#MeToo e la diffamazione del maiale

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

“AFFANCULO MAIALE” è il titolo, francamente poco gentile, sulla copertina del quotidiano tedesco Die Zeit dell’8 ottobre. Ma perché mai il maiale dovrebbe raccogliere l’esortazione? Di certo, a trattamenti non di favore ci è più che abituato: tra gli animali peggio citati, insultati, diffamati, il posto d’onore va senza ombra di dubbio alla sua specie, a quei maiali, che continuiamo a non conoscere nonostante li abbiamo addomesticati, alias schiavizzati nel peggiore dei modi, da un bel po’ di millenni, dal 6000 A.C. dicono gli studiosi; abbiamo da allora lasciato alla loro “controfigura”, quella dei cinghiali, un destino di libertà che resta però vigilata e controllata, soggetta al piacere dei cacciatori, che così, pur lontano dalle lusinghe dell’Africa nera, possono fingere il brivido della caccia grossa, da alternare a quella a minuscoli volatili, che, per eccitante che sia, dopo milioni di individui impallinati e disintegrati, magari finisce per annoiare un po’.

I maiali hanno la sfortuna di vivere in ogni continente, se si esclude l’Antartide, adattandosi con una certa facilità a condizioni di vita differenziate, tanto che, se lasciati in pace, potrebbero vivere anche un quarto di secolo. Ma lasciati in pace non sono mai stati, dal momento che è dall’antichità che vengono sgozzati per essere mangiati e non solo: perché, è risaputo, del maiale non si butta via niente. Conoscenza appannaggio di gran parte dell’umanità, di cui l’uomo pare darsi vanto nel celebrare la propria diligenza nell’evitare sprechi, e di cui lui, il maiale, paga lo scotto: non solo salsicce, prosciutti e salami, ma grasso x candele; pelle e tendini x corde di strumenti musicali; setole per spazzole e pennelli. Ma non basta ancora: perché i maiali sono portatori di una tale (misconosciuta) vicinanza e parentela genetica con noi umani, che la sperimentazione su di loro non conosce confini e le valvole dei loro cuori battono in tanti petti umani, in cui hanno sostituito quelle originali malfunzionanti: realtà di cui non ci piace tanto parlare e tanto meno mettere in luce le implicazioni anche etiche.

Lo sfruttamento istituzionalizzato a cui i maiali sono regolarmente sottoposti ha raggiunto livelli numerici stratosferici: se quelli allevati in Italia sono all’incirca 8 milioni, le cifre si dilatano negli Stati Uniti, dove si parla di 70 milioni di individui uccisi ogni anno, a fronte della Cina, dove i milioni sarebbero 500. È proprio da questo Paese che arrivano le ultime notizie dell’orrore spacciate per razionalizzazione della produzione : sono ormai operanti i Pig Hotels, megastrutture che arrivano fino a 13 piani, nuove frontiere dell’allevamento che sfrutta lo spazio verticale per carenza di quello orizzontale, lager legali e ipertecnologici dove ammassare un numero prima inimmaginabile di individui e ucciderli massimizzando il profitto, dove centinaia di migliaia di suini e suinetti vivono e muoiono ingabbiati, senza mai avere potuto compiere un solo passo.

Se i numeri per loro stessa natura non suscitano empatia, ma al massimo uno sconcertato stupore, lo stesso non si può dire dell’immensità della violenza moltiplicata per ogni singolo individuo suino, comprensiva di evirazioni e taglio della coda, terrore, uccisioni a catena di montaggio, sadismo nelle forme più sconcertanti che ogni investigazione mette in luce. Tutto questo su esseri che sono giocosi, intelligenti, ricchi affettivamente; che fanno un po’ sorridere con i loro gusti alimentari che contemplano anche golosità articolate, per cui meloni, banane, mele e tanti altri frutti li fanno grufolare dal piacere. Sono naturalmente riservati e rispettosi di loro forme di igiene, per cui, in natura, fanno i loro bisogni lontano da dove mangiano e da dove dormono. Amano sguazzare nel fango che è la loro crema solare, perché ne protegge la pelle dalle scottature e tiene lontane le mosche. La scrofa è madre amorevole che costruisce un nido accurato per la prole, accessoriandolo con ramoscelli e rami che cambia ogni notte. Possono riconoscere i colori, sognano e, nelle parole poetiche di un loro grande estimatore nonché studioso, Jeffrey Masson, cantano alla luna. Quando sono liberi in natura, riconoscono l’odore degli esseri umani a 400 metri, e il fatto che ci evitino con cura è uno dei segnali della loro intelligenza: mai decisione fu più saggia. La performance della sedicenne Iris che, ad un talent, si è presentata con il suo maiale Pongo il quale, scodinzolando e apparentemente sorridendo, l‘ha seguita in una prova di agility ha mandato in delirio pubblico e giuria, l’uno e l’altra evidentemente a digiuno di qualsiasi conoscenza di un maiale non ridotto in salsiccia.

A fronte di questo ed altro ancora, la rappresentazione del maiale continua ad essere quella di un animale lurido, dotato dei peggiori istinti. Il perché lo sintetizza bene l’etologo Danilo Mainardi quando dice che “Anche il maiale possiede una sua intelligenza, ha capacità sociali e affettive: ma preferiamo non venirlo a sapere, perché quest’ignoranza indubbiamente ci facilita la digestione”. Ottima sintesi di un processo psicologico elaborato: possiamo infliggere agli animali tanta sofferenza solo sulla scorta di una imponente mistificazione. Il processo empatico che agisce da riconoscimento dell’individualità dell’altro, inibisce comportamenti aggressivi accorciando le distanze e permette di mettersi nei panni altrui non ha luogo dove interviene il disprezzo: chi appartiene ad un gruppo che si considera sfavorevolmente, è escluso dalla nostra attenzione empatica.

Se tutti gli animali sono disprezzati in quanto inferiori a noi, specie eletta, i maiali disprezzati lo sono ancora un po’ di più: ed è proprio questo enorme surplus dispregiativo a sostenere l’inenarrabile abuso che facciamo di loro. È questo il motivo ultimo del costante discredito, della rappresentazione ingiuriosa e diffamante che facciamo di lui, non a caso resistente ad ogni progressiva conoscenza etologica che ne metta in luce doti, bellezze, capacità, e che viene diligentemente e prudentemente ignorata. Il maiale è totalmente reificato nel linguaggio economico che, attento all’altalena dei prezzi, si preoccupa di distinguere il “suino pesante” da quello “leggero”. Ma ci permettiamo persino dileggio e scherno della sua sofferenza: “Facciamo la festa al porco” è uno dei graziosi slogan che ha accompagnato una delle tantissime sagre estive a base di scorpacciate di salsicce, accessoriata con manifesti in cui un maiale sorridente e ammiccante, corona in testa e forchetta in… zampa, celebra la propria uccisione: oltre il danno, una beffa oscena. Che compare e ricompare nelle immagini di musi di maiale a decorazione sconcia nelle vetrine di macellerie o sui tavoli dei ristoranti. Insomma abbiamo costruito a bella posta e sosteniamo ad arte lo stereotipo del maiale quale animale spregevole: questa rappresentazione riveste un potere disinibente e dà la stura ai peggiori atteggiamenti, i quali, lungi dal provocare disagio, vengono esibiti con spensierata soddisfazione.

Non si può certo sottostimare la valenza denigratoria di tutte le bestemmie che ne usano il nome per insultare divinità da cui ci si aspetterebbe un decisamente maggiore accudimento e magari anche qualche favore; ma anche un intercalare un po’ fuori moda non si astiene dall’insulto a lui diretto: porco cane e porca miseria, ma persino “Maremma maiala”, nel fioritissimo linguaggio toscano. È all’interno di questa totale denigrazione, di una diffamazione ingiusta e indegna che abbiamo deciso che quelli che consideriamo i nostri più bassi istinti e il richiamo ad una lussuria peccaminosa non appartengano in verità a noi come specie (eletta), ma vadano buttate fuori, proiettate su qualcun altro che raccolga su di sé l’indecenza, che mettiamo in pratica, ma non ci inorgoglisce. Eccolo lì allora il maiale, ricettacolo di sozzure, indegno e turpe: un vero porco, insomma, simbolo di carnalità lasciva, bestia immonda che grugnisce e tiene sempre il muso a terra, e non alza mai lo sguardo verso l’alto, verso ciò che è puro, teso al divino, come facciamo noi.

È un gioco forte di proiezioni, di cui gli animali sono spesso l’oggetto: ne facciamo simboli e proiettiamo su di loro ciò che rifiutiamo di noi; nel maiale appunto anche gli aspetti di una sessualità che giudichiamo immonda. Dalla ferita narcisistica (così la chiamava Freud) infertaci dalla consapevolezza darwiniana che i nostri avi sono scimmie, quando ci vantavamo invece di essere stati forgiati dal tocco divino, ci difendiamo puerilmente continuando a rifiutare le nostre parti oscure, le nostre ombre, che ributtiamo su altri. Ci crediamo giganti e siamo nani; e di tutto questo gli animali pagano l’inaccettabile prezzo.

Moda_maschera_maiale

La trasformazione del maiale in simbolo di lussuria è accanimento che potenzia la sua diffamazione e giustifica ulteriormente gli orrori di cui lo rendiamo vittima. L’atteggiamento del movimento #metoo contro le molestie sessuali, in tutto questo, lascia sconcertati: nel corso della settimana della moda di New York, in febbraio, la stilista francese Myriam Chalek, direttrice creativa di American Wardrobe, ha fatto sfilare modelle, alcune delle quali accessoriate con ali a riferimento di donne angelicate, ammanettate a uomini, i loro violentatori, il cui viso era coperto da maschere di maiale: queste rappresentazioni accompagnate da slogan del tipo #balancetonporc, #denunciailtuomaiale, #fanculomaiale, ripresi in questi giorni dal quotidiano tedesco, sono insulti non ai molestatori, non ai maiali, ma all’intelligenza di ognuno. Non c’è niente di nuovo sotto quel sole che splendeva già nel Medio Evo: in alcuni Musei della Tortura, che vanno prolificando in tutta Italia, è possibile vedere la Maschera d’Infamia: si tratta di una delle cosiddette Maschere di Derisione, che aveva la forma di testa di maiale oppure di asino, che doveva essere indossata dal condannato di turno per umiliarlo pubblicamente; era un supplizio psicologico usato per privare della dignità la vittima, aggiungendo il dileggio al supplizio vero e proprio, che veniva consumato sotto la maschera stessa. A fondo bisognerebbe riflettere sul fatto che il pubblico, lungi dal provare un qualunque moto di ribellione contro tale accanimento, infieriva ergendosi a fustigatore: secondo un meccanismo psicologico dalla valenza dirompente, considerare l’altro meritevole del castigo, impedisce pietà ed empatia.

Il fatto che oggi le donne, donne fiere, vittime rinforzate, sopravvissute indomabili, alla ricerca della propria dignità e della condanna di chi cerca di insidiarla, usino l’accostamento maiale–lussuria lascia basiti: conoscenze, o meglio ignoranze etologiche a parte, nessun movimento può condurre una battaglia per i propri diritti calpestando ferocemente quelli di altri, che sono sempre ancora un po’ più deboli: e il primo diritto è quello al rispetto. La strada per la consapevolezza è lunghissima, è evidente; nel percorso non è però tollerabile che i più torturati, dileggiati, oppressi tra gli animali debbano prendere su di sé il peso e la condanna di delitti altrui: perché l’ulteriore diffamazione di cui sono oggetto non farà che ricacciarli ancora un po’ più giù nella scala dei diritti, il cui fondo non sembra mai raggiunto. Il modello così proposto si allontana da quello rispettoso, ugualitario, pacifico per riproporre quello abusato di carnefice e vittima, in cui dietro l’obiettivo consapevole di porre riparo all’ingiustizia si intravede una per quanto inconscia accettazione dei rapporti di potere. Tutto questo non fa che confermare che nessuna visione della vita che non contenga al proprio interno gli altri animali non può che essere parziale e ingiusta nel momento stesso in cui si ferma ai confini illusori dell’umano. E con colpevole dimenticanza ignora il ruolo che le donne individualmente e politicamente hanno rivestito nella storia passata e recente nel farsi carico della questione animale, che hanno accostato a quella femminile, in nome della loro empatia, dei loro convincimenti, della loro capacità, anche, di “sentirsi tutt’uno col dolore degli altri”: lo diceva Rosa Luxembourg che non era Myriam Chalek, dallo strazio del carcere di Bratislava, che non era una passerella di moda di New York City.

Che dire? In questo mondo, scrive un bambino di Napoli sulle pagine di Nessun porco è signorina, gli animali credono che c’è solo l’inferno, perché vivono su questa Terra e non immaginano che c’è anche il paradiso. In paradiso gli parlerò e gli dirò “Scusate se vi abbiamo trattato male”. In attesa di un improbabile paradiso in cui chiedere scuse tardive, è dolce il pensiero di Giancarlo De Cataldo quando si chiede “Chissà se per tutti i piccoli porcellini il grugnito di mamma scrofa è come la voce dell’angelo, chissà come se l’immaginano i maialini, un angelo”. Di certo libero, di sognare, di portarli a correre là dove si gioca.

Manzoni_ritratto_firma

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LEAL organizza un evento contro la vivisezione in piazza a Firenze

NOI DI LEAL, ANTIVIVISEZIONISTI DA SEMPRE, SAREMO A FIRENZE IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA IL 20 OTTOBRE 2018, DALLE 15.30 ALLE 19.00.

Urla_nel_silenzio

“Esiste una differenza fondamentale tra la lotta antivivisezionista e tutte le altre lotte zoofile” lo sapeva bene Hans Ruesch che scriveva: “Chi attacca la vivisezione si espone ai più feroci insulti, non solo da parte dei vivisettori, che vedono in pericolo i loro sussidi, ma sovente anche di semplici cittadini male informati che vedono o privi di qualsiasi senso morale, che parlano di “progresso” al quale non bisogna opporre il “sentimentalismo” degli oppositori; e prima o poi qualcuno sventola sempre l’accusa che “Voi preferite veder morire un bambino anziché un cane”; come se nessun antivivisezionista avesse mai avuto figli, o non fosse mai stato malato o operato, o non avesse mai veduto persone care morire di cancro, o non avesse mai studiato medicina. È proprio perché conosce tutto questo anche troppo bene che la maggior parte degli antivivisezionisti è impegnata nella lotta”.

SABATO 20 OTTOBRE SAREMO A FIRENZE IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA CONTRO LA VIVISEZIONE. SARANNO CON LEAL RAPPRESENTANTI DI META FIRENZE, ANIMALISTI ITALIANI, CAART (Coordinamento Associazioni Animaliste Regione Toscana).

Con l’occasione saranno raccolte le firme a sostegno della nostra proposta di legge di revisione costituzionale di iniziativa popolare.

VI ASPETTIAMO!

→ Pagina fb evento


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Milano, Modena e Ferrara: la maratona LEAL per raccogliere le firme continua. Grazie a voi che avete firmato!

Siamo scesi in piazza venerdì 5 a Ferrara, sabato 13 a Modena e oggi domenica 14 ottobre a Milano per RACCOGLIERE LE VOSTRE FIRME.

leal milano firme 14 ottobre 17 PRESIDENTE MUST
Firma di Gian Marco Prampolini, presidente LEAL

leal milano firme 14 ottobre 15 CONSIGLIERE MUST
Firma di Simone Sollazzo, Consigliere Comune di Milano M5S

Le vostre firme sono necessarie per sostenere la nostra proposta di modifica della Costituzione: dopo ‘tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali’ andrà aggiunta la frase ‘e del benessere animale’. Questo darà modo ai giudicanti di appellarsi alla Costituzione per infliggere pene più certe e severe. Una vera e propria corsa contro il tempo che dobbiamo a tutti gli animali che subiscono ogni genere di abuso per mano umana.

Questa iniziativa non è una semplice petizione, ma una proposta di legge di revisione costituzionale ad iniziativa popolare e la modalità di raccolta delle firme è prevista dall’art. 71, II° c. Cost. il cui testo riporta: Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli, in esecuzione a questo diritto si applica quanto disposto dalla legge 352\1970, che ne delinea i passaggi.

Per ogni raccolta firme è necessaria la presenza di un pubblico ufficiale che certifichi le firme stesse e questo rende difficile avere un calendario dei tavoli nelle varie città perché le nostre date dipendono dagli impegni istituzionali.

Ringraziamo Simone Sollazzo, Consigliere Comune di Milano M5S, che oltre ad essere il primo ad apporre la firma sul territorio milanese sostiene la causa e che oggi si è reso disponibile a stare con noi al tavolo in piazza San Babila per certificare le firme dei cittadini italiani che chiedono un cambiamento per i diritti degli animali.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI AI PROSSIMI TAVOLI!

Se vuoi firmare, per conoscere le città in cui faremo i tavoli
→ segui la nostra pagina fb

Se vuoi aiutarci a raccogliere le firme nella tua città chiedi info:
LEAL SEDE
Alessandra Schiavini
tel. 02 29401323
lealsede@leal.it

→ Vuoi cambiare il destino degli animali?
→ LEAL in Cassazione per la tutela del benessere animale
→ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la proposta LEAL

Photogallery tavolo raccolta firme Milano

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Photogallery tavolo raccolta firme Modena
 

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LEAL presente al Miveg 20-21 ottobre a Milano

20 e 21 ottobre a Milano presso East End Studios – Studio 90, via Mecenate 88A, dalle ore 10.00 alle ore 22.00. Ingresso libero.

MIVEG headernew-02

LEAL anche quest’anno sarà presente con due stand al Miveg l’appuntamento vegan sempre più atteso e apprezzato! Quest’anno avremo due stand perché abbiamo bisogno di spazio per le nostre novità e attività! Saremo in tanti ad accogliervi e potrete ritirare l’ultimo numero della nostra rivista e il nostro materiale informativo e aiutarci a finanziare la ricerca senza animali acquistando il nostro merchandising solidale.

Potrete anche vedere, apprezzare, provare, comperare e ordinare le scarpe WAO (→ wearewao.com) le calzature vegan, eco e bio riciclabili ad uno specialissimo prezzo Miveg e anche questo vostro acquisto sosterrà la ricerca con metodi sostitutivi!

Non andatevene poi senza aver firmato la nostra proposta di revisione costituzionale di iniziativa popolare per avere certe e più severe in caso di maltrattamento di animali. La tua firma può fare la differenza!

→ LEAL in Cassazione per la tutela del benessere animale

→ Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la proposta LEAL

→ Programma Miveg

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Caccia: sadico divertimento. Presidio scenografico LEAL a Torino

LEAL sezione di Torino con Animal Renegades a Torino, sabato 13 ottobre dalle ore 15.00 alle ore 18.00 in via Roma 4. I cittadini sono invitati a partecipare con materiale proprio o con quello messo a disposizione dagli organizzatori.

LEAL TORINO CACCIA 13 OTTOBRE

Il primo diritto di tutti gli animali è il diritto alla vita: infliggere loro sofferenze per divertimento o crudeltà è un atto di violenza e un segno di arretratezza morale che non fa parte del mondo civile. Per questo motivo è necessario porre un freno al massacro degli animali fino al raggiungimento della totale abolizione della caccia: non è degno di un paese civile uccidere PER SPORT esseri viventi ignari e indifesi (circa 100 milioni l’anno solo in Italia).

“Dobbiamo fermare le stragi – afferma Simona Donna responsabile LEAL sezione di Torino – la preistoria è finita e nel 21° secolo procurarsi il cibo cacciando non è più necessario”. LEAL per l’abolizione della caccia: facciamo sentire tutti insieme il nostro NO!

VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

LEAL sezione Torino
Simona Donna, tel. 339 7729680 ore 16.30-20.30
lealsezionetorino@gmail.com


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Daniela in un video ringrazia LEAL e tutte le persone per gli aiuti ai suoi randagi nelle zone di Amatrice

LEAL è tornata il 5 e 6 ottobre nelle zone di Amatrice per consegnare a Daniela aiuti e cibo per i numerosi animali che accudisce. Ogni giorno con ogni tempo, Daniela si arrampica sulle macerie per posizionare il cibo per i randagi, avendo cura che le ciotole siano collocate in modo accessibile e che gli animali possano consumarlo con tranquillità al riparo dal sole e dalla pioggia.

LEAL SOMMATI 5 OTTOBRE 14

LEAL ha preso accordi con un fornitore locale che metterà a disposizione di Daniela durante i mesi invernali il cibo che acquisteremo per lei. Ricordiamo che ogni mese a Daniela occorrono cento chili di secco e cento chili di umido per sfamare tutti i suoi cani e gatti randagi. Abbiamo bisogno anche del vostro contributo. Anche una piccola donazione ci darà modo di fornire a Daniela quanto serve ai suoi protetti.

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Continuano gli aiuti di LEAL a Sommati (Amatrice) con super consegne di aiuti e una grande soddisfazione

L’impegno di solidarietà preso da LEAL con animali e persone delle zone terremotate di Amatrice non si ferma: venerdì 5 e sabato 6 ottobre Gian Marco Prampolini, presidente LEAL, con Alessandra Schiavini, di LEAL sede Milano, e Giovanna Rossi, responsabile della sezione LEAL Monza e Brianza, sono tornati a Sommati, frazione di Amatrice, per consegnare un furgone pieno di cibo e hanno preso accordi con un fornitore locale per commissionare direttamente le future consegne.

LEAL SOMMATI 5 OTTOBRE 9

Sono già arrivate anche le casette in legno ordinate in precedenza. Verranno presto montate in punti strategici e saranno fondamentali per stoccare le scorte di mangime e per farne dei ripari sicuri di emergenza per animali che necessitano di cure o di riparo. Grazie a LEAL in questi luoghi si sta creando una piccola ma importante realtà operativa di sostegno a Daniela, volontaria locale che accudisce tantissimi animali bisognosi. LEAL ringrazia anche i Carabinieri Forestali con i quali sta collaborando per sistemare gli animali adottabili in famiglie.

Gian Marco Prampolini ricorda: “Ad Amatrice e dintorni il tempo sembra essersi fermato e anche la popolazione ad oggi non se la passa bene, compresa Daniela che nonostante abbia perso la casa e il lavoro ha creato questo importante avamposto e si prodiga per questa battaglia di civiltà. Gli animali da curare e nutrire, soprattutto cani e gatti, sono numerosi e per sfamarli occorrono 100 kg di cibo secco ed altrettanti di alimento umido ogni mese. L’inverno in quelle zone è sempre lungo e rigido e gli animali per sopravvivere a quelle temperature hanno bisogno di molto cibo nutriente e di buona qualità. Chiediamo quindi un forte aiuto ai nostri sostenitori per poter continuare ad aiutare tutti gli animali e Daniela”.

È stato un viaggio che si è concluso anche con una bellissima notizia: il team di LEAL ha trovato casa ad un cane randagio presso una splendida famiglia locale.

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MA SERVONO FONDI PER FINANZIARE I METODI SOSTITUTIVI CHE NON USUFRUISCONO DI SOVVENZIONI PUBBLICHE. AIUTA LEAL A SOSTENERE LA RICERCA SENZA ANIMALI! 


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Fermali con una firma! Ti aspettiamo a Modena

IL 13 OTTOBRE A MODENA PARTE LA RACCOLTA FIRME ALLA PROPOSTA DI REVISIONE COSTITUZIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE DEPOSITATA IN CASSAZIONE DA LEAL.

LEAL_tavolo_firme_Modena

Sarà possibile firmare, al tavolo organizzato da Cristina Testi, responsabile LEAL sezione Modena, con un documento di identità valido al Portico del Collegio dalle ore 14.00 alle ore 19.00.
FIRMARE È MOLTO IMPORTANTE PER GLI ANIMALI!
VUOI PENE CERTE E PIÙ SEVERE PER CHI COMMETTE REATI NEI CONFRONTI DEGLI ANIMALI?

Unisciti a LEAL e vieni a FIRMARE per la nostra proposta di revisione costituzionale di iniziativa popolare!
Per avere certe e più severe in caso di maltrattamento di animali abbiamo bisogno della TUA firma e della firma di TUTTI voi! Manca completamente nella nostra Costituzione un preciso diritto a tutela del benessere animale, peraltro già previsto dal Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea. Questo vuoto normativo impedisce in concreto quella riforma delle norme penali ed amministrative vigenti che sempre più cittadini richiedono a gran voce, riforma che resta bloccata dalle norme ora in vigore che considerano gli animali semplici cose. È sotto gli occhi di tutti che ormai gli italiani ritengono che gli animali non siano oggetti e che la loro tutela non possa essere solo quella a difesa della proprietà o del sentimento umano per gli animali, ma che si debba tutelare il loro diritto a non essere uccisi crudelmente o maltrattati.
Abbiamo avanzato in Cassazione la proposta di modifica ai sensi dell’art. 71, II° c., Cost. e della L. 25\05\1975 n. 352 e succ. modifiche; e nello specifico all’art. 117, II° c., lett. S della Cost. dopo ‘tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali’ andrà aggiunta la frase ‘e del benessere animale’.
Questo darà modo ai giudicanti di appellarsi alla Costituzione per infliggere pene più certe e severe.

Unisci a noi per loro!
 
Solo l’azione può cambiare le cose!

→ Pagina fb evento

LEAL sezione Modena
Maria Cristina Testi, tel. 340 7393451
leal.mo@libero.it


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LEAL sezione Cremona: tavolo informativo sabato 6 ottobre

LEAL sezione Cremona vi aspetta numerosi sabato 6 ottobre sotto la Galleria XXV Aprile, lato Giardini Pubblici, dalle 9 alle 12, in concomitanza con il mercato settimanale.

tavolo LEAL CREMONA 17 giugno 01

Giovanna Tarquinio, responsabile di sezione, vi accoglierà per consegnarvi una copia del giornale LEAL “La Voce dei Senza Voce” e materiale informativo sulla questione animale. Potrete inoltre acquistare gadget solidali e sottoscrivere la tessera per sostenere le attività di LEAL.

Non mancate!

LEAL sezione Cremona
Giovanna Tarquinio, tel. 339 3840199
giovanna.tarquinio@libero.it


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