Conferenza-dibattito LEAL “Allevamenti intensivi: le verità scomode” tra etica ambiente e salute

COMUNICATO STAMPA
 CONFERENZA-DIBATTITO. INGRESSO LIBERO 

LEAL Lega Antivivisezionista organizza sabato 3 febbraio a Ferrara la conferenza-dibattito “Allevamenti intensivi: le verità scomode”. Centro Promozione Sociale Acquedotto, Corso Isonzo 42/a, dalle ore 15.30.

Relatori On. Paolo Bernini portavoce alla Camera M5S, On. Mirko Busto portavoce alla Camera M5S, Maurizio Poletti, membro dell’Osservatorio Civico “Ora tocca a noi”, Gian Marco Prampolini presidente LEAL Lega Antivivisezionista.

La conferenza è stata organizzata per dare modo ai cittadini di confrontarsi con le problematiche relative agli allevamenti intensivi che da tempo stanno creando nella zona gravi problemi ambientali e di salute per gli abitanti.

Sono davvero numerosi e impattanti gli allevamenti che negli ultimi anni si sono creati in queste zone: la sola Società “Biopig” di Cascone sta inquinando la Pianura Padana tra le province di Modena, Ferrara e Mantova con i suoi insediamenti zootecnici; altri progetti sono in attesa di approvazione.

Durante la conferenza, che sarà registrata e postata sul web, verranno trattati i vari aspetti degli allevamenti: etico, in quanto la vita degli animali prigionieri di questi lager è terrificate e caratterizzata da altissimi livelli di sofferenza; ambientale, aria, acqua, suolo subiscono pesanti compromissioni date dal pesantissimo impatto che gli allevamenti intensivi hanno sull’ambiente; sociale, dal momento che si riscontrano reali danni per la salute collettiva sia per chi, vivendo in prossimità di questi impianti, è costretto a respirare sostanze tossiche, sia per chi, nutrendosi della carne di questi animali sviluppa quella che viene denominata antibiotico-resistenza e altre patologie.

LEAL si è battuta in prima linea contro queste realtà: per il Maxi Allevamento di Finale Emilia in provincia di Modena contro la cui realizzazione ha presentato 70.000 firme a Regione e Comuni interessati, ed anche per il Maxi Allevamento da 50.000 maiali a Zerbinate LEAL ha promosso una petizione online.

Maria Cristina Testi, responsabile di LEAL Modena e Stefania Corradini, responsabile LEAL Bologna e Ferrera che hanno organizzato la conferenza, dichiarano in una nota congiunta: “Ci auguriamo che alla conferenza, che lascerà ampio spazio al dibattito, partecipino numerosi cittadini, per conoscere, per chiarire dubbi e per non subire come è accaduto in passato scelte scellerate dettate da interessi economici capaci di calpestare i diritti dei cittadini e degli animali. La nostra conferenza è organizzata per dare a tutti informazioni su cosa può significare per la salute e il territorio un allevamento di questa entità. Durante la conferenza non verrà tralasciato l’aspetto etico riferito al concetto stesso di allevamento. Un aspetto importante per LEAL che persegue e diffonde uno stile di vita vegan nel rispetto per ogni forma di vita”.

→ BASTA UN CLIC: FIRMA ONLINE LA PETIZIONE LANCIATA DA LEAL

LEAL sezione Modena
Maria Cristina Testi
tel. 340.7393451
leal.mo@libero.it

LEAL sezione Bologna e Ferrara
Stefania Corradini
tel. 349.4021232
lealferrara@libero.it

locandina conferenza dibattito LEAL M5S


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Rinviata al 26 marzo la quarta udienza che vede imputati gli attivisti del CFGH

15 gennaio 2018: terza udienza che ha visto imputati gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill (CFGH) che il 20 aprile 2013 occuparono gli stabulari del Dipartimento di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano e liberarono 400 topi ed un coniglio. Il processo intentato da Università degli Studi di Milano e Consiglio Nazionale delle Ricerche, Dipartimento di Neuroscienze, vede gli attivisti imputati dei reati di invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento.

Sono stati sentiti tre testimoni del Pubblico Ministero: Gialuca Vago, anche all’epoca Rettore dell’Università degli Studi di Milano; il professore Mario Zoratti, direttore dell’Istituto di Neuroscienze con sede a Padova; e la professoressa Paola Viani, del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale Università degli studi di Milano. Il 26 marzo gli attivisti avranno la parola.

@bastavivisezione #stopvivisezione #abbattiamoilmurodisilenzio #apriognigabbia

PROCESSO CFGH PALAZZO GIUSTIZIA 01

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Videopresidio a Milano di LEAL e META “Derivati animali e inquinamento: verso la fine del mondo”

presidio LEAL domenica 14 gennaioDomenica 14 gennaio in piazza Cordusio a Milano dalle 15 alle 19: “Derivati animali e inquinamento: verso la fine del mondo”. Video e interventi di attivisti per sensibilizzare chi vuole prendere coscienza su cosa accade alle persone, agli animali e all’intero pianeta a causa delle attività umane.

 Vi aspettiamo numerosi! 

→ Pagina FB evento


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LEAL organizza sabato 3 febbraio a Ferrara la conferenza-dibattito “Allevamenti intensivi: le verità scomode”

Centro Promozione Sociale Acquedotto, Corso Isonzo 42/a, dalle ore 15.30. Relatori On. Paolo Bernini portavoce alla Camera M5S, On. Mirko Busto portavoce alla Camera M5S, Maurizio Poletti, membro dell’Osservatorio Civico “Ora tocca a noi”, Gian Marco Prampolini presidente LEAL Lega Antivivisezionista.

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Sono davvero numerosi e impattanti gli allevamenti che negli ultimi anni si sono creati in queste zone: la sola Società “Biopig” di Cascone sta inquinando la Pianura Padana tra le province di Modena, Ferrara e Mantova con i suoi insediamenti zootecnici, altri progetti sono in attesa di approvazione.

Durante la conferenza, che sarà registrata e postata sul web, verranno trattati i vari aspetti degli allevamenti: etico, in quanto la vita degli animali prigionieri di questi lager è terrificate e caratterizzata da altissimi livelli di sofferenza; ambientale, aria, acqua, suolo subiscono pesanti compromissioni date dal pesantissimo impatto che gli allevamenti intensivi hanno sull’ambiente; sociale, dal momento che si riscontrano reali danni per la salute collettiva sia per chi, vivendo in prossimità di questi impianti, è costretto a respirare sostanze tossiche, sia per chi, nutrendosi della carne di questi animali sviluppa quella che viene denominata antibiotico-resistenza e altre patologie.

LEAL si è battuta in prima linea contro queste realtà: per il Maxi Allevamento di Finale Emilia in Provincia di Modena contro la cui realizzazione ha presentato 70.000 firme a Regione e Comuni interessati, anche per il Maxi Allevamento da 50.000 maiali a Zerbinate LEAL ha promosso una petizione online.

Ci auguriamo che alla conferenza, che lascerà spazio al dibattito, partecipino tanti cittadini, per conoscere, per chiarire dubbi e per non subire come è accaduto in passato scelte scellerate dettate da interessi economici capaci di calpestare i diritti dei cittadini e degli animali, perché: “Libertà è partecipazione”.

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Organizzatori:

LEAL sezione Modena
Maria Cristina Testi
tel. 340 7393451
leal.mo@libero.it

LEAL sezione Bologna e Ferrara
Stefania Corradini
tel. 349 4021232
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Il Coordinatore nazionale delle Guardie Zoofile di LEAL Stefano Diana intervistato a Telereporter sulla questione bocconi avvelenati

bocconi_avvelenati_A Milano in seguito al ritrovamento di bocconi di carne sospetti il Giardino Verga di via Confalonieri è stato interdetto al pubblico. La Polizia di Stato e la Polizia Locale hanno messo in atto un protocollo di prevenzione e commissionato l’analisi all’Istituto Zoo Profilattico; la zona è stata nel frattempo bonificata dall’Amsa. Telereporter ha fatto un approfondimento della notizia al TG delle 20.30 dell’8 gennaio, intervistando sull’argomento Stefano Diana, Guardia Zoofila e Coordinatore nazionale delle Guardie Zoofile di LEAL Lega Antivivisezionista.


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L’impegno di LEAL: gli aiuti concreti agli animali

Iniziamo il 2018 con positività e concretezza, oltre che con tanta voglia di fare. L’energia ci viene data dagli obiettivi che da anni manteniamo nei confronti degli aiuti agli animali. Oltre alle campagne di sensibilizzazione, abbiamo finanziato le borse di studio e abbiamo offerto aiuti che ci hanno richiesto impegno, anche economico, ma che ci ripagano con grande soddisfazione. A questi aggiungiamo le cure destinate ad animali di ogni specie che abbiamo trovato in difficoltà, sterilizzazioni di colonie e randagi accuditi dai nostri volontari… Ci auguriamo di fare sempre di più per gli animali e per sostenere chi li aiuta. Buon lavoro a tutti noi!

 

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Benessere animale che nuoce agli animali

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

“The times they are a-changin’”: finiva il 1963 quando Bob Dylan la cantò per la prima volta dando voce all’urgenza e alla fascinazione di un cambiamento che sembrava destinato a travolgere il mondo; ideali di rinnovamento, giustizia, pace, sollecitati dalla forza esplosiva di un’intera generazione di giovani, pronti a rivoltare il mondo, che così come era fatto non si poteva proprio sopportare. Da allora è risuonata in mille contesti dove la rivolta contro l’ingiustizia faceva sventolare la bandiera di ogni speranza; nella rimozione autoprotettiva che quei versi erano risuonati per la prima volta giusto quando John Kennedy veniva assassinato: dettaglio non trascurabile mentre il sogno veniva spacciato per previsione.

Potenza delle parole e potenza dei sogni. Così anche oggi la tentazione di ripeterle è grande davanti al dilagante movimento contro la sopraffazione dei nonumani, che si manifesta nelle forme indecenti, irracontabili, variegate, ciniche, sadiche che sa assumere. L’ingiustizia sembra tale da dovere per forza implodere e nel giro di pochi decenni, ma essenzialmente negli ultimi anni, davvero tantissime cose sembrano essere cambiate: si denunciano le atrocità compiute nei macelli, nei laboratori di vivisezione, nel dietro-le-quinte dell’addestramento degli animali esotici nei circhi, si guardano con disprezzo attività quali caccia e pesca, sagre e zoo, per legittimate che siano. Persino nel campo dell’alimentazione, quella connessa alla pochezza della nostra (in)capacità di agire sugli irrinunciabili piaceri della gola, tante cose si muovono: un termine quale vegano, incomprensibile ai più fino all’altro ieri, è ora sdoganato in tanti bar e ristoranti; vengono pubblicati persino libri il cui titolo, “No vegan”, sta a metà strada tra la supplica di chi non ne può più (“Basta, vi prego”) e l’appello di chi, seriamente preoccupato, passa al contrattacco (“Tutte storie”); maltrattamenti di animali d’affezione raramente hanno luogo in pubblico e, quando succede, le conseguenze mediatiche sui responsabili sono dilaganti. Pur nella consapevolezza trattarsi di gocce nel mare, la tentazione di farsi invadere da una vaga soddisfazione, che attutisca il tormento sperimentato da tutti coloro che sentono nelle loro corde l’inferno quotidiano dei nonumani, è davvero grande.

Tentazione che deve però confrontarsi con la realtà, che racconta una storia diversa. Addentrarsi nel discorso coincide con la presa d’atto di una situazione di fatto: ciò di cui si parla, che si sbandiera e si ripete quasi fosse un mantra, è essenzialmente il benessere animale, alla lettera quindi una condizione in cui gli animali “stanno bene”. Ma le cose bene non stanno.

articolo manzoni allevamento etico Aarticolo manzoni allevamento etico foto BPer capirci con qualche esempio: la Coop, che sei tu (tu chi?) nella sua pubblicità ”si impegna a migliorare le condizioni degli animali per eliminare o ridurre l’uso degli antibiotici. Così si può contrastare l’aumento di batteri resistenti e dare alle persone una garanzia in più per la loro salute. Per questo, il benessere animale è nell’interesse di tutti”. A commento una bella immagine stilizzata di un pollo bianco come il latte, che scoppia di salute. Giusto per ricordare: nulla della nascita e della vita dei polli cambia: iperallevamenti con uccisione dei pulcini maschi tritati ancora vivi, spazi ridottissimi per le galline, trasporti finali in terrificanti tir, sgozzamenti a catena di montaggio appesi a testa in giù, sanguinanti e ancora vivi. Siccome però avranno ingurgitato meno antibiotici, l’azienda si sente autorizzata a parlare di benessere animale. E già che ci siamo, sposta contestualmente il focus su quello umano, consapevole di quanto l’argomento sia in grado di catalizzare l’attenzione autocentrata degli acquirenti, oscurando con facilità il neonato interesse per i polli.

In contemporanea il poliedrico Alessandro Gassman (forse in disperanti ambasce economiche) rassicura sorridendo che i tonni dell’azienda che lo foraggia, la Rio Mare, sono pescati uno per uno con la canna: ammesso e non concesso, forse l’amo non si conficca nelle bocche degli animali? Forse loro non si dibattono disperati mentre cercano di respirare, mentre muoiono tra dissanguamento, asfissia, terrore, in un’agonia lunga e terribile, senza scampo? Che cosa c’è da sorridere? E quale imbroglio propone ai bambini che lo ascoltano, e che con la loro stessa presenza smuovono preoccupazione per natura e animali, che loro sì li amano davvero? Non è certo casuale che “rispetto” sia parola ricorrente quando si parla di tonni: è con lo slogan “La qualità e il rispetto” che la ASdoMAR fa concorrenza e, udite udite, sostiene le aree marine protette. Qualcosa insomma come sollecitare uxoricidi così con i soldi dei risarcimenti si possono magari aprire centri di accoglienza per donne maltrattate. È un meccanismo noto agli psicologi come “formazione reattiva”, che permette di affrontare realtà emotive angoscianti sostituendole inconsciamente con altre che sono esattamente l’opposto. Insomma, secondo Jung, dove maggiore è il fascio di luce tanto più profonda è l’ombra sottostante. In questo caso l’operazione pubblicitaria tutto è tranne che inconscia: la realtà della crudelissima morte del tonno viene oscurata da una sbandierata cura per animali e ambiente: dalla mattanza cruenta alla amicale sollecitudine. Una sorta di raggiro, che funziona perché collude con il desiderio dei consumatori di volerci credere.

L’atteggiamento di confondere un ipotetico benessere animale con il rispetto a loro dovuto ha antesignani illustri: Temple Grandin (Boston 1947), affetta dalla sindrome di Asperger, che è una patologia dello spettro autistico, si è occupata per tutta la vita non solo delle persone colpite dalla sua stessa malattia, ma anche dei bovini negli allevamenti (il master in Zootecnia ne testimonia l’interesse). Per le une e gli altri ha ideato uno strano congegno, la “hug machine” o “macchina degli abbracci”, costituita da due parti laterali capaci di contenere e calmare, oltre alle persone, gli animali, con cui ritiene di avere grande affinità e possibilità di comunicazione grazie ad una mente e ad una empatia fuori dal comune. Divenuta una autorità in questi campi, tra l’altro professore di Scienze alla Colorado State University, autrice di innumerevoli articoli e libri, in virtù di tutto ciò, si riconosce ed è riconosciuta come attivista animalista: in fondo nella sua macchina le mucche spaventate diventano mansuete e tutto ciò che deve succedere ha un percorso più facile, con buona pace di chi deve fare il lavoro sporco, che fa meno fatica, e degli animali che vanno a morire un po’ più sereni. Il fatto che quegli stessi nonumani, che sostiene di amare, continuino ad essere schiavizzati dagli umani che li comprano, li vendono, li tengono prigionieri, li sottopongono a mutilazioni, li sfruttano, li uccidono, sembra essere particolare ad impatto zero nella sua visione del mondo, una sorta di dover essere emotivamente neutro.

Emerge un altro importante aspetto psicologico in tutta la vicenda, a dare atto di come sia possibile che, a fronte di una sensibilità per il mondo animale in ascesa libera nel mondo occidentale, l’assunzione di comportamenti conseguenti (quindi astensione da prodotti o attività che comportino sofferenza ai nonumani), sia tanto pallida. È la “dissonanza cognitiva”, interessante concetto introdotto nel 1957 da Leon Festinger per spiegare la situazione di disagio in cui ci si viene a trovare quando vi è incoerenza per esempio tra le proprie convinzioni e i propri atteggiamenti. Lo stato di malessere, frutto dell’antinomia in atto, richiede di essere elaborato, risolto: i modi per farlo sono molteplici e possono contemplare una modificazione delle proprie convinzioni di base o invece dei propri comportamenti o invece del proprio mondo cognitivo, attraverso una diversa lettura della realtà secondo parametri funzionali allo scopo.

Nello specifico, l’esplicitato amore per gli animali richiederebbe consequenzialmente di non nuocere loro in alcun modo: ma per molti a quanto pare è fatica estrema. Impensabile cambiare la propria visione del mondo sostenendo che no, in fondo non è che di loro ci importa più di tanto, perché questo inciderebbe sulla considerazione di noi stessi, sulla nostra autoimmagine di persone dotate di sensibilità a 360 gradi, che è anche alla base del nostro senso di identità e del tipo di autostima che ci è necessaria. Molto più semplice dare una lettura aggiustata della realtà, inserirla in una modificata cornice cognitiva che ci permette di credere che di fatto loro stanno proprio bene, che il nostro usarli, mangiarli, indossarli non fa loro alcun male: il loro benessere è assicurato perché vengono trattati (alias domati, addestrati, imprigionati, mutilati, triturati, castrati, macellati, …) con grande cura: rilassiamoci e non angosciamoci perché “stanno tutti bene”. Come assicurava Marcello Mastroianni sulla tomba della moglie, nel film di Tornatore, oscurando a lei e a se stesso l’infelicità di ognuno dei suoi figli sparsi per il mondo: meglio mentire che cedere all’angoscia.

Ecco: gli attuali riflettori puntati su un presunto benessere animale rispondono all’esigenza di ripristinare quel livello di coerenza con le nostre convinzioni che ci tranquillizza tutti. Tutti, tranne loro, ovviamente, gli animali, esclusi dal consesso di anime pacificate. Noi umani possiamo contare su un ricco patrimonio di meccanismi autodifensivi a sostegno del nostro atteggiamento: ci rappacifichiamo con la dissonanza cognitiva perché siamo in grado di rimuovere la realtà, di negarla, di rinominarla in modo da renderla irriconoscibile, di proiettare colpe e responsabilità al di fuori di noi stessi, di autoassolverci. Ci liberiamo dall’angoscia modificando non la realtà, ma la narrazione della realtà. Loro, i nonumani, restano vittime tout court, delle nostre intellettualizzazioni e dei nostri marchingegni. Dovrebbero essere difesi dai sadici e dagli indifferenti che li opprimono, ma l’organizzazione economica e sociale intorno sta ridisegnando la rappresentazione delle cose, e i difensori a volte fanno pace con gli aguzzini.

Tom Regan, il filosofo grande difensore dei diritti degli animali da poco scomparso, è stato preveggente: già alcuni lustri fa, in una situazione culturale ben diversa dall’attuale, aveva chiaro davanti a sé il pericolo incombente della confusione tra il tema del benessere e il tema dei diritti, ed ha sostenuto senza mezzi termini che parlare di benessere animale significa sostenere l’industria della carne e lo status quo. Non vi può essere benessere negli allevamenti intensivi, nei laboratori di sperimentazione animale, nei macelli, nell’addestramento di animali esotici e non.

Non è certo un caso che le leggi di tutela concludano le descrizioni di tutto ciò che agli animali non si può fare, con chiarimenti del tipo “Sono esclusi da queste norme…” e a seguire tutte le pratiche ordinarie, comuni, all’interno delle quali la violenza è legalizzata, quindi autorizzata, quindi non punita, quindi, ancor più grave, nemmeno riconosciuta come tale. È ancora Tom Regan che, a proposito dei veterinari, rilevava che il loro richiamo ad un trattamento umano e responsabile fosse una retorica non dissimile da quella delle industrie di sfruttamento animale: affermava che “con amici come questi, gli animali non hanno bisogno di nemici”. A ciò contrapponeva la sua visione del mondo in cui l’obiettivo non fosse quello di allargare le gabbie, ma di svuotarle: “Gabbie vuote”, appunto, secondo il titolo del suo libro, che resterà utopia, se ci ostineremo a non pensarlo possibile. Lasciamo allora che il tema del benessere animale, così come viene declinato, sia appannaggio delle aziende per le quali è divenuto baluardo contro i cambiamenti che temono. E perseguiamo i cambiamenti che loro temono.

Sostenere che gli animali che finiscono la loro disperante vita nei macelli e tutti gli altri sottoposti al dominio dell’uomo “stanno bene” ricorda Guillotin, relatore della legge che prevedeva le norme per l’utilizzo della ghigliottina in Francia a ridosso della rivoluzione francese, quando assicurava che i condannati a morire con quel marchingegno non sentivano alcun dolore, solo un po’ di frescura sul collo. Non ci fa onore che nella nostra specie ci sia chi ha avuto bisogno di un paio di secoli per inorridire.

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Zoo e bioparchi: facciamo chiarezza su un tema spesso oggetto di disinformazione

In riferimento all’articolo pubblicato da La Stampa del 28 dicembre 2017 di Fabrizio Assandri “Una cuccia invernale per giraffe e lemuri” inerente al bioparco “Zoom” di Cumiana (TO), LEAL sottoscrive e rende note le precisazioni e rettifiche del Garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte Enrico Moriconi in quanto riteniamo importante fornire dei dati precisi su un tema che è spesso oggetto di disinformazione.

NO_ZOO_manifesto_Riportiamo dalla lettera del Garante regionale per i Diritti degli Animali: “Da tempo le ricerche scientifiche hanno dimostrato le notevoli negatività indotte dalle strutture quali zoo o bioparchi che dir si voglia. In linea generale tutte si riconducono al fatto di tener rinchiusi animali che in natura colonizzano territori ampi e che quindi soffrono l’impossibilità di soddisfare bisogni etologici insopprimibili quali l’esplorazione del territorio, la ricerca dei partner, la realizzazione di rapporti interspecifici con individui diversi e non con il o i compagni sempre uguali. Nell’articolo si allude al fatto che si tratterebbe di soggetti abituati alla cattività; però non è esatto in quanto pochi decenni di addomesticamento, se pure tale fosse il periodo, non cambiano le esigenze etologiche e fisiologiche che sono ereditarie e iscritte nel dna di ogni animale”. E aggiunge: “Il confinamento di specie a rischio non porta vantaggi anzi sottrae alla natura del patrimonio genetico, effetto anche più grave se si considera che le ricerche hanno dimostrato che gli animali in cattività vivono meno di quelli liberi”.

Riteniamo che sul tema zoo e bioparchi sia necessario fare chiarezza per evitare che a causa della disinformazione e della mancanza di dati oggettivi si possa ingenerare la falsa idea che tali strutture di detenzione possano salvare gli animali da sofferenza ed estinzione. Ribadiamo pertanto la nostra posizione contraria a qualsiasi luogo di detenzione per esseri senzienti e di sfruttamento degli animali.


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Nuova sezione LEAL Marche

LEAL_SEZIONE_MARCHELEAL ha una nuova sezione nelle Marche grazie a Marcella Notarianni. Marcella è attiva come volontaria in canile e ha scelto uno stile di vita vegano. Grazie alla sua professione che le permette di girare per l’intera regione ha la possibilità di fare informazione su tutto il territorio e sensibilizzare su tematiche antivivisezioniste, su scelte etiche e di rispetto nei confronti di ogni specie vivente. Diamo il benvenuto a Marcella e le auguriamo buon lavoro!

LEAL sezione Marche
Marcella Notarianni
mob 349 0601862
lealregionemarche@gmail.com


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Da LEAL Lega Antivivisezionista: BUON ANNO!

Chiudiamo il 2017 con un grande grazie a tutti voi che ci seguite, ci sostenete e apprezzate il nostro impegno. Grazie a chi ci telefona per chiedere aiuto o consigli, a chi ci offre sostegno, anche con donazioni, e ci dedica qualche ora del suo tempo. Vi regaliamo una carrellata di quanto abbiamo fatto in questo 2017 che è volato via in un soffio.

LEAL_AUGURI_2018
Abbiamo aperto nuove sezioni affidate ad amiche fantastiche e attive! Abbiamo organizzato presidi, tavoli informativi, denunciato maltrattamenti (il cane sparato a morte a Bondeno). Grazie al Senatore Lello Ciampolillo M5S abbiamo fatto dei blitz all’Università di Ferrara che ha aperto la porta di uno stabulario al Senatore Ciampolillo. Siamo tornati a portare cibo ad Amatrice, aiutato tanti animali, incontrato persone. Abbiamo presentato il primo Rapporto sul Maltrattamento Animale 2016 e patrocineremo anche il Rapporto sul Maltrattamento Animale 2017.

Ci stiamo battendo per i maxi allevamenti di Finale Emilia e Zerbinate. Partecipato a lotte comuni per obiettivi importanti come lo zoo di Torino che dopo tante battaglie non si aprirà. Ancora abbiamo in essere le campagne contro il circo e contro Telethon.

Siamo stati in prima linea alleati ad altre associazioni per cercare di difendere i conigli del Parco di Forlì dalla strage ordinata dall’amministrazione comunale. Abbiamo soccorso tanti animali in difficoltà e sostenuto i rifugi che li ospitano. Sempre diffondendo un messaggio di rispetto per ogni forma di vita diffondendo la scelta vegana.

 Buon 2018! 


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