La rivista LEAL “La Voce dei Senza Voce” è VEGANOK

VEGANOK, la prima e attualmente unica certificazione etica per prodotti vegan nata in Italia il cui staff è interamente composto da vegani che hanno a cuore la diffusione di questa scelta etica, ha rilasciato la certificazione per la rivista “La Voce dei Senza Voce” di LEAL in quanto: “Importante mezzo di informazione e sensibilizzazione che condivide gli ideali di non violenza e rispetto per la vita che fondano l’etica vegan e l’operato di VEGANOK”.

VeganOK_logoPresente alle più importanti e autorevoli fiere del settore naturale a garantire il consumatore sull’assenza di parti di origine animale in ogni genere di prodotto (alimentazione, cosmesi, abbigliamento ecc), VEGANOK è attualmente il più utilizzato standard etico al mondo con oltre 600 realtà certificate tra aziende e servizi per un totale di circa 25.000 referenze distribuite anche in Paesi extraeuropei. L’azienda che decide di autocertificare un prodotto secondo lo standard VEGANOK opera secondo quanto previsto dalla normativa Europea UNI EN ISO 14021 (Etichetta ambientale di tipo II effettuata senza certificazione di terza parte indipendente, da fabbricanti, importatori, distributori, rivenditori).

VEGANOK garantisce al consumatore precise caratteristiche etiche ed ambientali; in particolare che il singolo prodotto che utilizza il marchio VEGANOK (Asserzione ambientale autodichiarata, 3.1.16), obbligatoriamente presente sull’etichetta di ogni prodotto registrato, è conforme al Disciplinare Etico VEGANOK (Dichiarazione esplicativa, 3.1.7). Tale disciplinare è sempre e liberamente consultabile sul sito → www.veganok.com.

L’utilizzo del marchio VEGANOK per la ristorazione, per l’arte e l’editoria e per le professioni viene concesso gratuitamente grazie alla rete di volontari di Associazione Vegani Italiani Onlus che con il loro impegno contribuiscono alla diffusione delle motivazioni etiche della scelta vegan. Aggiorneremo il nostro sito LEAL con tutte le iniziative in partnership con VEGANOK.


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LEAL organizza un videopresidio a Tortona: “Mangiare carne non è etico e fa male”

Bianca Poluzzi, responsabile LEAL Sezione Tortona, con la collaborazione di Ugo Bettio del movimento “Se niente importa… importerà”, organizza SABATO 25 GIUGNO ORE 15.30 – 19.00, a Tortona in piazza Malaspina il primo videopresidio informativo sul consumo di carne sul territorio.

LEAL VIDEOPRESIDIO TORTONADurante l’evento saranno proiettati i video degli allevamenti intensivi e degli animali al mattatoio, per informare su quello che si nasconde dietro un pezzo di carne o di pesce: sofferenza, abuso e morte orrenda. Si stima che nel mondo vengano uccisi 170 miliardi di animali l’anno e 19 milioni ogni ora, di questi 2 miliardi e mezzo all’anno solamente nel nostro Paese. Un numero di vittime spropositato, che annegano la loro vita in un oceano di sangue. Sono previsti diversi interventi da parte di attivisti e di un esperto nutrizionista per spiegare perché una alimentazione senza prodotti di origine animale è la scelta migliore per la salute. La scelta di non mangiare carne e derivati di origine animale è una scelta etica fatta da sempre più persone: ogni singolo animale ha diritto a una vita libera e dignitosa invece noi mangiamo i loro cadaveri.

Una conseguenza della nostra alimentazione è l’inquinamento del Pianeta: milioni di ettari di territorio sono utilizzati per cereali destinati alla alimentazione animale invece che usati per prodotti vegetali destinati a tutti. L’impatto ambientale degli allevamenti è spaventoso in termini di consumo idrico: per un chilo di carne di manzo vengono consumati 15.500 litri di acqua e si inquinano aria, falde acquifere e terreni con le deiezioni degli allevamenti.

L’evento contro il consumo di carne è il primo sul territorio ad affrontare questo argomento e a denunciare una delle più grandi ingiustizie che l’uomo infligge ad altri viventi, con immagine esplicite e vere. Gianmarco Prampolini, presidente LEAL, sarà presente all’evento.

Bianca Poluzzi, LEAL SEZIONE TORTONA
tel. 388 2434981 | bipoluzzi@yahoo.it


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LEAL partecipa al presidio contro il Festival di Yulin e le stragi di cani

Martedì 21 giugno a Milano LEAL protesterà con altre associazioni e movimenti davanti al Consolato Cinese di via Benaco 4, dalle ore 14 alle ore 18, contro il Festival di Yulin, che prevede il massacro a fini alimentari di oltre 10.000 cani.

CANI YULIN FESTIVALL’evento, organizzato da Associazione Animalisti Onlus, sarà pacifico e scenografico: gli animalisti si schiereranno con striscioni e cartelli sullo strazio dei cani per avanzare una richiesta al Console cinese a Milano, la città che ospita la più grande comunità cinese in Italia. Al Console, signora Wang Dong, sarà consegnata una lettera firmata da tutte le associazioni presenti in cui si chiede l’abolizione del Festival di Yulin, Cina del sud. Un tragico massacro a cielo aperto che da circa vent’anni a questa parte viene organizzato per celebrare il solstizio estivo: così solo per questa ricorrenza migliaia di cani vengono uccisi nei modi più efferati: ammassati in reti e gabbie, da vivi vengono bruciati con una fiamma per togliere il pelo e mentre sono ancora in vita gettati in pentole di acqua bollente. La tradizione vuole che in questo modo la loro carne sia migliore. Il mondo intero si oppone a questa barbarie e nella stessa Cina quest’anno oltre centomila cittadini in corteo di protesta hanno chiesto l’abolizione del “Festival della carne di cane” che viene tollerato dalla polizia e dai politici locali nonostante sia fuori ogni regola anche dal punto di vista sanitario.

Gli attivisti, vegani e antispecisti, sono a favore della vita e di una alimentazione senza sfruttamento animale e senza crudeltà. In questo momento di globalizzazione il mondo può portare avanti in contemporanea in tutti i Paesi uno sforzo verso un cambiamento, che prevede il rispetto della vita e dei diritti di ogni essere vivente. Nessun fine giustifica la crudeltà.


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Animali usati e uccisi per testare il nostro cibo

LEAL Lega Antivivisezionista diffonde a appoggia la denuncia e la petizione di Animal Amnesty per la campagna “LA VIVISEZIONE È NEL TUO PIATTO!” che rivela come 36 maialini siano stati utilizzati per testare delle farine biologiche di farro integrale arricchite da microcapsule di ferro prodotte dalla azienda marchigiana Prometeo, coinvolta l’Università di Bologna e cofinanziati dall’Unione Europea, per il progetto Bake4Fun, che ha lo scopo di mettere a punto questo tipo di farine.

LA VIVISEZIONE NEL TUO PIATTOGli animali sono stati sottoposti a sperimentazione sin dalla nascita, sono stati anemizzati e hanno subito prelievi quotidiani attraverso un catetere permanente inserito nella giugulare. I maialini al termine della sperimentazione sono stati uccisi per prelevare campioni di tessuto dal loro apparato digerente. Questi prodotti non sono ancora in vendita, ma le loro etichette sono già macchiate del sangue di questi 36 cuccioli.

LEAL, che è da statuto per l’abolizione della vivisezione, non può che condannare anche questo tipo di sperimentazione che come tutti i test su animali è contro ogni etica, inutile e fuorviante. Sorprende come il Ministero della Salute possa ritenere attendibile la prova di assimilazione di un alimento destinato all’uomo su dei suini. Tempo fa anche investigazioni di Peta hanno accusato l’azienda Kikkoman di testare su animali la salsa di soia, e Mars di finanziare efferate ricerche sui topi e conigli, letteralmente torturati per testare i flavonoidi e ingredienti contenuti nel cacao.

Leggi l’articolo su Repubblica.it a firma → Margherita d’Amico.

→ Firma anche tu la petizione per chiedere al Ministero della Salute di vietare i test sugli animali per i prodotti alimentari.

Video riferito al test e ai prodotti alimentari testati, con intervista al dottore Mario Berveglieri medico pediatra e nutrizionista.



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LEAL sceglie vegan e vi aspetta al Megafestival “V come… Veniamo in pace” a Bedizzole, Brescia

LEAL MEGAFESTIVAL VEGANLEAL Lega Antivivisezionista sarà presente, con un tavolo informativo, domenica 19 giugno all’evento “V come… Veniamo in pace” Megafestival Vegan per Vegani e Non, organizzato dall’Associazione RLM Arte Cultura Musica e Spettacolo e dalla trasmissione L’URLO ANIMALE RADIOLIVEMUSIC. Nel bellissimo contesto di VIVA IL VERDE Garden Center, via Gavardina 48/50 Bedizzole (BS), Giorgia Bruni, responsabile della sezione di Brescia, vi aspetta per consegnarvi il nuovo numero della nostra rivista, il materiale informativo e mostrarvi le nuove magliette NO VIVISEZIONE!

Si prospetta a una giornata piena di appuntamenti interessanti, di colore, divertimento e allegria. Convivialità rigorosamente vegan, informazione, intrattenimento e aggregazione intorno all’idea di un mondo etico, nuovo, evoluto, pieno d’amore e gioia.

Potevamo mancare? Vi aspettiamo al nostro stand!

Leggete il programma alla → pagina Facebook

Info: LEAL sezione Brescia
Giorgia Bruni | tel. 349 0735878 | sezionelealbrescia@gmail.com


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BASTA CORRIDA VEG TOUR: 2700 km in bicicletta per l’abolizione della tauromachia e delle perreras

LOGO NO CORRIDA TOUR jpgNO CORRIDA VEG TOUR DIVISA1-17 agosto 2016 al via la terza edizione di BASTA CORRIDA VEG TOUR una emozionante e generosa sfida di cui Paolo Barbon, appassionato di bicicletta, si è assunto la responsabilità organizzativa e di cui LEAL Lega Antivivisezionista è sostenitrice e partner. Un tour in bicicletta che prevede la partenza da Torino e toccherà le città di Veynes, Ales, Nimes, Lunel, Montpellier, Beziers, Port Vendres, Barcellona, Amposta, Castellon de la Plana, Valencia, Alicante, Aguilas, Almeria, Malaga, Sevilla, Caceres, Tordesillas.

Più di 2.700 Km in bicicletta per protestare contro la tauromachia e contro le perreras. In ogni città sede di tappa si terranno manifestazioni contro la corrida e i canili spagnoli con il sostegno di attivisti locali e in collaborazione con le associazione di protezione animale francesi e spagnole.

L’organizzazione di BASTA CORRIDA VEG TOUR cerca collaboratori e partecipanti: saranno importanti anche le donazioni di cibo e farmaci che si aggiungeranno ai contributi di Anpav per Caceres ed a quelli di LEAL Tortona che la responsabile Bianca Poluzzi ha raccolto per Sevilla. Chiediamo a tutti di diffondere l’evento e contribuire come possibile alla sua migliore riuscita: il countdown è iniziato e ognuno in qualche modo può essere utile alla causa.

Paolo Barbon, Torino
3478594552 | brbpla66@gmail.com

→ pagina Facebook

Vi invitiamo ad ascoltare l’intervista radiofonica che Paolo Barbon ha rilasciato durante la trasmissione “Considera l’armadillo”, lo spazio che Radio Popolare dedica agli animali (27:28).

 
 
NO CORRIDA TOUR  CARTINADettaglio delle tappe
(clicca sulla cartina per ingrandirla)
1 agosto Torino-Veynes
2 agosto Veynes-Ales
3 agosto Ales-Nimes-Lunel
4 agosto Lunel-Montpellier-Beziers
5 agosto Beziers-Port Vendres
6 agosto Port Vendres-Barcellona
7 agosto Barcellona-Amposta
8 agosto Amposta-Castellon de la Plana
9 agosto Castellon de la Plana-Valencia
10 agosto Valencia-Alicante
11 agosto Alicante-Aguilas
12 agosto Aguilas- Almeria
13 agosto Almeria-Malaga
14 agosto Malaga-Sevilla
15 agosto riposo
16 agosto Sevilla-Caceres
17 agosto Caceres-Tordesillas


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LEAL partecipa alla settima edizione di “Animali…amo?”

LEAL Lega Antivivisezionista partecipa alla settima edizione di Animali…amo? evento organizzato da → A.P.I.D.A Associazione per i diritti animali domenica 12 giugno presso il centro culturale Cascina Grande in via Togliatti a Rozzano. Corsi di cucina e conferenze sul rispetto e la non violenza nei confronti degli animali. Sarà una giornata piacevole in nome del veganesimo e dell’antispecismo per il rispetto e la tutela di ogni essere vivente. Per orari e programma vedi locandina.

Vi aspettiamo!

LEAL sede e segreteria
Presidente Gianmarco Prampolini
via L. Settala, 2 | 20124 Milano
tel. 02 29401323 | leal.sede@libero.it

ANIMALIAMO TAVOLO LEAL


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Fiesta per chi? No Corrida Day 11 giugno

Toro_corridaA volte siamo colpevoli di colpe che proprio non attengono alla tipologia delle nostre manchevolezze, colpe che non commetteremmo mai se solo fossimo liberi di scegliere, come quando, pacifisti nel profondo, siamo costretti a sostenere con le nostre tasse, senza averlo mai voluto, le spese per una produzione (esorbitante) di armi da vendere qua e là per il mondo; non meno odiosa e altrettanto insensata è la somma che per anni abbiamo versato, quali cittadini europei, per sovvenzionare regolarmente e lautamente (129 milioni di € ogni anno) un’istituzione nefasta, crudele e ignobile quale è la corrida, che il Parlamento europeo ha fino a tutto il 2015 sostenuto con un flusso di denaro pubblico, che solo nell’ottobre scorso è stato per la prima volta interrotto dal voto finalmente contrario di una maggioranza di deputati.

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

Siamo lontanissimi dalla fine della corrida, ma si tratta comunque di un passo importante per contenerne la diffusione, visto che, in assenza di questi aiuti da parte dell’Europa, le municipalità, che in Spagna si scontrano per decidere se disinvestire da altri progetti in favore della nobile causa della mattanza pubblica dei tori, incontreranno per lo meno difficoltà a sostenerne i costi. Al momento si stanno confrontando animatamente i vari partiti.

Per quanto basiti per doverlo ancora fare, siamo ancora qui, nel terzo millennio, ad argomentare. Si, perché in paesi della civilissima (?) Europa, Spagna, Portogallo, Francia del Sud, oltre che in tanta parte dell’America Latina, prospera un particolare modo di trascorrere graziosamente caldi pomeriggi in compagnia, lì sugli spalti dell’arena, dove, ad ogni appuntamento, vari tori, uno dopo l’altro, terrorizzati perché scaraventati in un luogo sconosciuto, pressati da uomini brutali e urlanti, prima indeboliti con lauta somministrazione di purghe, vengono incitati per un lungo corridoio scuro fino allo spiazzo della carneficina, a volte ricevendo all’ingresso un colpo di “ghigliottina” sulla testa tanto per cominciare fessurando le ossa del cranio: questo dopo che sono stati colpiti ai reni con sacchi di sabbia, con le corna limate non sia mai dovessero fare troppo male al loro assassino, cosparsi di trementina sulle zampe, con vaselina negli occhi e sulle mucose del naso, spilli nei testicoli. È solo a questo punto che il torero, grottesca figura in similcalzamaglia e scarpe lucide, abiti lucenti e lustrini, può finalmente dare prova del suo coraggio: coraggio che si esprime intanto nell’ordinare ai banderilleros a cavallo (vecchi cavalli a cui sono state tagliate le corde vocali, così non disturbano con le loro grida quando vengono feriti, squartati nel ventre) di inseguire e infilzare il toro sul dorso e sul collo con bastoni che hanno una punta d’acciaio lunga cinque centimetri, dopodiché può cominciare a chiamare e richiamare una bestia sfinita, terrificata e sanguinante, che vorrebbe solo fuggire, ma non c’è un dove, e mettere in scena quella che spaccia per rappresentazione di virilità: altezzoso, mento in alto e petto in fuori, sguardo fiero, puntato in quello appannato e sconvolto di chi è la vittima di tutto l’insensato orrore. Fino alla fine. Quando il toro perde anche la capacità di reggersi in piedi: allora il matador gonfia ancora un po’ il suo petto, gli si avvicina vigoroso e mima le fasi finali del finto duello, occhi negli occhi della bestia, che di tutto questo non sa il perché, mentre, vomitando saliva e sangue, abbandona la vita. Ma ancora non è finita perché continuano osceni rituali di taglio dell’orecchio nonché di giri davanti agli spalti per omaggiare il gentile pubblico, e poi ergersi vincitore sulla gigantesca sagoma rantolante a celebrare il proprio trionfo. Folla in breve delirio, nonostante l’ansia per il risultato sia francamente sprecata dal momento che, a fronte dei tre mila tori ogni anno trucidati solo in terra di Spagna, la morte del matador è evenienza verificatasi solo una quarantina di volte nel corso dei secoli, tutt’al più qualche incornata.

Ecco, in sintesi, in estrema sintesi, quello che continua ad avere luogo anche nelle piazze di paesi dell’Unione Europea. La cosa ci riguarda: perché fino a ieri tutti noi ne siamo stati sovvenzionatori ancorché involontari, perché ancora oggi c’è chi persiste a sostenere lo spettacolo come pubblico pagante nelle trasferte turistiche; perché le non frontiere, la globalizzazione, la vicinanza creano un brodo di cultura di cui tutti ci alimentiamo; infine e soprattutto perché della specie umana, autrice di tanta indecenza, siamo comunque parte.

Rispetto alle infinite forme di maltrattamento degli animali, la corrida ha l’aggravante di torturare in modo orribile il toro all’unico esclusivo dichiaratissimo scopo di divertirsi nel farlo: realtà sconvolgente nella sua semplicità, perché dà diritto di cittadinanza alla categoria del sadismo, che non è esattamente un fiore all’occhiello nella ricchezza del nostro psichismo. “Perversione sessuale in cui il soggetto trae godimento dalla sofferenza che infligge agli altri” o più genericamente “Tratto del carattere proprio di chi si compiace della crudeltà”: comunque sia, di tanti interventi avrebbe bisogno fuorché di una esaltazione collettiva che lo ergesse a fondamento di un rito collettivo, di una celebrazione costantemente riproposta con la benedizione di ogni autorità. Rito in cui l’elemento sessuale in qualche modo sopravvive, per quanto disconosciuto, perché se da una parte il torero non persegue altro piacere che quello di tormentare e uccidere il toro, dall’altra la folla di spettatori/voyeuristi segue lo spettacolo in un crescendo di eccitazione fino all’orgasmo finale in cui la tensione si scioglie e il piacere si consuma nell’esaltazione collettiva. Si tratta di un piacere non nascosto con vergogna, come spesso succede in dinamiche analoghe, ma invece di rappresentazione ingigantita, di esibizione di impulsi: la condivisione sociale aumenta la fascinazione del rito, legittimato dal consenso legale e culturale.

Ma bisognerà pure alla fine raccontarsi di che cosa si sta andando tanto orgogliosi: la Rete pullula di siti in cui il tormento e l’uccisione di animali di vario genere (crush fetish e affini) è fonte di piacere per persone che nascondono quella che vivono come perversione vergognosa da condividere solo con selezionati compagni di merende, da tutelare per quanto è possibile dalla diffusione pubblica, foriera di inevitabile stigma. Bisognerà allora decidere se il piacere ricercato nel tormento di un animale è cosa di cui imbarazzarsi e da vivere in una solitudine pervasa da sensi di colpa o invece espressione di un machismo da ostentare con pubblico orgoglio: le due opzioni non possono coesistere. Non è superfluo rilevare che, se anche la violenza estrema della tauromachia viene ritualizzata in un luogo, in un tempo e in un contesto definito, la realtà psichica non può essere delimitata con gli stessi paletti di tempo e di spazio e di contesto. Ciò che avviene lì dentro resta inciso in chi ne è protagonista e in chi ne è spettatore: come nel corso delle guerre è illusorio pensare che la violenza che sul campo di battaglia viene incentivata resti poi lì confinata, allo stesso modo le esperienze sollecitate dalla violenza dell’arena non possono essere lì concluse, ma si allargano e si estendono al di fuori, contaminando inevitabilmente gli attori, attivi o passivi che siano.

Squallidi tentativi di nobilitazione con richiami, oltre che ad una tradizione obsoleta e incapace di giustificare alcunché, a prestigiosi aficionados quali Hemingway o Picasso risultano patetici nella loro inefficacia: saper dipingere o saper scrivere getta un sasso nello stagno dell’esistenza, i cui cerchi non si allargano certo ad includere il piano etico. La loro presenza evocata a nobilitare gli spalti non affascina più di quella più recente di Sarkozy: è tutto dire. E sostenitrici quali Lucia Bosè o Sofia Loren, antiche bellezze rapite dal fascino macho del matador, possono tutt’al più risultare perfette nel ruolo palpitante e arcaico di donna del boss.

La corrida porta con sé un altro problema, incredibilmente rimosso o minimizzato, vale a dire le sue conseguenze sul piano educativo: l’ingresso nell’arena è sì vietato ai minori di 14 anni, ma nelle scuole di tauromachia i bambini non solo sono ammessi ben prima, ad un’età che può essere di 10 o di 12 anni, a seconda dei paesi, e le ricadute sono straordinariamente più vaste. In primo luogo lo spirito della corrida non resta confinato ai tori uccisi nell’arena: non è certo un caso se in terra di Spagna le “fieste” in cui vengono perpetrati orribili crimini contro tante diverse specie di animali sono diffusissime su tutto il territorio, sono feste popolari a cui tanta parte della gente prende parte, e non pochi sono i giovani e giovanissimi: ciò che viene inflitto agli animali è di una tale creativa crudeltà da procurare vergogna anche solo a darne descrizione. Inoltre non è evenienza rara imbattersi in bambini in tenerissima età che vengono instradati dai genitori a “matare” animali mitissimi, tanto per ingannare l’attesa impaziente di farlo con un toro, come il papà o lo zio.

Nelle scuole di tauromachia vengono messi a disposizione vitelli di meno di due anni su cui fare pratica, vale a dire imparare a trafiggerli senza pietà con un colpo tra le scapole, che spesso, data l’imperizia dello “studente”, non risulta mortale, ma è solo l’inizio di una lunga agonia. Gli investigatori del partito animalista spagnolo Pacma, a cui si devono le immagini reperibili in rete, non nascondono di avere pianto vedendo i ragazzini celebrare il proprio “successo” mentre sullo sfondo gli animali morivano con un’espressione di terrore assoluto sul volto. Per altro è normale vedere la corrida in televisione: “Non sono riuscita a sfuggire in nessun modo all’orrendo spettacolo in Estremadura… in cui questa oscenità è mostrata in tutta la sua banalità sanguinolenta sui maxischermi dei bar, come se si trattasse di una partita di calcio” (→ L. Caffo V. Sonzogni Un’arte per l’altro, Graphe.it, pag. 28): lo spettacolo non è davvero vietato ai minori, e capita di incontrare in giro giovanissimi che mimano i gesti osceni del matador, evidentemente già entrati nel loro codice comportamentale. Nulla di strano, perché le cose, se si vuole farle bene, è meglio impararle da piccoli, quando il cervello è maggiormente plastico e la morale tutta da costruire: non è difficile, perché gli adulti trasmettono le loro convinzioni e il loro entusiasmo ai piccoli, con una sorta di contagio emotivo che non resta senza conseguenze e che da subito rende questi ultimi utilizzatori di secondo livello delle stesse situazioni.

È del 20 novembre 1989 la firma della Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino, approvata dagli stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella convinzione che la natura stessa dei bambini è meritevole di una speciale cura e attenzione, tale da richiedere una particolare articolazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: vi si sostiene che “… gli Stati aderenti prendono tutte le misure legislative, amministrative, sociali ed educative appropriate per proteggere il bambino contro ogni forma di violenza, attentato o brutalità fisiche o mentali”. Come possono gli stati sottoscrittori di questa dichiarazione (e sono attualmente 93) proporre o accettare un tale tirocinio alla brutalità e alla prepotenza a quegli stessi bambini ai quali hanno assicurato tutela da ogni forma di violenza? Gli studi sulle conseguenze della violenza assistita, per tanti versi del tutto assimilabile a quella subita o praticata, sono oggi tali da non consentire ignoranza o superficialità di alcun genere, tanto più ad organismi prestigiosi e potenti.

In conclusione: se non esistono parole per invocare il perdono di ogni toro per avere trasformato la sua vita in martirio, difficile è reperire quelle che possano chiedere scusa ad ogni bambino per avere trasformato la sua grazia in indiscriminato sfoggio di ferocia.

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Stop Vivisection: a Bruxelles per discutere la validità dei modelli animali

L’iniziativa dei cittadini Stop Vivisection è entrata in una nuova fase che richiede massima attenzione e mobilitazione da parte di tutti coloro che hanno a cuore il superamento della sperimentazione animale.

In risposta a una delle richieste di Stop Vivisection (→ vedi il dossier presentato l’11 Maggio 2015 a Bruxelles), la Commissione Europea sta infatti organizzando per i giorni 6-7 dicembre 2016 una conferenza per discutere della validità dei modelli animali per la ricerca biomedica e tossicologica.

gabbia_scimmiaCome si evince dalla lettera inviata al Dott. Bjorn Hansen, Stop Vivisection chiede che sia una conferenza ai massimi livelli scientifici internazionali con relatori di entrambi i “campi” (a favore e contro la sperimentazione animale) e con la possibilità che il pubblico senta un vero e importante dibattito su questo tema cruciale. Sarà un evento unico. Una prima assoluta. Mai nessuna autorità europea, infatti, ha prima d’ora ammesso pubblicamente che sperimentare sugli animali sia una pratica la cui validità può essere messa in discussione. La grande battaglia di Stop Vivisection ha fatto breccia! L’attenzione e la mobilitazione dei cittadini dovranno essere corali, continuative, efficaci.

L’attesa è grande. Agli attivisti, ai politici e ai deputati interessati non solo al benessere degli animali ma alla salute di tutti i cittadini, chiediamo il massimo sostegno nel fare informazione e nel diffondere i documenti scientifici che attestano la non validità della sperimentazione animale. Le autorità di Bruxelles devono sapere che i cittadini sanno, guardano, controllano. Il dibattito di Dicembre dovrà essere un vero, grande dibattito con dati e argomentazioni esaustive. L’etica e la scienza del XXI secolo dovranno dare il meglio di sé. Mancano pochi mesi: che ciascuno dia il meglio che può…


A Bjorn Hansen
Commissione Europea: D-G Ambiente Direzione A –
Green Economy ENV.A.3 – Capo Unità Prodotti Chimici

Gentilissimo Dott. Bjorn Hansen,

grazie per il Suo messaggio datato 11 Marzo 2016 in merito a una Conferenza Scientifica che si terrà a Bruxelles il 6-7 ddicembre 2016 per discutere della validità dei modelli animali. Con sorpresa, tuttavia, notiamo che esso non sembra cogliere né le preoccupazioni né le aspettative di quanti hanno sottoscritto l’Iniziativa Europea Stop Vivisection (1.173.131 cittadini dei 28 paesi UE) così come sono state espresse in tutti gli incontri e in tutti i documenti da noi presentati alla Commissione Europea.

PREOCCUPAZIONI SCIENTIFICHE

Tanto per cominciare, e per dissipare la Sua preoccupazione che partecipando alla Conferenza noi si possa non essere del tutto “pronti a dibattere il tema da un punto di vista scientifico”, vorremmo far presente che:
– 5 dei 7 garanti del Comitato Ufficiale di Stop Vivisection sono scienziati.
– Tutte le proposte elencate nel nostro Dossier illustrano e argomentano questioni scientificamente fondate.
– Il sito → Stop Vivisection può essere consultato per i numerosi studi peer reviewed che mettono in discussione la validità degli esperimenti su animali da un punto di vista strettamente scientifico.

UN CRESCENTE CONSENSO SCIENTIFICO

Questi studi scientifici coprono diversi settori della ricerca medica e tossicologica: da quello delle neuroscienze e malattie neurodegenerative, fino alla farmacologia e al cancro; e sono a firma di illustri scienziati, medici, ricercatori. Alludiamo, per citarne solo alcuni, a: Aysha Akhtar, Neal Barnard, Samuel Constant, Ray Greek, Lawrence Hansen, Thomas Hartung, Anne Keogh, Andrew Knight, Marcel Leist, Susanna Penco, John Pippin, Azra Raza, Costanza Rovida, Adrian Stallwood, Ludovic Wisziewski e molti altri, i cui nomi saremo lieti di sottoporLe in concomitanza con la preparazione della Conferenza di dicembre.

Come è noto, ciascuno di questi illustri studiosi ha espresso nel suo specifico campo di intervento chiare preoccupazioni circa i limiti di una ricerca fondata sul modello animale. Noi riteniamo che per alimentare in modo appropriato questo dibattito scientifico di cruciale importanza, molti se non tutti loro debbano essere ascoltati alla Conferenza, insieme con oratori di diverso orientamento; e che nel corso dell’incontro sia indispensabile approfondire alcuni argomenti specifici di analoga portata (vedi nota).

UN DIALOGO REALMENTE SCIENTIFICO

L’inizio della sperimentazione animale moderna risale al 1865, quando il fisiologo francese Claude Bernard pubblicò L’Introduzione allo studio della Medicina Sperimentale. Oggi, 150 anni più tardi, cominciamo a toccare con mano quali drammatiche ricadute sull’ambiente e sulla salute pubblica comportino strategie sanitarie formulate sulla base delle ingannevoli informazioni estrapolate dai test animali. Se come leggiamo nella Sua lettera, “obiettivo della Conferenza è un autentico dialogo scientifico” (cosa che anche milioni di cittadini europei si augurano di tutto cuore); ebbene, esso deve potersi svolgere in modo appropriato, sotto gli occhi e a beneficio di tutti. Con ogni evidenza, non sarà possibile affrontare problemi di tale portata nei 30 minuti che il Suo scritto suggerisce.

LE 3 R SONO IN CONTRASTO CON LA SCIENZA FONDATA SU PROVE DI EVIDENZA

Escludiamo che un incontro (l’ennesimo) dedicato a enfatizzare le presunte conquiste delle 3 R sia una meta ambita da parte degli scienziati del settore. Il principio delle 3 R pertiene al settore dell’etica, non della scienza! Da quando è stato formulato, quasi 60 anni fa, il solo risultato visibile cui ci ha condotti la sua osservanza è un allarmante aumento del numero di animali utilizzati. C’è dunque un solo modo sicuro per centrare l’obiettivo enunciato nella Sua lettera (“sfruttare i progressi della scienza per sviluppare metodi senza animali scientificamente validi, e avanzare verso l’obiettivo di eliminare la sperimentazione animale”): rendere obbligatorio per legge l’utilizzo di tutti i metodi alternativi scientificamente convalidati e normativamente riconosciuti. Domanda: come intendete presentare e discutere questo argomento di cruciale importanza alla Conferenza?

UN EQUIVOCO

Poiché, come afferma la Sua lettera, la Conferenza è stata organizzata come “risposta a una delle richieste di Stop Vivisection”, non vi è dubbio che saremo felici di contribuire al suo successo in piena conformità con lo spirito dell’Iniziativa; e in piena conformità con le aspettative di milioni di cittadini dell’UE che da 4 anni ormai ci appoggiano attivamente. Non ci è chiaro, tuttavia, come pensiate di affrontare un argomento di tale portata chiedendo la nostra collaborazione e nel contempo avanzando proposte palesemente contraddittorie, tali da vanificare l’assunto di base.

Come dobbiamo interpretare, infatti, le vostre richieste di:
partecipare all’’incontro con “uno o due” oratori, ciascuno dei quali potrà parlare non più di 15 minuti (ma davvero?);
circoscrivere l’argomento sollevato dall’Iniziativa Stop Vivisection a una sola sessione della Conferenza;

E come dobbiamo interpretare il fatto che:
non spendiate una sola parola circa la portata e l’insieme delle richieste dell’Iniziativa dei cittadini Stop Vivisection?
non ci comunichiate alcun dettaglio circa i possibili partecipanti e la possibile scaletta dell’incontro?

Abbiamo in comune una serie di preziosi obiettivi: la verità, la democrazia partecipativa, il dialogo tra i cittadini e le istituzioni dell’Unione Europea. Tutte cose determinanti (e ufficialmente celebrate in ogni occasione) per il varo dello strumento delle Iniziative dei cittadini europei. Se, come ci pare di capire, la richiesta di Stop Vivisection (pagina 5, punto 3 del Dossier) è stata fraintesa, siamo certi che nello spirito del dialogo e della democrazia partecipativa questo malinteso potrà essere sanato in modo rapido e soddisfacente.

Con i più distinti saluti
Mr. André Ménache, Mr. Gianni Tamino
rappresentanti della ICE Stop Vivisection

NOTA

Poiché, come leggiamo nel Suo messaggio, l’obiettivo per il quale state lavorando è una Conferenza basata su un programma prettamente scientifico e improntata alla massima equità, cogliamo l’occasione per segnalarvi alcuni temi cruciali che riteniamo indispensabile affrontare:

Carenza e necessità di adeguati strumenti legali per rendere obbligatorio l’utilizzo dei metodi sostitutivi convalidati e riconosciuti a livello regolatorio: in che modo possiamo colmare rapidamente questa lacuna?

Finanziamento delle metodologie non-animali. Deve essere velocemente colmata la sperequazione esistente tra i finanziamenti che affluiscono sulla ricerca fondata su animali e quella indirizzata allo sviluppo di metodologie alternative non-animali. Dai dati in nostro possesso, si può stimare che il 98% degli stanziamenti per la ricerca biomedica vanno alla sperimentazione animale; e solo il rimanente 2% allo sviluppo di metodi sostitutivi. Questo dato è inaccettabile.

Convalida dei metodi alternativi non-animali. L’attuale processo di convalida dei metodi alternativi è straordinariamente lungo (non meno di 7 anni) e inefficiente. Considerando la velocità alla quale si sviluppano le nuove metodologie, c’è il fondato rischio che una volta convalidato, qualsiasi metodo risulti superato. Dalla sua nascita, nel 1992, EURL ECVAM non è riuscito a convalidare più di 40 alternative (meno di 2 all’anno), la maggioranza delle quali pertengono al campo della “Riduzione” e del “Perfezionamento” e non a quello della “Sostituzione”. Inoltre: la convalida non può avvenire avendo quale punto di riferimento (gold standard) i dati ricavati dalla sperimentazione animale, una metodologia che non è MAI stata convalidata.

La composizione dei comitati etici che vigilano sulla sperimentazione animale. Molti di questi comitati etici (Opba/Organismi per il Benessere Animale) non comprendono rappresentanti pubblici né figure di esperti nel campo dei metodi alternativi, con ulteriori gravi danni per la credibilità e la trasparenza.

Last but not least, il termine “alternativa” è fonte di grande confusione. Per gli sperimentatori animali, “alternativa” comprende infatti l’insieme delle 3R (Reduce/Riduzione, Refine/Perfezionamento, Replace/Sostituzione), mentre il pubblico ritiene che “alternativa” significhi sostituzione totale. Anche all’interno della comunità dei ricercatori, vi è mancanza di consenso sulla natura e il significato di “sostituzione relativa” vs “sostituzione assoluta”. Riteniamo necessario affrontare e risolvere compiutamente questo punto nei mesi e anni a venire.

Brocca_ritratto
Vanna Brocca, giornalista
(estratto da → AV La voce dei senza voce n. 102, estate 2016)


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Monica Fontana candidata Consigliera Comunale lista Ambiente Torino per Airaudo sindaco: DENARO PUBBLICO E BENESSERE ANIMALE

Allerta denaro pubblico e benessere animale solamente in periodo elettorale? Si parla, meglio ancora si accenna su irregolarità, alcune ma non tutte e rigorosamente all’acqua di rosa: solo in tempo di elezioni???

Fontana_Torino_b

Monica Fontana
responsabile LEAL sezione Torino


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