La sperimentazione animale: un antico “uso”, con un vecchio “costume” come le 3R

Nacque con Galeno Claudio di Pergamo (129-200 D.C.), figlio di Marco Aurelio e medico, che iniziò con le autopsie del corpo umano e poi, bloccato dalla Chiesa, ricorse agli animali come riserva. Fu poi ripresa in varie epoche a causa dei divieti religiosi di studiare i cadaveri, fino ad arrivare a Claude Bernard (1813-78) un francese che la ripropose in un libro nel 1865 sostenendo che gli effetti dei medicinali e delle sostanze tossiche fossero gli stessi sia nell’umano che negli animali, cosa che sappiamo non essere vera. A causa del fatto che fosse più conveniente sperimentare su un grande numero di animali diversi, invece che sugli esseri umani, la sperimentazione animale prese piede. Nel 1875 nacque la prima società antivivisezionista inglese, la “Victorian Street Society” dal Dr. George Hoggan, uno degli studenti di Bernard, che dopo anni di sperimentazione animale concluse che nessuno degli esperimenti era giustificabile o necessario. Tuttavia l’usanza della sperimentazione animale andò avanti e divenne più forte in quanto era diventata “comoda” da usare. A nulla valse l’opinione di Charles Robert Darwin (1809-92), che nel 1859 pubblicò “Sulla origine delle specie” la teoria evoluzionistica per cui la specie umana era all’apice della propria evoluzione e non a quella di altre per cui le conclusioni su una specie non sarebbero valse per quelle di un’altra. Bernard rifiutò la teoria evoluzionista di Darwin e si può dire che fu proprio in quell’epoca, nella metà del 1800, che nacque ufficialmente la sperimentazione animale, che è seguita ancora oggi (1).

Troppi esseri umani non si sono ancora posti il problema di cosa faccia esattamente la sperimentazione animale e quindi la ricerca su animali, di come funzioni, dei metodi che i ricercatori usano, del fatto che si usino animali vivi (che poi saranno “sacrificati” cioè uccisi), di quante specie di animali vengono ancora usate, e per quali ricerche, e che questi metodi sono ancora legali oggi, ed anzi “regolati” da leggi nazionali, europee ed internazionali. Altri invece non hanno fatto ancora il collegamento tra gli effetti collaterali dei farmaci, elencati e descritti in dettaglio nei lunghi “bugiardini” sugli esseri umani (utenti finali), e il fatto che tutti i farmaci sono stati comunque testati sugli animali per legge, prima di arrivare a noi, dimostrando che la sperimentazione animale non ha funzionato. Molte persone però si fidano ciecamente della “Scienza” intoccabile, dogmatica, perentoria di “scienziati” potenti e mai dubbiosi, mentre gli altri studiano e cercano prove senza preconcetti, analizzando le evidenze scientifiche, si pongono domande e si interessano di capire veramente una Scienza troppo spesso oscura e volutamente resa troppo complicata per la gente. A volte la Scienza di oggi sembra ancora una fede religiosa ai tempi di Marco Aurelio, invece dovrebbe essere una disciplina governata dai fatti, supportata da dati e prove, appunto chiamate “evidenze scientifiche”.

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Ma veniamo ad oggi in Italia. Il 2 febbraio 2019 il Ministero della Salute ha pubblicato gli ultimi “dati relativi al numero di animali usati ai fini scientifici per l’anno 2017” (G.U. Serie Generale, n. 28 del 02 febbraio 2019) che si trovano sul sito web del Ministero della Salute (2). Si premette che i numeri vengono riportati in diverse Tabelle (qui incluse la Tabella 1 sul numero di “animali naïve utilizzati per specie” e la Tabella 4 sul numero di “utilizzi di animali nelle procedure”) e che il “numero degli utilizzi di animali” differisce dal “numero totale di animali cosiddetti “naïve”, cioè al primo utilizzo”, perché “deve essere rendicontato il numero di volte in cui si utilizza l’animale nelle procedure considerato che, in alcuni casi, lo stesso animale può essere utilizzato più volte”. (G.U. Serie Generale , n. 95 del 24 aprile 2017). Questo riutilizzo dello stesso animale avviene in un ottica di “Riduzione” del numero di animali secondo il Principio delle 3R. Il principio delle 3R, inventato nel 1959 da Russell e Burch (rispettivamente uno zoologo e un microbiologo) in un libro “The Principles of Humane Experimental Techniques” (3) consiste nella Riduzione, Raffinamento e Sostituzione (Reduction, Refinement, Replacement cioè le 3R) con l’obiettivo finale di arrivare alla sostituzione della sperimentazione animale o “Replacement”. Successivamente quel principio fu incluso nella Direttiva 2010/63/UE e recepita dall’Italia con il Decreto Legislativo n.26 del 2014, attualmente in vigore. Per legge i dati relativi alla sperimentazione animale devono essere riportati ogni anno dagli Stati membri della UE e in particolare come da G.U. (sopra, -2-): “Con la decisione di esecuzione 2012/707/UE e successiva rettifica del 20 dicembre 2013, la Commissione ha fornito istruzioni dettagliate sulle modalità di comunicazione dei dati statistici sull’uso degli animali”… e specifica anche che “non sono rendicontati gli animali sentinella, animali soppressi al solo fine di ottenere organi o tessuti e le forme fetali ed embrionali di specie di mammiferi”. Questo è quanto richiede la legge.

Dagli ultimi dati italiani del 2019 risulta che il “numero di animali” utilizzati nel 2017, e quindi uccisi alla fine degli esperimenti, è stato 575.352 animali (di specie diverse) per 580.073 “utilizzi” (Tabella 1 e 4 rispettivamente -4-). Nel 2016 invece erano stati usati 606.676 animali per 611.707 “utilizzi” (pubblicati nel 2018 -5-) e quelli del 2015 erano 581.935 “animali” per 586.699 “utilizzi” (pubblicati nel 2017 -6-).
La riduzione del numero di animali utilizzati (e riportati) tra il 2017 e il 2016 è pari al 5% e tra il 2017 e il 2015 del 1,8%, queste riduzioni annuali sono molto basse e indice che in Italia non si stanno facendo progressi significativi nella sostituzione della sperimentazione animale con metodi di ricerca avanzati senza animali, che si basano ad esempio su tessuti e dati relativi all’essere umano.
Ma analizziamo ancora i dati: se si assume che un animale venga “utilizzato” almeno una volta, e si nota che ci sono più “utilizzi” che “numeri di animali”, questo è perché alcuni animali vengono utilizzati più di una volta. Questo avviene nell’ottica della “riduzione” e del “raffinamento” degli animali usati, e questo significa che si può calcolare quanto queste 2R che utilizzano animali abbiano contribuito a ridurre il numero di animali in un dato anno. Per esempio, sapendo che per l’anno 2017 il numero di animali è stato 575.352 ma ci sono stati 580.073 “utilizzi” si può calcolare che sono stati “utilizzati” 4721 “animali” in meno, pari ad uno 0,81% di “riduzione” secondo il principio delle 3R, rispetto a quanto si sarebbe potuto usare se si fosse usato 1 animale per 1 procedura. Questa “riduzione” leggerissima appare costante nel tempo, infatti per l’anno 2016 era del 0,82% e nel 2015 del 0,81%, che fa supporre che siano gli stessi laboratori e tipi di ricerca che applicano le medesime strategie per la riduzione. Con questa lentezza annuale quanto ci vorrà prima che la sperimentazione animale venga sostituita?

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Nel particolare dei numeri riportati nelle varie tabelle si nota anche che i topi (Mus musculus) e i ratti (Rattus norvegicus) sono stati gli animali più utilizzati con 475.411 individui per 476.232 utilizzi e quindi con una differenza di 821 animali evitati, riscontrando solo lo 0,17% di riduzione nel loro numero. Porcellini d’India (Cavia porcellus), Criceti (Siriani) (Mesocricetus auratus), “Altri roditori (altri Rodentia)” erano 15.170 per 15.281 procedure per una riduzione del 0,72%. La differenza si nota particolarmente nei cani, dove i 373 cani nel 2017 vennero impiegati per 639 utilizzi (266 cani evitati), quindi ogni cane venne sottoposto quasi a 2 utilizzi (1,71 volte in media) prima di essere ucciso e gli organi e tessuti prelevati per altre analisi, con una riduzione del numero di cani pari al 41,6%. Evidentemente il fatto che i cani siano una specie per cui gli esseri umani e l’opinione pubblica hanno particolare riguardo e sensibilità, rispetto ad altre, significa che si favorisce la riduzione del numero di questi animali a scapito del maggior numero di utilizzi, nonostante la prolungata sofferenza, sia per il tempo che per le procedure, e si penalizzano invece le specie meno popolari e meno costose, come topi e ratti, a dispetto dei loro grandi numeri e che vengono utilizzati, quasi sempre, una sola volta.

Questo approccio viene effettuato nell’ottica della Riduzione e Raffinamento (Reduction and Refinement), le 2R delle note 3R, decantate da chi effettua sperimentazione animale, in un’ottica del cosiddetto benessere degli animali da laboratorio, che le supporta e le finanzia, il cui effetto verso il Replacement è pressoché nullo, se non deleterio favorendo la stasi. È da notare che gli esperimenti sui cani sono stati effettuati esclusivamente per “Uso a fini Regolatori e Produzione Ordinaria” (Tabella 5, -4- per il 2017) quindi da industrie e Istituti farmaceutici o organi regolatori, in cui vi è l’obbligo di legge di sperimentare su questi animali prima dell’immissione di farmaci sul mercato. I 373 cani suddetti sono stati importati da fuori EU e appartenenti alla categoria “Animali nati nel resto del mondo” (Tabella 2A-4-). “A fini regolatori” l’altra specie più usata con 30.851 animali sono i polli, dopo topi (77.719) e ratti (77.614) e dalla stessa Tabella 5 risulta che il più alto numero di animali in Italia viene proprio usato per “Uso a fini Regolatori e Produzione Ordinaria” (225.985 animali, 38% del totale), il secondo dalla “Ricerca di Base” (194.642 animali, 33%) e il terzo dalla Ricerca Traslazionale o Applicata (153.613 animali, 26,5%) su 587.804 animali usati nel 2017 (4).

Altra nota di interesse sui conigli è che su 18.146 conigli sono stati effettuati 19.325 utilizzi nelle procedure, con una riduzione di conigli del 6,1%, quindi per i conigli si nota una più alta percentuale “riduzione” che per i topi e ratti, ma meno “riduzione” che per i cani, fatto che si osserva anche per topi e ratti in cui il numero di animali usati e utilizzi è quasi identico, facendo pensare che la lieve riduzione sia derivante da singoli atti di particolari laboratori “virtuosi” che riducono il numero di animali “sacrificati” aumentando gli utilizzi per animale, piuttosto di una normale procedura di routine in cui prevalga il concetto di “Riduzione” dalle 3R. Sembra anche essere applicata una graduatoria silente di importanza di specie in cui si osserva che si tendono a ridurre in maniera più efficiente il numero di cani (41,6% riduzione), poi di conigli (6,1% riduzione) e per ultimo di topi e ratti (0,8% riduzione), nonostante questi ultimi siano i più utilizzati e pari al 82,6% del totale di tutti gli animali usati, e che i topi e ratti evitati, se fossero stati applicati gli stessi principi usati per i cani, anche per topi e ratti, si sarebbe evitato di usare 197.302 animali (il 41,43% del totale di differenza con gli effettivi 476.232 usi) invece degli 821 animali in meno effettivamente riscontrati. Le altre specie usate sono: furetti 42 (Mustela putorius furo), maiali 1.595, pecore 120, bovini 270, di individui animali.

Per quanto riguarda i primati sono due le specie usate, i Macachi di Giava (Macaca fascicularis) 545 per 582 procedure e i Macachi resi (Macaca mulatta) 3 per 4 procedure, con una riduzione rispettivamente del 6,3% per il riutilizzo e del 25% (3 primati per 4 utilizzi). Purtroppo questi primati non-umani sono stati più usati rispetto agli anni precedenti, il cui numero nel 2017 era di 545, nel 2016 era 418, mentre nel 2015 era stato 224, mostrando nel 2017 un aumento del numero di Macachi di Giava del 23,3% rispetto al 2016 e del 58,8% rispetto al 2015. Da cosa sia dovuto questo aumento non si evince dai dati forniti, anche se si conosce che sono stati tutti usati in ambito regolatorio. Al contrario dei cani, sempre usati in ambito regolatorio, dove il numero di 373 nel 2017 è diminuito del 16,3% dal 2016 (434 cani) e del 44,7% rispetto al 2015 (540 cani). Forse i due dati per i macachi e per i cani sono correlati, ad una diminuzione dei cani, corrisponde un aumento dei macachi in ambito regolatorio. Ci sono poi la categoria “Altri mammiferi” (altri Mammalia) 24 animali per 30 procedure, di cui non vengono specificate le specie nel 2017. Dalle stesse Tabelle 1 e 4 si nota anche un vasto uso di polli e altri uccelli 33.778 polli per 35.135 “utilizzi” pari ad una riduzione del 3,9% e di rane (Xenopus laevis e Xenopus tropicalis) 371 con 401 utilizzi, pari ad una riduzione del 7,48%. Pesci zebra (Danio rerio) e Altri pesci (altri Pisces) 29.494 per 30.223 utilizzi, pari ad una riduzione del 2,4% e i Cefalopodi (Cephalopoda) 10 per 10 usi, nel 2017. I cefalopodi sono tra i molluschi più evoluti e si nota che questa specie non era utilizzata nell’anno precedente.

È difficile parlare di sofferenza animale e descriverla catalogandola in tabelle, in ogni modo la Tabella 6 (4) mostra “il numero di utilizzi rispetto alle specie e al livello di gravità” e le distingue in “Non risveglio”, “Lieve”, “Moderata” e “Grave”. Per topi e ratti sono il 22,8% è soggetto a procedure “Gravi”. I cani vengono usati per il 35% in procedure di Lievi e per il 64,1% per procedure di gravità moderata. Il 53% dei Macachi di Giava subisce procedure di gravità “Moderata” e il 47% “Lieve” (Tabella 6), e sono importati da Africa (90%) e Asia (10%) (Tabella 2b). Deve essere molto chiaro che tutte le procedure o esperimenti, di qualsiasi gravità, portano alla morte finale dell’animale (“end-point” dell’esperimento) se non appositamente specificato, perché si utilizzano post-mortem gli organi e i tessuti per ulteriori analisi. Un discorso approfondito richiede uno studio dell’utilizzo di questi animali (Finalità delle procedure, Tabella 5) e la loro provenienza (di cui le Tabelle 2A e 2B) indicanti rispettivamente il numero di animali rispetto all’origine escluso i primati non umani 2A e quelli inclusi 2B.

Oggi la sperimentazione animale è un ottocentesco costume scomodo, ed è giusto che sia scomodo, scientificamente ed eticamente, fino al giorno in cui diventerà impossibile da utilizzare. Usa le 3R novecentesche per apparire migliore, ma non ci riesce. È anacronistico e antiscientifico usare un modo di pensare e un metodo ottocentesco, e linee guida del novecento, con le conoscenze e i progressi del ventunesimo secolo. Pensare di ottenere informazioni attendibili sugli esseri umani, studiando, testando, e anche modificando geneticamente animali di specie diverse, quando sappiamo che ci sono differenze sostanziali tra individuo e individuo dettate dai geni, dalla loro espressione, dal numero, dalle varianti nel numero di copie, dall’influenza epigenetica e cosi via, non è intellettualmente onesto ed è antiscientifico. Con la strumentazione odierna che analizza enormi quantità di dati e metodi che permettono di entrare nel DNA umano e modificarlo in modo specifico, e con le nostre conoscenze attuali, appare a dir poco “strano” che si usino ancora animali oggi, quasi come una cieca fede e grossolana abitudine a cui bisogna sottostare oppure si è fuori dal “gruppo” autoproclamatosi “scientifico”. Non voglio pensare che dai tempi di Marco Aurelio in cui le autopsie sugli umani non erano autorizzate, quasi 2000 anni dopo ancora si abbia paura di fare vera scienza, specifica per gli esseri umani, senza dover usare “modelli” animali fallimentari. Pare evidente dai dati riportati dal Ministero della Salute che le 3R proprio non funzionino né a ridurre effettivamente il numero di animali, né a far avanzare la ricerca verso una graduale e completa sostituzione o Replacement, si può dire anzi che solo l’industria riesca e abbia tentato, almeno per i cani, di ridurre il loro uso, purtroppo diversamente dai primati non-umani in cui è aumentata. E i così tanti topi e ratti, perché? Ovviamente di quanto influiscano i costi degli animali usati non è stato riportato alcun dato, ma potrebbe essere parte dei motivi della Riduzione osservata in alcune specie, la cui scelta potrebbe essere più economica che scientifica. Infine un lettore attento si chiederà: farà forse troppo comodo a “qualcuno” continuare a usare animali? A chi? E sarebbe ancora troppo presto nel 2020 spostare il 50% dei fondi pubblici della ricerca che usa animali su quella ricerca avanzata e senza animali, far sviluppare nuovi metodi di totale sostituzione e farla pubblicare liberamente? A voi l’ardua sentenza.

Referenze
1 Sacred Cows and Golden Geese: The Human Cost of Experiments on Animals, 2000, C. Ray Greek M. D. (Author), Jean Swingle Greek D.V.M.
2 → www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4400&area=sanitaAnimale&menu=sperimentazione
3 The Principles of Humane Experimental Technique. W.M.S. Russell and R.L. Burch.
4 → www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=67844 (2019)
5 → www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=63488 (2018)
6 → www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=59113 (2017)

Dr Candida Nastrucci (DPhil, CBiol, MRSB)
Member of the Board of EUSAAT (European Society for Alternatives to Animal Testing).
→ TheAlternatives.eu@gmail.com
→ www.facebook.com/TARA2ReplaceAnimals/

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