LEAL ad Amatrice sabato 3 dicembre aggiornamento

AMATRICE  01AMATRICE 03 jpgAnche oggi LEAL è in missione sui luoghi devastati dal sisma nella zona di Amatrice. Il presidente Gian Marco Prampolini è sul posto con alcuni volontari milanesi e ha incontrato Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani, e gli altri attivisti e volontari con i quali LEAL sta operando in modo sinergico per ottimizzare interventi e risultati.

“Abbiamo consegnato cucce nuove da esterno e tanto cibo per cani e gatti grazie anche al generoso contributo di Coop Lombardia e una tenda destinata ai volontari che stanno sui luoghi del sisma. La situazione è peggiorata in quanto nelle frazioni ormai deserte sono rimasti solo animali affamati. Rinnoviamo quindi l’appello di aiuto per sostenere per la continua richiesta di cibo e per soddisfare quante più emergenze possibile. Oggi siamo in una di queste zone ormai abbandonate per sfamare numerosi gatti. La nostra collaborazione con Animalisti Italiani è importante perché ci permette unendo le forze di garantire un sostegno continuativo a chi ci segnala situazioni critiche o a coloro che aiutano gli animali in difficoltà sul territorio. Saluti da Amatrice”.

Gian Marco Prampolini
Presidente LEAL
Lega Antivivisezionista
 
 
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Il mio cane è vegano: follia o logica stringente?

Il Corriere della Sera è sempre il Corriere della Sera: se l’inserto La Lettura, dedicato all’Animalità, coniugata in diverse forme e approcci, viene riproposto per un’intera settimana (4/11 settembre 2016), il tema è evidentemente di grande appeal, e l’impatto è forte: per la lettura che dà della realtà e per come con le sue tesi la realtà è in grado di modellarla.

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

Dato atto della copresenza di articoli diversificati, quali quello più scientifico di Leonardo Caffo sulla addomesticazione, risulta quanto mai interessante capire quale sia l’ottica di osservazione di uno degli interventi di prestigio: è fuori discussione che Chiara Lalli, filosofa, saggista, giornalista, autrice dell’articolo titolato in forma di supplica, “Per favore lasciate che gli animali facciano gli animali”, sia indispettita nei confronti dell’atteggiamento almeno di parte degli umani nei confronti di almeno di parte degli animali: nello specifico di quegli umani troppo coinvolti nella cura di alcuni non umani. La sua cultura è tale per cui non si può certo ipotizzare che parli senza cognizione di causa: ma di certo esprime una posizione smaccatamente di parte, che si limita a sfiorare l’enorme questione animale riferendosi a pochi episodi connotati da stupidità trattandoli da indicatori di una sorta di deriva morale. Nel suo articolo, tanto per capirci, cita e ricita il circo, non per stigmatizzare l’ignominia della prigionia e dell’asservimento di animali nati liberi per essere liberi, ma solo per ricordare che alcuni di loro, nello specifico uno struzzo e un ippopotamo, una volta “salvati” da quel contesto, sono poi stati investiti e uccisi e si pone conseguentemente la domanda, che vorrebbe essere retorica, se possa essere considerato immorale usare gli animali nei circhi a fronte della perfetta ammissibilità del loro uso quali pet: immoralità di cui lei non pare scorgere traccia.

cane_veganoNon si può controbattere alle argomentazioni della Lalli in poche righe, perché è tutta la questione animale a gridare vendetta davanti alla sua riduzione al ridicolo (ridicolo “consumato fino a farlo scomparire”, nelle parole che lei stessa usa) in nome di alcuni comportamenti da sfaccendati, smaccatamente ricchi e annoiati, i quali fanno clonare il proprio pet a suon di migliaia di dollari o acquistano accessori che neppure Dolce & Gabbana nei momenti di loro massimo splendore potrebbero ideare. Nelle sue parole non manca un pensiero reverente anche alla sperimentazione, in mancanza della quale, ammonisce, si farebbe un danno anche agli animali stessi a causa del mancato progresso della scienza veterinaria: preoccupazione di chiaro stampo altruista che pare non scorgere, come epicentro della vivisezione, la sperimentazione di qualsivoglia ennesimo nuovo farmaco ad uso squisitamente umano, che si serve nella quotidianità di esperimenti, fonte di indicibile sofferenza, e spesso esitano in una morte che finisce per essere unica via di salvezza all’orrore.

Insomma, un articolo che trasuda parzialità da ogni riga, ma che ha il grande pregio di gettare un fascio di luce su un’argomentazione, tra le tante, degna di essere ripresa, perché tangente ad una questione aperta, anche se la giornalista la connota in modo ancora una volta a mio avviso più che discutibile.

Afferma, infatti, inorridendo, che esistono persino “padroni” vegani che estendono il loro veganesimo ai propri cani: gli aggettivi con cui definisce la “bizzarria” fanno riferimento alla mitomania e al pensiero magico: in altri termini, follia allo stato puro, perché, dice le: “I cani sono carnivori” e perché non hanno morale: dal che conseguirebbe che non sia lecito applicare comportamenti morali ad azioni che li vedono protagonisti.

dogsOra, è assolutamente necessario premettere che i cani, in base ad un approccio scientifico e non ideologico, sono in realtà onnivori, esattamente come noi umani (sono i gatti a necessitare di una aggiunta di taurina nel caso di una dieta vegana: in questo contesto non verranno presi in considerazione): di conseguenza l’alimentazione carnea per i cani è possibile, ma non è necessaria. A questo proposito, Chiara Lalli, mentre accusa di bizzarrie il mondo animalista, di fatto finisce per ammantarlo di una coerenza che francamente non è così meritata. La situazione è questa: vivono nelle nostre case circa 7 milioni di cani e, tra i loro compagni umani, sono molti quelli che si definiscono genericamente come amanti di tutti gli animali e che, proprio in quanto tali, con una abnegazione ammirevole, magari arrivano a mettere energie, tempo, denaro al servizio del benessere e della salvaguardia di esseri, che sono vittime di abbandoni, maltrattamenti o ingiurie di ogni tipo: sostengono a prezzo di grandi sacrifici un atteggiamento altruista, nella convinzione che bisogna prendersene cura, proteggerli, difenderli in prima persona. Persone che adottano animali anziani, malati, feriti; altre che addirittura si limitano a provvedere al loro nutrimento, per strada, astenendosi dall’adottarli e rinunciano così implicitamente anche a quel ritorno di affettività che la convivenza e la vicinanza protratta generano: atteggiamento di enorme generosità, connotato affettivamente ed emotivamente.

Ecco: proprio qui, dove Chiara Lalli rimarca eccentricità e capricci, va invece in onda una dinamica che vale la pena non di giudicare, ma di decodificare, e si va nella direzione contraria a quella indicata dalla giornalista. Perché in assenza di statistiche ufficiali, quelle caserecce, derivanti da conoscenze dirette e indirette, indicano invece che anche coloro che dedicano la propria vita alla difesa degli animali, i loro pet li nutrono in genere con altri animali.

Questo sì che è bizzarro: perché se le scelte alimentari vegane sono frutto di un approccio alla realtà etico, che non permette di considerarsi autorizzati a sfruttare la vita di altri esseri senzienti per il proprio gusto, per il proprio piacere, per le proprie preferenze, se l’antispecismo è convinzione che gli animali sono soggetti di una vita, non sono al nostro servizio, vanno rispettati, allora la bizzarria sta proprio nel sospendere i correlati pratici di queste convinzioni quando si tratta del proprio cane. Le argomentazioni diventano incredibilmente poco elaborate: ne ha bisogno, non posso decidere per lui, gli piace di più. Argomentazioni che, quando riferite alla specie umana, sono fonte di reazioni inorridite nelle stesse persone, che sanno bene che i prodotti di origine animale non sono indispensabili, non lo sono per gli umani esattamente come non lo sono per i cani; che una giustificazione riferita al gusto è inammissibile e oscena, se pagata con l’orrore delle morti atroci di tanti altri animali di diversa specie; che decidono inevitabilmente per il proprio animale quando stabiliscono dove farlo dormire, quando e dove portarlo a fare una passeggiata, se e dove andare in vacanza con lui ed ogni altra cosa, perché è del tutto evidente che i nostri pet non possono che adeguarsi, almeno in grande misura, alle nostre di abitudini, necessità, preferenze: né più né meno di come devono fare i bambini quando sono molto piccoli.

Così gli stessi vegani che al supermercato sospirano tra l’indispettito e il rassegnato nel rimettere al suo posto il prodotto in cui è stata avvistata una percentuale dello zero virgola di uova o formaggio, poi a Lapo, Pedro e Rex comperano scatolette di vitello, manzo, agnello, struzzo o maiale. Ma che succede mai? Davanti all’acquisto del proprio cibo sono perfettamente consapevoli che i parametri di normalità, naturalezza e necessità (secondo l’efficace terminologia di Melanie Joy) attribuiti all’alimentazione di origine animale sono dei falsi, utili a connotare di obbligatorietà quella che in realtà è una scelta. Davanti al cibo per il proprio cane, la carne di tacchino, salmone, anatra o cavallo viene assoggettata ad un meccanismo di rimozione per cui non sembra conservare più alcun legame con il corpo dell’animale ammazzato per essere trasformato in cibo. La cosa viene vissuta come inevitabile, con un dislocamento delle responsabilità all’animale stesso quasi la propria scelta derivasse dalla necessità di assecondare il suo stato di natura: come se i nostri cani, lasciati nella condizione di randagismo, mangiassero abitualmente salmone e maiale. Gli scaffali dei negozi per animali rigurgitano di questi “prodotti”, di questi animali trasformati in cibo per i nostri animali: di conseguenza il concetto di normalità non ha alcuna difficoltà ad affermarsi, viene sdoganato in virtù della sua stessa diffusione, esattamente come non si sta a riflettere davanti al salame, al tonno, al latte, ai formaggi per noi umani: tutto normale.

A volte la realtà si colora: ci sono “animalisti” che ordinano pizze divise in due: una metà rigorosamente marinara, tanto familiare a tutti i vegani ormai programmati al punto da non dare più neppure uno sguardo al menù prima di scegliere, e l’altra metà arricchita di wuster o prosciutto per il peloso che la ama così tanto, quasi che il maiale abbia sofferto minore ingiustizia con la propria macellazione per il fatto di essere destinato ad altro quadrupede: questo sì che, forse, è un pensiero magico.

Ma per gli inguaribile miscredenti che alla magia si ostinano a non credere, c’è la psicologia sociale a venire in soccorso, e a offrire un appiglio esplicativo con il concetto di dissonanza cognitiva, di quel meccanismo, cioè, (Leon Festinger; 1957), di complessa dinamica mentale in cui credenze, nozioni, opinioni si trovano a contrastare funzionalmente in uno stesso soggetto, in cui coesistono pensieri antitetici; le rappresentazioni di due diverse situazioni non sono coerenti, ma anzi contrapposte, e, in quanto tali, potenziale fonte di disagio psicologico. In altri termini, si è portatori di una convinzione e contestualmente i propri atti ne sostengono una inconciliabile, al punto tale da potere originare una forma di disagio, da cui sarebbe un sollievo potere uscire. Ma quali sono le strade per riuscire a ripristinare una tranquillizzante coerenza?

Quella più ovvia sarebbe quella di astenersi da comportamenti che confliggono con le proprie convinzioni, nello specifico di non comperare i prodotti della uccisione degli animali, se la si stigmatizza come immorale. Evidentemente è più facile a dirsi che a farsi, dal momento che non risulta questa la strada più battuta: risulta più comune una diversa strategia, quella di modificare invece il proprio mondo cognitivo e interpretare le stesse informazioni in modi radicalmente diversi in momenti diversi, al servizio di una diversa visione del mondo. Nello specifico le persone si trovano a dover fronteggiare, davanti agli altri ma soprattutto davanti a se stessi, una innegabile incoerenza: convinto come sono che gli animali sono soggetti di diritto e il diritto di farli uccidere per nutrire, pur se non me, il mio cane, non ce l’ho, agisco sulle mie convinzioni, modificando la realtà: non esiste scelta perché ci si trova davanti ad una necessità (i cani devono mangiare carne, con excursus, a seguire, sui canini affilati che dimostrerebbero inequivocabilmente l’uso per cui esistono, quello di strappare brandelli di carne) che, come tale, mi esonera da responsabilità: questo diventa il modo per superare il disagio; dimenticando che si tratta della stessa affermazione potentemente osteggiata in altri contesti. Anche le altre convinzioni o assurgono a dogma (non posso scegliere per lui) e in questo caso è la negazione a venire in soccorso con l’esclusione della realtà che sempre invece induce a scegliere per lui; o vengono caricate di valenze (“gli piace di più”) ammantate di quella tenerezza che trasforma il proprio cane in un campione di egocentrismo: per procura, perché ancora una volta siamo noi a centralizzare la nostra posizione.

Se questi meccanismi sono sufficienti o meno a placare il disagio che la dissonanza cognitiva genera, sta ad ognuno verificarlo: di certo a quanto pare risulta per molti più facile cambiare atteggiamento mentale, con il ricorso a strategie difensive (per altro tanto rodate in temi di relazioni interspecifiche), che non il comportamento, anche perché quando il disagio viene percepito, l’azione è già stata messa in atto e giustificarla è allora la strada più agevole.

Forse i nostri cani trarrebbero grande vantaggio se, oltre ad anziché appigliarci a meccanismi tanto costosi in termini di logorio di energie mentali, ci limitassimo a immettere nel nostro hard disk banali informazioni sui reali contenuti di quelle scatolette che giudichiamo irrinunciabili, che sono spesso concentrati dei peggiori scarti: si potrebbero buttare all’aria tante convinzioni sul benessere che ne deriva. L’argomento porta lontano. Sufficiente per ora riflettere sulla complessità delle dinamiche che ci guidano ogni giorno, e anche su come le convinzioni di base inducano a tacciare di fanatismo ciò che, da un’altra ottica, ha invece i connotati di un approccio doverosamente coerente.

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La tortora uccisa dal professore davanti agli alunni? Noi non stiamo col professore al contrario di Federcaccia

LETTERA APERTA AL PROFESSORE
Seguendo le regole di cortesia dovrei iniziare la lettera a Lei rivolta con “Egregio” ma poiché il suo operato tutto è fuorché “insigne, eccellente, unico per virtù, o degno di memoria” preferisco astenermi e mi rivolgo a Lei ricordando la carica che Lei ricopre nella scuola pubblica. Inizio quindi semplicemente.

 
Professore,

mi rivolgo a Lei come ad un laureato che forse avrebbe fatto meno danni svolgendo un altro lavoro e che invece ha scelto di insegnare.

Apprendo della Sua esistenza da un articolo che racconta il Suo condannabile gesto che diventa ancora più condannabile perché assurge a lezione di vita per i suoi alunni.

Lei invece di soccorrere una tortora trovata per terra l’ha schiacciata con i piedi. Poco importa che la tortora fosse ferita o morente. Quello che importa è che Lei ha fallito la Sua missione di maestro di vita.

Lei ha ucciso l’empatia e disconosciuto la compassione. Lei ha negato ai suoi alunni la gioia che viene dal poter compiere un gesto di amore soccorrendo e aiutando un esserino bisognoso. Lei si è arrogato il diritto di insegnare che un gesto crudele può essere compiuto ai danni del più debole. Lei ha insegnato che il più forte può disporre a suo piacimento dell’inerme.

Non servono le parole in Sua difesa del presidente regionale di Federcaccia, da quel pulpito non potevano uscire parole diverse. Non serve dichiarare che gli uccelli sono “cose” per il Codice Civile, non serve il Codice per rispettare una vita.

Non si può dire che il Suo è stato un gesto paragonabile all’eutanasia dal momento che una decisone di questo genere è di competenza medica. Non serve ricordare che ci sono bambini che muoiono di fame, la conoscenza di una cosa non esclude l’altra e i bambini non muoiono di fame perché si soccorre una tortora.

Non ci sono scuse per il Suo gesto professore. Lei ha mancato la missione che era chiamato a compiere, perché insegnare è una missione che lo si voglia o no.

Lei ha fallito nel fondamentale compito di un insegnante ma è riuscito in una cosa, in senso negativo Lei sarà degno di memoria, non sarà “egregio” ma di sicuro sarà indimenticabile per loro.

Una lezione la Sua che i ragazzi porteranno dentro di loro per sempre. Sarebbe meglio dimenticare ma non ci riusciranno.
Questa è la responsabilità che Lei dovrà portarsi dietro.
 

Bruna Monami
vicepresidente LEAL

tortoraI FATTI. TESTO DELL’ARTICOLO E DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE REGIONALE DI FEDERCACCIA UDINE. “Io sono (con) quel professore! Questo è un mondo fatto di uccelli”. Il presidente regionale di Federcaccia, Paolo Viezzi non ci sta alla “gogna pubblica”, come la definisce, a cui è stato sottoposto l’insegnante della Bassa friulana accusato di aver ucciso una tortorella davanti agli studenti.
Lo scrive a chiare lettere nel proprio profilo Facebook.
L’episodio risale a inizio settimana: un insegnante, invece di soccorrere una tortorella in difficoltà, l’ha uccisa schiacciandola con i piedi davanti agli studenti, che sono rimasti sconvolti. La scena svoltasi durante la ricreazione nel cortile della scuola e raccontata dai ragazzi ha avuto risalto attraverso il tam tam su WhatsApp.
Federcaccia, tramite il suo presidente Viezzi, esprime solidarietà nei confronti dell’insegnante. “Alcune persone mettono in pubblico la loro sensibilità verso gli uccelli e senza alcun pudore si permettono di offendere irreparabilmente la dignità degli uomini”.
“Se vi saranno le condizioni gli daremo il supporto legale – continua Viezzi –. Pensiamo alle conseguenze personali, familiari e lavorative che avrà quell’uomo. E per che cosa – si interroga –? Per una tortora. Fortunatamente il codice civile cataloga gli uccelli ancora come cose e non come esseri umani. L’uccello era praticamente deceduto. Era ferito ormai e si voleva evitare una sofferenza. Non c’era alternativa. Non poteva essere curato”.
“Lo riteniamo un gesto educativo. Purtroppo c’è una schiera di ipocriti che si ostina a mettere alla gogna quell’uomo. Faccio alcuni esempi. Il mio vicino ha appena preso sotto una tortora con la macchina, spiaccicata sul parabrezza.
Allora dovremmo dire: “A morte l’autista, la macchina e il parabrezza!”. Un aereo ha appena risucchiato nei motori alcune tortore. Dovremmo allora urlare “Una strage! A morte l’aereo e tutti i piloti! Cerchiamo di essere meno falsi. Vuol dire che non dovremmo più usare la macchina o l’aereo visto che tutte le volte c’è il rischio di travolgere un animale usando quei mezzi”.
“Nel caso della tortora è stata applicata l’eutanasia. Si è voluta evitare una sofferenza. È più facile, però, fare adepti per Eluana Englaro che per un uccello quando si parla di fine vita”.
“Siamo in un mondo – conclude il presidente di Federcaccia – dove gli animali hanno assunto nella coscienza individuale un ruolo più importante di quello degli stessi uomini nel tentativo, ipocrita, di liberarsi dei sensi di colpa.
È inaccettabile che una persona possa trovarsi in così tanta difficoltà per “un uccello” quando ogni giorno muoiono 17 mila bambini di fame. Di quei 17 mila bambini il pubblico italiano non conosce le facce, non conosce il nome, non ne conosce la storia, non vedrà la loro fine. Il pubblico italiano, invece, conosce la storia della tortora”.

Fonte → Messaggero Veneto


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Una storia vera di gatti, di uno chalet incantevole e di boschi

La storia di Rina e dei suoi cinquanta (ma a volte anche di più) gatti non può non affascinare! Rina è una signora che con il marito ha costruito in uno spazio boschivo e con bei prati uno chalet ad uso esclusivo dei gatti abbandonati della zona di Domodossola. Un posto ampio con una piccola cucina per preparare le pappe e una lavatrice per le coperte e i tessili a “uso felino”, una nursery per i gattini e tante, tante cucce ovunque; travi e passaggi segreti noti solo ai gatti e una grande stufa che quando scende la temperatura, e nella zona di Domodossola d’inverno scende parecchio, crea un bel tepore per i mici. La favola è questa ma il lieto fine è da scrivere e serve l’aiuto di tutti. Infatti a Rina è mancato da un po’ il marito che l’aiutava nella manutenzione e gestione del rifugio, che sta su un terreno concesso in comodato d’uso da una generosa benefattrice. Nonostante che il rifugio di Rina sia l’unico e affidabile punto di riferimento per tutto il territorio, al momento solo LEAL la sta aiutando con il cibo, le sterilizzazioni, i medicinali e a pagare le parcelle dei veterinari e le bollette dei consumi per acqua, luce e per i pellet della stufa. Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL, ha fatto in questi giorni un sopralluogo valutando anche le riparazioni da fare per eliminare anche gli spifferi. Come si vede dalle foto gli spazi sono a misura di gatto felice e libero, ma se vogliamo mantenere questo stato di cose chiediamo una donazione a favore del rifugio o volontariato per fare opere semplici di manutenzione e falegnameria.

Info LEAL tel. 02.29401323.

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Quercia è tornato a casa

QUERCIA 02QUERCIA 01Il “nostro” Quercia è tornato a casa. La volontaria dal grande cuore che l’aveva raccolto è ormai a pieno titolo sua mamma. Mesi fa, aveva avuto qualche problema di sistemazione pratica per accogliere al meglio il piccolo: sicché dopo il primo intervento salvavita l’ha dovuto lasciare in stallo a un’altra volontaria che lo ha temporaneamente accudito.

Ora che la sistemazione definitiva è pronta, Quercia è tornato a casa. La diagnosi degli esami medici effettuati dice che purtroppo non potrà più camminare, ma avrà il suo carrellino e sarà in grado di muoversi autonomamente. Lo aiuteremo, se occorreranno altri interventi chirurgici per risolvere problemi che ancora esistono. La sua mamma ci terrà aggiornati sulle sue condizioni di salute; e noi ve ne daremo notizia.

Le foto ci mostrano un piccolo cane felice, che si fa coccolare dispensando amore a tutti. Grazie a Liliana che se ne è presa cura e a Mara, la sua mamma umana. Se riceveremo → donazioni, le utilizzeremo per aiutarlo ad avere il suo carrellino. A presto, Quercia. Buona vita sempre.


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Successo a Torino NO FUR Vestiti di vita!

LEAL sezione Torino e Animal Renegades uniti per informare e denunciare cosa si cela dietro la pelliccia di animale. Domenica pomeriggio 13 novembre 2016 nel centro dello shopping torinese, l’isola pedonale di via Lagrange ha ospitato una sfilata a cielo aperto decisamente particolare, unica nel suo genere. Evento scenografico apprezzatissimo dalle torinesi e dai torinesi, dai turisti, dalla folla di passanti spettatori curiosi e soddisfatti del tema trattato e come esposto e proposto: due passerelle, la passerella della morte e la passerella della vita. Le modelle mostri vestite di morte con pellicce di animali insanguinate risultato di tortura e morte di un numero altissimo di animali utilizzati per il confezionamento di pellicce. In contrapposizione sulla passerella bordata di fiori le modelle vestite di vita con pellicce ecologiche sintetiche che non hanno causato morte e sofferenza ad alcun animale.

 

 

 

 
La scenografia molto ben riuscita d’effetto e d’impatto ha accompagnato l’esposizione chiara e circostanziata di Mònica Fontana responsabile LEAL sezione Torino che ha dichiarato che la crudeltà non deve essere il nostro stile e che il vero lusso è non indossare la morte di un animale, dettagliando il motivo del NO alle pellicce animali ed invece il SÌ alle pellicce sintetiche ecologiche per la cui confezione non vengono utilizzati animali.

Mònica Fontana ha continuato spiegando che nel campo dell’abbigliamento delle pellicce vengono utilizzati oltre a visoni, volpi, ghepardi, cincillà e tanti altri animali anche cani e gatti sia per intere pellicce sia per la produzione degli inserti. In Asia ogni anno 2 milioni di cani e gatti dopo essere stati tenuti in condizioni spaventose vengono sgozzati, fatti morire per dissanguamento, i gatti impiccati con cavi metallici e scuoiati vivi per non rovinare il pelo!

Ormai da troppo tempo l’industria della pellicceria si macchia dell’uccisione anche di cani e gatti domestici per la produzione delle pellicce: per confezionare una sola pelliccia ci vogliono 10/12 cani oppure 24 gatti. La scelta consapevole, responsabile, rispettosa degli animali e dell’ambiente è NON acquistare, non utilizzare e non indossare le PELLICCE di ANIMALI. Con tono deciso la responsabile Leal di Torino ha dichiarato e ribadito che non c’è eleganza, non c’è stile, non c’è raffinatezza nel vestire con pelli strappate ad altri esseri viventi, strappate agli animali!

L’evento si è concluso con note positive asserendo che si possono indossare pellicce che non causano morte orrenda dopo tremenda agonia a milioni di animali indossando le pellicce ecologiche ed è questa la linea intrapresa dalla moda che vede sempre più stilisti concretamente abbandonare la crudeltà nei confronti degli animali per vestire donne e uomini di vita!

NO alla pelliccia di animali!
SÌ alla vita degli animali!
SÌ alla moda che ti veste di vita!
NO FUR!

Ringraziamo Zenda 2, azienda da anni al nostro fianco per dire NO alle PELLICCE ANIMALI, contro lo sfruttamento degli animali, che ha fornito le pellicce ecologiche per la sfilata evento scenografico a Torino.

Lo staff LEAL sezione Torino
torinoleal@gmail.com


Torino_NO_FUR


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Idee per i regali di Natale

LEAL Lega Antivivisezionista sostiene l’iniziativa del mercatino benefico del Canile-Gattile Fusi, con proposte di acquisti natalizi che andranno ad aiutare gli animali ospiti del rifugio. Per cani e gatti, soprattutto se anziani, sarà anche un’occasione di visibilità per trovare una famiglia per sempre: questo sarebbe per loro il regalo più bello!
Non mancate domenica 4 dicembre!

EVENTO CANILE AMICO DI LEAL


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Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, intervistato da RadioVeg.it

podcast LEAL terremotoSugli aiuti agli animali vittime del terremoto nelle zone disastrate, Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, è stato intervistato da RadioVeg.it.

A giorni arriveranno molte cucce da esterno che LEAL invierà per gli animali che ora sono all’addiaccio.

Ascolta la registrazione della puntata (05:22).

 
 
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Stop Vivisection. Consentiteci qualche precisazione

Riteniamo doveroso chiarire i seguenti punti in merito alla vicenda riguardante Stop Vivisection. La posizione di LEAL è questa: essendo stata effettuata una pubblica denuncia, non è possibile anticipare la giustizia assolvendo o condannando.

Per quanto riguarda Stop Vivisection, LEAL fa notare che di fatto l’iniziativa è terminata ma rimangono perplessità che derivano dai seguenti punti. In merito ai fatti venuti alla luce, non ci sono stati comunicati chiarificatori da parte dei membri del Direttivo di Stop Vivisection. Le richieste di colloquio, chiarimenti e rendicontazioni, sono rimaste senza risposta. Il Direttivo di Stop Vivisection, a suo tempo, ha invitato a partecipare alla raccolta firme alcune associazioni che non hanno aderito. Il Movimento Antispecista ha precisato di non aderire poiché i quesiti non erano rivolti alla struttura competente. La risposta sarebbe stata negativa. Dunque, il Direttivo di Stop Vivisection sapeva di commettere un errore, ma ha proseguito. Al riguardo, precisiamo che l’abolizione della Direttiva 2010 era richiedibile. Ma ciò che si intendeva chiedere, era l’abolizione della vivisezione: che non è prescritta dalla 2010, bensì dai regolamenti europei sui farmaci. Dunque, c’era un’incoerenza fra richiesta e struttura che la riceveva.

scimmiastopvivisectionLa risposta europea si è rivelata negativa su tutti i punti. Prendendone atto, l’iniziativa era di fatto terminata. Si fa infine notare che Stop Vivisection ha agito come se rappresentasse tutto il movimento, il che non è. Ha inoltre nominato (non fatto eleggere) le persone che hanno discusso con l’Europa.

In conseguenza di quanto sopra esposto, LEAL sostiene che dopo i fatti accaduti non sia possibile continuare sulla stessa strada senza opportuni chiarimenti.

Dal momento che l’iniziativa popolare Stop Vivisection ha coinvolto risorse umane (e non solo) da parte di tutti coloro che si sono impegnati (associazioni, movimenti e singoli cittadini che a questo punto chiedono risposte), dopo avere interpellato altre organizzazioni LEAL ritiene che si possano prendere due diverse decisioni:
1. considerare chiusa l’iniziativa Stop Vivisection, dando però rendiconto dettagliato sul percorso economico effettuato e rispondendo alle domande;
2. continuare Stop Vivisection organizzando un Convegno Nazionale per decidere quale strategia mettere in atto. Comunque, con apertura a qualunque associazione o movimento animalista voglia partecipare e procedendo all’elezione di nuovi membri.

Qualunque iniziativa in favore degli animali, riguarda tutti gli animalisti e non può essere condotta da un gruppo ristretto autonominatosi a rappresentare e dirigere l’intero movimento. Il rifiuto ad aprirsi ad altre partecipazioni, significherebbe che si perseguono interessi personali e non di tutti. Soprattutto, interessi che non riguardano gli animali. LEAL s’impegna comunque a proseguire la battaglia contro la vivisezione avviando nuove sfide e/o aderendo a iniziative ritenute valide.


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LEAL festeggia il suo primo compleanno nella città di Verona: vi aspettiamo

Domenica 27 novembre dalle ore 12.30 alle 15.30 in via Copparo 19/A Verona, Sala Civica Palazzina, Susanna Salaorni responsabile di LEAL Verona festeggia il primo anno di presenza LEAL sul territorio con vecchi e nuovi amici che hanno sostenuto le cure e l’accudimento di tanti animali.

LEAL_Verona_calendario

 
(clicca sulla foto per ingrandire l’immagine)

Sarà presentato e messo in vendita il bellissimo calendario LEAL Verona che andrà a finanziare le numerose attività di sezione sterilizzazioni, campagne di adozione, diffusione dell’alimentazione vegana e finanziamento delle borse di studio per la ricerca senza animali.

Il calendario è un’idea regalo che potrà essere anche spedita su richiesta.

Vegan street food per tutti, con deliziosi stuzzichini; la giornata serena e festosa prevede attività per intrattenere i bambini, mentre gli adulti potranno vincere complementi di arredo in stile shabby chic.

All’angolo vegan materiale informativo, consigli per menu natalizi e tante idee per ricette facili e gustose. Vi ricordiamo che tanti amici pelosi, soccorsi e salvati da Susanna cercano una famiglia e sarebbe bellissimo avere un’adozione sotto l’albero.

→ Segui l’evento fb

LEAL sezione Verona
Susanna Salaorni
tel. 340 9337830
lealverona@gmail.com


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