Ordinanza sulle esche avvelenate ma non è abbastanza. LEAL denuncia l’aumento dei casi di avvelenamento di animali

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2018 il rinnovo dell’Ordinanza “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” alla sua settima proroga (→ gazzettaufficiale.it).
 

 
L’Ordinanza è sicuramente un utile deterrente in attesa di una legge nazionale che LEAL considera irrimandabile anche sulla base dell’impennata del numero di animali morti per avvelenamento; casi documentati nel Rapporto Maltrattamento Animali in Italia. Dati dal “Rapporto Maltrattamento Animale in Italia 2016”: impiego di prodotti chimici e avvelenamento 55 casi: 12% del totale, che nel 2017 diventano l’89%.
 
Aumentati o più attivi “gli avvelenatori” che eliminano in questo modo illegale ed estremamente crudele animali randagi, animali di famiglia e selvatici; questi ultimi, nelle zone di caccia, sono vittime dei cacciatori perché colpevoli di “concorrenza” nella caccia delle prede. Le sostanze più usate non lasciano scampo: stricnina, topicidi, fungicidi, acaricidi o insetticidi.
 
Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, ricorda: “Il nostro ordinamento punisce l’uccisione e il maltrattamento degli animali in base all’art. 544-bis del nostro codice penale e chi somministra agli animali sostanze vietate che compromettono la loro salute commette un reato. La morte per avvelenamento è una fine terribile e comporta una agonia tra dolori atroci tremori e convulsioni. Grazie al “Rapporto sul Maltrattamento Animale” pubblicato e scaricabile dal sito www.leal.it potremo portare nelle sedi istituzionali tutti i molteplici reati commessi nei confronti degli animali affinché con leggi nazionali adeguate si possano meglio contrastare queste stragi”.
 
 LEGGI E SCARICA GRATUITAMENTE 
→ Rapporto Maltrattamento Animale in Italia 2017 (pdf)
→ Rapporto Maltrattamento Animale in Italia 2016 (pdf)
 


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SOS volatili… consigli pratici per soccorrere un animale ferito o caduto dal nido

Maria Laura Gualerni, sostenitrice di LEAL, da più di 40 anni soccorre tutte le specie di volatili in difficoltà. Ha acquisito una vastissima esperienza sul campo al punto che collabora con associazioni di tutela animali e veterinari ornitologi che le affidano volatili in terapia, da svezzare o da recuperare alla libertà dopo il soccorso.
 
sos volatili sito leal
 
Molti di noi si sono trovati con un piccione, un merlo ferito o caduto dal nido o con altre specie meno comuni. In questo caso non sappiamo come intervenire e soccorrere adeguatamente l’animale e si rischia di creare danni invece di aiutare. Invitiamo a leggere e conservare i preziosi consigli di Laura che nascono dall’esperienza e dall’amore per queste creature.

COSA FARE QUANDO SI TROVANO VOLATILI IN DIFFICOLTÀ
 
Spesso ricevo chiamate di persone che si rivolgono a me sapendo che curo e gestisco uccelli da 40 anni, collaborando con varie associazioni e con l’indispensabile aiuto di bravissimi veterinari specializzati ornitologi. Cosa fare quando si trovano uccelli che sono o sembrano in difficoltà? Principalmente bisogna assicurarsi che siano veramente in difficoltà, e non semplicemente dei giovani ancora inesperti seguiti e curati dai loro genitori. I giovani hanno ali poco sviluppate, penne corte o appena accennate che ne impediscono il volo. Anche la coda è poco sviluppata. Sul corpo possono presentare ancora del soffice piumino giallo mentre ai lati del becco si nota una evidente escrescenza giallo-bianca tipica nei piccoli. L’interno della bocca è di un bel rosso vivo. I giovani novelli non temono molto gli uomini e non potendo ancora volare si spostano saltellando qua e là. I piccoli di molte razze di uccelli lasciano presto il nido senza saper ancora volare.
 
Quando trovate un piccolo assicurativi soltanto che il posto non presenti dei pericoli per lui, senza predatori come cani e gatti, o su un marciapiede trafficato, o nel mezzo di una strada. In tutti questi casi basta spostare, o far spostare il piccolo in un posto lì vicino più sicuro. Come sopra una siepe alta o un ramo d’albero alto: i genitori lo troveranno.
 
foto uccellini consigli 3Non abbiate timore di toccarlo delicatamente con le mani, agli uccelli non interessa di sentire il vostro odore! Ma per essere proprio scrupolosi usate un fazzolettino di carta, o toccate della terra o erba prima di prenderlo. Non nutritelo né dategli acqua ci penseranno i genitori richiamati dalle sue grida. Se il piccolo è implume (cioè senza piume e penne) si tratta di un nidiaceo, che da pochi giorni o ore è uscito dall’uovo e caduto dal nido. Lasciarlo lì è rischioso perché anche se i genitori lo nutriranno non potranno tenerlo caldo né proteggerlo da predatori né da piogge e temporali, né dai raggi del sole.
 
Tutti i nidiacei vanno sempre tenuti al caldo e non esposti ai raggi del sole. Se non è possibile trovare il suo nido per rimetterlo insieme ai suoi fratelli, bisogna raccoglierlo, tenerlo caldo, e non nutrirlo, lo avranno già fatto i suoi genitori e contattate una associazione specializzata → Centro Recupero Selvatici: potranno aiutarvi e darvi dei consigli su come gestire il piccolo. Non alimentare i piccoli senza conoscere la razza e il tipo di alimentazione. Possono essere insettivori, granivori, carnivori o onnivori; volendo ci si può rivolgere ad un veterinario ornitologo che potrà visitarlo e darvi indicazioni per alimentarlo. Evitate di rivolgervi a persone “pseudo esperte” o da informazioni spesso errate e dannose che girano su Internet. Ricordate che i nidiacei non bevono acqua, ma assumono liquidi tramite il cibo fornito dai genitori. Eventualmente, e solo se non si ha nessun alimento specifico per il piccolo, si può somministrare qualche goccia di acqua zuccherata.
 
Una alimentazione corretta è importante per gli uccelli perché da questa traggono energia vitale necessaria per vivere. La malnutrizione crea gravi disturbi, come dissenteria, infezioni a diversi organi, grave dimagrimento, forti anemie, rachitismo, grave stanchezza con impossibilità di volo, facilità ad ammalarsi, poco sviluppo fisico, perdita di piume e penne, malformazione di organi interni, e molto altro ancora. Porta alla morte! Ecco perché è importante sapere, informarsi e rivolgersi a chi ha competenza ed esperienza se davvero vogliamo aiutarli.
 
Gli uccelli adulti che stanno fermi a terra e si lasciano prendere facilmente, hanno sempre problemi gravi (come anche i piccoli) e si presentano con ferite sanguinanti, sono deboli e barcollanti, con ali rotte o gambe spezzate che trascinano a terra. Vanno soccorsi! Per trasportarli servirsi di un trasportino per gatti o una scatola chiusa a cui avrete praticato dei fori per l’aria. Lasciateli tranquilli al caldo ma non esposti al sole. Per i nidiacei si può fare un nido con qualcosa di lana per tenerli caldi. Bisogna portarli da un veterinario ornitologo che provvederà a curarli e a fargli degli esami. Quindi chiamate le associazioni già citate che se ne prenderanno cura e vi indicheranno cosa fare nell’attesa del loro intervento. Tutti gli uccelli adulti hanno paura degli esseri umani, lasciateli tranquilli, mettete un contenitore per l’acqua a loro disposizione e del cibo adatto a terra. Non usate sonde (cioè dei tubicini sottili collegati a siringhe o pompette) piene di cibo giù nella trachea per alimentarli forzatamente. Può essere dannoso e creare lesioni interne che possono portare lentamente alla morte le povere creature. Una tortura inutile perché tutti gli uccelli adulti, quando hanno fame mangiano da soli e tutti i piccoli aprono il becco quando hanno fame.
 
La sonda è utilissima soltanto ed esclusivamente se l’uccello è fortemente debilitato e incapace di alimentarsi da solo: è una manovra che va praticata da veterinari specializzati e solo se è assolutamente necessario, come mi ha sempre detto il mio veterinario ornitologo di fiducia Giorgio Carubbi di Milano. Io non ho mai avuto necessità di usarle. Non tutti i piccoli però, aprono il becco per essere imboccati: colombi, tortore, piccioni, colombacci (tutti granivori) non hanno questa usanza.
 
I piccoli usano il lungo becco per succhiare dalla gola dei genitori una specie di latte che questi rigurgitano. Quindi non apriranno mai il becco per essere imboccati! Per queste razze “difficili” io mi sono creata un biberon da cui i piccoli possono nutrirsi succhiando come dal gozzo dei genitori. Tutti gli altri metodi per loro sono violenze. Ma se non si ha un biberon (non esistono in commercio) piuttosto che usare un sondino è meglio usare una siringa da insulina (senza ago!) riempirla di cibo adatto a loro, aprire delicatamente il becco e somministrare della pappa più volte al giorno. Ricordate che gli uccelli sono esseri viventi, non dei pupazzi con cui sperimentare, non sono bambolotti da trastullare senza rispettare la loro vera natura selvatica perché poi pagano i nostri errori! Una volta “salvati” non vanno imprigionati a vita. Non ci hanno chiesto nulla, non ci appartengono e non ci devono nulla. Non possiamo obbligare nessun essere vivente ad amarci! Sono creature intelligenti, coraggiose, astute, con grande dignità, che vanno rispettate perché è grande la loro utilità e bellezza. Vanno trattati con gentilezza perché tanto possono insegnarci e, chissà, forse un giorno anche perdonarci!
 
Maria Laura Gualerni
 


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Pesci, granchi, meduse… NO ALLA TORTURA NEL SECCHIELLO

La strage continua ogni anno implacabile sul bagnasciuga: i bambini si improvvisano biologi marini e sotto lo sguardo indifferente degli adulti catturano, fanno morire, smembrano i piccoli abitanti del mare. Per inconsapevole crudeltà, per osservare, per capire “come funziona”, riempiono secchielli e contenitori di acqua salata e lasciano le piccole vite a languire nell’acqua ormai calda. A volte il secchiello viene urtato e si rovescia e si vendono i piccoli esseri guizzare o nuotare disperatamente nella sabbia bollente fino alla morte. I bambini imitano in questo modo la pesca degli adulti.

Bambina-mare per messaggio LEAL STRAGE SECCHIELLO_
 
Una piccola vita non è una vita insignificante! È solo una minuscola vita che va tutelata. Genitori e adulti possono con l’occasione del mare e delle vacanze insegnare ai ragazzini ad osservare lo spettacolo della natura e della vita con rispetto. Si può conoscere, capire, fotografare, divertirsi senza uccidere e torturare. Rispettando gli animali di ogni specie e preservando il loro habitat. Solo in questo modo potremo contare su un mondo migliore con cittadini civili, empatici e attenti al bene comune. Non sono regole ovvie come ci piacerebbe che fosse se giudichiamo la predazione dei mari, lo stato delle spiagge e dei mari ridotti a discarica.

 NO ALLA TORTURA NEL SECCHIELLO. FERMA LA STRAGE! 


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Calendario di tavoli informativi, raccolta cibo e farmaci per i gatti di LEAL Palermo

La responsabile della sezione LEAL Palermo Giusi Terrazzino segue nella sua città una realtà importante che si chiama “Diversamente Mici” come spiega lei: “Sono i mici “Rottami”, quelli diversamente belli, quelli meno fortunati. Questi gatti sono frutto di un randagismo che ormai è incontrollabile; sono le vittime innocenti dell’assenza di ogni morale e senso civico che regna padrona nei cuori dei più al sud! È inutile negarlo o fare polemiche sterili: siamo gatti randagi. Ci portiamo dietro il marciume da cassonetti colmi di ricordi. Ricoperti di occasioni perse e spaventati. Fa freddo in città, sui tetti e sulle strade bagnate di rimpianti. Ci cibiamo di scatolette e di avanzi. I nostri padroni durano solo mezza giornata, hanno paura di toccarci. Siamo sudici. Senza casa, senza sicurezze, senza futuro, vaghiamo tra i bassi fondi e i vicoli bui”.

evento LEAL UN CROCCANTINO PER UN PANCINO
 
Per questi gatti ultimi degli ultimi una volontaria della sezione palermitana, coadiuvata da LEAL Milano, ha previsto una serie di date utili che potete già segnarvi in agenda. Le giornate che ci auguriamo all’insegna della vostra generosità si chiamano “Un croccantino per un pancino”. Nella wishlist sono elencati anche farmaci e integratori che sono vitali per degli animali dalla salute così compromessa.

DATE, LUOGO E ORARI

ISOLA DEI TESORI BUCCINASCO (MI) VIA LOMELLINA 16
17:00 alle ore 20:00

SABATO 21 LUGLIO
SABATO 25 AGOSTO
SABATO 15 SETTEMBRE
SABATO 13 OTTOBRE
SABATO 3 NOVEMBRE
SABATO 22 DICEMBRE

ISOLA DEI TESORI LAINATE ( MI) VIA PIRELLI 3
17:00 alle ore 20:00

SABATO 8 SETTEMBRE
SABATO 20 OTTOBRE
SABATO 24 NOVEMBRE

Sarà la socia Barbara Mozzati a gestire la raccolta.

Di seguito un elenco dei farmaci e delle pappe di cui LEAL Palermo ha disperato bisogno:

FARMACI
SYNULOX gocce appetibili
SYNULOX compresse 50 mg o 250 mg
RONAXAN 20 compresse
BAYTRIL compresse da 15 e da 50
STOMORGYL compresse da 10-20
VMP PASTA PER GATTI pasta vitaminica
ENTEROFILUS
CAROBIN PASTA
MILBEMAX rosso e giallo
STRONGOLD rosa e blu
ANTIPARASSITARI

ALIMENTAZIONE
CROCCANTINI ROYAL BABY CAT E KITTEN E MOUSE PER GATTINI RECOVERY HILL’S
ROYAL FIT 32
ROYAL STERILIZED
CROCCANTINI PER COLONIE

EVIDENZIAMO L’EMERGENZA DI CIBO CURATIVO
ROYAL RENAL – FIBRE RESPONSE – YOUNG MALE – URINARY S/O -INTESTINAL ROYAL E HILL’S
CIBO PER COLONIE

→ LEAL sezione Palermo pagina fb

→ Evento pagina fb

LEAL sezione Palermo e Provincia
Giusi Terrazzino

lealpalermo@libero.it


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Finiscono dopo un mese i mondiali di calcio: ha vinto la Francia e hanno perso i cani uccisi

Sicuramente in molti festeggeranno la vittoria di questo campionato che come sempre vede una squadra che vince e altre che perdono, ma gli animali trucidati non festeggiano: hanno sicuramente perso. Hanno perso il diritto alla vita, al rispetto e alla loro dignità. Ha perso chi li ha uccisi materialmente e chi ha ordinato lo sterminio. Ma anche chi ha condannato le morti ma non ha perso una partita in tv e chi in Russia non ha fatto opposizione, come, tra le altre cose, sottolinea Annamaria Manzoni nel suo articolo.

Cani-randagi-in-Russia
 

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

Finalmente i mondiali di calcio hanno preso avvio: la soddisfazione non è dovuta a incontenibile impazienza da calcio di inizio, ma alla speranza che questo inizio possa segnare la fine dell’ennesima strage di migliaia di cani randagi, messa in atto per ripulire le strade russe, da offrire in tutto il loro lindore agli acclamati eroi del pallone e dei loro fans, tifosi magari virili come si conviene allo sport che li calamita, ma pur sempre amanti dell’ordine e della pulizia. Insomma un sospiro di sollievo a strage conclusa, tipo quello che, quando arriva Pasqua, sottolinea che non si uccidono più agnelli, perché sono morti tutti, o, alla fine del periodo natalizio, ci consola perché a quel punto la gente, abbuffata e satolla, magari per un po’ si asterrà dal mangiare altri animali.

L’attuale massacro russo è la riproposizione di un copione più volte visto anche in anni recentissimi: a Kiev, Ukraina, nel 2012, in occasione degli europei di calcio; a Sochi, Russia, nel 2014 dove si svolgevano le Olimpiadi invernali; in Marocco, pochi mesi fa, in attesa dell’arrivo di una delegazione Fifa che valutasse la candidatura del paese ad ospitare i Mondiali 2026. Quello che si ripete con regolare precisione è che, in occasione di eventi calcistici di particolare risonanza, in alcuni paesi migliaia di cani, che normalmente vivono nelle strade in vario modo integrati nel tessuto urbano, o in alcuni casi senza che nessuno si preoccupi di idonei interventi di sterilizzazione, divengono improvvisamente elementi di disturbo, dissonanti rispetto ad una presunta immagine di civiltà, presenze moleste e sgradevoli da eliminare. Sui modi per farlo c’è grande tolleranza e scarsa pubblicità: ci sono i bocconi avvelenati e le armi da fuoco, ma nel passato è giunta notizia persino di cerbottane e picconate, inferte con perizia da squadroni della morte, composti da volenterosi esecutori di ordini evidentemente non così sgraditi, resi per altro più appetibili da un riconoscimento in denaro per ogni “carcassa” presentata. Le autorità sembrano poco preoccupate da una possibile propaganda negativa, forti del fatto che ogni volta anche la peggior grana è sfumata in denunce via via sempre più flebili delle organizzazioni animaliste internazionali, in questa ultima occasione poco più che silenti, e in rimozione totale della carneficina al primo fischio di inizio che fa della vasca dello stadio fonte di obnubilamento di ogni malessere dell’animo, tanto efficace e popolare da fare impallidire al confronto una fumeria dell’oppio della Cina ottocentesca.

Se è vero che il mondo occidentale non può vantare innocenza alcuna dati i massacri quotidiani nei mattatoi e le tante altre ignominie perpetrate contro i nonumani, queste stragi di cani inducono ad alcune considerazioni specifiche della realtà in cui hanno luogo: colpisce per esempio il silenzio, che finisce per assumere valenza di assenso, del mondo del calcio, tifosi non esclusi, tutti rigorosamente compatti nel separare il proprio ruolo da qualunque coinvolgimento nelle vicende in atto, che sembrano non riguardarli nonostante siano le manifestazioni in programma a dare il via alla “pulizia di specie”. Sono in funzione mastodontici meccanismi di negazione, che proteggono da fastidiosi sensi di colpa: meccanismi esiziali, forieri delle peggiori conseguenze. La realtà viene rimossa o negata grazie a quella abitudine a chiudere gli occhi, a girare la testa dall’altra parte o a metterla sotto la sabbia, a fare lo struzzo, come ci suggeriscono le metafore non a caso così comuni nel nostro linguaggio, comuni come lo sono i comportamenti a cui si riferiscono: si finge di non vedere nonostante l’accesso alla realtà sia a portata di mano, di occhi, di orecchie e di cuore, per sentirsi innocenti di un male di cui è scomodo prendere atto. Di esempi della diffusione di queste forme di autoassoluzione perché il fatto non sussiste sono piene la storia e la cronaca, tanto che sono stati in molti a stigmatizzarle: scomodiamo Martin Luther King che diceva che non è grave il clamore chiassoso dei violenti, ma il silenzio spaventoso delle persone oneste. E lasciamoci raggiungere dalle parole di Albert Einstein che ci ricordano che il mondo è quel disastro che è non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti (giusti?!?) che se ne accorgono e stanno lì a guardare. E da quelle di Antonio Gramsci che sono invettive contro gli indifferenti di ogni genere: perché l’indifferenza è “la materia bruta che strozza l’intelligenza”.

Nel ripetersi di queste stragi, nella reiterata domanda del ”Ma io cosa ci posso fare?”, dell’imperativo morale ad agire, che dovrebbe emergere davanti a qualsiasi ingiustizia, non si è vista traccia. Dato per scontato che non ci si possano aspettare sollevazioni popolari, a volte basterebbe però una minoranza capace di rivolta per cambiare il corso della storia, anche di una piccola storia di cani russi. Se qualcuno nel mondo del calcio avesse alzato la propria autorevole voce per condannare il massacro in atto, minacciando per esempio di disertare i campionati nel caso un altro cane ancora fosse stato ucciso, molte cose avrebbero potuto cambiare, non esclusa una reazione a catena in direzione contraria al silenzio. In tanti studi condotti sui gruppi, emerge sempre che anche un solo dissenziente è in grado di far crollare il tasso di conformismo. Il dissidente nella Russia dei Mondiali 2018 non c’è stato. Peccato: una grossa occasione persa: ogni cane sottratto alla crudeltà di una morte ingiusta avrebbe per sempre portato con sè la propria gratitudine, come sempre fanno i cani, così pronti a non recare rancore, nonostante tutto, alla specie umana. Una grossa occasione persa perché il nostro tempo non ha tanto bisogno di eroi da osannare perché centrano una rete, quanto ne ha di uomini comuni, di quelli che compiono la banalità del bene semplicemente oltrepassando la frontiera che separa la passività dall’azione.

Ancora: quest’ultima guerra unilateralmente dichiarata contro i cani, come quelle analoghe che l’hanno preceduta, è scoppiata su un terreno fertile, reso idoneo non tanto con la produzione di armi, in questo caso primitive, dal momento che i diligenti esecutori degli ordini se la cavano benissimo anche con sassi e bastoni, ma soprattutto con il coltivare e sostenere l’idea che questi animali sono esseri senza diritti, e in quanto tali assoggettabili all’arbitrio umano, quale che sia il modo in cui si manifesta. La trasformazione di chi è senza diritti nel nemico di turno è fin troppo facile: basta completare il disprezzo con la paura. Non è certo un caso che stragi di cani, di queste dimensioni e alla luce del sole, non possano avere luogo in alcuni paesi del mondo occidentale (scandalose eccezioni sono rappresentate per esempio dalla Spagna, ma non solo) dove il randagismo non è tanto dilagante, ma soprattutto dove la considerazione dei cani nel corso del tempo si è organizzata sul riconoscimento di una serie di diritti e quindi su almeno embrionali forme di rispetto. Non è considerazione di poco conto: implica la consapevolezza che è la narrazione che facciamo dell’altro, la cornice cognitiva in cui inseriamo la sua esistenza, a determinare il nostro comportamento nei suoi confronti; implica che, in mancanza del riconoscimento del suo valore, il confine tra la tolleranza e il più spregiudicato accanimento sia valicabile con una facilità estrema. Chi è senza diritti viene regolarmente disprezzato e facilmente il disprezzo confina con l’idea della sua pericolosità: in questo modo si costruisce il rifiuto e poi la violenza nei suoi confronti nei pensieri ancora prima che nelle azioni. Su queste basi è facile poi sostenere e giustificare forme di crudeltà appellandosi alla necessità della sicurezza, dell’ordine, della pulizia, che sarebbero messe a rischio dalla loro presenza.

La dinamica non è certo nuova, è codificata e possiede anche un nome che la identifica: si tratta dell’attribuzione di colpa alla vittima: sono loro, sono i cani i colpevoli. Un meccanismo analogo da noi si è ripetutamente scatenato con la caccia all’untore, identificato in altri senza diritti, nelle mucche colpevoli del dilagare, vero o presunto, della mucca, resa pazza dalla nostra stessa follia, o nei volatili, che, potenziali diffusori di influenza aviaria, visto le condizioni in cui li costringiamo, periodicamente e nell’indifferenza generale vengono gasati a centinaia di migliaia: al primo allarme, di cui neppure è necessario verificare l’attendibilità, la carneficina diventa doverosa, risposta considerata etica dagli umani che fronteggiano coraggiosamente l’emergenza: la narrazione parla della vittima come del colpevole da distruggere perché pericoloso e quindi indegno di pietà, e del carnefice come autore di un intervento meritorio e degna di plauso. Periodicamente anche alcune razze canine, pitt bull e affini, subiscono sorte analoga sulla scorta dell’improvviso tam tam sulla loro pericolosità, con la differenza che la caccia al killer, data l’appartenenza alla specie canina, non assume i contorni legali delle altre, ma resta appannaggio di singoli, entusiasti di poter riversare una aggressività che li definisce come individui, in una causa al momento popolare: giustizieri del giorno e della notte, almeno per un po’; altre volte di solerti amministratori locali, costretti poi a giustificazioni penose.

Le testimonianze del massacro appena concluso in Russia sono gallerie degli orrori, le cui descrizioni ci travolgono, inutile negarlo, anche perché a danno dei cani, che amiamo, perché di loro conosciamo l’intensa vita emotiva e sentimentale, la capacità di gioire, la vulnerabilità alla paura, la tensione verso relazioni fatte di attaccamento, di propensione alla condivisione del tempo e dello spazio; insomma un universo che non finiamo mai di scoprire con ammirato stupore. Proprio la conoscenza che abbiamo di loro rende insopportabile saperli perseguitati, terrorizzati, uccisi, che siano cuccioli persi di paura, cagne incinte o sagome vaganti in cerca di compassione.

Indignarsi però resta sterile esercizio se non si individua una strada per porre fine per sempre al ripetersi di tanto orrore, strada che passa per la costruzione di una diversa considerazione degli animali, marcata sul riconoscimento dei loro diritti e sul rispetto loro dovuto: a distanza di tanti decenni da quando si è cominciato a parlarne con sempre maggiore frequenza, ne siamo lontani anni luce e la conseguenza è che, si tratti di cani, di mucche o di uccelli, i pogrom saranno sempre lì pronti a scoppiare di nuovo. Nella impaziente attesa che le cose si muovano a livello legislativo, è facoltà e sarebbe dovere di ognuno prendere posizione, schierarsi, sostituire all’inerzia l’attivismo con le parole e con i fatti. Ad uno stato delle cose inaccettabile nel corso della storia si sono opposte persone dalla statura immensa, rischiando la vita: i Perlasca, le Irina Sandler, i Schindler quando si ribellavano alle atrocità in corso, rischiavano la vita: noi tutto quello che mettiamo in gioco opponendoci è un po’ del nostro tempo.

Tempo da dedicare magari anche ad altri pensieri: la pulizia dalle strade russe dai randagi che ne deturpavano l’immagine, la loro colpevolizzazione del disordine in atto, il silenzio acquiescente di troppi richiama con intensità altre pulizie, di umani senza patria e senza dimora, per questo senza identità e senza diritti, contro cui i potenti e i prepotenti si accaniscono, convogliando aggressività che hanno ben altra origine e creando il capro espiatorio del momento. Tutti uniti, contro chi è debole: la storia tragica degli animali non è metafora delle altre ingiustizie contro gli umani, ma appartiene di diritto alla storia, quella in cui il diritto del più forte, sempre, la fa da padrone.

Il pensiero ora va a loro, a quelle migliaia di cani catturati, ammassati, massacrati, di cui forse possiamo immaginare i pensieri che hanno attraversato la mente in mezzo a quell’esplosione insensata di violenza, guardando negli occhi il nostro di cane, quando ci fissa in attesa dei nostri gesti da cui sempre fa dipendere felicità o delusione. Del tutto indifferenti di chi, tra l’entusiasmo generale, verrà proclamato il vincitore di un campionato, che tutti i partecipanti hanno già perso in materia di solidarietà, empatia e rispetto.

Manzoni_ritratto_firma

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LEAL Pavia partecipa al videopresidio “Quanto uccide la tua forchetta?”

Domenica 29 luglio, dalle 16.30 alle 19.30
Piazza Brà, Verona

Evento scenografico organizzato da Attivismo Antispecista, LEAL Pavia, Se nulla importa.. importerà e Anonymous for the Voiceless.

evento leal pavia del 29 luglio a verona

Gli attivisti mostreranno e commenteranno cosa si cela dietro gli allevamenti e macelli. Orrori nascosti e taciuti per interessi economici e politici a scapito di milioni di esseri senzienti, imprigionati e privati di ogni diritto alla vita.

→ Pagina fb evento

LEAL sezione Pavia
Ugo Bettio, tel. 366 4537449
barrygs1200@gmail.com


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LEAL si schiera con i NO alla legge peggiorativa per gli animali in Veneto e chiede audizione al Consiglio regionale

Nell’ambito della nuova proposta di legge per la variazione della Regione Veneto, Gian Marco Prampolini, presidente di LEAL Lega Antivivisezionista, in data 7 luglio ha chiesto un’audizione per discutere le proposte previste nel Progetto di Legge n.160 e n.348 “Tutela degli animali di affezione in prevenzione dei maltrattamenti, dell’abbandono e del randagismo”.

animali veneto 2

LEAL, che si occupa di tutela di animali d’affezione, del loro recupero e cure, chiede, ai sensi del Regolamento e dello Statuto del Consiglio Regionale del Veneto, di essere ascoltata in merito al PdL n.160 “Tutela degli animali di affezione in prevenzione dei maltrattamenti, dell’abbandono e del randagismo” (primo firmatario Alessandro Montagnoli) e al PdL n.348 “Norme per la tutela degli animali d’affezione e per il contrasto del maltrattamento, dell’abbandono e del randagismo” (primo firmatario Andrea Zanoni).

Fondamentale che tutte le associazioni facciano muro alle nuove proposte di legge sugli animali, peggiorative rispetto a quella estistente (non vengono ad esempio neppure menzionati i gatti).

→ PdL n.348

→ Proposta di legge di iniziativa dei Consiglieri: Andrea Zanoni, Stefano Fracasso, Cristina Guardia, Alessandra Moretti, Bruno Pigozzo, Orietta Salemi, Claudio Sinigaglia, Francesca Zottis.

RIPORTIAMO DI SEGUITO LA COMPARAZIONE NORME/PROGETTI DI LEGGE REGIONALI: Si evince che in contrapposizione al PdL n.348 esiste un altro Pdl, il n.160, carente su tutto e addirittura peggiorativo della Legge regionale vigente → L.R. 60/1993

1. COMPARAZIONE TRA

→ PdL n.160

→ PdL n.348

Nel PdL n.160 manca:

– la realizzazione di gattili rifugio e il riconoscimento delle strutture stallo per gatti vaganti
– il recupero dei gatti ritrovati in stato di abbandono o dei selvatici di colonie da catturare al fine della sterilizzazione
– la cessione in comodato gratuito di terreni o edifici comunali da destinare alle associazioni per realizzare strutture di ricovero / oasi feline
– tutta la parte relativa alla segnalazione delle colonie / censimento / sostentamento / riconoscimento / tutela / spostamenti per motivi di urgenza e necessità delle colonie feline
– i ruoli specifici dei Comuni in merito alla presenza dei gatti vaganti e alla tutela delle colonie
– la risoluzione delle problematiche in merito alle colonie feline in proprietà privata
– la previsione dell’anagrafe felina e il microchip obbligatorio anche per i gatti
– le modalità di recupero / soccorso e prime cure di cani e gatti vaganti
– le modalità di detenzione di animali d’affezione provenienti dall’estero, il come gestire i casi in cui i proprietari abbiano difficoltà, o i casi relativi a maltrattamenti
– la previsione di contributi regionali per la realizzazione di rifugi o risanamento di quelli esistenti, per le cure e profilassi presso rifugi pubblici e privati
– la previsione di Convenzioni tra Ulss / Comuni / associazioni / veterinari liberi professionisti per le prestazioni veterinarie, cure, sterilizzazioni
– le direttive in caso di presunti avvelenamenti e dei ruoli di Ulss e Veterinari e Istituto Zooprofilattico per il ritiro e analisi delle spoglie
– la previsioni di costi ridotti per microchip e sterilizzazioni per le persone indigenti/a basso reddito
– l’istituzione di una Agenzia Regionale di coordinamento per i diritti degli animali

2. COMPARAZIONE TRA

→ L.R. 60/1993

→ PdL n.160

PdL n.160 peggiorativo della Legge attuale in quanto viene tolta:

– tutta la parte che riguarda le Convenzioni tra Comuni / Ulss / veterinari privati / associazioni (art. 10 LR 60/93)
– la parte dei criteri di risanamento dei rifugi
– la parte dei contributi regionali per la realizzazione dei rifugi

LEAL è presente sul territorio con la sezione LEAL Verona.

LEAL sezione Verona
Susanna Salaorni
tel. 340 9337830
lealverona@gmail.com


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Successo per l’evento organizzato da LEAL Torino e Animal Renegades

A Torino domenica 8 luglio, grazie a LEAL e Animal Renegades i pesci e il loro “grido” inascoltato hanno avuto attenzione: con l’evento “Le urla che non puoi sentire”.

Simona Donna, responsabile di LEAL sezione Torino, ha raccontato che più di venti attivisti hanno dato la disponibilità per l’evento. Tanti passanti, attratti dalla scenografia impeccabile e dalle spiegazioni, si sono fermati per scattare foto e per ascoltare la denuncia delle tematiche al “dolore del mare”: le stragi di pesci, gli allevamenti intensivi che costringono centinaia di individui in spazi ristrettissimi che ne impediscono il nuoto, la pesca a strascico, le mattanze di pesci e molto altro, senza trascurare l’aspetto dell’impatto sull’ambiente.

LEAL sezione Torino
Simona Donna

tel. 339 7729680 ore 16.30-20.30
lealsezionetorino@gmail.com

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Il Ministro Costa dice no al piano “Lupo e Orso” di Trento e Bolzano: è anticostituzionale

Il Ministro Sergio Costa si esprime sul piano abbattimento lupi e orsi previsti da Trento e Bolzano, come informa una notizia Ansa.

“Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, accelera sul Piano Lupo per evitare gli abbattimenti e conferma l’intenzione di impugnare i provvedimenti di Trento e Bolzano.

“Il Piano Lupo, che intendo portare prossimamente in Conferenza Stato Regioni escludendo il passaggio tutt’altro che utile sugli abbattimenti selettivi – annuncia il Ministro – conterrà le strategie, le misure e le azioni giuste per offrire una risposta concreta anche alle richieste dei territori di governare la coesistenza tra uomo e specie animali, tutelando economie e la biodiversità”.

→ Notizia Ansa

foto lupo per articolo leal trentino 2foto orso per articolo leal trentino.2Sergio Costa in una intervista al Corriere ha dichiarato: “Io come Ministro della Repubblica ho il dovere di intervenire. Quelle due leggi violano un principio costituzionale a seguito della approvazione da parte del Consiglio provinciale di Trento e quello di Bolzano dei provvedimenti per la gestione autonoma di orsi e lupi. Sono obbligato a chiedere l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale. Anche se mi domando: dobbiamo arrivare per forza a questo punto? Per questo chiedo ai due presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano se possono pensare di fare altrimenti. Per risolvere il problema dei lupi e degli orsi nelle loro Province autonome hanno come modo soltanto quello di abbatterli? Basta vedere il Piano Lupo elaborato dall’Ispra che è arrivato a un soffio dall’approvazione, ci sono ventidue azioni per regolare il rapporto uomo-lupo. Penso che sia il caso di guardarlo, una soluzione sicuramente lì si trova”.

Consapevole dell’anticostituzionalità del provvedimento, LEAL aveva da subito allertato i propri legali mentre alla luce dei recenti avvenimenti Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, sottolinea: “Abbiamo appreso con soddisfazione da interviste rilasciate che il Ministro Costa sta affrontando la situazione con determinazione e buon senso a tutela degli animali. Meritorie anche le sue intenzioni di inasprire le pene contro i bracconieri innalzando il livello dei reati, passando da contravvenzionali a delitto, prevedendo anche la reclusione e introducendo un programma di prevenzione che aumentando in modo significativo i controlli ostacoli il bracconaggio. Confidiamo che mantenga queste posizioni rigorose anche in futuro e ora attendiamo gli sviluppi”.


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L’Europa finanzia la ricerca basata su errori metodologici

Dopo la notizia positiva per la ricerca per la notizia del 3 luglio 2018 che ha ufficializzato l’approvazione della legge che nella Regione Piemonte promuovere i metodi sostitutivi alla sperimentazione animale con l’obiettivo di investire anche nella formazione di nuovi ricercatori, è arrivata, indesiderabile contrappunto, subito dopo in data 5 luglio dall’agenzia Ansa una notizia sconfortante dal punto di vista etico e scientifico. LEAL ha chiesto un commento alla dottoressa Mirta Bajamonte.

(ANSA) Torino 5 luglio. L’Europa finanzierà con cinque milioni il progetto Edirex, che coinvolge 19 partner di 13 Paesi europei ed è coordinato dall’Università di Torino.

Obiettivo, mettere a sistema i dati raccolti con i cosiddetti modelli pdx (sigla per xenotrapianti derivati dal paziente), che prevedono di inoculare il tumore del paziente nel corpo di una cavia, che diventa un modello personalizzato per studiare nell’animale le stesse condizioni patologiche presenti nell’individuo. Il progetto è stato attivato dal Consorzio Europdx (www.europdx.eu), nato 5 anni fa per contrastare l’alto rischio di fallimento nei trattamenti oncologici. Punta a integrare le numerose raccolte di modelli di ricerca pdx per aprire la strada alla definizione di standard sperimentali condivisi. L’attuale frazionamento delle raccolte di tali modelli, create da laboratori accademici in tutta Europa, rappresenta infatti un collo di bottiglia significativo per il loro uso. Il team di ricerca coordinato da Enzo Medico, docente al Dipartimento di Oncologia presso l’Istituto di Candiolo e tra i primi promotori di Europdx, ha creato negli anni scorsi un archivio di oltre 1500 modelli di cancro derivati da paziente, un’enorme biobanca che include la più vasta raccolta al mondo di Pdx di cancro colon rettale. Ulteriori dettagli sono reperibili sul sito di Edirex, attivo a partire da questa settimana: www.europdx.eu/europdx-research-infrastructure.html (ANSA).

ARTICOLO MIRTA HUMAN-BASED COMMENTO FINANZIAMENTO
La professoressa Mirta Bajamonte controbatte alla notizia di questa elargizione di pubblico finanziamento UE a un progetto che punta sulla sperimentazione animale.

“Il numero di donatori di organi, sia cadaveri, sia (per determinati organi) vivi, è molto inferiore al numero di persone in attesa di trapianto. Questo dato di fatto è il principale motivo alla base della ricerca sui trapianti da specie diverse. Tuttavia le difficoltà sono enormi, e il problema maggiore è il rigetto: se già da un donatore umano all’altro il rischio di rigetto è relativamente alto, nel caso che il donatore sia un animale quest’eventualità diventa molto più probabile. Inoltre, per un trapianto da uomo a uomo il rigetto può essere efficacemente contrastato per mezzo di farmaci immunodepressori, mentre se l’origine è animale la reazione del sistema immunitario contro l’organo estraneo è immediata e più aggressiva (si parla in questo caso di rigetto iperacuto): il risultato è di solito la perdita dell’organo e, nei casi peggiori, la morte del paziente. Inoltre, anche ammettendo la riuscita del trapianto, un altro ostacolo è rappresentato dal contagio virale: negli organi degli animali potrebbero esserci virus latenti che sarebbero però forse in grado di attaccare l’uomo.

La storia dello xenotrapianto inizia nel 1963: in quell’anno il medico americano Keith Reemtsma eseguì a New Orleans un trapianto di rene di uno scimpanzé in un uomo di 44 anni. Il tentativo però non ebbe successo, così come gli altri che l’hanno seguito usando vari organi (reni, fegato e anche il cuore) prelevati a babbuini o scimpanzé. Oggi si ritiene che la fonte migliore di organi per l’uomo sia il maiale: anche se i primati hanno una maggiore parentela con la nostra specie, dal punto di vista anatomico e fisiologico gli organi del maiale sono i più indicati. L’impiego di maiali può anche ridurre il rischio della trasmissione di virus: oggi è possibile creare maiali privi di quasi tutti gli agenti potenzialmente pericolosi per l’uomo gli unici virus preoccupanti sono i retrovirus porcini, e la loro eliminazione è uno degli scopi della ricerca. In ogni caso, i ripetuti insuccessi dimostrano che lo xenotrapianto di organi è una tecnica prematura, che infatti non viene utilizzata clinicamente. La rinuncia comunque è solo momentanea: la ricerca continua, e quando il metodo sarà sufficientemente sviluppato si potranno riprendere le sperimentazioni umane.

Per ora invece gli studi si concentrano su altri filoni: da un lato la ricerca di terapie immunosoppressive efficaci, dall’altro la sperimentazione su animali. Le possibilità future di successo sono legate però soprattutto a un’altra direzione di ricerca: la genetica. In particolare, lo scopo è far nascere animali transgenici per ridurre il rischio di rigetto. Il trattamento più promettente riguarda la produzione di una specifica proteina presente nell’uomo, chiamata hDAF, che impedisce il rigetto iperacuto. Recentemente sono stati scoperti i geni responsabili della sua formazione, e gli scienziati li hanno innestati in maiali che così esprimono la stessa proteina. Per verificare la sua efficacia sono stati effettuati numerosi esperimenti sugli animali: in questo caso sulle scimmie, nelle quali la hDAF agisce in maniera analoga all’uomo. Un’alternativa è quella di rimuovere dai maiali particolari geni collegati con il riconoscimento dell’estraneità: in questo modo il sistema immunitario umano dovrebbe accogliere il nuovo organo senza il rigetto iperacuto. Questi sforzi iniziano a dare i primi risultati, e le scimmie a cui vengono trapiantati organi (soprattutto i reni, ma anche il cuore) di maiali transgenici riescono a sopravvivere per diversi mesi in condizioni di salute sempre migliori. Nonostante i progressi incoraggianti, l’applicazione clinica sull’uomo è ancora lontana. Intanto però un’altra direzione di ricerca permette di nutrire speranze fondate. Se il trapianto di organi presenta il grande inconveniente del rigetto, questo è minore nel caso in cui non venga trapiantato l’intero organo, ma solo un suo tessuto. E in alcuni casi il trapianto di una porzione di organo può risultare molto utile: per un paziente diabetico, per esempio, spesso non è necessario un trapianto di pancreas, ma basta trapiantare solo le isole pancreatiche, cioè le cellule che producono l’insulina. I donatori umani però scarseggiano, anche perché servono due o tre pancreas per ogni trapianto: in questo caso il trapianto da maiali geneticamente modificati potrebbe essere una buona soluzione alternativa” (Corriere della Sera).

QUESTI DATI SONO RIPORTATI SULLA STAMPA PER FAR COMPRENDERE ALL’OPINIONE PUBBLICA COSA È UNO XENOTRAPIANTO, PERCHÉ’ OGGI VIENE EFFETTUATO.

È INTERESSANTE RIPORTARE QUANTO VIENE PUBBLICATO PER EVIDENZIARE L’ASSOLUTA MANCANZA DI ORIZZONTI SCIENTIFICI MODERNI, ATTUALIZZATI ALLA SOCIETÀ IN CORSO, E NON ADEGUATI A QUANTO IN REALTÀ LA SCIENZA PUÒ OGGI FARE UTILIZZANDO CON CRITERIO, CON ETICA E CON REALE SCIENTIFICITÀ LE CONOSCENZE NEL CAMPO DELLA GENETICA, DELLA BIOLOGIA BIOMOLECOLARE E DELLE BIOTECNOLOGIE APPLICATE CON LA STRETTA COLLABORAZIONE DELL’INGEGNERIA BIOMEDICA.

Si leggono in letteratura e sulla stampa, riferimenti a biobanche, a studi genetici per comprendere quali siano le basi di diverse patologie come le diverse forme di carcinoma.

Si cerca di comprendere ad esempio la base genetica del cancro al colon retto. Si determinano dei geni che se soppressi fanno si che il tumore regredisca o che si possano ridurre, se non azzerare, i fenomeni di rigetto da trapianti di organo da uomo a uomo naturalmente quanto noi sosteniamo. Tuttavia, dopo che si fa qualche passo avanti nella ricerca human-based, ancora oggi colleghi ricercatori, senza riflettere, fanno inversione di rotta, e quindi, dopo avere fatto passi avanti, illudendo il mondo scientifico di aver compreso che “the results” giungono soltanto dalla ricerca human-based, assistiamo all’errore metodologico di utilizzare trapianti di organi o meglio ancora tessuti da animale a uomo, con ulteriore precisazione da parte loro anche che il modello maggiormente perseguibile ad oggi è il maiale, e transgenico peraltro. Su tali errori metodologici, giungono ancora finanziamenti, nascono carriere e i falsi ricercatori si agitano contenti di aver trovato altre strade che possano colpire l’immaginario dell’uomo comune e/o dell’uomo che sta al governo che ha il potere di destinare milioni di euro a qualcosa che appare fantastica, ma che in realtà è soltanto illusione e giro di parole per trovarsi al punto di partenza. Gli sforzi vanno al contrario orientati alla giusta informazione presso l’opinione pubblica per far comprendere l’importanza della donazione di organi e tessuti umani post interventi chirurgici, per reclutare materiale biologico umano su cui studiare le differenti patologie, avendo la fortuna di potere lavorare su pezzi anatomici che non sono soltanto tali, ma che hanno al contrario una loro identità genetica, familiare, storica tutti fattori preziosi per orientare lo studio delle patologie umane. Ribadiamo il principio assolutamente scientifico e autentico che la ricerca esclusiva sull’essere umano è oggi l’unica chiave di svolta per la risoluzione nel mondo scientifico.

Noi stiamo già lavorando in questa direzione.

Prof. Mirta Baiamonte
Presidente Penco Bioscience
Presidente IVF Mediterranean Centre
Direttore Scientifico Limav Internazionale
Vicepresidente Limav Italia


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