Intervento Susanna Penco, Comitato Scientifico LEAL, al convegno “Metodi alternativi alla sperimentazione animale”

COMITATO SCIENTIFICO LEAL

LEAL Lega Antivivisezionista presenta il suo Comitato Scientifico di cui fanno parte oltre alla dottoressa Valeria Roni, consulente, la dottoressa Susanna Penco e il suo team di biologi e ricercatori.
Il Comitato Scientifico di LEAL si prefigge di perseguire la buona scienza senza vivisezione e di colmare una lacuna di comunicazione che esiste tra i laboratori e la gente comune in un approccio divulgativo per spiegare obiettivi, risultati, aspettative e successi della loro ricerca.
In questo spazio ospiteremo i “diari dal laboratorio”: informazioni che creeranno il fondamentale contatto diretto tra antivivisezionisti, scettici e laboratori, per dimostrare che la sperimentazione senza animali è reale, lavora, ottiene risultati, ha traguardi ambiziosi e li raggiunge al di là della primaria ragione etica.

Lo scorso 26 gennaio 2016 ha avuto luogo, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, un convegno dal titolo “Metodi alternativi alla sperimentazione animale” presso l’Aula Organi Collegiali del Rettorato. La mia relazione, dal titolo “Limiti scientifici e tecnologici alla sperimentazione animale”, mi vide coinvolta non solo dal punto di vista professionale, in qualità di ricercatrice, ma anche come persona comune, in particolare malata di sclerosi multipla, dapprima illusa e poi delusa dalla ricerca.

Ho espresso, al proposito, alcune considerazioni (solo quelle che il tempo limitato consentiva). In primis è stato un piacere ringraziare il Dr. Silvio Borrello per aver conferito finalmente serietà e dignità al Tavolo Ministeriale sui Metodi alternativi che prevede incontri calendarizzati con esperti di Metodi Avanzati senza uso di animali. Infatti occorre mettere finalmente il pratica la terza “R”, la più importante per la salute umana, ossia il Replacement, con l’obiettivo di di andare oltre i limiti della ricerca tradizionale.

Quindi ho reso noto che la legge sull’obiezione di coscienza, risalente al 1993, ispirata dai numerosi studiosi di discipline scientifiche che non sono d’accordo, sia per motivi etici che per motivi scientifici, con l’uso di animali, è stata ed è ampiamente disattesa, ossia è rimasta “lettera morta”. Trovo che ciò sia una cosa molto grave, poiché lede l’individuo nella suo diritto di legittima scelta: non è democratico non poter decidere di ottemperare ad una legge codificata. Quindi le strutture dedicate alla ricerca, sia pubbliche che private, dovrebbero consentire a chi lo desidera di dedicarsi a studi senza l’uso di animali (sappiamo che ce ne sono molti, poiché la tecnologia per fortuna va avanti).

Successivamente ho richiamato l’attenzione sul decreto legislativo n.26 del 4 marzo 2014, ossia la direttiva attualmente recepita dall’Italia sulla protezione degli animali da laboratorio, mettendo in luce il fatto che, se si usano roditori per la ricerca, il motivo non è certo scientifico, bensì di natura etica. Infatti ogni progetto sottoposto al vaglio dell’OPBA (Organismo Preposto al Benessere Animale), reso obbligatorio dalla direttiva recita:
Dichiarazioni riferite all’articolo 13, comma 2 Sostituzione (Dichiarazione che la specie animale di cui si farà uso sono quelle a più basso sviluppo neurologico, nonché della mancanza di metodi alternativi, compatibili con l’obiettivo del progetto di ricerca). In pratica, i roditori si usano solo perché maneggevoli, piccoli, molto meno costosi delle scimmie, mansueti e poco simpatici alla gente. Il fatto che la stessa normativa preveda che devono essere utilizzati animali a basso sviluppo neurologico, cioè che “avvertono meno il dolore” (ammesso e non concesso che sia vero), contraddice l’obiettivo apparentemente filantropico della ricerca, cioè la tutela della salute umana, fornendo una giustificazione etica, tutt’altro che scientifica, agli esperimenti sugli animali. Molto spesso, inoltre, vengono chiesti ad OPBA dai ricercatori sia topi che ratti, per il semplice motivo che sono, a detta degli stessi ricercatori, molto diversi tra loro. Credo sia molto difficile affermare, allora, che gli studi effettuati su di loro possano esser traslati, ossia riferiti alla nostra specie! Se un topo e un ratto sono tra loro così diversi (e in verità lo sono, sia dal punto di vista comportamentale, che anatomico, fisiologico, ecc.) come posso io riconoscermi come obiettivo di studi fatti su animali così diversi da me? Non possiamo e non dobbiamo sentirci rappresentati da un topo! Come dice il prof. Hartung: “Non siamo topi di 70 kg!”.

Lo stesso Ministero afferma ciò, “Medicinali veterinari, il prezzo di mercato non dipende dal Ministero della salute” a proposito dell’elevato costo dei farmaci uso veterinario:
“Sul prezzo del medicinale veterinario, regolato dal mercato, incidono aspetti produttivi, commerciali e distributivi che rivestono un ruolo rilevante nella sua definizione. Occorre infatti che ogni principio attivo sia studiato sulla specie animale a cui è destinato, con indicazioni e posologie accuratamente sperimentate per ognuna di esse, tenuto conto dei diversi metabolismi e di conseguenza, della differente farmacodinamica e farmacocinetica”. È una verità assoluta!

Ci sono profonde differenze tra animali diversi (anche noi siamo biologicamente animali) e, dunque, metabolismi diversi. Per questo, la farmacologia e la tossicologia non possono più passare per l’animale (così inaffidabile), per lo studio di effetti sia terapeutici che collaterali per l’uomo, per il semplice dato di fatto che l’animale non è sufficientemente predittivo, e dunque i dati ricavati non sono trasferibili all’uomo. Secondo la FDA (Food and Drug Administration), ossia l’organismo di controllo sulla commercializzazione dei farmaci più prestigioso al mondo, almeno il 92% delle molecole che superano la sperimentazione animale non superano quella umana.

Inoltre, secondo l’associazione dei medici statunitensi e anche alcune statistiche europee, oltre il 50% dei farmaci vengono ritirati dal commercio perché hanno presentato reazione avverse che non si erano presentate negli animali da laboratorio. Il tragico caso francese (Rennes) conferma (semmai ce ne fosse stato bisogno) che ciò che è innocuo negli animali può assolutamente non esserlo per gli umani, e viceversa.

È inoltre assolutamente necessario far sapere ai media che la sperimentazione su animali, dai più conosciuta come “vivisezione”, (l’allegato VII della normativa purtroppo giustifica tale termine, in quanto esistono le deroghe ai divieti) non è mai stata validata: ossia nessuno si è mai preso l’onere di verificare se sia davvero efficace per la nostra specie: questo è un fatto gravissimo che mette a repentaglio la nostra salute. È giunto il momento di fare sapere alla gente la verità sulla nascita di un farmaco, ossia che la vera sperimentazione è la fase clinica, fatta su volontari umani sani pagati: è questa fase che andrebbe meglio regolamentata.

Quindi, da ricercatrice quale sono, ho mosso una critica al sistema di cui noi professionisti siamo vittime. L’obiettivo dei ricercatori è troppo spesso la pubblicazione dei lavori scientifici per ottenere fondi: è umanamente comprensibile, ma devia dall’obiettivo filantropico. È profondamente sbagliato basare la carriera dei ricercatori quasi esclusivamente sulle pubblicazioni: sono le norme che vanno cambiate!

La carriera si fa pubblicando, in base alle pubblicazioni si vincono i concorsi e si ottengono i fondi, cioè il denaro per realizzare i propri progetti. Ovvio che questo meccanismo perverso debba essere interrotto, poiché ingiusto ed assurdo per tutti, sia per i ricercatori che per i loro obiettivi (la salute di tutte le persone).

Mi sono quindi concentrata su un concetto che mi è molto caro: la possibilità di donare il corpo o parte di esso alla scienza per uso ricerca. Ad oggi non esistono normative in Italia, c’è un enorme e gravissimo vuoto legislativo. Donare i propri tessuti dopo la morte alla ricerca (nonché ovviamente per i trapianti) è un gesto di grande altruismo e sarà il solo modo per capire quali sono le cause delle malattie. Infatti, di moltissime malattie (dal diabete alla sclerosi multipla, dall’autismo alle depressioni, dalla schizofrenia alla SLA, a tutte le malattie autoimmuni, dalla malattia di Alzheimer a quella di Parkinson, a moltissimi tumori, ecc. ecc.) non si conoscono le cause! Quindi, purtroppo, esse non sono in alcun modo guaribili, tanto meno si può mettere in pratica la tanto agognata prevenzione! La causa della sclerosi multipla la si può ritrovare solo nel mio cervello ed in quello dei miei compagni di sventura, cioè degli altri malati. Non certo nei topi! Nemmeno nei cani! Nemmeno nelle scimmie (usate anch’esse in passato con risultati assolutamente fallimentari: è stato solo uno spreco enorme di risorse economiche, umane e di poveri animali uccisi per niente!). Credo che la donazione post mortem dei propri organi malati sarà il futuro della ricerca “illuminata”: è un dono nobilissimo, prezioso per i propri figli, nipoti , discendenti, insomma, per tutta l’umanità! È IL regalo per eccellenza, che possiamo fare ai nostri simili ed anche ai nostri amici animali, che frutterà ai ricercatori che vi si dedicheranno meritatissimi premi Nobel e che renderà in qualche modo immortale chi dona parte dei propri organi alla ricerca!

In conclusione, l’obiettivo dei ricercatori deve essere la Medicina Personalizzata. Ebbene, Medicina Personalizzata e Sperimentazione su Animali sono una contraddizione di termini e di fatto: la prima esclude la seconda e viceversa. Tra gli innumerevoli quesiti irrisolti, ne propongo solo tre:

  • perché si continua a trascurare l’uomo per indagare l’animale?
  • perché le risorse economiche non sono riservate ALMENO per il 50% a studi specie-specifici?
  • perché anche laddove l’uso degli animali ha indubbiamente fallito (Alzheimer, autismo, Sclerosi Multipla, SLA, ecc.) non si impone legalmente la sospensione di questi studi, favorendo finalmente ricerche che diano i risultati sperati?

Ho concluso la mia relazione affermando ciò che credo: ormai la sperimentazione animale è una questione economica e politica più che scientifica.

LEAL_Penco_ritratto
Dottoressa Susanna Penco, biologa
Università di Genova

topolino_laboratorio_

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Colletta alimentare e presidio informativo di LEAL a Tortona

LEAL TORTONA RACCOLTA PAPPESabato 6 febbraio LEAL sezione di Tortona organizza una colletta alimentare per i nostri amici cani e gatti in difficoltà presso L’ISOLA DEI TESORI, di fronte al supermercato Carrefour dalle ore 9 alle 19. Le pappe raccolte saranno destinate a due realtà bisognose di aiuto: l’Oasi Felina (P.A.LI. Protezione Animali Liguria) di Genova e all’associazione LE ORME SUL CUORE di Varzi.

Domenica 7 febbraio Animalisti Genovesi e Sezione LEAL Tortona si uniscono per mostrare a tutti la realtà che si nasconde dietro l’industria delle pellicce: dalle 15 alle 19 in via Emilia a Tortona (sotto i portici di fronte “Ex Farmacia Bidone”) si terrà un video presidio informativo pacifico per denunciare cosa c’è dietro gli indumenti in pelliccia, pelle, cuoio, lana e piuma d’oca. Questi che molti considerano materiali o prodotti in realtà erano animali: esseri viventi uccisi per moda e per vanità. Gli attivisti sensibilizzeranno i passanti spiegando che non c’è alcun bisogno di vestirsi di morte, ci sono molte alternative ai prodotti di origine animale: basta fare attenzione e leggere le etichette per acquistare consapevolmente. → EVENTO PAGINA FB

Info: Bianca Poluzzi – LEAL sezione Tortona | tel. 348 8980530 | bipoluzzi@yahoo.it
Vi aspettiamo!

LEAL_Tortona_Animalisti_genovesi


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I più piccoli per LEAL

Eleonora Ghinaglia, storica volontaria di LEAL presso la sezione di Cremona, ci invia la foto e il racconto di una bellissima iniziativa: “I più piccoli per LEAL” presso la scuola dove insegna inglese.
Ecco cosa ci scrive: “La scuola primaria paritaria “Maddalena di Canossa” di Pontevico ha promosso una bellissima iniziativa educativa a favore della sezione LEAL di Cremona. In occasione dello spettacolo di Natale, i bambini hanno allestito il “Pozzo goloso di San Patrizio”, dove ogni bambino poteva lanciare una monetina per aiutare gli amici a quattro zampe meno fortunati, ricevendo in cambio un goloso sacchetto di caramelle. Grazie alla sensibilità di genitori e bambini e grazie al prezioso contributo del dirigente, il dottore Ardiccio Savio, delle bravissime insegnanti e del corpo non docente, tanti animali in difficoltà potranno essere aiutati. Educare i nostri bambini al rispetto e alla libertà di ogni essere senziente è piantare il seme di un mondo migliore”.
La foto, scattata in classe, ritrae i bambini (in questo caso della classe seconda) mentre tengono fra le mani la grande busta per LEAL, una busta che simboleggia la raccolta fondi destinata all’associazione, con bandiera e cartellone di cuccioli bisognosi alle loro spalle.
Info sezione Cremona: Giovanna Tarquinio, giovanna.tarquinio@libero.it

LEAL i bambini per gli animali sez Cremona 01


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Nuova grafica per LEAL

Chi ci segue da tempo ha sicuramente notato che LEAL si presenta con una nuova immagine. Il team dell’associazione sentiva la necessità di una immagine coordinata e di riconoscersi in un segno che rendesse quello che LEAL fa ed è fin dal 1978: una associazione fatta di persone che si impegnano al massimo per abolire la vivisezione, tutelare, difendere e salvare gli animali. Abbiamo ripensato l’immagine, ma il cuore e le persone sono quelle di sempre, anzi aumentano consensi e collaborazioni: saremo sempre più numerosi al servizio della causa per gli animali!

Un ringraziamento particolare allo studio Franco Gaffuri che ha raccolto la sfida e ci ha dato una grossa mano restituendoci un progetto davvero speciale nel quale ci riconosciamo, integrandolo con i primi due video istituzionali di LEAL (→ vedi i video sul nostro canale YouTube).

Abbiamo chiesto allo studio Franco Gaffuri di descriverci il progetto e le loro scelte per rendere tutti partecipi di questo cambiamento che ci darà ancora più energia.

“LEAL si presenta con una nuova identità attraverso un linguaggio fatto di segni grafici chiari ed essenziali: i colori, il bisturi, la linea tratteggiata e lo scandire del testo, sottolineano le ricorrenti brutalità dell’uomo nei confronti degli animali. I quadrati trasmettono solidità e competenza dando un valore al format grafico e ai contenuti. Il cane Cham del marchio precedente assume il compito di mascotte e megafono per “La voce dei senza voce”. Un sigillo complementare al brand e nello stesso tempo rafforzativo per diffondere messaggi con anima e forza, ma senza violenza.
Un incarico voluto da LEAL per un lavoro di posizionamento e coordinamento della comunicazione, un nuovo stile per estendere la sensibilizzazione. LEAL si contraddistingue con personalità, autorevolezza e credibilità, valorizzando così l’impegno costante del “fare” volontariato. Evidenziando il lavoro di tutti e confermando il valore di una mission che rispetta davvero gli animali”.

→ Franco Gaffuri – Agenzia di Comunicazione | www.francogaffuri.com

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Tavoli informativi LEAL a Bologna

LEAL sezione Bologna organizza un tavolo informativo per sabato 30 e domenica 31 gennaio, ore 10.00-18.00, in via Indipendenza angolo via Goito. La sezione bolognese è stata aperta da poco e sarà una bella occasione per incontrare i cittadini e presentare le attività di LEAL, distribuire materiale informativo sulla vivisezione e tematiche protezioniste, oltre che raccogliere le firme delle petizioni aperte.
Chi volesse unirsi come volontario al team LEAL Bologna e per altre informazioni:
Stefania Filardo, tel. 340 9674603, leal.bologna@gmail.com

 VI ASPETTIAMO! 

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LEAL dice “NO VIVISEZIONE” con i video intervista doppia

Due brevi video di 30 secondi l’uno, ideati e prodotti per LEAL dall’agenzia di comunicazione Franco Gaffuri: veloci, efficaci e anche divertenti i filmati si presentano come una “intervista doppia” umano/cane e umana/gatta, primi di una serie destinata ad ampliarsi. Il progetto vuole ricordare che LEAL si batte dal 1978 per abolire la vivisezione con il finanziamento di borse di studio per una ricerca con metodi sostitutivi, indagando e denunciando gli errori e gli orrori della ricerca in vivo e promuovendo importanti iniziative, tra queste la raccolta firme tra i cittadini europei “Stop Vivisection”.

I due filmati ricordano che chi sta dalla parte degli animali sta anche con LEAL e sostiene le sue campagne.


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Tavolo scientifico: aggiornamento per i metodi alternativi

COMITATO SCIENTIFICO LEAL

LEAL Lega Antivivisezionista presenta il suo Comitato Scientifico di cui fanno parte oltre alla dottoressa Valeria Roni, consulente, la dottoressa Susanna Penco e il suo team di biologi e ricercatori.
Il Comitato Scientifico di LEAL si prefigge di perseguire la buona scienza senza vivisezione e di colmare una lacuna di comunicazione che esiste tra i laboratori e la gente comune in un approccio divulgativo per spiegare obiettivi, risultati, aspettative e successi della loro ricerca.
In questo spazio ospiteremo i “diari dal laboratorio”: informazioni che creeranno il fondamentale contatto diretto tra antivivisezionisti, scettici e laboratori, per dimostrare che la sperimentazione senza animali è reale, lavora, ottiene risultati, ha traguardi ambiziosi e li raggiunge al di là della primaria ragione etica.

Alla Riunione (Tavolo di Aggiornamento per i MA, Metodi Alternativi avanzati) del 28 dicembre 2015, presso la sezione di Patologia Generale del Dipartimento di Medicina Sperimentate Università di Genova si sono discussi diversi aspetti relativi alla sperimentazione alternativa in vitro condotta dal Laboratorio di Analisi e Ricerca in Fisiopatologia (LARF) certificato ISO9001:2008.

1. Risultati ottenuti nel progetto dal titolo “Cellule umane staminali adulte indotte al differenziamento neurogenico: un modello alternativo alla sperimentazione animale per lo studio della neurotossicità di composti chimici” finanziato dalla LEAL. Il progetto è basato sul differenziamento di cellule staminali adulte, di origine umana, chiamate ADSCs, provenienti da tessuto adiposo umano e differenziate verso cellule neuronali, allo scopo di allestire un modello alternativo in vitro per valutare i rischi dell’esposizione ad inquinanti ambientali, farmaci e xenobiotici sullo sviluppo neurologico umano. È indispensabile premettere una precisazione al fine di comprendere l’importanza della fase “a”. Il siero, che è la parte liquida, fluida, del sangue dei vertebrati derivato da altri animali (come il bue e il cavallo), era indispensabile per consentire alle cellule di crescere, cioè di riprodursi e diventare numerose. Inoltre, per staccare le cellule dal supporto in cui sono contenute (ad esempio, piastre o fiasche di coltura, sia in vetro che in plastica), si usava tripsina (è un enzima che “scioglie” i legami tra cellule e supporto) di origine suina, cioè proveniente da maiali. Quindi, anche se usavamo cellule umane eravamo costrette ad utilizzare materiale di origine animale. Se la questione etica è comunque critica (anche se gli animali erano da macello), la questione scientifica ci lasciava ancora più perplesse: creavamo in pratica delle “chimere”, ossia un costrutto che era una mescolanza di più animali insieme. Da un punto di vista scientifico è davvero un’eresia. È assolutamente necessario, data l’importanza anche di un solo aminoacido, di una piccolissima molecola nei processi biochimici, usare materiale specie-specifico. Per questo motivo, da diversi anni, abbiamo soppiantato l’uso della tripsina di maiale con un enzima sintetico derivato da ingegneria genetica batterica (efficace, comodo per l’uso, economico: una vera panacea, rimedio universale per risolvere problemi di “necessità distacco cellulare”!). Per la sostituzione del siero animale ci siamo attrezzate tempi più recenti, data la difficoltà sia tecnica sia economica, ma ci stiamo assiduamente lavorando.

a. Durante le prime fasi del progetto abbiamo testato l’efficacia proliferativa del lisato piastrinico (di origine umana, e anch’esso materiale di scarto dei centri trasfusionali) rispetto al siero fetale bovino sulle cellule staminali di grasso umano ADSCs, per poter poi avere un numero maggiore di cellule da indurre verso il fenotipo neuronale (obiettivo: farle “diventare” cellule nervose).

b. Le ADSCs, dopo amplificazione in presenza di lisato piastrinico, sono state indotte al differenziamento neurogenico, secondo un protocollo già standardizzato in laboratorio, con opportune variazioni, sulla base dei dati raccolti dalla letteratura scientifica più recente. Per l’induzione al differenziamento neurogenico, si è deciso di utilizzare 2 protocolli più recenti di quello utilizzato in precedenza dal nostro gruppo di ricerca, in modo tale da ottenere una procedura di differenziamento verso la linea neurogenica più efficiente: la ricerca è fatta di tentativi, e noi quindi cerchiamo sempre di “aggiustare il tiro”, cercando di perfezionare il metodo, stando attente alla letteratura scientifica internazionale. La fase di differenziamento delle ADSCs è molto delicata, dato che le cellule per differenziarsi devono adattarsi alle nuove condizioni di coltura, attivando e spegnendo geni bersaglio per riprogrammarsi verso il nuovo tipo cellulare maturo. Per questo motivo le prime colture primarie ottenute non hanno sopportato il trattamento di differenziamento. Si richiede, perciò, una quantità di tessuto adiposo di scarto nettamente superiore a quello ottenuto con la sola tecnica di lipofilling ed è per questo che si è richiesta un’estensione al comitato etico delle fonti di tessuto adiposo, necessario per proseguire il progetto. Infatti, i primi tentativi fatti finora non sono ancora soddisfacenti, per scarsezza di materiale. Quindi attualmente stiamo lavorando sul miglioramento del protocollo di espansione e di pre-differenziamento per dare alle cellule la giusta spinta verso l’attivazione dei geni opportuni per il differenziamento verso la linea neurogenica, così da poterle utilizzare come modello in vitro per la valutazione della neurotossicità umana di composti chimici.

2. Risultati ottenuti dai tentativi di adattamento delle colture cellulari umane stabilizzate del LARF (NCTC2544, cheratinociti indifferenziati; HECV, endoteliociti da vena ombelicale; HFFF2, fibroblasti fetali di prepuzio) a diversi sieri sintetici in modo tale da sostituire l’utilizzo del Siero Fetale Bovino (FBS) nei medium, necessari al mantenimento delle linee cellulari. Purtroppo le diverse prove non hanno dato i risultati sperati. I tempi di adattamento sono troppo lunghi da essere fattibili con la completa sostituzione, in rapporto con le attività sperimentali routinarie. Inoltre, le cellule tendono a modificare la loro normale morfologia, esprimendo molecole di superficie diverse da quelle presenti nelle linee cellulari mantenute in condizioni standard di coltura.

3. Risultati ottenuti mediante l’utilizzo, come sostituto del FBS, del Lisato piastrinico Lyset™. Questo prodotto è un supplemento di coltura cellulare completamente standardizzato e liofilizzato, sterile (gamma irradiato), contenente Fattori di Crescita (GF) coinvolti in vari processi cellulari di proliferazione, sintesi della matrice extracellulare, induzione dell’angiogenesi. La concentrazione piastrinica è definita, pari a 1 x 107/μL. Le piastrine derivano da “buffy coat” di pool di donatori umani sani. Il prodotto ha delle buone potenzialità perché aumenta la proliferazione cellulare, mantenendo il potenziale di differenziazione in cellule altrimenti difficili da espandere; permette la coltura di cellule in un ambiente privo di componenti animali; non c’è nessuna variabilità di lotto, con una disponibilità potenzialmente illimitata. Abbiamo quindi allestito diversi protocolli di adattamento delle diverse linee cellulari umane di utilizzo del LARF.

a. Sulle linee cellulari umane stabilizzate si sono riscontrati ancora una volta problemi di adattamento. Nuovi esperimenti verranno programmati al più presto, dopo aver verificato alcuni parametri. Tuttavia, visto i risultati poco soddisfacenti, in relazione con il costo elevato del prodotto, per ora i test sono stati sospesi, in attesa di fondi dedicati.

b. Sulle colture primarie di pre-adipociti, ADSCs, i primi risultati di adattamento sono risultati promettenti. Infatti, le cellule staminali adulte, isolate da tessuto adiposo tendono ad amplificarsi maggiormente. I test relativi alla proliferazione cellulare finora eseguiti sulle colture di ADSCs, ottenute da lipoaspirato, confermano le proprietà del lisato piastrinico come sostituto del FBS, nel sostenere l’amplificazione delle cellule staminali.

4. Discussione della volontà del LARF, con adeguati fondi, di programmare esperimenti di citofluorimetria ed opportune indagini genetiche, per dimostrare la staminalità delle colture primarie isolate da tessuto adiposo e monitorare il differenziamento, verso il fenotipo nervoso, dei pre-adipociti.

5. Allestimento di nuovi modelli alternativi in vitro che riproducano la barriera ematoencefalica, in modo tale da migliorare i test tossicologici a livello del tessuto nervoso, in collaborazione con IvTch, una ditta italiana che produce bioreattori microfluidici che consentono di simulare in 3D le interazioni tra gli organi.

6. Divulgazione delle nuove metodiche alternative in vitro, nel panorama scientifico internazionale, attraverso convegni e corsi di training.

7. Lo staff del LARF cerca di partecipare, compatibilmente con le risorse economiche a disposizione, a congressi internazionali focalizzati sullo studio della tossicità in vitro.

8. Infine, con il professore Bruno Fedi si è parlato del prossimo tavolo di lavoro sui Metodi Avanzati specie-specifici innovativi ed avanzati che si terrà a Roma e che vedrà la partecipazione, tra gli altri, della professoressa A.M. Bassi e della dottoressa C. Scanarotti, quali esperte di metodi alternativi in vitro.

LEAL_Penco_ritratto
Dottoressa Susanna Penco, biologa
Università di Genova

laboratorio_ricerca

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Tavolo informativo LEAL a Messina

Si rinnova il 23 e il 24 gennaio il tavolo informativo promosso da LEAL sezione di Messina in via Dogali angolo via Dei Mille. Al tavolo si potrà raccogliere materiale informativo, firmare tutte le petizioni aperte, iscriversi e sostenere con donazioni libere i diversi progetti promossi da LEAL.
LEAL sezione Messina: Agata Pandolfino, tel. 090 311271, agatapandolfino@alice.it

 VI ASPETTIAMO!  

LEAL_Messina_2016


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“Io sto con Bruno” a Telecolor per chiudere uno zoo

Puntata intensa, coinvolgente e commovente quella andata in onda sabato 16 gennaio 2016 su Telecolor nella trasmissione “Cani, gatti & Co.”: ospite di Natalie Baronio c’era Bruna Monami, responsabile di LEAL sezione Arezzo. Si è parlato di un progetto davvero speciale, urgente e oneroso: “Io sto con Bruno”, che prevede il salvataggio e ricollocamento in santuari e rifugi idonei di molti animali rinchiusi in uno zoo dimenticato e ormai obsoleto nel Parco di Cavriglia in provincia di Arezzo. Nella puntata si parla della storia e della sorte di tutti questi animali: di Bruno, il vecchio orso che ha dato il nome all’intero progetto, dei 17 macachi, del bisonte e dello struzzo Garibaldi… Il rispetto di ogni specie, l’etologia e una grande passione per il progetto sono il filo conduttore di questa puntata che tutti noi abbiamo seguito con emozione.

→ Leggi e sostieni il progetto “Io sto con Bruno” 


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Sperimenta un antidolorifico e muore: inutili i test sugli animali

Questi sono i risultati della sperimentazione animale: in sei hanno testato un farmaco sperimentale antidolorifico e uno di loro è morto e gli altri sono gravi. È accaduto a Rennes, in Francia. Questa è la scienza che fa della vivisezione il suo sistema: tortura e uccide gli animali, gli uomini e la buona ricerca. → Leggi online l’articolo Repubblica.it

Commento di Gianmarco Prampolini, presidente LEAL.

Apprendo senza stupirmi che in Francia è accaduto un fatto gravissimo che conferma la totale insicurezza a testare sugli animali, indispensabile passaggio a detta dei vivisettori, per garantire e tutelare gli umani. È vero però che il sistema vacilla infatti al parlamento europeo ricercatori e farmaceutiche alla precisa domanda se questo, a detta loro, male indispensabile garantisse tutela per l’uomo la risposta è stata “No”. Eravamo lì per difendere e far rispettare un milione e trecentomila firme di cittadini europei che volevano almeno modificare la nuova vergognosa direttiva europea… che inaspriva e peggiorava le sofferenze di milioni di animali e che continuava così a dare pieno potere alle lobby farmaceutiche ben schierate in pompa magna con fior di professori e luminari a volerci far passare per scriteriati fanatici.

Ecco invece i loro risultati sempre più deboli e fallaci, inutile sprecare altre parole per ribadire quello che il mondo antivivisezionista dice da sempre, specialmente noi della LEAL. Dal 1982 con poche risorse abbiamo finanziato borse di studio per sbugiardare, in chiave scientifica, chi come ancora oggi definisce sminuendo l’accaduto, per paura di perdere quelle valanghe di soldi che arrivano da tristi campagne, per la ricerca sul cancro, sbattendo bambini ammalati in primo piano e che solo in minima parte finiscono per la ricerca.

Coraggio! Presto Stop Vivisection tornerà alla carica per un confronto in parlamento europeo contro questi signori della falsa scienza sempre più in confusione e ancor meno credibili.

 
TG La7 Cronache 17 gennaio 2016 servizio dal minuto 08:24
TgLa7Cronache
 


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