LEAL DENUNCIA: SCANDALOSO E OSCENO PROVVEDIMENTO IN SENATO. ALLARME ROSSO PER IL MOVIMENTO ANTIVIVISEZIONISTA

Se venisse approvato sarebbero vanificati 40 anni di lotta contro la sperimentazione animale che hanno visto il nostro Paese tra i più evoluti in Europa in materia di tutela animale.
Le peggiori richieste delle lobby farmaceutiche sono state accolte nel silenzio complice dei parlamentari.
Si pongono le basi per recepire la direttiva europea per l’utilizzo di animali a fini scientifici cancellando le tutele specifiche previste in Italia e così “controproducenti” per le lobby e Big Pharma.

In materia di uso degli animali ai fini scientifici, è stata contestata all’Italia la non completa conformità del decreto legislativo 4 marzo 2014, n.26 ai dettami della Direttiva 2010/63/UE, il cui recepimento in toto darebbe il via alle peggiori aberrazioni e atrocità consentendo anche la riaperture degli allevamenti di animali da laboratorio in Italia e la sperimentazione su animali randagi. Quindi i nostri cani e gatti randagi attualmente movimentati dalle strade, rifugi e canili verso i laboratori di sperimentazione europei potranno evitarsi i lunghi tragitti rimanendo comodamente sul territorio nazionale.

POST NASTRUCCI

Abbiamo chiesto a Candida Nastrucci (DPhil, CBiol, MRSB) Member of the Board of EUSAAT (European Society for Alternatives to Animal Testing) il suo punto di vista su questa grave notizia in materia di antivivisezione.

“Recentemente è uscita una notizia gravissima, che mette a repentaglio i minimi progressi fatti verso una Ricerca Senza Animali in Italia sino ad oggi. Infatti dal sito del Senato della Repubblica si scopre che è stato dato parere favorevole unanime (1) di “recepire in toto” da parte dell’Italia la Direttiva 2010/63/EU (2) “sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici” (non è un Regolamento) eliminando quindi tutti i piccoli miglioramenti che si trovano nella nostra legge di recepimento del 4 marzo n.26 del 2014 (3), e senza apportare nessun miglioramento.
Per esempio, per il recepimento italiano, un miglioramento avrebbe potuto essere quello di specificare che “in una prospettiva di equilibrio tra le esigenze” vi sia l’obbligo di disporre di finanziamenti uguali per la Ricerca Senza Animali e che utilizza metodi di Replacement (1R di Sostituzione), e per la ricerca che usa animali, invece di normare un finanziamento annuale per le 3R (Riduzione, Raffinamento e Sostituzione) di soltanto 1 milione di euro in Italia destinato agli Istituti Zooprofilattici.
Invece la situazione non è questa.
Il testo del “Parere Approvato dalla 12ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 61 del 12/03/2019” dice testualmente (2): “La 12a Commissione, esaminata, per quanto di competenza, la Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2019; visto, in particolare, il capitolo XIII, che enumera gli interventi programmati nel settore della tutela della salute, segnatamente in tema di: prevenzione e programmazione sanitaria; sicurezza alimentare; sanità animale e farmaci veterinari; uso degli animali ai fini di ricerca; farmaci, dispositivi medici, diagnostici in vitro; sanità elettronica; ricerca sanitaria; esprime, sui profili di propria competenza, parere favorevole, con la seguente osservazione: “poiché, in materia di uso degli animali ai fini scientifici, è stata contestata all’Italia la non completa conformità del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 26 ai dettami della direttiva 2010/63/UE, si valuti l’opportunità di adottare iniziative per recepire in toto la predetta direttiva, così da: a) evitare sanzioni all’esito della procedura di infrazione n. 2016/2013, già da tempo avviata; b) promuovere la ricerca alternativa e implementare le misure alternative alla sperimentazione sugli animali, nel rispetto della normativa europea e in una prospettiva di equilibrio tra le esigenze della ricerca scientifica e quelle della protezione degli animali”.

CHE RILEVANZA HA? VUOLE CANCELLARE I PICCOLI MIGLIORAMENTI ALLA TUTELA DEGLI ANIMALI NEL NOSTRO RECEPIMENTO ITALIANO D.LGS 26 DEL 2014 RISPETTO ALLA DIRETTIVA 63/2010/EU.
Se si recepisse “in toto”, tra i vari PASSI INDIETRO sarebbe possibile anche:
1- Allevare cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione animale in Italia, perché sarebbe cancellato l’Art 10 comma 5 che dice: “È vietato l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per le finalità di cui al presente decreto”. (Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n.26) (3).
2- Autorizzare in deroga l’utilizzi per la sperimentazione “animali randagi e selvatici delle specie domestiche” ovvero anche cani e gatti randagi, approvando l’Art 11 Direttiva 63/2010/EU e cancellando l’Art.11 de lD.Lgs 26 del 2014 “Animali randagi e selvatici delle specie domestiche, cani, gatti 1. È vietato l’impiego nelle procedure di animali randagi o provenienti da canili o rifugi, nonché di animali selvatici delle specie domestiche”.
3- Le procedure senza anestesia causanti dolore intenso sarebbero possibili, perché l’Art 14 del D.gls. 26 del 2014 sarebbe cancellato: “Anestesia 1. Sono vietate le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse causano dolore intenso a seguito di gravi lesioni all’animale, ad eccezione delle procedure per la sperimentazione di anestetici ed analgesici”.
4- Secondo l’Art 5 Comma 2 del D.lgs. 26 del 2014: “Non possono essere autorizzate le procedure:
a) per la produzione e il controllo di materiale bellico;
b) per i test tossicologici con i protocolli della Lethal Dose – LD50 e della LethalConcentration – LC50, tranne i casi in cui risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali;
c) per la produzione di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite, qualora esistano corrispondenti altri metodi di produzione e non risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali;
d) per le ricerche sugli xenotrapianti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera q);
e) per le ricerche sulle sostanze d’abuso;
f) nel corso delle esercitazioni didattiche svolte nelle scuole primarie, secondarie e nei corsi universitari, ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria nonché dell’alta formazione universitaria dei medici e dei medici veterinari.
Se l’articolo 5 comma 2 fosse cancellato tutte queste sperimentazioni si potrebbero di nuovo effettuare in Italia!

Si fa notare inoltre che a tutt’oggi si recepisce in toto l’Articolo 9 della Direttiva 63/2010/EU (attualmente in vigore) e questo ha gravi implicazioni anche sulle norme che regolano l’ambiente e la protezione della fauna selvatica italiana.
“Animali prelevati allo stato selvatico
1. Gli animali prelevati allo stato selvatico non possono essere usati nelle procedure.
2. Le autorità competenti possono concedere deroghe al paragrafo 1 se scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo desiderato utilizzando un animale allevato per essere utilizzato nelle procedure.
3. La cattura di animali allo stato selvatico è effettuata esclusivamente da una persona competente con metodi che non causino inutilmente dolore, sofferenza, angoscia o danno prolungato agli animali.
Qualsiasi animale venga ritrovato ferito o in salute precaria o lo diventi dopo la cattura è esaminato da un veterinario o altra persona competente, e sono adottate misure per limitare il più possibile la sofferenza dell’animale. Le autorità competenti possono concedere deroghe dall’obbligo di intervenire per limitare la sofferenza dell’animale se ciò è giustificato da considerazioni scientifiche”.

COSA SUCCEDEREBBE SE NON VENISSE FERMATO QUESTO ADEGUAMENTO?
– Si tornerebbero ad allevare cani, gatti e primati non umani in Italia.
– Si potrebbero usare cani e gatti randagi per la sperimentazione.
– Si potrebbero usare animali per prelevamento di organi da vivi e di effettuare xanotrapianti, ovvero rimozioni di organi da animali vivi e trapianti in altri animali di altre specie.
– L’anestesia non sarebbe più obbligatoria in tutti i casi.
Ed anche altri punti ed implicazioni più lunghe e complesse.
INOLTRE con uno stratagemma abile di linguaggio si dichiara di “promuovere la ricerca alternativa” e “implementare le misure alternative” “in una prospettiva di equilibrio tra le esigenze della ricerca scientifica e quelle della protezione degli animali” trascurando due particolari tecnici non tanto irrilevanti: 1) che le esigenze della ricerca li decide il ricercatore argomentando lo scopo della ricerca, quindi sono soggettive e qualsiasi curiosità scientifica soddisfatta o necessità di pubblicazione, potrebbe definirsi una “esigenza”, 2) non si tratta invece di una “esigenza” la vera “protezione degli animali” ma un obbligo, perché in realtà ogni animale alla fine delle procedure viene ucciso, come illustrato nei metodi di uccisione presenti anche dalla direttiva, e nel suo recepimento, quindi la “protezione” è relativa, e si riferisce soltanto al periodo in cui l’animale viene usato durante l’esperimento, e che ha sempre come fine la morte dell’animale usato, e quindi non si può dire che l’animale sia stato protetto dall’esperimento perché questo ha portato alla sua morte.

Per concludere il fatto è che sarebbe un enorme passo indietro per la Ricerca Senza Animali e per superare il modello di ricerca basato sulla sperimentazione animale e sostituirlo con alternative e metodi di ricerca avanzati. Inoltre non si spingerebbe a motivare, chi fa questo tipo di ricerca, a trovare nuovi metodi e tecnologie senza uso di animali, o le alternative sostitutive per i modelli in ambito regolatorio, e negli investimenti per investire nello sviluppo e nell’uso di alternative e di metodi senza animali o nell’utilizzo di quelli già esistenti, e tutto ciò completamente contro il principio di voler superare la sperimentazione animale, contenuto come obiettivo nella Direttiva 63/2010/EU e nelle intenzioni delle società progredite.

In aggiunta alla luce dei costanti, e solo minimamente ridotti, ultimi “dati relativi al numero di animali usati ai fini scientifici per l’anno 2017” (G.U. Serie Generale , n.28 del 02 febbraio 2019) che si trovano sul sito web del Ministero della Salute (4) risulta che il “numero di animali” utilizzati nel 2017, e quindi uccisi alla fine degli esperimenti, è stato 575.352 animali per 580.073 “utilizzi”. Nel 2016 invece erano stati usati 606.676 animali per 611.707 “utilizzi” e quelli del 2015 erano 581.935 “animali” per 586.699 “utilizzi”. La riduzione del numero di animali utilizzati (e riportati) tra il 2017 e il 2016 è pari al 5% e tra il 2017 e il 2015 del 1,8%, riduzioni annuali minime e indice che in Italia non si stanno facendo progressi significativi nella sostituzione della sperimentazione animale con metodi di ricerca avanzati senza animali, che si basano ad esempio su tessuti e dati umani umani.

Alla luce di questo fallimento dell’attuale Decreto Legislativo almeno nel ridurre significativamente l’uso di animali, si conclude che tornare ancora indietro sarebbe un altro enorme errore, che porterebbe sicuramente ad un aumento del numero di animali utilizzati in Italia per la sperimentazione animale e quindi contro il fine della Direttiva stessa.
Dal punto di vista legislativo ed economico le procedure di infrazione dello Stato Italiano verso l’EU sono numerose e attualmente “Il numero delle procedure a carico del nostro Paese sale a 74, di cui 64 per violazione del diritto dell’Unione e 10 per mancato recepimento di direttive (5)”. Non sarà quindi certo una procedura di infrazione, riguardante criteri leggermente più stringenti sulla sperimentazione animale rispetto all’EU, e quindi più evoluti, a mandare in bancarotta l’Italia.

Si potrebbe scegliere invece come politica del progresso di NON infrangere le Direttive EU migliorative, e per cui già è presente un giudizio (6) e di infrangere le Direttive EU che invece peggiorerebbero gli standard italiani. Scegliere di INFRANGERE QUESTA Direttiva 2010/63/EU, con un fine che porta ad un miglioramento umano, scientifico ed economico dell’Italia, che ha contribuito anche se di poco a ridurre il numero di animali usati in Italia, e che comporta un piccolo esempio migliorativo con standard più stringenti sia per qualità della ricerca che per benessere animale, sarebbe un piccolo passo avanti verso la civiltà, mentre scegliere di cedere a standard più bassi del nostro Paese sarebbe un segno di debolezza e di regressione, ma soprattutto un’enorme ingiustizia, sia etica che scientifica.

Dr. Candida Nastrucci (DPhil)
21.03.2019

1. → Eur-Lex

2. → Senato della Repubblica

3. → Gazzetta Ufficiale

4. → Salute.Gov.it

5. → Politiche Europee

6. → Politiche Comunitarie


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LEAL Piacenza chiede aiuto per Lucy e vi racconta la sua storia

Lucy è un pastore tedesco di 4 anni, l’ultimo dei quali vissuto praticamente in una cantina buia. Quando Giustina De Rosa, responsabile LEAL Piacenza e altre volontarie hanno saputo della sua esistenza grazie alle segnalazioni dei vicini che sentivano un odore pregnante che fuoriusciva dalla sua prigione l’hanno recuperata da chi la deteneva e che minacciava di abbandonarla nelle campagne.

LEAL PIACENZA CANE Lucy

Lucy che al momento del recupero era priva di chip e di profilassi vaccinale non aveva mai fatto controlli medici ed è stata per due mesi dalla veterinaria di fiducia di Giustina. Le sono stati fatti tutti i controlli e i trattamenti necessari, è stata anche tenuta sotto osservazione per individuare eventuali segni di patologie o di anomalie comportamentali.

Nel corso di una visita oculistica è emerso che Lucy probabilmente a causa della malnutrizione e dell’oscurità in cui è vissuta ha sviluppato cataratte in entrambi gli occhi ed è fortemente ipovedente; è possibile restituirle la vista tramite impianto di due cristallini artificiali, ma l’intervento costa 2.500 euro.

LEAL sezione di Piacenza vuole combattere questa battaglia al fianco di Lucy procurando i fondi per l’operazione per poterle regalare finalmente una vita normale e ripagarla in parte di tutte le sofferenze patite.

 Grazie per il vostro aiuto! 

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LEAL sezione Torino presente alla operazione “Salva nutrie” voluta dalla Città Metropolitana

Simona Donna, responsabile della sezione LEAL di Torino, ha seguito tutte le fasi dell’operazione che prevede la sterilizzazione delle nutrie, specie selvatica considerata invasiva. Siamo alla quarta fase.

L’importante piano “Salva nutrie” è voluto dalla Città Metropolitana di Torino e organizzato con i meravigliosi veterinari del CANC Centro Animali Non Convenzionali di Torino in collaborazione con i volontari delle Associazioni della Consulta Animalista di Torino.

Sul Lungo Po Antonelli, grazie all’ausilio dell’unità operativa mobile, sono state sterilizzate 11 nutrie che presto verranno liberate nel territorio: il Comune di Torino sempre un passo avanti!

A DIMOSTRARE IL FATTO CHE SE SI VOGLIONO SALVARE GLI ANIMALI E SE SI VOGLIONO CONTENERE I NUMERI SENZA UCCIDERLI È POSSIBILE.

LEAL sezione Torino
Simona Donna
tel. 339 7729680 ore 16.30-20.30
lealsezionetorino@gmail.com

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LEAL presente al VeggieWorld a Torino

VeggieWorld, il più grande evento del vivere vegano in Europa, arriva in Italia. Non mancare alla prima edizione della Fiera a Torino:
sabato 30 marzo 2019: dalle 11.00 alle 20.00
domenica 31 marzo: dalle 11.00 alle 19.00
Palavela, via Ventimiglia, 145 Torino
LEAL vi aspetta allo stand C9 dove sarete accolti da Simona Donna, responsabile della sezione di Torino,
con il materiale informativo della nostra associazione e tante nuove e splendide magliette.

DEFINITIVO VEGGIE WORLD TORINO 30 MARZO

Con noi l’amico e atleta vegano Paolo Barbon, che con il suo VEGAN POWER TEAM promuoverà le sue prossime e impegnative sfide di bike per gli animali, che come sempre saranno patrocinate da LEAL: “RaiVeg Tour 2019”, del 26-28 aprile; Torino-Alés in bicicletta contro la corrida, prevista per il primo giugno, e la quarta edizione dell’ormai famoso “Basta Corrida Veg Tour” che partirà da Torino il prossimo 3 agosto.

Per i visitatori di VeggieWorld sarà l’occasione per vedere, conoscere e sperimentare tutto l’universo vegano:
• Food & Drink (prodotti alimentari, bevande, ristoranti, superalimenti e supercibo, integratori alimentari…)
• Bellezza e Benessere (cosmesi, prodotti per la cura del corpo e del viso, profumeria…)
• Moda (abbigliamento, pelletteria vegana, scarpe, accessori…)
• Lifestyle (arredamento, lenzuola, prodotti igienici e di pulizia…)
• Work and Travel (case editrici, agriturismi…)
Presenti anche associazioni per i diritti degli animali.

Interessanti e da non perdere le conferenze tenute da professionisti del settore, le dimostrazioni culinarie e i laboratori partecipativi con la presenza di chef e blogger per conoscere e imparare la cucina vegana.

→ Pagina fb VeggieWorld

→ Pagina fb VEGAN POWER TEAM

→ Pagina fb RAI (Race Across Italy)

LEAL sezione Torino
Simona Donna
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Non è un pianeta per scimmie: sperimentazione unlimited

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

La storia continua: giusto un anno fa, il 24 gennaio 2018, l’Istituto di Neuroscienze dell’Accademia Cinese delle Scienze di Shanghai, aveva comunicato la nascita di Zhong Zhong e Hua Hua, due cucciole di macaco, frutto di clonazione. Termine, quello di clonazione, familiare già dal 1996 quando aveva “prodotto” la pecora Dolly (“abbattuta”, nonostante la sua fama, a circa 7 anni di età a causa delle complicazioni di un’infezione e finita imbalsamata al National Museum of Scotland), e poi, a seguire, mammiferi di altre 23 specie: maiali, gatti, cani, ratti…; con l’Italia all’avanguardia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e un rinoceronte bianco. Ma la “tecnica” cinese era stata la prima ad avere successo con i primati, entusiasti della possibilità di creare un “esercito di scimmie”, secondo la loro espressione, su cui fare tutto ciò che avessero ritenuto opportuno su un Animale “così vicino all’uomo”. Gioia e delizia per gli scienziati, ma viva preoccupazione per i cattolici, che paventavano il possibile, diciamo pure probabile, passaggio alla clonazione umana, in una sorta di “delirio di onnipotenza”, diceva il cardinale Angelo Bagnasco, mentre altri, quali il ricercatore Cesare Galli, lamentavano astiosamente le restrizioni (sic!) vigenti in Italia.

scimmie_clonate_peluches

Come previsto, la ricerca è proseguita a spron battuto e il 23 gennaio di quest’anno dallo stesso Istituto cinese arriva la festosa notizia: nuova clonazione e questa volta le scimmie sono cinque e, udite udite, tutte malate di insonnia.

Tutte le torture, i patimenti, i terrori
inflitti agli animali
appartengono legittimamente al dolore infinito della storia
e ne modificano il senso, se ne abbia uno.

Guido Ceronetti

In breve: degli Animali sono stati modificati geneticamente in modo da silenziare un fattore che regola il ritmo biologico e quindi l’alternarsi del sonno e della veglia; da loro sono state prelevate delle cellule, a partire dalle quali i ricercatori hanno completato la clonazione: il risultato sono le cinque nuove scimmiette con lo stesso difetto genetico, destinate a non dormire mai, fino alla fine della loro miserabile vita.

Davvero un successone, spiegano, visto che mai prima si era riusciti a clonare Animali affetti da insonnia, disturbo capace di generare a propria volta squilibri ormonali, ansia, depressione, schizofrenia: di tutto questo soffriranno i cinque piccoli primati nati in laboratorio, ma non poniamo limiti, perché, secondo il parere di Hung-Chun Chang, coordinatore dello studio pubblicato su National Science Review, potrebbero insorgere anche altre patologie neurodegenerative, riprodotte in laboratorio.

Apprezzamento anche dagli scienziati di casa nostra, tra cui Carlo Alberto Redi (accademico dei Lincei e direttore del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia), che, sottolineando la “serietà” dell’esperimento, afferma che in questo modo “si sono ottenuti ‘avatar’ suscettibili di malattia nelle scimmie, gli animali più vicini all’uomo”; e di Giuseppe Novelli (rettore dell’Università di Roma Tor Vergata), che pregusta possibili progressi nella cura del diabete nonché dell’invecchiamento precoce, “perché finalmente abbiamo ciò che mancava, vale a dire un animale modello di malattia così vicino a noi”. Senza doverci più accontentare, quindi, dei topi, da sempre martoriati in numero oceanico, ma ahimè più lontani da noi quali “modelli”, quindi poco utili, come si deduce dalle parole degli stessi ricercatori, che pure con accanimento si sono prodigati ad usarli e abusarli, in spregio dell’opposizione di parte del mondo scientifico che da tempo ne sostiene la non validità. Ma tant’è: con tutti i topi che ci sono, ed esseri spregevoli quali noi li consideriamo, non è il caso di porsi tanti problemi al loro impiego, pur se inutile.

Mentre il dibattito continua a snodarsi tra timori etici totalmente antropocentrati ed entusiasmi scientifici, restano escluse dal perimetro dell’interesse le piccole scimmiette, protagoniste perplesse e inconsapevoli, nonostante sia su di loro che si gioca tutta la partita, partita tragica, di perenne sofferenza: le prime destinate allo studio di malattie (Parkinson, Alzheimer, tumori…), da fare insorgere sui loro corpicini; le altre già malate ancora prima di aprire gli occhi su un mondo il cui orizzonte sarà per sempre delimitato dalle pareti asettiche di un laboratorio e su cui neppure per un attimo potranno chiudere gli occhi per un po’ di riposo vista la loro condanna senza appello ad una veglia perenne. Esserini da far crescere per un po’ in ambienti protetti e sterilizzati affinché, non sia mai, non si ammalino di alcuna malattia imprevista, perché malate devono essere e tanto, ma solo di quei morbi che animano l’interesse dei loro studiosi, e che presumibilmente in natura non potrebbero mai sviluppare. In ogni caso se qualche imprevisto dovesse malauguratamente rovinare il “modello” da loro rappresentato, non ci sarà da preoccuparsi oltre misura, dal momento che l’auspicato “esercito” di loro omologhe giustificherà un uso rilassato, qualche spreco, qualche generosità nell’impiego del “materiale” abbondante.

Il richiamo allo psicologo statunitense Harry Harlow (1905-1981) e ai suoi macabri esperimenti è potente: intorno agli anni ’60 del secolo scorso, intenzionato a studiare le conseguenze della deprivazione materna, cominciò ad utilizzare piccoli macachi, che staccava dalle madri a solo poche ore di vita, e poi chiudeva in gabbie, in cui inseriva “madri finte”, di stoffa e di metallo. I piccoli cercavano un disperato contatto con la “mamma morbida”, preferendola a quella di metallo pur se era quest’ultima a fornire il latte. Il bisogno di contatto era talmente forte che i piccoli si avvicinavano a queste madri surrogate anche quando queste erano dolorosamente respingenti, come dimostrò il dr. Harlow, che usò “madri” progressivamente sempre più minacciose: capaci di emettere aria compressa ad alta pressione, poi in grado di oscillare violentemente al punto di far tremare i denti e il capo del cucciolo, di buttare fuori una struttura metallica, che lo allontanava violentemente, fino ad arrivare alla “madre porcospino” emetteva” aculei metallici. Niente da fare: i cuccioli, benché angosciati, non smettevano di aggrapparsi alla “madre” “perché un bambino spaventato si attacca a tutti i costi alla madre. Non ottenemmo come risultato alcuna psicopatia, ma non desistemmo”. La successione orrenda delle fasi dell’esperimento risulta struggente persino da descrivere; ma non per il dr. Harlow da ideare, dal momento che proseguì facendo costruire un suo personale “pozzo della disperazione”, in cui teneva in totale isolamento dalla nascita e per molti mesi dei piccoli di macaco, per studiare le loro reazioni: per la cronaca non sorprenderà sapere che erano di paura. Lecito qualche interrogativo sulla personalità del dr. Harlow, su cui risulta illuminante una sua dichiarazione (1974): “L’unica cosa che mi interessa è se una scimmia rivelerà qualcosa che posso pubblicare. Non ho alcun amore per loro. Mai averne. Non mi piacciono gli animali. Disprezzo i gatti. Odio i cani. Come potrebbero piacermi le scimmie?” Appiattimento emotivo, sentimenti negativi, utilitarismo come unica bussola del comportamento.

Non stupisce che i suoi esperimenti siano ricordati tra quelli più sadici e crudeli, tali, si ritiene, da avere alimentato per reazione la crescita della sensibilità animalista, insieme alla convinzione autoconsolatoria che siano stati possibili solo in un’epoca in cui, liberi da vincoli etici, gli scienziati potevano permettersi di tutto. Ma davvero gli esperimenti a cui sono oggi sottoposte le scimmiette cinesi risultano meno spietati?

Sarebbe rassicurante poterlo credere, ma non sembra proprio. Anche loro sono immediatamente separate dalle madri (per inciso: surrogate) e questa separazione forzata è fonte di quell’angoscia, di cui già Harlow prendeva atto affermando di non stupirsi della drammatica ricerca di contatto, anche pagato al prezzo di respingimenti dolorosi, perché ”l’unica risorsa di un piccolo colpito o respinto – sia esso umano o rhesus – consiste nel creare a tutti i costi uno stretto contatto con la madre”. Ma, mentre Harlow divulgava queste osservazioni, che erano l’oggetto dei suoi esperimenti, delle reazioni, che possiamo immaginare ugualmente sconvolte, inconsolabili, terrorizzate, delle scimmiette cinesi non troviamo menzione, non interessano, non sono oggetto di studio. E che dire della depressione? Harlow la innescava mettendo gli Animali nel pozzo della disperazione, oggi gli scienziati la provocano come effetto della privazione del sonno: difficile pensare che per le scimmiette faccia differenza l’origine della loro sofferenza, dei dolori fisici e psichici a cui solo la morte darà sollievo.

Quanto agli autori degli esperimenti, il dr. Harlow rivendicava orgogliosamente indifferenza, insensibilità, odio nei confronti degli Animali che torturava: altri tempi. Oggi i suoi epigoni se ne guarderebbero bene: si sono evoluti psicologicamente e sono ben consapevoli di dover neutralizzare le proteste di una parte dell’opinione pubblica con metodi ben più efficaci di un provocatorio ed ostentato menefreghismo: molto più efficace ricorrere ad un meccanismo ben collaudato quale quello della giustificazione morale: se il male inflitto è funzionale ad avere la meglio sulla sofferenza umana, a lenire il dolore nostro e delle persone care, dei nostri figli (!!!), allora è giustificato, anzi lecito, di più: doveroso. Non occorre neppure argomentare tanto: basta distogliere l’attenzione dalle vittime e concentrarla sull’obiettivo, sulle ricadute preziose sul benessere umano. Insomma, l’assioma per cui il fine giustifica i mezzi è di incredibile presa e, come sempre nella storia dell’umanità, giustifica qualsiasi oscenità.

Un’attenzione particolare in tutta la vicenda merita l’informazione mediatica, in grandissima parte ancella fedele della sperimentazione animale come di ogni pratica funzionale a sostenere il sistema di valori dominante: negli articoli, a fare inizio dai titoli ad effetto, si sottolineano gli orizzonti ottimistici che vedrebbero la sconfitta di malattie, che invadono con il loro carico ansiogeno l’universo delle nostre paure; si parla di nuove frontiere della scienza; si lodano i successi della ricerca. Ogni pensiero rivolto a Zhong Zhong, Hua Hua e alle loro sorelle minori viene sterilizzato: loro semplicemente scompaiono, non ci sono più: non ci si occupa della loro orribile sofferenza, derubricata a puro accidente, ininfluente in tutta la vicenda. Il linguaggio è al servizio della comunicazione: non si parla di Animali, ma di “campioni” o di “modelli”, entità incapaci di suscitare emozioni. Ciliegina sulla torta, non manca il trito riferimento al “sacrificio” animale, termine che rimanda ad una sorta di libera scelta all’autoimmolazione da parte delle vittime, a cui vengono improvvisamente attribuite capacità di valutazione e di scelta, sulla scorta di spinte altruistiche. Ma come? Non sono erano solo “modelli animali”?!? Tornano subito ad esserlo con il riferimento a quell’“esercito” messo a disposizione della ricerca, orrido preludio a quello che avverrà nel chiuso dei laboratori, rimarcato per salutare una scienza “finalmente” dotata di tutto il “materiale” che serve: e se saranno un esercito le scimmie “usate” vorrà dire che sarà stato necessario…

Siamo di fronte ad una vera e propria mistificazione dei fatti: mentre l’esistenza delle piccole e terrorizzate Zhong Zhong e Hua Hua va sfumando, con le loro sorelle minori, gli scienziati e i giornalisti all’unisono pare abbiano rimediato ad un errore comunicativo del passato, evitando di riferirsi a loro con un nome proprio: dare un nome equivale a riconoscere un’identità all’individuo, renderlo riconoscibile e collegarlo ad un’intera vicenda di vita (e di morte), come fu per esempio con la pecora Dolly, che rivive ancora nel nostro immaginario quando il suo nome ne rievoca le vicende. Prudentemente i nuovi piccoli primati sono soltanto le “scimmie clonate”, sorta di marziani irraggiungibili dalla nostra empatia, destinate a confondersi nella nostra mente con tutte le altre loro conspecifiche senza identità. L’oblio è già in corso: se di Zhong Zhong e Hua Hua si era parlato per qualche giorno, l’interesse sulle nuove “scimmie clonate” è stato immediatamente racchiuso nel perimetro del mondo scientifico, non accessibile al vasto pubblico, all’interno del quale è sempre possibile trovare fastidiosi contestatori. La vita continua e tutto si dimentica, soprattutto se non se ne parla.

Per il momento davanti agli occhi ci sono le immagine di scimmiette abbracciate, vicine, a cercare rassicurazione in altre uguali a sè, ugualmente fragili, pollice in bocca e sguardo mobile su una realtà ancora sconosciuta. Intorno tutta una miriade di peluches colorati, risarcimento a prezzi di realizzo delle loro vite scippate. La più vecchia delle due immagini è già icona del passato perché Zhong Zhong e Hua Hua, un anno dopo, sono forse solo corpi deturpati, torturati e malati: se ancora sono vive.

Nel mare di indifferenza e nell’asservimento al pensiero dominante, che sono la cifra della grandissima parte dei mezzi di comunicazione, muti davanti alla sofferenza di esseri indifesi e senza colpa, ancora risuonano, perché mai smentite, le parole dell’allora senatore Marco Perduca (Huffington Post) che si augurava che le scimmiette clonate prendessero il posto dei tanti gattini che infestano i social “perché sono i veri migliori amici dell’uomo”, augurio che interroga ferocemente sul concetto di amicizia: se è l’universo di dolore che stiamo approntando per le scimmiette ciò che riserviamo ai nostri migliori amici, bisognerà convincersi che davvero non ci sono più speranze per l’umanità.

Manzoni_ritratto_firma

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RAI Veg 2019 Ultracycling Vegan per gli animali a Silvi Marina

LEAL patrocina anche quest’anno per RAI (Race Across Italy) Veg la sfida di Paolo Barbon, atleta vegan ed attivista per i diritti degli animali non umani, che il 26 aprile alle 10.00 partirà da Silvi Marina Teramo.

LOGO RAI VEG 2019 LEAL BIKE FOR ANIMALS

Paolo anche quest’anno affronterà l’estenuante gara di ultracycling lungo un percorso di 800 km; ad accompagnarlo un equipaggio interamente vegano: a bordo del mezzo di appoggio saranno gli amici Eleonora Nera, Fabrizio Pelati e il medico nutrizionista Orazio Ragusa.

Con la partecipazione alla gara, Barbon promuoverà la causa vegana e metterà all’asta i km del tracciato, che verranno donati in beneficenza all’associazione LEAL, che ringrazia Paolo per l’amicizia e l’aiuto concreto alla causa.

→ Pagina fb RAI (Race Across Italy)


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LEAL invita al seminario “Alla radice della violenza di specie” il 22 marzo a Castel Ritaldi

22 marzo a Castel Ritaldi PG: seminario sui crimini ai danni degli animali. L’evento è patrocinato dall’Associazione LINK-Italia di Francesca Sorcinelli e da LEAL oltre che dal Comune di Castel Ritaldi e dal CSLSG Centro Studi per la legalità, la sicurezza e la giustizia.
Interverranno il medico veterinario Maria Rosaria Danza e il criminologo Francesco Caccetta.


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LEAL partecipa a “MILANO STRIKES FOR THE PLANET”

“Milano per il Clima” 15 marzo
dalle ore 18 alle ore 21 in Largo Cairoli

MILANO STRIKES FOR THE PLANET – SCIOPERO PER IL CLIMA

sciopero clima milano 15 marzo clima

In concomitanza con la giornata internazionale di #climatestrike, Milano scende in piazza in difesa del clima! L’urgenza è ormai nota: la crisi climatica mette a rischio la nostra sopravvivenza e quella del pianeta per come lo conosciamo. Questa crisi sistemica è determinata dall’uomo e dal modello produttivo che si è imposto nella società globale. Il 15 marzo associazioni e cittadini in piazza per chiedere a gran voce azioni concrete. Un’intera giornata di eventi e manifestazioni per il clima che culmina con una grande manifestazione!

 Vi aspettiamo! 

Organizza → Milano per il Clima

Milano Strikes for the Planet! Sciopero per il Clima
→ Pagina fb evento

#milanoperilclima #fridaysforfuture #veganforplanet #veganforlife #veganforearth


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Vita è volata sul ponte dell’arcobaleno

L’avevano chiamata VITA, la cagnolina della foto che passava sostenuta da tante mani sotto il filo spinato dell’allevamento di Green Hill. Da ieri non c’è più, se n’è andata per malattia dopo avere trascorso anni meravigliosi con la sua famiglia umana. La sua foto strepitosa è una delle più belle e significative della liberazione ed è passata per le agenzie giornalistiche di tutto il mondo.

Gli attivisti quel 28 aprile 2012 erano lì a scuotere i recinti a gridare la loro rabbia contro una multinazionale che “produceva” animali per poi cederli alle torture dei laboratori, interrotti solo dall’arrivo dei cani liberati dai compagni che si erano introdotti negli stabulari. Tante mani frenetiche si sono passate con delicatezza cuccioli, e cani adulti e femmine gravide. Con la consapevolezza di essere presenti ad un momento irripetibile della liberazione animale si abbassava il filo spinato si sollevavano gli animali e si passavano ai compagni per cercare di salvarne il più possibile. Con il cuore in gola e l’adrenalina a mille per l’emozione non c’era il tempo per accarezzare il pelo liscio, le piccole orecchie morbide. Giusto un tocco e una mano sotto alle pancine calde per poi far sparire tutti nelle borse e sotto le felpe di corsa verso la salvezza.

VITA rimarrà nella storia della liberazione animale e nei cuori di tutti. Anche lei come il cucciolo con le orecchie al vento (di un’altra famosa fotografia) testimone di un momento di intelligente strategia e straordinaria unione del mondo dell’attivismo per i diritti degli animali non umani. CIAO VITA!


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LEAL invita a Torino alla seconda conferenza “MALTRATTAMENTO ANIMALE: DALL’ETICA AL DIRITTO. QUALI PROSPETTIVE?”

Conferenza organizzata da LEAL Lega Antivivisezionista e Movimento 5 Stelle Torino e Regione Piemonte
a cura di Silvia Premoli e Chiara Giacosa

23 marzo 2019
Palazzo Civico
Piazza Palazzo di Città, 1
ore 15.00 alle ore 17.00
Sala delle Colonne
Ingresso libero

PROGRAMMA

Saluti
Chiara Giacosa
, Consigliere comunale M5S
Silvia Premoli, giornalista, ufficio stampa e comunicazione LEAL

Proiezione video trailer documentario “DOMINION”

Interventi
Francesca Frediani
, moderatore, Consigliere Regione Piemonte M5S

Enrico Moriconi, garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte
La valutazione etologica nella pratica

Gian Marco Prampolini, presidente LEAL
Le attività LEAL contro il maltrattamento animale: progetti ed iniziative

Maria Cristina Giussani, avvocato del Foro di Milano
Animali da allevamento e animali da vivisezione: un primo passo della giurisprudenza verso l’etica?

Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice
Le forme della violenza

Massimo Raviola, medico veterinario, autore di “Che razza di bastardo”
Il razzismo nei confronti di cani e gatti e le sue drammatiche conseguenze

Marco Strano, criminologo e profiler, presidente del CSLSG Centro studi per la legalità, la sicurezza e la giustizia
Alla radice della violenza di specie

LEAL Lega Antivivisezionista → www.leal.it
Movimento 5 Stelle Torino → M5S Torino

(clicca sull’immagine seguente per ingrandire)


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