medicina è già diventata, ma diventerà sempre di più, personalizzata e genetica. Coltiveremo organi e potremmo sostituirli, coltiveremo tessuti. Partiremo, per tutto questo, da poche cellule in cultura, non da miliardi di cadaveri di animali macellati. Coltiveremo anche piante, modificate geneticamente oppure no, ma con tecniche tali da produrre di più con minore spesa e minori sprechi. Tutto questo, senza rendere economicamente schiavi gli acquirenti. Faremo crescere cellule nervose i cui neuroni supereranno le fratture; faremo ricrescere arti a chi li ha perduti: tutto questo partendo dallo studio della genetica e dalle culture. Creeremo immunità da molte malattie con l’ingegneria genetica e costruiremo modelli che permetteranno di comunicare a distanza sentendo ogni sensazione come se fossimo effettivamente visti o toccati (questo è già avvenuto). Tuttavia ci sarà anche uno sviluppo inimmaginabile al di fuori della medicina.

dnaNel campo dell’ingegneria potremmo dare ordini col pensiero e ricevere pensieri come oggi riceviamo le email. Ci saranno arti artificiali estremamente funzionali: in questo campo siamo già i primi al mondo. Esisteranno anche robot operatori, macchine per diagnosi e terapia, di potenza oggi neppure immaginabile. Scopriremo cosa cambia nella trasmissione epigenetica, cos’è che permette la trasmissione, senza apparente cambiamento. Potremmo far ricrescere organi asportati. Per esempio la vescica urinaria, come proposi 50 anni fa, usando culture cellulari di urociti su uno scheletro di silastic, con valvole one-way, per impedire il reflusso. Potremmo effettuare diagnosi genetiche, come già abbiamo cominciato a fare. Senza considerare gli aspetti più banali, cioè i progressi nelle malattie neurodegenerative (di cui gli animali non si ammalano!). E le conoscenze sull’encefalo (già finanziate in Usa con 5 miliardi di dollari in 10 anni). Tutto dimostrato dal raddoppio del numero di ricerche sull’encefalo. Le stesse cose si possono dire per altri settori: per esempio per la cardiologia. Infatti, già si fanno operazioni in endoscopia. Tutto cambierà: cambierà l’urologia, la ginecologia, la chirurgia estetica, la flebologia (che non si può studiare su animali, perché non si ammalano di vene varicose).
Già i robot operano meglio di molti chirurghi umani. Qualcuno chiederà certamente che i robot si allenino su animali, così come si è avuta la faccia tosta di chiederlo per i chirurghi. Senza considerare i grandi orizzonti aperti dalle nanotecnologie; senza parlare, come esempio concreto, del sequenziatore di DNA costruito in Italia (Mose) che ha ridotto i tempi da 20 giorni a 5 ore, per l’intero genoma.

A tutto questo, le baronie universitarie e Big-Pharma, hanno risposto ripetendo ossessivamente alla classe medica ed all’intera popolazione, che non si deve abbandonare il metodo seguito finora. Più o meno come dire che il miglior sistema postale è stato quello con i cavalli, perché talvolta funzionava. La verità è che le baronie e Big-Pharma chiedono di continuare col vecchio metodo, perché, lasciando le cose come stanno, hanno la discrezionalità assoluta. Nessuna ingerenza e soprattutto nessuna programmazione. Vogliono usare i vecchi metodi, attribuendo loro tutti i meriti, perché così attribuiscono questi meriti a se stessi (perché sono loro stessi che li hanno realizzati). Questi metodi crudeli (la sperimentazione animale) non solo giustificano il passato, ma permettono di continuare ad usarli con libertà assoluta anche per il futuro. In questo modo si attribuiscono il merito di ogni progresso comunque, perché sono essi stessi ad aver fatto la scelta e la ricerca. Il merito non verrà mai attribuito a noi che abbiamo chiesto l’uso di metodi nuovi, ma non facciamo e non faremo ricerche.

Cos’è necessario per cambiare? È necessario un nuovo tipo di ricercatori non condizionati, non avere tabù, non avere pregiudizi economici o religiosi, non volere il guadagno immediato e subire il controllo di chi pensa di ricavarne un utile. Sono però necessarie leggi che favoriscano il nuovo. A tutto ci sono dei limiti etici: se il metodo di ricerca avesse un costo, in vite umane, nessuno lo accetterebbe. Se dovesse costare l’asservimento alle multinazionali, con un profitto illimitato, invece, forse sarebbe ugualmente accettato dall’opinione pubblica. Anche se dovesse costare una gigantesca ecatombe di tutti gli altri animali, molti sarebbero comunque disposti ad accettare. Ebbene, questa ecatombe non è necessaria, ma, ad alcuni, appare indispensabile che il progresso debba essere ottenuto con un metodo che preveda questa ecatombe.
Questi enormi progressi scientifici devono venire da una mentalità nuova, più aperta, non da chi pensa che “si è sempre fatto così”. Oppure da chi pensa che la scienza procede “per tentativi ed errori”. Non è così; il progresso verrà da chi studia di più ed è più intelligente, usando metodi nuovi non da chi è più spregiudicato e crudele, o vuole compiere ricerche senza ingerenze per garantirsi il successo. È assurdo quanto sentiamo continuamente da personaggi altolocati: cioè che i progressi ottenuti finora sono attribuibili alla sperimentazione animale, cioè alla crudeltà. È falso!

Tutto ciò prefigura una società, qual è veramente oggi, crudele, con leggi ispirate alla violenza e grandi imprese, padrone del destino di interi popoli e continenti. La lotta attuale non è fra scienziati e oscurantisti, come si cerca di far credere. Non è neppure fra vivisettori crudeli ed animalisti teneri di cuore, bensì fra una concezione della società in cui il più forte o il più ricco rende schiavo il più povero con leggi apparentemente giuste (brevetti) ed una parte della società la quale ritiene che la scienza non abbia una indipendenza assoluta dall’etica. Quest’ultima parte della società rifiuta la violenza e la crudeltà come metodo, ma anche l’arbitrio nei confronti dei più deboli. I vivisettori vogliono, invece, continuare con l’assoluta discrezionalità attuale; vogliono continuare con l’anarchia del settore che permetta loro l’impunità, la raccolta dei fondi ingentissimi, l’appropriazione del merito, sia che vengano applicate tecniche nuove, oppure quelle tradizionali. In buona sostanza non vogliono che la ricerca sia programmata e controllata da nessuno. Noi vogliamo questa programmazione. Vogliamo raggiungere un equilibrio etico con gli altri viventi e vogliamo una scienza che assicuri il progresso, non la distruzione della natura e la strage di chi non può difendersi. Cambiare l’etica per rendere migliore la scienza è una necessità assoluta. Bisogna cambiare l’etica per cambiare la scienza, per rendere migliore la società nel suo complesso. Non più la società competitiva, ma la società fraterna, che vada oltre lo specismo.

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Bruno Fedi, medico e chirurgo
cofondatore Movimento Antispecista

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1 commento

Una risposta a Le mille ragioni del NO alla sperimentazione animale

  1. Giovanna Tarquinio scrive:

    Ringrazio Dio di aver dato il dono dell’intelligenza a coloro che da sempre combattono contro chi sostiene con ottusa caparbietà e oltre ad ogni ragionevole dubbio la pericolosità e falsità scientifica basata sul metodo vivisettorio. Seppure l’uomo è nella sua natura ed essenza classificato nella categoria animale, rimane il fatto che si distingue per la sua bestialità. La vera scienza deve basarsi, invece, su principi etici e morali, purtroppo del tutto assenti nella ricerca attualmente praticata sugli animali. Grande come sempre il professore Bruno Fedi.

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