Emergenza conigli al Parco urbano di Forlì: anche LEAL tra le associazioni animaliste che incontrano le istituzioni

Non è stato ancora risolto il problema dei conigli del Parco urbano Franco Agosto di Forlì: sono troppi a causa delle mancate sterilizzazioni e dei continui abbandoni. Tavoli tecnici tra amministrazione e associazioni animaliste per trovare un piano di contenimento nel pieno rispetto e tutela della popolazione cunicola.

Coniglio_Forli_parcoNella mattinata di sabato 15 luglio 2017, si è svolto presso il Parco Franco Agosto di Forlì un incontro tra alcuni attivisti di M.E.T.A. (Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente) e il responsabile dell’Unità Tematiche Animali dottore Roberto Mini. Durante l’incontro, preliminare al tavolo tecnico che si terrà martedì 18 luglio presso il Comune di Forlì e al quale parteciperanno diverse associazioni animaliste tra le quali LEAL Lega Antivivisezionista e Follow The Bunny.

M.E.T.A. ha presentato la sua proposta risolutiva per l’emergenza conigli che popolano il parco, già discussa con il dirigente della ASL locale. La proposta prevede il recupero di buona parte dei conigli residenti nel parco ad opera di volontari con la supervisione delle associazioni animaliste, ed il loro successivo ricollocamento all’interno di un’area protetta di una quarantina di ettari gestita da M.E.T.A. in Piemonte, dove i conigli potrebbero svolgere la loro vita secondo natura indisturbati dall’uomo. Qualora l’amministrazione volesse mantenere un ridotto numero di conigli all’interno del parco, questi andranno comunque recuperati, censiti e sterilizzati, in modo da impedire un loro nuovo incremento demografico che vanificherebbe l’operazione di ricollocamento prima descritta.

M.E.T.A. propone che le tutte le operazioni (recupero, supervisione, monitoraggio, controllo sull’attuazione delle operazioni stesse, successiva vigilanza sul benessere dei conigli che rimarranno nel parco, controllo su eventuali abbandoni, che verranno perseguiti e sanzionati, ecc.) siano gestite da un coordinamento composto dalle varie associazioni animaliste che prenderanno parte al prossimo tavolo tecnico, e non affidate a una sola associazione.

Una nota di M.E.T.A. spiega: “Le istituzioni hanno mostrato apertura nei confronti della proposta delineata, che sembra essere l’unica attuabile ed accettabile sia per le esigenze dell’amministrazione che per la tutela (per quanto minima) della popolazione cunicola attualmente presente nel parco. Ci stiamo coordinando con diverse associazioni animaliste che saranno presenti a tutti i prossimi tavoli tecnici presso il Comune. Qualora la proposta non venisse accolta o non venisse messo in pratica alcun progetto realmente risolutivo per la tutela dei conigli del parco di Forlì, M.E.T.A. provvederà ad intraprendere ulteriori azioni legali nei confronti dell’amministrazione”.


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La tutela degli animali è il nostro scopo

La tutela degli animali è il nostro scopo. LEAL da quasi 40 anni si muove in loro difesa. Abbiamo cominciato negli anni Ottanta a finanziare borse di studio per ricercatori che non usano il modello animale, portando avanti la tematica dei metodi sostitutivi insieme alla lotta al maltrattamento e allo sfruttamento animale.

Ogni giorno che passa è tempo in cui questi esseri senzienti continuano ad essere usati e abusati. Non è tempo di aspettare, è tempo di provare anche nuove strade, se idonee al raggiungimento dei nostri scopi, pur rimanendo vigili e pronti a cambiare quelli che si riveleranno produttivi.

Purtroppo le manifestazioni, le proteste fatte non risolvono tutti i problemi che vengono evidenziati. La tutela degli animali è in mano non solo delle associazioni e dei singoli attivisti ma anche delle persone che non fanno parte di queste categorie, nonché, per ultima ma non ultima, della politica che dipende dai politici ma anche dal voto del popolo. Ed è la gente al di fuori di queste categorie che può fare la differenza oltre a chi è già attivo e si muove solo ed esclusivamente per questo scopo.

Per la tutela degli animali serve l’inasprimento delle leggi esistenti, leggi più severe e nuove proposte fatte ad hoc. Nel campo della lotta alla vivisezione servono leggi che spingano in modo inequivocabile verso l’uso dei metodi sostitutivi.

Non rimaniamo a guardare, solo per mantenere il diritto di critica, ma cerchiamo di agire facendo importanti proposte ad hoc. Intendiamo fare tutto quello che è possibile per rimediare ai vuoti legislativi senza tralasciare nessuna possibilità perché ogni occasione persa ricade sugli animali innocenti.

Non chiediamo e mai abbiamo chiesto incarichi importanti a titolo personale; chiediamo, come sempre, di essere ascoltati quando diamo voce a chi non ne ha e ci impegniamo a dare un impulso concreto alle azioni in loro favore.

Consiglio Direttivo
LEAL Lega Antivivisezionista


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Laura Fiandra e Marina Pucello: Le ricette dell’Energia

cover_Fiandra_PucelloLaura Fiandra e Marina Pucello
Le ricette dell’Energia
140 proposte vegane crude e cotte per vivere con più vitalità
Ananda Edizioni
pp. 386, brossura, € 24,90
Isbn 9788897586852


Presentiamo con piacere questo libro perché suggerisce ricette vegan crudiste molto gustose e sane, particolarmente fresche e adatte alla stagione. Le autrici Laura Fiandra e Marina Pucello sono la dimostrazione di come questo stile di vita garantisca benessere ed energia fisica e mentale, utilizzando ingredienti naturali e senza crudeltà.

Laura e Marina ci aprono a una nuova filosofia e ci aiutano a scoprire i segreti della cucina prevalentemente crudista; i migliori abbinamenti per riempire i nostri piatti di salute e vitalità; le ricette ricche di sapori che garantiscono vitamine, minerali e oligo-elementi, necessari a mantenere un’ottima forma fisica; l’utilità di semplici attrezzi da cucina che ci aiutano a non sprecare nutrienti preziosi; gli alimenti con buone vibrazioni per una coscienza più elevata.

Il libro, in vendita nelle migliori librerie e online, sarà acquistabile anche presso un evento benefit: un apericena di raccolta fondi per gli animali ospiti del rifugio Oasi VEGANOK Thegreenplace il 16 luglio alle ore 17.30 a Nepi. Un evento importante patrocinato da AssoVegan Associazione Vegani Italiani, che LEAL Lega Antivivisezionista sostiene e diffonde e che vedrà la presenza di attivisti, volontari e personaggi del mondo dello spettacolo e tutti coloro che vorranno trascorrere una serata in allegria con buon cibo cucinato dallo chef accreditato VEGANOK Paolo di Giorgio, godendo della natura circostante e della vicinanza degli animali ospiti del rifugio.

presentazione_Fiandra_Pucello


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LEAL presente a Roma alla manifestazione nazionale del Movimento Animalista

leal corteo roma brambilla 04prampolini a roma 01manifestazione-movimento-animalista-roma 05leal corteo roma brambilla 03Il presidente di LEAL Gian Marco Prampolini ha partecipato sabato 8 luglio 2017 a Roma alla manifestazione nazionale organizzata dal Movimento Animalista in difesa dei diritti degli animali.

Più di mille le persone arrivate da tutta Italia a rappresentare il Movimento e tante le sigle presenti. Oltre a LEAL hanno aderito: Leidaa, Animalisti Onlus, Animalisti Italiani, Enpa, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Oipa, Gaia Animali e Ambiente, VEGANOK e Assovegan Associazione Vegani Italiani Onlus.

Tra gli interventi previsti alla fine del corteo, Gian Marco Prampolini, ribadendo il NO ALLA VIVISEZIONE a favore di altri mezzi più sicuri scientificamente ed eticamente accettabili, ha ricordato i volontari e le volontarie che in zone difficili si dedicano agli animali in situazioni ostili e senza aiuti economici. Ha poi sottolineato che a un laboratorio di vivisezione o a un allevamento intensivo non si potranno mai associare le parole “benessere animale”. In conclusione del suo intervento, molto applaudito, ha ribadito che i risultati non si ottengono con proclami, ma con azioni concrete e con proposte di legge realizzabili.

Leggi anche: → Nasce a Milano il partito dalla parte degli animali


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Minacce e ritorsioni a Valeria che vive in zona di bracconaggio in un rifugio con numerosi animali

LEAL Lega Antivivisezionista sostiene la volontaria e attivista Valeria Dall’Oca e contribuisce a mantenere accesi i riflettori su una realtà molto grave.

LEAL MODENA VALERIA RIFUGIOValeria Dall’Oca è una donna che con tenacia e coraggio sta portando avanti da sola un progetto di salvataggio e tutela di animali provenienti da situazioni di gravi maltrattamenti.

La sua oasi chiamata “Movimento per la Tutela dell’Ambiente” fu fondata nel 1992 dal padre e si trova in una frazione di Vergato, sull’Appennino bolognese in una vecchia cascina di famiglia, in una zona di caccia e bracconaggio.

Non si sa se qualcuno è infastidito dalla presenza umana o degli animali in zona ma di fatto ultimamente sono stati commessi dei reati efferati nei confronti degli animali del rifugio: un gattino di due mesi fatto a pezzi, altri avvelenati e un altro decapitato; galline e un gallo massacrati crudelmente a colpi di bastone e un capretto trovato con la schiena spezzata.

Anche dopo le ripetute denunce alle autorità competenti, Valeria continua a subire minacce e intimidazioni: le hanno persino tagliato l’acqua. Il deputato Paolo Bernini, portavoce alla Camera del M5S, ha scritto ai Ministeri di Giustizia e Difesa e si è recato persino nella caserma dei Carabinieri di Vergato per sollecitare le indagini.

Anche LEAL grazie alla responsabile della sezione di Modena segue il caso con attenzione e si sta coordinando con altre associazioni, volontari e attivisti locali per fare in modo che si indaghi sui fatti. Non lasceremo sola Valeria perché la vita degli animali ospiti di quel piccolo paradiso continui indisturbata, sicura e serena come deve essere e come è giusto che sia.

LEAL sezione Modena
Maria Cristina Testi, tel. 340 7393451
leal.mo@libero.it

Leggi anche:
→ Corriere.it
→ Repubblica.it
→ IlRestodelCarlino.it


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Se ancora non hai deciso, decidi per salvare gli animali!

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Massimo Filippi: L’invenzione della specie

cover_FilippiMassimo Filippi
L’invenzione della specie
Sovvertire la norma, divenire mostri

Ombre Corte
pp. 120, brossura, € 13,00
Isbn 9788869480447


Massimo Filippi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università “Vita e Salute” di Milano, si occupa da anni della questione animale da un punto di vista filosofico e politico. In questo libro, facendo ricorso a strumenti filosofici, letterari, artistici e scientifici, mette in atto un primo tentativo di decostruire la categoria di “specie”. La tesi principale del volume è che ciò che costituisce la dicotomia gerarchizzante umano/animale non è un fatto di “natura”, un’operazione neutra e descrittiva, ma una decisione performativa, normativa e (a)normalizzante, che produce ciò che la presuppone: l’Uomo (maschio, bianco, eterosessuale, adulto, normale, sano, proprietario e carnivoro) da una parte e l’Animale (l’insieme formato dai corpi che non contano dei non umani e degli umani animalizzati) dall’altra. Detto altrimenti: la specie è la favola che permette di legittimare il calcolo delle speciazioni che a sua volta naturalizza la narrazione favolistica delle proprietà speciali dell’Uomo. L’opposizione all’antropocentrismo si declina così nella revoca dell’idea che esista in natura un “proprio dell’uomo” e nella ricerca di quella faglia di vita im/trans/personale che percorre, fragile e gioiosa, il vivente sensuale. In un progressivo passaggio dal saggistico al narrativo, il libro invita a mettersi all’ascolto delle voci, a tratti disperate e a tratti felici, della moltitudine che passa e ad assumere la tenacia politica che non smette di provare a rendere possibile ciò che, a prima vista, appare impossibile.


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Stop Yulin: finisce il Festival 2017 ma il massacro degli innocenti continua sotto altre forme

Yulin_LEAL_STOP_YULINYulin_LEAL_FYulin_LEAL_CYULIN_LEALYulin_LEAL_BYulin_LEAL_DYulin_LEAL_EUn inferno a cielo aperto. Non dobbiamo sforzarci per immaginare cosa sia successo in questi 10 giorni per le strade di Yulin, una città di 7 milioni di abitanti. Le immagini sono eloquenti: una madre viene fatta girare per il mercato portando una borsa con un cartello dove è scritto: “Cuccioli in vendita”, un cucciolo viene messo in mostra appeso ad un filo con mollette, qualcuno vende il proprio cane, famiglie intere festeggiano sedute ai tavoli mentre i bimbi si guardano intorno già abituati a quello che vedono.

Immaginiamo il rumore, le urla dei cani, le voci della gente e l’odore che aleggia sul luogo, un misto di carne cotta e di sudore. E immaginiamo e sentiamo il dolore che aleggia per le strade come un odore, e come un colore tutto copre e ricopre. Un inferno che ha il colore del sangue. Questo è stato anche quest’anno il Festival di Yulin. Non si parla solo carne di cani ma anche di gatti. Si parla di 10.000 cani e 4.000 gatti. Gli animali vengono in gran parte rubati, ma anche venduti e comprati, stipati in gabbie piccolissime, ammassati l’uno sull’altro fino a tre strati, rinchiusi in sacchi da riso legati con corde, vengono fatti viaggiare a lungo attraverso la Cina, soffrono la fame, la sete, vivono per giorni nel terrore, sono costretti a respirare l’aria satura di orine e di feci. Molti muoiono e sono forse i più fortunati. Gli altri, coloro che sopravvivono, vedono i compagni morire prima di essere a loro volta torturati, spellati vivi, uccisi e poi cotti allo spiedo davanti ai clienti che aspettano e scattano foto.

Anche quest’anno è stato così, nonostante le proteste, le petizioni, nonostante la lotta di associazioni e attivisti nulla è cambiato. Le istituzioni cinesi negli anni passati asserivano che il festival non esisteva. Quest’anno hanno dichiarato di non poter vietare una tradizione. Ma il festival non è una tradizione, è iniziato nel 2009 nella speranza che portasse turisti. La data d’inizio coincide con il festeggiamento del solstizio d’estate e la carne di questi animali è, nella credenza popolare, un modo per avere fortuna, fortificarsi e superare al meglio l’estate.

Ma anche in Cina le cose stanno cambiando. Oggi molti cinesi considerano cani e gatti non più come cibo ma come amici e compagni: ci sono circa 27 milioni di animali domestici. Non tutti i cinesi approvano quello che succede. Gli animalisti cinesi sono attivi nelle proteste e cercano di salvare più animali possibili e dobbiamo riconoscere che il loro compito è davvero arduo, le condizioni in cui operano sono molto difficili.

Il Festival di Yulin 2017 è finito ma il massacro continua sotto altre forme. Perché il sacrificio di animali innocenti prosegue in ogni luogo dove vengono uccisi per gli scopi dell’uomo. Quindi STOP YULIN non solo a giugno ma bensì ogni giorno, e stop ad ogni tipo di violenze e soprusi messi in atto su animali innocenti in ogni parte del mondo.

Bruna Monami
vicepresidente LEAL
Sezione di Arezzo
tel. 338 1611880 – 347 6192617


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Cavalli: quella vita che fu tenuta a freno

In questi ultimi mesi i cavalli sono divenuti protagonisti di situazioni di interesse mediatico: e, visto il trattamento che devono subire, davvero ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Siamo grati ad Annamaria Manzoni, psicologa e scrittrice fortemente impegnata nella questione animale, che si è resa disponibile a collaborare con LEAL firmando un nuovo articolo di una serie di contributi periodici.

Una notizia, riportata su alcuni media stranieri, ma non risulta su quelli italiani, riguarda la corsa ippica del White Turf di St Moritz, interrotta in seguito alla caduta rovinosa di un cavallo, Boomerang Bob: secondo consolidata norma, il fantino ferito è stato trasportato in elicottero in ospedale, il cavallo più sbrigativamente è stato soppresso. Stava correndo al galoppo sul ghiaccio, perché questo è il White Turf. Si potrebbe disquisire a lungo sul senso del costringere cavalli a correre su un tale genere di “terreno” e ancora di più sull’abitudine di risolvere le immancabili tragiche cadute con un colpo di pistola, che sembra spazzare via ogni responsabilità, poco cambia se ad essere teatro delle sconsiderate corse sono le nobili curve di Siena, i ghiacci elitari di St Moritz o le strade di una malfamata Catania. Senza entrare ulteriormente nel merito, l’episodio è utile a sottolineare che questa è la norma per i cavalli fortunati, quelli cioè non destinati alla macellazione.

White_TurfSì, perché è necessario prima di tutto ricordare la posizione del tutto particolare che occupano i cavalli nella nostra società e anche dal punto di vista della zooantropologia, vale a dire della disciplina relativa al rapporto uomo-animale: nella grande maggioranza dei casi sono considerati “animali da reddito”, tanto che esiste addirittura una inequivocabile sigla a definirne la sorte: DPA, vale a dire Destinato alla Produzione Alimentare. Altri, come lo sventurato Boomerang Bob, vengono destinati a scopi diversi, connessi a corse, equitazione, pet therapy… È facoltà del proprietario (mai termine fu più adeguato) decidere quindi se non DPA oppure DPA: pollice alto o pollice verso. Differenza certo non di poco conto perché nel primo caso i cavalli godono, almeno relativamente ad alcune situazioni, di pur pallide tutele quali per esempio, se considerati animali di affezione, il non essere soggetti a pignoramento alla stregua di cose (già: è solo grazie alla recentissima Legge di Stabilità per il 2016 che cani, gatti e pet in generale non vanno a pagare con la loro stessa esistenza debiti del loro padrone, insieme a frigoriferi, televisione e affini) e, almeno teoricamente, non finiranno le loro disgraziate vite in un mattatoio. Per gli altri, tutti gli altri, le protezioni sono quelle pressoché inesistenti riservate agli “animali da reddito”, la cui esistenza è subordinata per definizione alla produzione di guadagni, che, come da sempre risaputo, sono tanto più cospicui quanto più è possibile risparmiare su qualche elemento della catena produttiva, elemento scelto diligentemente tra coloro che, privi di diritti, sono in questo caso anche privi di parola. I cavalli vengono così importati ed esportati da un Paese all’altro con inenarrabili viaggi della morte che percorrono migliaia di km in un susseguirsi di giorni e di notti infernali, sulle navi provenienti dall’Argentina o sui tir in viaggio da Romania e Polonia, per finire nei mattatoi italiani, mattatoi inevitabilmente numerosi sul territorio nazionale, in quanto deteniamo il per nulla inebriante primato del maggiore consumo pro capite di carne di cavallo in Europa. Sì, perché le particolari proprietà nutritive che taluni dietologi esaltano la rendono irrinunciabile per i mai appagati appetiti di una popolazione che, per quanto satolla, pare sempre in crisi di astinenza alimentare.

Ecco: il cavallo riassume in sé tanti aspetti della relazione umano-nonumano, in cui l’assoluto antropocentrismo che ne è la base detta ogni regola. Non bastasse, sono relazioni soggette ad improvvisi rovesciamenti di paradigma nell’esclusivo interesse umano. È stato il caso per esempio delle nutrie, che, quando non sono state più considerate utili, sono divenute oggetto di una legge che, da un giorno all’altro, le ha trasformate da specie da tutelare a specie da eliminare, sorta di nemico pubblico da punire per la sua novella nocività, e la pena è stata pena di morte, senza appello e senza pietà. Oppure si può trattare del lupo, animale da tutelare in quanto in pericolo di estinzione, e noi umani vogliamo un contesto variegato e ricco intorno, perché così ci piace, ma quando si permette di nutrirsi con agnelli o pecore, che avevamo stabilito essere prede di nostra sola competenza, ecco allora esplodere rabbiose e rancorose convinzioni sulla necessità di piani di abbattimento, però “selettivi”: a pallettoni ovviamente. In questo caso, il passaggio all’atto è stato almeno per il momento scongiurato da una levata di scudi compatta che ha dato ai politici la misura di un feedback temibile a livello di consenso elettorale, vera matrice ossessiva di ogni loro pensiero.

cavalli_cadutaPure in questo discutibile contesto, il cavallo è anomalo in quanto occupa posizioni bivalenti, in virtù delle quali non necessita neppure di un’evoluzione del proprio stato per essere oggetto di trattamenti inconciliabili: lui nello stesso momento può essere compagno di vita, da amare e difendere, seppure in modi altamente discutibili, oppure carne da macello, a seconda delle necessità. Come si diceva, basta una dichiarazione, l’etichetta di DPA oppure di non DPA e in lui verrà visto ciò che ognuno considererà opportuno vedere. Dimostrazione inconfutabile di come sia la cornice cognitiva in cui poniamo l’altro a determinarne il valore, il senso, e quindi il destino. Lo facciamo regolarmente con tutti i nonumani, che consideriamo inferiori a noi, autoposizionatici in quel centro dell’universo, in cui si accentrano diritti e privilegi, che sono di fatto squisita espressione del diritto del più forte. Lo facciamo peraltro, in modo solo lievemente meno esplicito, anche con gli umani, detentori del diritto al rispetto e all’attenzione in funzione della loro provenienza, della loro (presunta) razza, del loro genere, del loro reddito.

Con i cavalli raggiungiamo l’apice dell’illogicità, che rendiamo sostenibile non a suon di ragionamenti, che non sarebbe possibile, ma a suon di leggi che affossano, oltre alla logica, il senso di giustizia.

Risulta esemplificativo un secondo episodio, reso di pubblica conoscenza grazie a Edoardo Stoppa, entrato per conto di Striscia La Notizia in un centro di equitazione a Capalbio, provincia di Grosseto, a seguito di una segnalazione corredata da video: un giovane cavallo si rifiuta, spaventato, di saltare un ostacolo perché evidentemente non si sente in grado di farlo, oltreché presumibilmente perché non ne capisce il senso: e come dargli torto? In risposta, la giovane fantina procede a fustigarlo per un tempo che se a chi guarda sembra infinito (vengono contati l’uno dopo l’altro 13 colpi di frusta, inferti su muso e collo) a chi lo subisce deve risultare insostenibile. Ad incitarla è l’istruttrice con dei reiterati Giusto! Giusto! Giusto! che esprimono approvazione, ma anche una soddisfazione, che, frutto del male inferto, non merita di essere definita altro che sadica. I gesti e l’atteggiamento controllati testimoniano la sua dimestichezza con la dinamica in atto, dimestichezza di cui sono ulteriore prova provata le reazioni sue e del padre alla richiesta di spiegazioni del giornalista. Il padre si difende e attacca con un “E allora? Ha fatto bene!”, lei, dopo qualche maldestro tentativo di negare l’innegabile, assicura che non è che lo fa quotidianamente. Davvero un sollievo: quindi, non proprio tutti i giorni? Qualche volta si astiene? È del tutto evidente che né lei né tanto meno il padre ritengono il fustigare in quel modo il cavallo azione stigmatizzabile, indecente, vergognosa: anzi. Fanno “scuola”, insegnano ad altri: in questo caso ad un’altra giovane donna, che impara ciò che l’autorità, che loro in quel contesto rappresentano, le insegna, impara bene e presto: e chi lo sa se qualcuno dei colpi che infligge ad un animale indifeso rimbomba almeno un po’ nelle sue corde. Chi lo sa se almeno un pensiero sulla crudeltà di quello che sta facendo prende forma in lei. Certo, la ragazza ha delle scusanti, perché sta andando a scuola e agli insegnanti va concesso il pregiudizio positivo di “sapere”. Anche se, giova rifletterci, la sua reazione obbediente non era scelta obbligata: il rischio connesso ad una condotta non compiacente, ad una possibile flebile insubordinazione alle esortazioni autorevoli poteva comportare, nella più estrema delle ipotesi, un’interruzione del suo percorso “formativo”: non una tragedia, insomma, anzi: alla luce dei fatti una benedizione. Esistono di certo adolescenti capaci di un giudizio critico in grado di bypassare il principio di autorità in nome del primato di emozioni e sentimenti di segno contrario, di una capacità critica coniugata con una evoluzione etica diversa, che in qualche caso sono alla radice di ben più radicali rivolte giovanili. Al suo posto, avrebbero detto NO, cosa che lei non ha fatto forse per diligenza, forse per debolezza, forse per un’abitudine già troppo consolidata al conformismo.

Ora se lo stesso cavallino (indifeso) fosse stato frustato nello stesso modo (pesantemente e ripetutamente) senza colpa alcuna (era terrorizzato) in un contesto pubblico, anziché al riparo dell’autorità di una scuola di equitazione, i protagonisti non avrebbero esibito la stessa sicumera: è il contesto in cui agiscono che li rassicura perché consente di spacciare la crudeltà in atto per intervento educativo. La violenza viene così legittimata, organizzata, integrata nel sistema, giustificata da uno scopo socialmente accettato; viene attribuita al male in atto una giustificazione morale: il cavallino va educato. Ennesima applicazione della teoria del fine che giustifica i mezzi, in nome della quale storicamente i peggiori crimini sono stati commessi, e della consuetudine per cui, quando le persone fanno del male, lo fanno in nome del bene. Della grande schizofrenia in atto paga il prezzo l’unico innocente sulla scena del delitto, il giovane cavallo: per lui l’ingiustizia è dolore, lo spaesamento per una violenza selvaggia ne doma la vitalità, le ferite sulla pelle bruciano davvero. Così impara! Impara la legge del più forte, che è sempre l’umano, anche nella sua versione femminile, graziosa, bene educata e controllata, che non si scompone nell’impartire ordini crudeli. Tanto non occorre forza fisica: l’unica imprescindibile condizione è l’assenza di empatia, di quella risorsa, cioè, in grado di arricchire l’essere umano con la risonanza dell’eco dolorosa del dolore altrui, schermo e barriera all’infliggerlo quel male. Lei non ce l’ha. E per quanto ridondante rispetto alla imprescindibile condanna, un’altra considerazione richiama alle ripercussioni di tutto questo, sulle onde lunghe con cui si propaga: chi frusta o incita a frustare violentemente, ripetutamente, a freddo, senza compassione un animale indifeso perché vuole domarlo di certo è in grado di riproporre la stessa dinamica in altra situazione: magari alla luce di altre motivazioni, che dilagano da quelle pseudoeducative, ad un semplice desiderio di potere o magari rispondono all’urgenza di sfogare una rabbia che preme. Quando i gesti entrano a comporre come elementi costitutivi il nostro patrimonio comportamentale, finiscono per appartenerci; se l’empatia è assente o zittita, se la filosofia di base giustifica i mezzi pur di perseguire un fine, è reale il rischio che un altro fine, giudicato buono perché funzionale al proprio interesse, apra la strada a comportamenti altrettanto crudeli, risvegliati da nuovi scopi, dall’inclinazione del momento, da una motivazione propulsiva. Insomma il discorso va a toccare il grosso link che congiunge la violenza legale a tutte le altre forme di violenza, link mai abbastanza preso in seria considerazione.

Sullo sfondo di questa vicenda, c’è l’urgenza di un interrogativo, che ci coinvolge tutti: davvero è lecito ignorare la realtà dell’ippica in generale, delle scuole di equitazione e di tutto quello che concerne l’addestramento dei cavalli? Qualche cosa la sappiamo tutti, per esempio che l’equipaggiamento minimale di ogni allievo, l’armamentario di ordinanza prevede frusta e speroni. Strumenti pacifici?! E che dire dei morsi da mettere in bocca al cavallo, delle briglie, dei paraocchi, degli zoccoli, delle selle se non che sono mezzi di contenzione, di sopruso, di imprigionamento, di limitazione della libertà di movimento e di esplorazione? Un mondo che ama celebrare la retorica dell’amicizia tra l’uomo e il cavallo rimuove il significato di doma, che è precondizione all’instaurarsi di una relazione che definire amicale è davvero mistificatorio: domare, to break the spirit dicono gli anglosassoni, rompere lo spirito, eliminare lo slancio vitale, cancellare l’afflato verso la libertà, è fondamentale per “addestrare” il cavallo a comportamenti estranei alla sua natura. È singolare come nella rappresentazione di questo animale, nell’immaginario che lo definisce, si celebrino forza, vitalità, prorompenza, e come la relazione con lui venga edificata sulla metodica regolare soppressione di tutto questo, sulla negazione dei suoi bisogni e desideri: insomma “Quella vita che fu tenuta a freno” nelle suggestioni di Emily Dickinson.

Alcune associazioni animaliste hanno dichiarato che sporgeranno denuncia per maltrattamento animale contro i protagonisti di questa brutta storia: l’auspicio è che sia l’occasione per alzare il velo sulle tantissime realtà che riguardano la vita (e la morte) dei cavalli, quei “figli del vento” indomiti e coraggiosi, ogni giorno resi schiavi da quel bisogno di dominare la natura, che pare essere paradigma costitutivo del pensiero moderno.

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Ci ha lasciato Paolo Limiti, paladino per i diritti degli animali

Un saluto riconoscente a Paolo Limiti, uomo di cultura dello spettacolo italiano, paroliere, conduttore e paladino dei diritti degli animali. Aveva 77 anni e ci ha lasciato dopo una grave malattia.

limiti 3Limiti 1Lo ricorda con riconoscenza Gian Marco Prampolini, presidente LEAL. Già dagli anni Novanta aveva avuto il piacere del sostegno di Limiti, che aveva ospitato volontari LEAL per adozioni nell’ambito di trasmissioni TV che avevano una sezione dedicata agli animali: “Paolo fu generoso sostenitore LEAL e inaugurò la nostra “Croce a Quattrozampe”, prima ambulanza per animali, e tantissimi trovarono famiglia grazie alla sinergia creatasi con gli appelli per gli animali portati trasmissione, affiancandoci da subito nella battaglia antivivisezionista”.

Chi seguiva le sue trasmissioni ricorda che senza timore denunciava lo scandalo di abusi e maltrattamenti di specie selvatiche oltrché nei canili e rifugi mal gestiti, stigmatizzando maltrattamenti e ruberie.

Da persona colta, intelligente e impegnata, ma anche disponibile e alla mano, rispondeva personalmente alle lettere di denuncia o di richiesta di aiuto per gli animali in difficoltà che gli scrivevano gli spettatori e prestava la sua immagine come testimonial per campagne animaliste contro la vivisezione e le pellicce.

Tutti giustamente ricordano Paolo personaggio che ha fatto la storia dello spettacolo, noi lo salutiamo con riconoscenza e gratitudine per la sua sensibiltà nei confronti di tutti gli animali. Grazie Paolo!


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