A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI

Articolo di Giovanna Tarquinio, Direttivo LEAL, estratto dall’ultimo numero della nostra rivista “La Voce dei Senza Voce” n. 114-115 estate-autunno 2019 con i contributi di: Gian Marco Prampolini, Giovanna Tarquinio, Mirta Bajamonte, Francesca Di Biase, Piero M. Bianchi, Giovanna Rossi, Silvia Premoli. Buona lettura.

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Giovanna Tarquinio
Direttivo LEAL

A PROPOSITO DI FUGA DI CERVELLI: LA RICERCA SENZA ANIMALI

Tempo fa sul quotidiano “La Stampa” ho letto un articolo che ha catturato la mia attenzione e che mi ha interessato, in quanto riportava la notizia relativa a due giovani biologi italiani: Cinzia Silvestri e Nikolas Gaio, che hanno creato un “organ-on-chip”, ovvero un organo che batte come un cuore e può espandersi come un polmone, nell’ambito del loro comune interesse di investire nella ricerca medica senza ricorrere a test sugli animali. Vincitori della Accenture Health Award 2018, per la sezione Health, con il loro progetto BI/OND, essi intendono trovare metodi scientifici di ricerca medica più sostenibili ed efficaci per lo sviluppo di nuovi medicinali, per un futuro più etico.

Cinzia Silvestri, secondo la classifica stilata da Inspiring Fifty Italia, è considerata una fra le più influenti ricercatrici tecnologiche del mondo, ce ne sono solo 50, mentre Nikolas Gaio ha vinto l’ultimo Young Researcher Award del Lush Prize, il premio che viene assegnato per la ricerca sostitutiva e lo stesso è stato assegnato ad Alessandro Paolini, dell’Istituto nanotecnologico del CNR, con un dottorato conseguito presso l’Università del Salento e presso il Lawrence Berkeley National Laboratory in California. Cinzia e Nikolas, dopo aver entrambi conseguito il dottorato in microelettronica e microfabbricazione, presso l’Università di Tor Vergata a Roma, e al Politecnico di Milano, hanno proseguito gli studi spostandosi a Delft (Olanda). Qui, in collaborazione con l’Università olandese, hanno realizzato il BI/OND, grazie alla collaborazione del collega William Quiros-Solano.

Questi talentuosi giovani sono la testimonianza che studiare e promuovere lo sviluppo di test senza ricorrere all’uso degli animali non ha soltanto un risvolto etico, ma soprattutto scientifico. I test sugli animali hanno dimostrato le loro limitazioni in quanto sono poco predittivi. Oltre il 90% dei medicinali che vengono testati sugli animali risultano poi fallaci nel momento in cui vengono testati sugli uomini. Su questi dati si è basata l’idea di creare “organ-on-chip”, che in sostanza è un microchip che funge come la migliore cavia, altamente tecnologica, per testare farmaci e studiare modelli patologici e fisiologici, operando su piccoli modelli dinamici di organi che utilizzano cellule umane. Due ospedali olandesi hanno messo a disposizione dei due biologi, al fine di collaborare al loro progetto, una serie di strumenti altamente tecnologici. Ciò ha consentito di poter creare un microchip di soli 1×1 cm, che simula un organo umano, permettendo così di interagire tra diversi tipi di cellule. Come ci spiega la dottoressa Cinzia Silvestri: all’interno di queste piattaforme le cellule che vengono inserite, si sentono più a casa. Questa procedura ha come obiettivo di ottenere risultati scientifici più attendibili evitando l’uso di animali nella ricerca. A questo punto si comprende perché molti giovani ricercatori valenti si trovano a dover cercare fuori dall’Italia la possibilità di realizzarsi e specializzarsi in studi che consentono di realizzare studi innovativi, come dimostra questo esempio in Olanda, dove la possibilità di produrre piattaforme on demand e di collaborare con gruppi di ricerca clinica, presso strutture adeguate, lo sviluppo di ricerche sostitutive sono una realtà.

All’estero lo sviluppo di una ricerca senza uso di animali, opera su culture cellulari e ricorre a tecniche di microfabbricazione per alcuni tipi di patologie, come ad esempio la SLA, dove è conclamato che gli animali non possono dare risultati utili, in quanto il loro sistema motorio non ha alcun riferimento, data la sua complessità, a quello umano. Inoltre la componente genetica di determinate malattie umane non è sempre presente, per cui trovare metodi di sperimentazione sostitutivi all’animal testing diventa una necessità per patologie come appunto la SLA.

La dottoressa Silvestri in una intervista ha rivelato che il suo desiderio sarebbe quello di portare il loro progetto in Italia appunto, e qui in Italia? La leva per poter offrire nuove prospettive di ricerca sui test sostitutivi la sta offrendo L’Istituto di nanotecnologia del CNR con il progetto Polaris a cui lavora Alessandro Paolini, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia della ricerca di base preclinica, senza ricorre agli animali. Usando la tecnologia la creazione di nuovi modelli in vitro ci permetterà di abbattere i costi che comporta la sperimentazione di medicinali e i test animali, per i quali fra l’altro, occorrono ben 13 anni e due miliardi di euro solo per studiare un farmaco, per poi ritrovarsi a scoprire la sua fallacità, una volta passato all’uomo.

Noi di LEAL siamo stati in un certo senso i pionieri in Italia, molto tempo fa, quando nacque l’idea di istituire e finanziare la prima Borsa di studio, per dare la possibilità a giovani ricercatori di trovare nuove procedure e metodi di ricerca scientifica, incentivando l’interesse verso la rinuncia al ricorso di animali nei test, sia da un punto di vista prettamente scientifico per il benessere umano che etico. Incontrammo molta resistenza e ricevemmo critiche, tacciati come visionari ma ci abbiamo creduto e non ci siamo fermati. Ora la strada è stata aperta e sta percorrendo la giusta direzione in cui deve andare speditamente la ricerca scientifica. I governi devono guardare al futuro di essa arrivando a comprendere che la vivisezione è un ostacolo che bisogna abbattere, un retaggio inutile e pericoloso per il benessere di tutti. La prospettiva di utilizzare animali geneticamente modificati, creati in laboratorio, per cui verranno considerati non più come animali ma strumenti di lavoro, non ci esime dal condannare moralmente una procedura che continuerà a portarci lontano dalla via maestra.

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