in nome di Bruno

 

Bruno, l’orso che osserva il volo delle foglioline portate dal vento, lui che non è mai stato libero. Arriviamo di mattina al parco naturale di Cavriglia (AR). Ci incamminiamo nel bosco. In fondo ad una depressione appare il recinto dove da 40 anni vive Bruno. Lui è lì, vicino al cancelletto, sdraiato per terra, come in attesa di qualcosa. Ci sente mentre ci avviciniamo ma non si muove.
Sembra un dio che sa di essere stato dimenticato, colmo di dignità e rassegnazione allo stesso tempo.
Lo chiamiamo, gli parliamo, e allora lui ha qualche piccola reazione, gira gli occhi, ci osserva, arriccia il naso per annusare l’aria.
Continuiamo a parlargli e lui fa qualche movimento, cerca di alzarsi e poi ricade stancamente sempre guardandoci. Siamo a metà della giornata eppure il sole è obliquo, forse in inverno qui non arriva nemmeno un raggio di sole.
Rimaniamo con lui per un pò, sempre cercando di stimolarlo mentre facciamo foto, nel frattempo arrivano altri turisti le voci di bimbi si avvicinano e noi proseguiamo per mettere a fuoco altre situazioni.
Dopo qualche decina di minuiti torniamo vicino al recinto dalla parte opposta, la parte che affaccia sul luogo dove Bruno ha vissuto tutta la sua vita.
Una buca di cemento con in mezzo una montagnola di sassi e un laghetto. Ai lati due ricoveri con un po’ di paglia. Qui si è svolta la sua vita insieme alla sua compagna, qui ha visto nascere i suoi cuccioli che poi sono stati regalati ad altri zoo. Qui Bruno aspetta la sua fine.
Ci affacciamo e lo vediamo, si è spostato in questa parte della sua prigione cammina lentamente, a volte barcolla, a volte ha attacchi di tremore.
Sente le nostre voci, alza la testa e osserva attentamente. Poi cerca qualcosa da fare. Si muove lentamente e osserva incuriosito le foglioline che libere portate dal vento, lui che libero non è stato mai, le annusa quando cadono per terra e poi le mangia delicatamente.
Il tempo qui vicino a lui non sembra passare e invece è già pomeriggio.
Non possiamo fare altro che salutarlo e promettergli che torneremo. Lui sa che sarà così. Lui sa che faremo il possibile per lui e per gli altri animali, anche se non sarà mai abbastanza, anche se non potremo dargli quello che gli è stato tolto.

Azione intrapresa dalla LEAL (Nazionale e Sezione di Arezzo) in collaborazione con il Comitato CARA di Arezzo. Stiamo valutando le condizioni di vita e detenzione degli animali nel parco naturale di Cavriglia (AR). Vi aggiorneremo appena possibile. Seguiteci e sosteneteci. Grazie da parte dei nostri fratelli animali.

Di seguito il testo della lettera inoltrata alle istituzioni di Cavriglia

Alle Istituzioni del Comune di Cavriglia.

La Leal- Lega Antivivisezionista ONLUS e il Comitato C.A.R.A. hanno come scopo il benessere animale.

In quanto portatori di interesse, sollecitati da segnalazioni, abbiamo visitato in più occasioni il Parco naturale di Cavriglia, rilevando all’interno dello stesso alcune situazioni di evidente criticità nella detenzione di alcune specie di animali.
Nel parco si trovano animali domestici, selvatici e addirittura esotici. E’ evidente che specie così diverse tra loro richiedono trattamenti diversi. Nell’ottica di rispettare le esigenze di vita di coloro che sono stati definiti “esseri senzienti”, (articolo 13 del Trattato di Lisbona del 2007) e migliorarne le condizioni di detenzione, chiediamo di poter avere un appuntamento con gli organi preposti al fine di poter concordare migliorie da apportare.
Certi della volontà di collaborazione dei responsabili del Parco e delle Istituzioni, rimaniamo in attesa di gentile risposta.

Bruna Monami
LEAL- Lega Antivivisezionista ONLUS

C.A.R.A. Comitato Animal Right Arezzo.


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