Il problema dei cani randagi e la psicosi collettiva

Un branco di cani ha ucciso un bambino e ferito altre due persone a Scicli in provincia di Ragusa, al fatto hanno dato ampiamente risalto i media nazionali, hanno mostrato il dolore dei parenti, la rabbia e la paura delle persone, questo ha scatenato e indirizzato l’opinione pubblica in una caccia alle streghe nei confronti dei cattivi di turno: i cani.
Hanno intervistato sindaci, assessori ecc., nessuno però ha chiesto loro come sia potuta accadere una cosa del genere, come mai in Sicilia come nel resto del centro/sud Italia la situazione del randagismo sia da paese del terzo mondo, (non che al nord i cani rinchiusi nei canili privati stiano tanto meglio) come mai nonostante le leggi nazionali e regionali ed i fondi stanziati dallo Stato per
la prevenzione del randagismo non sia stato fatto nulla. In particolare perché nessuno ha domandato al Sindaco di Scicli che in base al D. L. del 31.3.79 è il responsabile del benessere animale sul suo territorio, viste le immagini sul degrado e incuria in cui erano tenuti i cani, se non si sentisse responsabile di quanto avvenuto.
A questo punto vogliamo chiarire una volta per tutte di chi è la colpa.

Chi sono i veri responsabili della morte di Giuseppe Brafa e del ferimento di altre due persone ?
E’ vero che sono stati i cani randagi a uccidere e a ferire, ma:

1- i cani diventano randagi in seguito all’abbandono e chi li abbandona se non l’uomo?
Diciamo allora che i primi colpevoli sono coloro che abbandonano i cani, che poi si riuniscono in branchi, che si riproducono perché nessuno li ha sterilizzati e i loro cuccioli cresceranno selvatici.

2- Sono colpevoli tutti coloro che non sterilizzano i propri animali, che fanno fare loro dei cuccioli,che vengono poi dati per inesperienza a chi li prende facilmente e altrettanto facilmente quando crescono li butta per strada.

3- Sono colpevoli le Amministrazioni comunali inadempienti nei confronti delle leggi nazionali e Regionali.

4- Sono colpevoli le Asl per il mancato controllo del territorio e delle strutture private di ricovero degli animali, spesso dei veri lager che continuano ad operare con il loro beneplacito.

5- Sono colpevoli quei veterinari privati che non informano i loro clienti sull’obbligo dell’iscrizione all’anagrafe canina e consigliano ancora oggi prima di sterilizzare una femmina di farle fare almeno una cucciolata.

Dal 1991 la legge 281 prevede l’obbligo dell’iscrizione all’Anagrafe canina, sono passati 18 anni ed ancora oggi la maggior parte dei cani accalappiati non ha né tatuaggio né microchip, se solo questa legge fosse stata seriamente applicata, insieme ad una seria campagna di sterilizzazioni oggi il problema del randagismo sarebbe quasi inesistente.
In Italia si fanno le leggi, ma nessuno controlla e sanziona chi non le applica.
Il randagismo è un business al quale troppe categorie non vogliono rinunciare, così invece di affrontare il problema in modo serio e risolverlo, continuiamo a mettere una pezza qua e là.
Riportiamo di seguito un articolo tratto dal sito www.ilgiornale.it .

No alle vendette I veri bastardi sono gli uomini
Mark Twain lo sapeva già: «Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra l’uomo e il cane».

Verranno abbattuti con un’iniezione, mentre guaiscono a terra, tremando. I cani hanno paura dei veterinari, anche quelli randagi, anche gli assassini. Quando vedono una siringa sbarrano gli occhi. I cani bisogna saperli accarezzare, altrimenti mordono e dimenticano che da millenni amano l’uomo. Il sindaco di Modica abbasserà il pollice e penserà di aver fatto il proprio dovere. Giustizia è fatta. La coscienza è pulita. La morte di un bambino può essere archiviata con un po’ di veleno nelle vene del branco ribelle. L’uomo è un animale meschino, quando trova qualcuno a cui sbattere sul groppone la colpa si sente in grazia con Dio. Basta un agnello sacrificale e tutti i peccati del mondo vengono spazzati via. Il guaio è che i randagi moriranno e non servirà a nulla. Li hanno già catturati. Le agenzie annunciano che hanno preso anche il capo branco, quasi fosse Bin Laden o il brigante Fra Diavolo. L’enfasi è la stessa.

Quello che fa paura è altro. In Sicilia i randagi vagano nelle città e nelle periferie. Si ritrovano in branchi, abbandonati dall’uomo, affamati, cattivi, perché la fame è cattiva, e con la diffidenza negli occhi. La Sicilia è come Budapest, un’altra terra dove l’uomo ha rotto il contratto con il cane. Lo ha ripudiato. E anche lì c’è lo stesso problema. Il branco è pericoloso. Ma all’origine di tutto questo c’è un essere senza morale, l’uomo.
È l’uomo che prende i cani e li abbandona, perché l’amore è fatica. È responsabilità. È impegno. Il cane non è una merce. Non si prende al supermercato. Non lo butti nella spazzatura. E per ucciderlo, comunque, ci vuole stomaco. Il randagismo non è un’invenzione dei cani. È menefreghismo, vigliaccheria, avidità. Tutti difetti umani.

C’è gente che ci campa con i canili. Sapete quanto ricevono dai Comuni i canili in Sicilia? Tre euro al giorno. A Milano 80 centesimi. I canili servono, ma troppo spesso sono solo un affare. È l’uomo che abbandona. È l’uomo che fa diventare il cane selvaggio. È l’uomo che incrocia le razze per moda o brutalità. E crea macchine da guerra. È l’uomo che non fa l’unica cosa saggia da fare di fronte a queste emergenze: sterilizzare i cani randagi. È l’uomo che se ne frega e ora diffonde la paura.

Tutti noi stiamo accarezzando un gioco malsano. Ogni giorno buttiamo fuori chili di paura, li diffondiamo nella società, quasi a voler dare una forma al male che si agita dentro di noi. Stiamo creando eserciti di mostri su cui scaricare ossessioni e sensi di colpa. Oggi tocca ai cani killer, ieri e domani a qualcun altro. La psicosi dei cani assassini farà altro male. Altra gente lascerà per strada il presunto omicida. Paura, paura, paura. Questa è la ricetta per risolvere tutti i nostri problemi. Poi ogni tanto facciamo il nostro sacrificio agli dei. Basta una siringa, un guaito e per qualche giorno siamo liberi dal male”.
Maria Teresa Tabini


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