LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE

Articolo di Mirta Bajamonte, consulente scientifico LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

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PhD Professoressa Mirta Bajamonte
Consulente Scientifico LEAL

LA VICENDA DEI MACACHI E LA CECITÀ DELLA VIVISEZIONE

In merito alla ricerca sui macachi, attualmente posta sotto i riflettori, per gli studi di neurologia da condurre nell’ambito del progetto “LIGHTUP”, connessi all’organo di senso visivo, risulta determinante fare una premessa che evidenzi la relatività e l’accecata “visione” della “necessità imprescindibile” della sperimentazione animale, per determinati studi riguardante il cervello, poiché ad oggi non ci sono metodi sostitutivi all’impiego di animali, che possano garantire risultati importanti, a garanzia della salute umana, come spesso riportato su testi di articoli, disegni di legge o in fase finale nei testi dei decreti di legge nazionali ed europei.

Non riconosco nessuna validità ad Autorità e Commissioni di Bioetica che valutano le tipologie di ricerca basate sulla sperimentazione animale, in quanto nel loro interno non ci sono, ad oggi, Bioetici che sposano esclusivamente la ricerca Human Based. I singoli professionisti che oggi le compongono, sicuramente sono nomi di prestigio e di grande esperienza professionale, ma sicuramente non in grado di valutare, con estrema attenzione la validità o meno della ricerca basata sulla sperimentazione animale. La produttività di essa ad oggi ha soltanto garantito la permanenza e non la cura in termini di risoluzione, di tutte le patologie della specie umana, quali patologie del Sistema Nervoso Centrale, come tutte le forme di carcinoma, il diabete, l’infertilità, per citarne alcune tra le più importanti.

Quando poi si parla di benessere animali negli stabulari, ricordo soltanto un dato: Il benessere animale è il suo vivere nel suo ambiente naturale e nella sua condizione naturale, tutto il resto è falsità. Quando ancora oggi i ricercatori che fanno sperimentazione animale si sentono offesi nell’essere nominati “vivisettori”, li invito ad accettare per coerenza della loro scelta il fatto che facciano vivisezione. Non vi è infatti alcuna differenza sul significato o dato dei due termini, “sperimentazione animale” e “vivisezione”, in quanto è solo una falsa speculazione filosofica. Qualunque riferimento a termini di legge vigenti che vengono rispettate, per cui la sperimentazione animale è legittima, giusta e nel rispetto del benessere animale (tutti dati determinati dalla mente umana che commette l’errore di un approccio antropocentrico, quindi in quanto tale errato fin dalle fondamenta), tutto decade nei termini deontologici professionale e di cura vera del malato affetto da patologie, poiché l’unica soluzione alle patologie di oggi è la ricerca Human Based, ovvero basata sullo studio di organi e tessuti umani, con storia ed identità precise, in termini di provenienza del malato come anamnesi familiare dello stesso.

Tutti gli studi basati sulle patologie del sistema nervoso centrale svolte sui primati non umani, non tengono in considerazione l’assenza di facoltà di parola dell’animale. Tutte le patologie ad oggi studiate sugli animali sono patologie indotte artificialmente nell’animale, quindi in quanto tali, non hanno le stesse caratteristiche della patologia che sorge in modo spontaneo nella specie umana, da cause spesso differenti da uomo a uomo, inoltre molte patologie studiate per l’uomo non appartengono alla specie animale.

Nell’ambito della specie umana, già la variabilità della genetica fa sì che una patologia insorga o meno o muti i sintomi da individuo a individuo, poiché il soma non è collegato dal SNC, la cui attività è a sua volta collegata a moltissimi fattori esterni, che fanno sì che il fenotipo condizioni il genotipo. Figuriamoci poi quando studiamo una patologia, pure indotta artificialmente su una specie di diversa dalla specie animale “uomo” che è il bersaglio specifico di tale patologia. Invito pertanto alla assoluta riflessione e presa di coscienza, circa la futilità delle motivazioni, o presunte tali, che ad oggi vengono riportate come bandiere giustificative di procedure di ricerca assolutamente fallimentari, a partire già dai presupposti cosiddetti scientifici.

Per quanto riguarda il progetto “LIGHTUP” esso è finanziato dall’European Research Council (Ente di ricerca a livello europeo), approvato Comitato Etico dell’Unione Europea, e successivamente dalle Università di Torino e Parma, autorizzato dal Ministero della Salute, e dall’Università di Torino, che si precisa è un’istituzione atta alla trasmissione di cultura in senso ampio, per cui si ritiene che debbano riconoscersi le implicazioni etiche connesse alla sperimentazione animale.

Entrando nello specifico in merito agli esperimenti che intendono condurre sui macachi, ciò avverrà all’interno dell’Ateneo di Parma. Si tratta di 6 macachi, primati non umani, altamente gregari che necessitano di vivere in comunità e in gruppi famigliari, condizione loro negata nei laboratori, in quanto ogni singolo individuo viene segregato isolato in una gabbia di dimensioni ridotte e immobilizzato, per tempi più o meno lunghi, per essere sottoposto all’asportazione chirurgica invasiva di aree della corteccia visiva, al fine di renderlo clinicamente e irreversibilmente cieco o parzialmente cieco.

La “consapevolezza visiva” offre flessibilità e ricchezza esperienziale e la sua perdita ha effetti devastanti. Tuttavia i pazienti umani con cecità dovuta a seguito di danno corticale, possono mantenere le funzioni visive, nonostante manchi la consapevolezza visiva, come si può tradurre su dei macachi, non coscienti, con quella di esseri coscienti, dopo il danneggiamento della corteccia visiva?

Il progetto LIGHTUP vuole sfruttare un paradigma comportamentale che può dissociare le abilità visive non consce dalla consapevolezza scimmie, con lo scopo finale di realizzare un “raffinato modello animale” di consapevolezza visiva, attraverso una serie di stimolazioni cerebrali e allenamento visivo attraverso stimolazioni magnetiche transcraniche. Nel protocollo è interessante sottolineare la dicitura: “un raffinato modello animale” cui segue “siccome il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria, si ritiene opportuno stimare un livello di sofferenza atteso come grave”.

Attestato che non è accettabile eticamente un progetto del genere, seppur approvato dal Comitato Etico dell’Unione Europea, esso è anche in evidente contrasto non solo con le norme di cui al decreto legislativo n. 26/2014 ma con le stesse linee generali, dettate dal Ministero della salute che ha pure ritenuto di autorizzare la sperimentazione in deroga.

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