Il palio del ridicolo: protestiamo all’Unesco

Grida, soldi, scommesse, rivalità impunite e somma eccitazione per gli umani. Sofferenza, stress, paura e qualche volta anche la morte per i cavalli (almeno cinquanta stando alle cronache).

Questo è il Palio di Siena, che andrebbe abolito subito e invece, sfidando il ridicolo, aspira a diventare “Patrimonio immateriale dell’umanità”  insieme con l’arte tessile del Perù, i disegni rituali sulla sabbia di Vuanatu e le antiche musiche armene.

Non è uno scherzo, è andata proprio così: negli stessi giorni in cui sul quotidiano La Nazione si leggeva che otto proprietari di altrettanti cavalli sarebbero stati rinviati a giudizio per maltrattamento di animali, la Giunta comunale di Siena ha approvato una delibera dove si chiede all’Unesco di attribuire al Palio la qualità di bene comune dell’umanità. E non basta, perché a ruota anche la Giostra del Saracino di Arezzo ha fatto lo stesso. E il Palio dei Normanni di Piazza Armerina ha dichiarato che non intende restare indietro. Il braccio armato di questa operazione diplomatica è il Ministero dei Beni culturali di Roma, cui spetta istruire il fascicolo e trasmetterlo agli uffici Unesco di Parigi.

Contro l’immoralità di questa operazione l’agenzia di stampa GeaPress ha creato un dossier informativo e aperto una PETIZIONE ONLINE, dove ogni firma verrà inoltrata automaticamente sia all’Unesco (che dovrà decidere sull’esito del dossier) sia al Ministero dei Beni Culturali italiano.

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