I cosmetici in Europa non si possono testare sugli animali ma le regole si possono aggirare

“Il Parlamento europeo ha esortato oggi l’Unione Europea ad avviare un’iniziativa diplomatica per un divieto a livello mondiale sulla sperimentazione dei cosmetici sugli animali prima del 2023, approvando una risoluzione non legislativa con 620 voti in favore, 14 voti contrari e 18 astensioni. La vendita di cosmetici testati sugli animali è stata vietata all’interno dell’Unione dal 2013. I deputati hanno sottolineato che ciò non ha impedito all’industria cosmetica europea di prosperare e creare circa due milioni di posti di lavoro. Tuttavia, in circa l’80% dei Paesi nel mondo la sperimentazione animale e la commercializzazione di cosmetici testati sugli animali sono tuttora consentite. L’Eurocamera ha osservato, inoltre, che sono emerse carenze nel sistema dell’UE, in quanto alcuni cosmetici vengono testati sugli animali al di fuori dell’Unione, prima di essere nuovamente testati nell’Unione con metodi alternativi e immessi sul mercato comunitario”. (Ansa)

Voce_110_conigli_rossettoQuanto giunge alla stampa da parte del Parlamento Europeo in data 3 maggio 2018. È importante sottolineare la continua contraddizione presente come comune denominatore nell’ambito di tutte le applicazioni di test su animali per quella che viene definita erroneamente ricerca scientifica.

Ancora più ridicola la sua applicazione nel settore della cosmetica, dove già in Europa, con divieto di vendita di prodotti cosmetici testati su animali dal 2013, siano stati effettuati test con metodi alternativi su prodotti cosmetici, provenienti da Paesi esterni all’Europa, testati su animali, prima di entrare nel mercato europeo.

Sarebbe stato più serio da parte dell’Unione Europea non acquistare prodotti cosmetici da Paesi del mondo che hanno continuato a testare sugli animali i prodotti prima di metterli sul mercato globale.

Non ha molto senso andare a ri-testare con metodi alternativi, sapendo comunque che prima il test sull’animale è avvenuto, e che quindi il prodotto va in contraddizione con l’autodeterminazione dell’Europa di non vendere prodotti di questo genere.

La chiara e cristallina dimostrazione che quando si parla di sperimentazione animale si faccia sempre il gioco delle tre carte e che si faccia finta di non entrare dall’ingresso principale, entrando invece da ingressi secondari velati che tentano mediocremente di appannare la reale verità dei fatti.

In aggiunta, il fatto di testare con metodi alternativi in Europa i prodotti cosmetici acquistati fuori dall’Unione e testati su animali, dimostra a chiare lettere che il test su animali non dà alcuna certezza di assenza di effetti collaterali del prodotto cosmetico quali allergie, tumori della pelle o effetti ossidanti causa di forte tossicità sul metabolismo delle cellule del derma.

Quindi: “… sul territorio europeo i test cosmetici sugli animali non sono consentiti e non è consentita la commercializzazione di prodotti che non abbiano avuto un percorso di sperimentazione alternativa. Sono tuttavia ancora permessi, e in alcuni casi obbligatori, nell’80% dei Paesi del mondo. Una situazione di disparità che gli europarlamentari considerano un “problema serio” e a cui cercano ora di porre un freno, anche per evitare che cosmetici realizzati in Paesi terzi con metodi ormai superati e comunque contrari ai canoni dell’animal welfare europeo, finiscano poi con l’essere venduti negli Stati membri. E per evitare paradossi come quelli di prodotti testati su animali per i mercati extra-Ue e poi ri-testati con metodi alternativi per la commercializzazione in Europa…”.

Quanto riportato dalla stampa online, suscita amara ilarità. Ci si domanda quale senso possa avere vietare test su animali in campo cosmetico, acquistare fuori dall’Europa prodotti testati su animali, controllarne la validità dopo acquisto con metodi alternativi, e trovare i parlamentari in difficoltà emotiva perché preoccupati che possa crearsi un mercato nei Paesi dell’unione di prodotti nati da sperimentazione animale per la cosmetica.

Come mai non si pongono il problema di abolire tutti gli altri test su animali per tutti gli altri settori della ricerca?

È ridicolo leggere “animal welfare europeo” e sapere che tutto il resto continua a basarsi sulla sperimentazione animale (s.a.), in caso contrario addio autorizzazioni Aifa ed EMA per farmaci provenienti naturalmente solo da s.a. = vivisezione che di animal welfare non hanno proprio nulla.

Invitiamo pertanto il Parlamento Europeo a creare dei tavoli tecnici per la ricerca basata sui metodi sostitutivi human-based, per tutti i settori, presso i Ministeri della Salute di tutti i paesi che aderiscono all’Unione ed invitiamo alla trasparente coerenza oggi assente.

testo Prof. Mirta Bajamonte
Presidente Penco Bioscience
Presidente IVF Mediterranean Centre
Vicepresidente Limav Italia

Estratto dall’ultimo numero della nostra rivista, da leggere e sfogliare online → “La Voce dei Senza Voce” n. 110

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